{"id":8501,"date":"2024-12-05T11:37:59","date_gmt":"2024-12-05T10:37:59","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=8501"},"modified":"2024-12-05T20:11:54","modified_gmt":"2024-12-05T19:11:54","slug":"intervista-a-rosarita-crisafi-jazzwoman-tra-calamo-e-fiati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2024\/12\/05\/intervista-a-rosarita-crisafi-jazzwoman-tra-calamo-e-fiati\/","title":{"rendered":"Intervista a Rosarita Crisafi, jazzwoman tra calamo e fiati"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>\/\/ di Valentina Voto \/\/<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Rosarita Crisafi \u00e8 un giornalista e una musicista. Come giornalista collabora da anni con ViviMilano, il settimanale milanese del Corriere della Sera, e con Musica Jazz. Come musicista \u00e8 attualmente attiva in diversi contesti e formazioni, tra cui l\u2019Artchipel Orchestra di Ferdinando Fara\u00f2.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>D In tre parole chi \u00e8 Rosarita Crisafi?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R In primo luogo un\u2019ascoltatrice, un\u2019ascoltatrice appassionata e curiosa non solo di jazz ma di tutta la musica, poi una giornalista e una musicista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>D Quali sono i tuoi primi ricordi della musica da bambina?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R A casa mia non si ascoltava musica se non quella della radio, ma ho il ricordo di un pianoforte a casa di un\u2019amica di mia madre. Ero molto piccola \u2013 avevo un anno e mezzo o due \u2013 ed ero attrattissima da questo pianoforte, mi arrampicavo sullo sgabello per raggiungere la tastiera e riproducevo le musiche che sentivo (ho l\u2019orecchio assoluto, cosa che ho scoperto dopo): era un gioco per me all\u2019epoca&#8230; poi con le scuole elementari \u00e8 arrivato il tanto vituperato flauto dolce, che per me era un altro giochino meraviglioso su cui potevo suonare tutte le sigle dei cartoni animati. Da l\u00ec, le cose sono andate avanti e, dalle lezioni di flauto traverso cominciate all\u2019et\u00e0 di otto anni, hanno preso una direzione un po\u2019 disordinata che mi ha portato verso il sassofono. Alla fine, nei miei vent\u2019anni, mi sono diplomata in conservatorio in sassofono classico e musica jazz, poi ho smesso di suonare per molto tempo, e sono poi tornata a studiare, dopo i quarant\u2019anni, ai Civici Corsi di Jazz di Milano, grande istituzione musicale in cui ho incontrato insegnanti e musicisti fantastici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>D Come sei arrivata al jazz? Come nasce il tuo amore per il jazz?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Io sono figlia degli anni Ottanta, da ragazzina sono stata una grande ascoltatrice di New Wave. Ero molto affascinata dal suono del sassofono che veniva utilizzato in tanti brani di questo genere, ascoltavo molto anche le band della No Wave newyorkese, come ad esempio James Chance and the Contorsions e il suo folle sassofono. Questi ascolti mi hanno portato al jazz e la folgorazione \u00e8 arrivata con Giant Steps di John Coltrane, che ho ascoltato per la prima volta a dodici anni (anche se il sassofono ho iniziato a studiarlo a diciotto). A pensarci bene, posso dire di essermi appassionata al jazz fondamentalmente per pigrizia. Assistere a un concerto rock era per me estremamente faticoso rispetto all\u2019ascoltare un concerto di jazz, dove ti siedi in un bar, ti portano da bere e hai davanti dei musicisti pazzeschi, che a fine concerto puoi anche andare a salutare e ti ringraziano perch\u00e9 sei andata a sentirli \u2013 cosa ben diversa dalle inavvicinabili rock star. Questa scelta \u201ccomoda\u201d mi ha portato verso un mondo musicale meraviglioso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>D In quali vesti ti trovi meglio: musicista, giornalista, critica o altro?