{"id":8773,"date":"2024-12-28T00:05:00","date_gmt":"2024-12-27T23:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=8773"},"modified":"2024-12-26T23:40:35","modified_gmt":"2024-12-26T22:40:35","slug":"donald-byrd-con-free-form-forma-e-sostanza-blue-note-1966","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2024\/12\/28\/donald-byrd-con-free-form-forma-e-sostanza-blue-note-1966\/","title":{"rendered":"Donald Byrd con \u00abFree Form\u00bb, forma e sostanza (Blue Note, 1966)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>Shorter ed Hancock tentano, senza premeditazione o calcolo, di rubare la scena a Byrd, ma \u00e8 del gioco delle parti. Soprattutto Byrd firma l&#8217;album e lo marchia a fuoco con il suo brand, affermandone la titolarit\u00e0 e firmando tutte le composizioni eseguite.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Talvolta si ha l&#8217;impressione che Donald Byrd sia sottovalutato o pi\u00f9 propriamente misconosciuto dalla moltitudine, eppure la sua articolata carriera \u00e8 segnata da tappe importanti nella storia del jazz moderno, che vanno dall&#8217;hard bop al soul-jazz, almeno nella suo componente pi\u00f9 avanzata che per comodit\u00e0 di scrittura definiamo bop-post-moderno. sfiorando la fusion ed il free.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>\u00abFree Form\u00bb pubblicato dalla Blue Note,<\/strong> dopo cinque anni d&#8217;incubazione, \u00e8 senza tema di smentita uno dei punti cardine della sua attivit\u00e0 e sicuramente una punta d&#8217;eccellenza all&#8217;interno della sua lunga discografia. L&#8217;album si apre con la superbo \u00abPentecostal Feelin\u00bb, una composizione ignota alle masse, ma che possiede tutte le caratteristiche musicali, cromatiche, melodico-armoniche e fisico-somatiche per avere un posto d&#8217;onore tra i titoli che hanno tracciato la strada maestra dell&#8217;hard bop, come \u00abThe Sidewinder\u00bb di Lee Morgan, \u00abMoanin\u00bb di Bobby Timmons o \u00abSister Sadie\u00bb di Horace Silver, solo per citarne alcuni. Sin dall&#8217;abbrivio il brano si dipana un potente e roccioso groove solcato da efficaci riff di sangue blues, un botta e risposta da manuale fra i solisti della prima fila e una successione di brillanti assoli con un Wayne Shorter in grande spolvero, mentre Herbie Hancock dispensa a volont\u00e0 barrette di cioccolato nero fondente funky 100% e di prima scelta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>A seguire una bella cavalcata a cielo aperto<\/strong>, \u00abNight Flower\u00bb, un ballata lenta e spaziata, di tipo itinerante, che risucchia il fruitore in un vortice di emozioni. \u00abNai Nai\u00bb \u00e8 una danza dall&#8217;incedere flessuoso che ricorda un specie di habanera, ma i contrafforti sono saldati da un spirito efficacemente soulful. \u00abFrench Spice\u00bb \u00e8 un modulo cangiante, che parla con lingua biforcuta, giocato su molte variazioni tematiche che a tratti prendono in prestito il lingua del modale, a volte cavalcano l&#8217;onda del classico hard-bop di alta scuola. La title-track \u00abFree Form\u00bb come suggerisce il titolo, insomma nomen omen, si dimena su un territorio di conquista pi\u00f9 libero, offrendo a tutti i sodali la possibilit\u00e0 di esprimersi attraverso una spontaneit\u00e0 palpabile, ma, al contempo, con estrema e sinergica coesione, soprattutto grazie alla regolarit\u00e0 di Billy Higgins che punteggia il perimetro del territorio sonoro con i suo tamburi di guerra ed un metronomico Butch Warren al basso che ne traccia le linee e garantisce un perfetto drive.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Un minimo di competizione si avverte sull&#8217;affollata prima linea<\/strong>: Shorter ed Hancock tentano, senza premeditazione o calcolo, di rubare la scena a Byrd, ma \u00e8 del gioco delle parti. Soprattutto Byrd firma l&#8217;album e lo marchia a fuoco con il suo brand, affermandone la titolarit\u00e0 e firmando tutte le composizioni eseguite. Uscito nell&#8217;autunno del 1966, ma registrato l&#8217;11 dicembre del 1961, \u00abFree Form\u00bb \u00e8 uno dei degli ultimi dischi di un certo livello prodotti da Albert Lion, un album essenziale in ogni collezione di dischi jazz che si rispetti.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"957\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/DonaldByrd_Collectionx.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-8774\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/DonaldByrd_Collectionx.jpg 960w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/DonaldByrd_Collectionx-300x300.jpg 300w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/DonaldByrd_Collectionx-150x150.jpg 150w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/DonaldByrd_Collectionx-768x766.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Donald Byrd<\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Shorter ed Hancock tentano, senza premeditazione o calcolo, di rubare la scena a Byrd, ma&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":8775,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[24,9,26,2,3,6,23,16,27],"tags":[],"class_list":["post-8773","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-african-american","category-cultura","category-editoriale","category-jazz","category-musica","category-recensione-dischi","category-ristampa-vinile","category-soul","category-storie-leggende"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/DonaldByrd_Freex-e1735252816470.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8773","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8773"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8773\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8776,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8773\/revisions\/8776"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/8775"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8773"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=8773"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=8773"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}