{"id":8599,"date":"2024-12-09T18:32:11","date_gmt":"2024-12-09T17:32:11","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=8599"},"modified":"2024-12-09T18:32:17","modified_gmt":"2024-12-09T17:32:17","slug":"valentina-voto-tra-jazz-musicoterapia-e-bobby-mcferrin-intervista-allautrice-della-prima-biografia-italiana-sul-noto-vocalist-statunitense","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2024\/12\/09\/valentina-voto-tra-jazz-musicoterapia-e-bobby-mcferrin-intervista-allautrice-della-prima-biografia-italiana-sul-noto-vocalist-statunitense\/","title":{"rendered":"Valentina Voto tra jazz, musicoterapia e Bobby McFerrin. Intervista all\u2019autrice della prima biografia italiana sul noto vocalist statunitense"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\/\/ di Guido Michelone \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>Valentina Voto dovrebbe gi\u00e0 essere un nome noto ai lettori di Doppio Jazz perch\u00e9 dal settembre scorso ha iniziato una fruttuosa collaborazione grazie alle belle interviste con i massimi esponenti della critica jazz italiana. Ora tocca a Lei stare dalla parte dell\u2019intervistata, perch\u00e9, oltre a un lavoro collegiale su Arrigo Polillo (curato da Luca Cerchiari) \u00e8 autrice della prima biografia italiana di un noto vocalist statunitense, che all\u2019appello fa Bobby McFerrin. Oltre essere tra i migliori libri italiani sul jazz usciti nel 2004, il saggio fa luce su un\u2019artista assai poco valorizzato nel nostro Paese (e forse ovunque) ma che risulta senz\u2019altro l\u2019ultimo grande rinnovatore, in ordine di tempo, tra i jazz singer e in genere tra i maestri del vocalismo afroamericano. L\u2019apporto estetico-culturale va anche oltre i generi o le etichette per porsi direttamente tra i vertici del canto contemporaneo, in un\u2019originale fusione tra classico e popolare<\/em><strong>.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>D In tre parole chi \u00e8 Valentina Voto?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Una studiosa e una musicoterapeuta, che nutre una passione sincera e profonda per il canto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>D Il tuo primo ricordo della musica da bambina?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R \u00c8 un ricordo riemerso con forza qualche tempo fa, durante una lezione di musicoterapia.. non so quanti anni potessi avere, ma ero di certo molto piccola.. rivedo me io e mia sorella minore cantare e danzare \u2013 forse dovrei meglio dire scatenarci \u2013 davanti al mobile della sala che accoglieva il grosso stereo con le cassa&#8230; mio padre aveva appena fatto partire \u201cGet Over it\u201d degli Eagles, brano di apertura del loro album <em>Hell Freezes Over<\/em> del 1994.. ma, forse, ancora precedente \u00e8 il ricordo di mio padre che, durante le lunghe notti di studio universitario, ascoltava musica ad alto volume con le cuffie alle orecchie.. penso che potrebbe venirmi da l\u00ec l\u2019enorme fascinazione che lo studio, in naturale associazione con la musica, ha sempre esercitato su di me.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>D E i tuoi primi ricordi del jazz in assoluto?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Il mio primo ricordo del jazz \u00e8 legato a una meritoria collana di CD pubblicata dalla DeAgostini, che presentava per ogni uscita una raccolta di brani di un (o una) grande del jazz accompagnata da un fascicolo su una tappa della storia del genere\u2026 ricordo che frequentavo le scuole medie e, non so perch\u00e9, c\u2019era qualcosa che mi attraeva in quei dischi e in quella parola misteriosa, cos\u00ec ho chiesto ai miei genitori di acquistare tutti i numeri della collana\u2026 ricordo bene l\u2019ascolto del CD dedicato a Parker: l\u2019ho trovato straordinariamente ostico, \u201cnon ci ho capito nulla\u201d e l\u2019ho messo da parte\u2026 ho riprovato con Ellington, il secondo CD della serie, e ho pensato lo stesso\u2026 semplicemente non ero pronta, e quella collana \u00e8 rimasta in un canto \u2013 ma bene in vista \u2013 per molto tempo&#8230; Ora posso dire di avere gli strumenti (anche se non certo tutti) per fare quella fatica che il jazz richiede, ma che sa anche molto ricompensare. E posso dire che, per quanto tuttora preferisca altri ascolti alle asperit\u00e0 del bop, amo invece molto il Duca, dalle sue prime registrazioni in <em>jungle stile<\/em> (penso alle \u201cvoci parlanti\u201d di Miley e Nanton) fino alla suite dedicata ai versi di Shakespeare o ai Concerti Sacri (non a caso, questi ultimi lavori sono stati affrontati da Stefano Zenni nel corso di alcune sue lezioni presso l\u2019Auditorium Parco della Musica che ho recuperato tempo fa in rete \u2013 devo ringraziare proprio il Professor Zenni per avermi fatto appassionare non solo ai vari volti di Ellington, ma anche a molti dei miei abituali ascolti jazzistici \u2013 cos\u00ec come, diversamente, Vittorio Castelli).