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Non mi sento assolutamente una critica musicale, non ne ho la formazione. Mi sento invece una giornalista: sono un\u2019ascoltatrice curiosa, o meglio, un\u2019ascoltatrice consapevole, mi piace raccontare quello che vedo e che sento; soprattutto, mi piace ascoltare le parole dei musicisti, oltre alla loro musica, quindi mi piace capire i meccanismi che stanno dietro al jazz e sapere cosa c\u2019\u00e8 dietro a quella sorta di magia, di alchimia speciale che si crea all\u2019interno di un gruppo che suona jazz.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>D Quali sono state le tue pi\u00f9 importanti collaborazioni giornalista?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Da tanti anni scrivo per il ViviMilano, il settimanale milanese del Corriere della Sera, e qui, oltre a scrivere di lifestyle, seguo anche le rubriche di musica, raccontando la vita musicale (non solo jazzistica) della citt\u00e0: \u00e8 un lavoro molto interessante, perch\u00e9 Milano indica \u2013 si pu\u00f2 dire \u2013 la direzione in cui va la musica, non solo in ambito jazz. Poi naturalmente c\u2019\u00e8 la mia collaborazione con Musica Jazz, rivista che, dal punto di vista della mia carriera di giornalista, rappresentava una specie di sogno: da ragazzina era la rivista che compravo e leggevo tutti i mesi e, in un mondo senza Internet, le sue recensioni e interviste rappresentavano sempre un riferimento per conoscere il jazz e i suoi musicisti e capire cosa ascoltare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>D C\u2019\u00e8 spazio per le donne nel jazz e nella critica jazz?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Rispondendo oggi, nel 2024, ti dico s\u00ec, assolutamente. Si parla perfino di nouvelle vague in merito alle musiciste di jazz! Ce ne sono infatti tante di veramente brave e preparate, e sono molti i progetti e i percorsi di studio, soprattutto all\u2019estero (Stati Uniti, Inghilterra, anche Spagna), che incoraggiano le musiciste a coltivare una carriera professionale nel jazz. La sensibilit\u00e0 \u00e8 molto cambiata rispetto al passato. Nel 2014, quando ho curato il numero di marzo di Musica Jazz dedicato alle donne del genere \u2013 in cui intervistavo una quindicina di musiciste di varie et\u00e0 chiedendo quale fosse la loro esperienza in quel momento \u2013 la situazione non era cos\u00ec rosea. Quando ho studiato io jazz, poi, lo era ancora meno. Oggi per\u00f2 le cose sono molto cambiate e il momento \u00e8 favorevole, per le musiciste ma anche per le \u201ccritiche\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>D Per te ha ancora un senso oggi la parola jazz?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R S\u00ec, assolutamente. Il jazz \u00e8 una musica ibrida, che accoglie e d\u00e0 il suo suono a tante musiche e che si rinnova attraverso il confronto con altre sonorit\u00e0, quindi s\u00ec, ha assolutamente senso, e credo che continuer\u00e0 ad averlo per i prossimi \u201cn\u201d anni. Al di l\u00e0 per\u00f2 di quello che pu\u00f2 essere un mio punto di vista, la risposta principale la si ha seguendo la programmazione dei Festival pi\u00f9 visionari, negli Stati Uniti, in Inghilterra, ma anche qui a Milano, citt\u00e0 particolare che per l\u2019Italia, dal punto di vista artistico, \u00e8 sempre stata come la prua di una grande nave e ha sempre cercato di rappresentare una sorta di avanguardia. Il Festival Jazzmi, per esempio, che si \u00e8 concluso da poco, ha una visione proiettata verso il futuro di questa musica: vi si sentono sia tanti suoni della tradizione, che convivono benissimo con le sonorit\u00e0 contemporanee, sia tanti suoni interessanti, tante ibridazioni interessanti fra diversi generi \u2013 che entrano sotto il grande cappello del jazz \u2013. Seguendo la programmazione di questi Festival si coglie il senso che ha oggi la parola \u2018jazz\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>D Si pu\u00f2 parlare di jazz italiano? Esiste per te qualcosa di definibile come \u2018jazz italiano\u2019 o \u2018jazz europeo\u2019?