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>D So che lavori con la musicoterapia, ma ti definiresti pi\u00f9 musicoterapeuta, critico, studiosa, musicologa o altro ancora?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R S\u00ec, \u00e8 vero che lavoro anche con la musicoterapia, ma forse la parola che mi definisce meglio \u00e8 studiosa\u2026 non certo critico: dovrei avere una dimestichezza con la formulazione di un giudizio, sottile, anche forse tagliente, che non ho, oltre che con un ascolto sempre attivo e vorace (da musicoterapeuta infatti, appena posso, cerco il silenzio&#8230;), e non posso certo dirmi una musicologa: so di non sapere e troppo non so ancora. Sono tuttora in cerca di un equilibrio tra le mie due anime principali, quella di studiosa e quella di musicoterapeuta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>D Di recente hai pubblicato &#8220;Bobby McFerrin e il gioco libero della voce&#8221;: ce ne parli?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Difficile condensare un libro in poche parole, ma far\u00f2 un tentativo. Il volume, un profilo biografico e critico dedicato a Bobby McFerrin, \u00e8 il frutto pi\u00f9 maturo della mia ricerca di Tesi di Laurea Magistrale. Il professor Maurizio Corbella, mio relatore di Tesi, \u00e8 stato fondamentale per la focalizzazione dell\u2019argomento e ha vigilato sulla prima fase della mia ricerca e sulla successiva prima elaborazione\u2026Ma di fondamentale importanza \u00e8 stato anche il professor Luca Cerchiari, che ha creduto nel valore del mio testo e ha voluto accoglierlo nella collana \u201cMusica contemporanea\u201d da lui diretta per la Mimesis. Sembrerebbe infatti che non vi siano studi sistematici e unitari \u2013 libri insomma \u2013 su Bobby McFerrin, nemmeno in lingua inglese. Da qui la prima importanza di questo libro. La seconda deriva ovviamente dal suo straordinario protagonista, che, grazie a una spinta sincretica e onnicomprensiva, ha messo in crisi le categorizzazioni tipiche di un discorso musicale articolato spesso troppo rigidamente in generi. Nel mio testo, inoltre, propongo una possibile chiave interpretativa del \u201cfenomeno\u201d McFerrin, secondo la quale il gioco, la vocalit\u00e0 e l\u2019improvvisazione rappresentano i tre cardini inscindibili di un\u2019estetica che, attraverso il <em>trait d\u2019union<\/em> proprio dell\u2019improvvisazione \u2013 di un sentire e di un pensiero improvvisativo, oltre che di una pratica musicale variamente declinata in tal senso \u2013 si fa anche etica&#8230; non voglio svelare troppo, perch\u00e9 naturalmente invito chi legger\u00e0 l\u2019intervista a leggere anche il libro! Ma spero che questo testo possa essere apprezzato sia dai semplici curiosi e appassionati sia dagli addetti ai lavori\u2026 La straordinariet\u00e0 di McFerrin \u2013 non solo come musicista, ma anche come uomo \u2013 ha reso molto difficile mantenere il distacco critico necessario\u2026 io mi sono impegnata a mantenerlo, ma non posso negare che durante il lavoro la sua figura mi sia stata \u2013 come mi \u00e8 tuttora \u2013 di grande ispirazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>D Esiste qualche correlazione fra il tuo scritto su McFerrin e la tua professione di musicoterapeuta?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R La mia conoscenza di McFerrin al di fuori di \u201cDon\u2019t Worry, Be Happy\u201d nasce proprio in seno alla mia scuola di Musicoterapia e credo che gli strumenti che la formazione di musicoterapeuta mi ha dato mi abbiano permesso di guardare a questo musicista con un occhio diverso e con l\u2019approccio \u201cibrido\u201d necessario a illuminarne aspetti inediti o mai forse adeguatamente tematizzati\u2026 all\u2019interno dell\u2019etica\/estetica di McFerrin, infatti, sono ravvisabili idee o elementi tipici della musicoterapia o ad essa in qualche misura accostabili: mi vengono in mente per esempio l\u2019importanza che riveste il gioco come via principe alla creazione e, quindi, all\u2019essere se stessi; l\u2019idea della valenza terapeutica della voce \u2013 le <em>healing voices<\/em>, le \u201cvoci che curano\u201d, che emergono in relazione non solo al McFerrin solista, ma soprattutto alla sua esperienza con la Voicestra \u2013; l\u2019importanza di andare \u201c<em>beyond words<\/em>\u201d, \u201coltre le parole\u201d, che \u00e8 anche fondamento di una terapia, come \u00e8 la musicoterapia, basata primariamente sulla comunicazione non verbale e analogica e in cui i principali <em>medium<\/em> comunicativi e relazionali sono proprio il corpo e il suono (i quali rivestono, seppur diversamente, un ruolo cruciale anche per McFerrin).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>D Di solito si pensa alla musicoterapia con scelte musicali &#8216;semplici&#8217;: certa musica classica, poi tanta new age e canzoncine facili; ma \u00e8 davvero cos\u00ec? Ad esempio il jazz pu\u00f2 essere utile?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R La risposta \u00e8 complessa e non voglio spingermi a fare affermazioni <em>urbi et orbi<\/em> che vogliano avere validit\u00e0 assoluta. Quello che, per\u00f2, posso dire \u00e8 che nella musicoterapia, come la pratico e come l\u2019ho incontrata io nella mia formazione, ogni tipo di musica ha diritto di cittadinanza, ogni musica, meglio, che sia dotata di senso, ossia rivestita di affetto dal paziente oppure utilizzata dal musicoterapeuta pensando al paziente che ha di fronte. Cito un\u2019affermazione di McFerrin che ritengo calzante anche in questo discorso: \u00abSono cos\u00ec affascinato dalle stesse dodici note che si trovano in \u201cItsy Bitsy Spider\u201d e nella Nona Sinfonia di Beethoven\u00bb. Anche in musicoterapia, le dodici note di una canzoncina per bambini hanno il medesimo valore di quelle che possono comporre uno dei massimi capolavori della nostra storia musicale e, come possono generare lo stesso fascino, generano anche, ugualmente, senso \u2013 se la musica, qualsiasi musica, viene considerata un mezzo e non un fine, un veicolo e un facilitatore della relazione, il cui <em>focus<\/em> \u00e8 l\u2019Altro\/paziente, non l\u2019Io\/terapeuta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>D Quindi sei possibilista sul jazz?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Il jazz ha diversi punti di contatto con la musica come viene esperita in terapia e come terapia, e riflettere su aspetti di questo genere pu\u00f2 illuminare anche aspetti della musicoterapia che ad esso sono accostabili o con esso confrontabili: penso in particolare alla centralit\u00e0 dell\u2019improvvisazione (si veda per esempio il confronto \u2013 fatti i dovuti distinguo \u2013 tra l\u2019<em>interplay<\/em> jazzistico e il dialogo sonoro in seduta) e all\u2019importanza data alla corporeit\u00e0 in una produzione sonora e musicale legata all\u2019<em>hic et nunc<\/em>, in cui il contesto informa di s\u00e9 il testo ed emerge quel corpo unico e irriducibile con quella particolare identit\u00e0 sonora e quel particolare suono; penso poi agli aspetti del gioco e del rito \u2013 i quali per\u00f2 sono ovviamente caricati di senso diverso e declinati diversamente nei due ambiti \u2013 e all\u2019apertura al molteplice, nell\u2019eterogeneit\u00e0 dei suoni e dei linguaggi musicali accolti\u2026 Il discorso meriterebbe una trattazione ben pi\u00f9 ampia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>D Oltre McFerrin quali cantanti jazz ti piacciono o ti interessano? E a livello di strumentisti, gruppi, orchestre?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Amo molto le voci dalla grana segnata dalla sofferenza, e quindi <em>in primis<\/em> quelle di Billy Holiday o di Chet Becker, friabili a volte, tanto paiono fragili\u2026 ma sono rimasta folgorata anche da Jeanne Lee, fin dal suo sodalizio con Ran Blake: la loro versione di \u201cSummertime\u201d (seconda per me solo a quella di Sidney Bechet) \u00e8 sublime nella densit\u00e0 della sua rarefazione e nel giocare sul e con il silenzio\u2026 Mi piace moltissimo l\u2019Al Jarreau jazzista, ma sono molto legata anche alla prima Norah Jones, altra voce a cavallo tra i generi, che col suo album del 2002 mi ha spinto senza accorgermi verso il jazz. Al di fuori dei cantanti sono sicuramente meno ferrata, per\u00f2 i miei ascolti sono appassionati e sinceri: sono legata ai musicisti in cui emerge la natura materica del fiato e la loro sensibilit\u00e0 \u201ccantante\u201d: Ben Webster per esempio, ma anche Coleman Hawkins, Lester Young\u2026 amo anche il fraseggio e il suono del baritono di Gerry Mulligan, specialmente in quartetto con Chet Baker\u2026 mi piace il suono \u201cricco\u201d del sassofonista o del trombettista jazz, che non vuole nascondere l\u2019umanit\u00e0 