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R La domanda \u00e8 complessa. Io parlerei pi\u00f9 di jazz europeo, di cui il jazz italiano \u00e8 parte. Non di meno, credo che l\u2019Italia abbia contribuito in modo importante alle cosiddette \u201cscuole nazionali\u201d del jazz europeo, portando avanti una certa tradizione della musica popolare italiana con formazioni o musicisti importanti, da Gianluigi Trovesi a Paolo Fresu, solo per citare un paio di esempi. Poi ci sono i musicisti italiani di jazz che hanno invece una visione maggiormente orientata verso gli Stati Uniti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>D Cosa distingue l&#8217;approccio al jazz di americani e afroamericani da quello di noi europei?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Per la mia modesta esperienza di ascolti, una differenza fondamentale sono le sezioni ritmiche: quando senti suonare una sezione ritmica americana e la confronti con una sezione ritmica italiana, capisci immediatamente la differenza. Secondo me l\u2019attenzione principale del musicista di jazz italiano \u2013 e anche europeo \u2013, per cultura, \u00e8 alla melodia, mentre un musicista americano \u00e8 attento soprattutto al ritmo. Pensa a come suona il sassofono Sonny Rollins \u2013 ma potrei dirti anche Charlie Parker, o tanti altri \u2013: \u00e8 un batterista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>D Molti ormai gridano alla morte della musica impegnata e\/o sperimentale\u2026 ma esiste ancora la politica e\/o l&#8217;avanguardia, nel jazz statunitense e in quello europeo?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Io pi\u00f9 che di \u2018avanguardia\u2019, termine che per me adesso non ha pi\u00f9 molto senso utilizzare, preferirei parlare di ricerca. Secondo me c\u2019\u00e8 tanto jazz di ricerca, e lo vedo anche nella realt\u00e0 milanese: sono molti i giovani che vi si dedicano e che fanno riflessioni approfondite sull\u2019improvvisazione \u2013 vista dai diversi punti di vista. Le politiche pubbliche forse vanno in una direzione un po\u2019 diversa \u2013 negli anni Settanta in Italia le cosiddette avanguardie erano sostenute molto anche da un certo clima culturale \u2013, ma la voglia di ricerca e di sperimentazione, in quel grande ambito che \u00e8 la musica improvvisata &#8211; che pu\u00f2 anche essere inserita sotto il grande cappello di questa parola \u2018jazz\u2019- devo dire che c\u2019\u00e8, nella realt\u00e0 milanese c\u2019\u00e8 sicuramente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>D Perch\u00e9 oggi la critica non \u00e8 pi\u00f9 quella militante o combattiva di una volta? E perch\u00e9 non esistono pi\u00f9 le solenni stroncature?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Non credo che sia opportuno fare \u2018solenni stroncature\u2019: queste vengono da una certa tendenza dei critici, soprattutto di un\u2019altra epoca, a ergersi come padreterni, unici depositari della verit\u00e0 e conoscitori della musica, unici in grado di dire cosa possa andare bene e cosa no. La \u2018solenne stroncatura\u2019 non la trovo un atto di coraggio, bens\u00ec un atto di imposizione dell\u2019ego del critico su un\u2019opera artistica. \u00c8 una cosa che secondo me appartiene a un passato in cui le riviste erano l\u2019unica voce autorevole di conoscenza della musica, e adesso ha ancora meno senso, anche perch\u00e9 la visione stessa della musica \u00e8 cambiata: non \u00e8 pi\u00f9 quella rigida, a compartimenti stagni, di una volta che dava molta sicurezza nel dire cosa fosse jazz e cosa no. Ogni critico ha la propria cultura, la propria percezione e anche i propri gusti; pu\u00f2 raccontare l\u2019opera, sottolinearne i punti di forza e di debolezza dal punto di vista tecnico e della propria visione, ma deve spiegare perch\u00e9 questo disco incontra il suo favore oppure no. Per me ogni musicista che pubblica un disco merita rispetto e un disco giudicato non meritevole semplicemente o non lo si dovrebbe recensire (e io preferisco questa strada) oppure si dovrebbe motivare in modo approfondito \u2013 dal punto di vista tecnico e artistico e, soprattutto, oggettivo \u2013 la ragione di una valutazione cos\u00ec negativa. A volte, una stroncatura pu\u00f2 essere la manifestazione di un pregiudizio e mi faccio sempre molte domande per non rimanere confinata al territorio delle mie convinzioni personali quando mi dedico all\u2019ascolto (e non solo\u2026)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>D Il jazz deve parlare, attraverso i suoni, di temi sociali, politici, ambientali, filosofici?