che infonde la vita allo strumento\u2026 di Ellington poi ho gi\u00e0 parlato (ritengo Johnny Hodges un incantatore di serpenti <em>sui<\/em> <em>generis<\/em>), ma amo anche il Modern Jazz Quartet, esempio di perfetta sintesi tra anime e linguaggi diversi, cos\u00ec come il Benny Goodman orchestrale e ancora di pi\u00f9 quello in piccolo gruppo\u2026 credo di avere preferenze piuttosto tradizionali, forse anche ingenue, ma cerco di ascoltare il pi\u00f9 possibile. Restare colpiti al di fuori della propria <em>comfort zone<\/em> \u00e8 sempre di grande ispirazione e stimolo, ed \u00e8 ci\u00f2 che spesso segna maggiormente i nostri ascolti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>D Per te ha ancora un senso oggi la parola jazz?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Il mio non pu\u00f2 essere che un umilissimo parere ma s\u00ec, credo che la parola jazz possa avere senso anche oggi, posto che si accetti che il significato che si d\u00e0 al termine non \u00e8 e non pu\u00f2 pi\u00f9 essere quello che si dava in passato e che, alla fine, sar\u00e0 forse vano qualunque tentativo definitorio. Il termine ha superato i limiti della concezione afrocentrica e si \u00e8 aperto ad accogliere il mondo da cui \u00e8 venuto, alle parti del mondo da cui ha tratto quelle radici che poi ha riportato a nuova, e diversa, vita\u2026 amo molto pensarlo come il \u201ccostrutto ibrido\u201d per eccellenza e come significante dal significato sempre cangiante, perch\u00e9 sempre accogliente e dotato del dono di far proprio ogni spunto, anche il pi\u00f9 diverso da s\u00e9, per farne qualcosa di nuovo e originale\u2026 \u00e8 per me musica che ha tuttora il dono di collegare gli elementi (linguistici, formali, etc.) pi\u00f9 lontani e diversi, di aprirsi agli opposti e di sintetizzarli\u2026 \u00e8 comprensibile dunque come il jazz possa persino diventare principio etico, oltre che estetico, per chi lo pratica e vi \u00e8 immerso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>D Il jazz deve parlare, attraverso i suoni, di temi sociali, politici, ambientali, filosofici?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R S\u00ec, certo, deve parlare di tutto ci\u00f2 di cui i musicisti vogliono parlare, di tutto ci\u00f2 che sta loro a cuore. Deve esprimere la soggettivit\u00e0 di chi suona e, anche, la collettivit\u00e0 che questa rappresenta \u2013 o con la quale si confronta o si scontra. Nel jazz la realt\u00e0 dei musicisti non pu\u00f2 non fare irruzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>D Hai lavorato anche al libro su Arrigo Polillo curato dal figlio Roberto e da Luca Cerchiari: ci parli anche di questo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Volentieri. Lavorare al libro su Arrigo Polillo, addentrarmi alla scoperta della sua figura di uomo e di professionista del settore, ha avuto per me quasi il valore di un\u2019iniziazione, perch\u00e9 mi ha aperto davvero le porte di quel \u201cPaese delle meraviglie\u201d che \u00e8 il jazz. Per suo tramite, infatti, ho potuto non solo toccare con mano e appassionarmi alla vicenda e ai protagonisti della musica afro-americana \u2013 come moltissimi altri prima di me \u2013 , ma ho potuto anche seguire da vicino i fatti che hanno condotto alla nascita della critica jazz in Europa e al fondamentale e riconosciuto contributo italiano, che nella rivista <em>Musica Jazz<\/em> ha avuto il suo primo e principale centro propulsore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>D Come hai affiancato i due curatori del libro, Luca Cerchiari e Roberto Polillo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Svolgendo principalmente un lavoro di ricerca. Ho consultato le pagine delle riviste o dei quotidiani su cui Polillo ha scritto per trovare informazioni che potessero essere utili alla stesura del profilo biografico scritto dal Professor Cerchiari; questo ci ha portato a far luce sugli aspetti meno noti della sua vita e della sua professione o ci ha confortato nel seguire le linee di ricerca che ci eravamo prefissati: il rapporto tra jazz e rock negli scritti e nella visione di Polillo (riassumibile nella frase di Monk, da lui molto apprezzata, \u201cIl rock \u00e8 jazz ignorante\u201d); le parziali e successive aperture nella comprensione del mondo <em>popular<\/em>; la visione per lo pi\u00f9 afrocentrica del jazz e quindi quelli che si possono considerare, col senno di poi, comprensibili limiti di gusto e di approccio metodologico; l\u2019equilibrio nel giudizio e la disponibilit\u00e0 a un sano contraddittorio (messa a dura prova nel periodo pi\u00f9 aspro delle contestazioni nel nostro paese); l\u2019attivit\u00e0 di organizzatore di Festival e di concerti; il dinamico equilibrio tra l\u2019attivit\u00e0 jazzistica e quella in Mondadori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>D Che messaggio arriva dal vostro lavoro su uno dei padri fondatori della critica jazz italiana?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Il libro riesce a far emergere il carisma di Polillo, il suo sottile humor, l\u2019eleganza della scrittura che rispecchia quella della persona, la passione inestinguibile per il jazz che ha permeato ogni suo scritto, tutti quegli aspetti dell\u2019uomo e del professionista che vengono arricchiti dalle testimonianze sentite di chi lo ha conosciuto in vita e di chi \u2013 \u00e8 il caso del figlio Roberto \u2013 ha condiviso con me i suoi ricordi, permettendomi di raccoglierli anche in un\u2019intervista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>D Cosa pensi tu dell&#8217;attuale situazione in cui versa la cultura italiana (di cui il jazz ovviamente fa parte da anni)?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><a><\/a> R Siamo inondati da fiumane di contenitori culturali per la maggior parte privi di contenuti\u2026 tutto, ormai, \u00e8 ridotto a mero prodotto, da vendere e consumare nella maniera pi\u00f9 veloce possibile, in un\u2019abbuffata <em>binge<\/em> che non fa bene a noi n\u00e9 alla cultura in generale&#8230; faccio mia la riflessione dei filosofi fondatori di Tlon laddove dicono che siamo costretti in un meccanismo impazzito che ci priva del tempo necessario non solo alla vera creazione ma anche alla \u201csedimentazione lenta del significato\u201d\u2026 Ad ogni modo, sono d\u2019accordo anche con Giuseppe Piacentino, quando dice che si fanno grandi sforzi affinch\u00e9 possa esistere una cultura in Italia: penso che si possa dire lo stesso anche per la cultura jazzistica. Trovo infatti che vi sia un grande sforzo per mantenere il jazz e una cultura del jazz radicati nel nostro paese\u2026 penso per esempio ai ricchi cartelloni dei vari Festival che operano strenuamente lungo tutto il nostro stivale, i quali offrono spesso non solo concerti con musicisti di primo piano \u2013 nomi noti o giovani promesse \u2013 ma anche conferenze con studiosi ed esperti in materia jazzistica. Il jazz necessita di un pubblico ben pi\u00f9 ampio di quello attuale, un pubblico pronto ad accoglierlo, e, per questo, ha un bisogno enorme di essere raccontato e spiegato, non solo suonato. C\u2019\u00e8 chi, nel nostro Paese, \u00e8 in grado di fare questo lavoro in maniera mirabile, con, a un tempo, estrema competenza e grande semplicit\u00e0. Mi auguro che si diano loro, come meritano, sempre maggiori spazio e visibilit\u00e0, oltre che le giuste risorse. Io, tuttora, non mi stanco di leggerli o ascoltarli quando ne ho l\u2019occasione, ammirata e grata.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"657\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/BobMcFerrin-657x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-8600\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/BobMcFerrin-657x1024.jpg 657w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/BobMcFerrin-192x300.jpg 192w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/BobMcFerrin-768x1198.jpg 768w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/BobMcFerrin.jpg 962w\" sizes=\"auto, (max-width: 657px) 100vw, 657px\" \/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\/\/ di Guido Michelone \/\/ Valentina Voto dovrebbe gi\u00e0 essere un nome noto ai lettori&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":8601,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[9,18,11,2,3,7],"tags":[],"class_list":["post-8599","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-fusion","category-interviste","category-jazz","category-musica","category-recensione-libri"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/McFerrin2.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8599","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8599"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8599\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8602,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8599\/revisions\/8602"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/8601"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8599"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=8599"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=8599"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}