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Pu\u00f2 farlo, sicuramente, ma non \u00e8 la sua mission principale. Molti musicisti hanno raccolto questo testimone del jazz come musica impegnata, musicisti anche interessanti, inglesi di origine coloniale e afroamericani (mi viene in mente per es. il nome di Moor Mother, sentita pochi giorni fa al Festival Jazzmi). Forse per\u00f2, in questo momento storico, il jazz non \u00e8 la musica che rappresenta al meglio questo tipo di istanze: altre musiche lo fanno in maniera pi\u00f9 interessante e fresca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>D Come vivi tu il jazz in Italia, anche in rapporto alle tue esperienze di musicista e giornalista sul territorio?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Nonostante Milano abbia ancora quella capacit\u00e0 di attrarre talenti da tutte le parti d\u2019Italia e dall\u2019estero, e quella disposizione che le \u00e8 storicamente propria a guardare verso il futuro, rispetto a un tempo ci sono molti meno club dove suonare, ed \u00e8 la cosa che mi dispiace di pi\u00f9. Il jazz \u00e8 una musica che vive nella sua dimensione dal vivo e ci sono molti giovani e bravissimi musicisti, con alle spalle anche importanti esperienze all\u2019estero, che purtroppo non trovano gli spazi adeguati per suonare. Anche il circuito dei Festival e delle Associazioni di Categoria (che \u00e8 un bene che ci siano!) non sempre favoriscono il giusto ricambio generazionale. La situazione non \u00e8 facilissima, ma c\u2019\u00e8 un movimento dal basso \u2013 che vedo per es. qui a Milano \u2013 che vuole portare la musica, e il jazz in particolare, in luoghi non convenzionali e che riesce a organizzare tante jam session in cui i musicisti, giovani soprattutto, possono incontrarsi. Ci sono anche molti musicisti di jazz che scelgono di suonare in strada, perch\u00e9 qui trovano un contesto interessante dove suonare\u2026 e il jazz \u00e8 approdato perfino a X Factor quest\u2019anno, con il quintetto dei Patagarri: in forme un po\u2019 diverse, riesce a comparire anche dove meno te lo aspetti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>D Cosa pensi dell&#8217;attuale situazione in cui versa la cultura italiana, di cui il jazz ovviamente fa parte da anni?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Come ho detto, il jazz, essendo musica ibrida che trae dalla sua lunga tradizione e che sempre sa innovare e innovarsi, fa capolino nei luoghi pi\u00f9 inaspettati. La situazione non \u00e8 rosea, e il genere non \u00e8 sostenuto da una politica culturale strutturata, ma la sua energia e la sua capacit\u00e0 di ibridazione, nonostante tutto, riescono a emergere e a rimanere sempre vive, sia nei Festival di grande tradizione \u2013 o nei quali l\u2019ibridazione avviene con altre musiche in maniera un po\u2019 pi\u00f9 mainstream \u2013 sia nei Festival proiettati verso il futuro, sia nelle sale da ballo \u2013 protagoniste oggi di un vero e proprio \u2018revival\u2019 dello swing \u2013 sia, in modo inaspettato, nei talent televisivi come X Factor.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>D Nel tuo ambito, esiste qualche nuovo musicista significativo in Italia?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Musicisti e musiciste di jazz significativi della nuova generazione ce ne sono tanti. Farti qualche nome mi sembrerebbe un po\u2019 ingeneroso rispetto a coloro che non cito In Italia sono molti i musicisti, soprattutto giovani, che, dopo essere andati a studiare all\u2019estero, sono tornati a casa rinnovando in maniera interessante la nostra tradizione e molti di loro realizzano ottimi progetti originali, ibridando il jazz con tante sonorit\u00e0 diverse \u2013 dalla techno all\u2019hip hop, dal funk all\u2019elettronica. Circa gli spazi per questa musica, credo che sarebbe necessaria una politica culturale pi\u00f9 intelligente e lungimirante, ma, anche se questi mancano, la spinta in direzioni interessanti resta forte.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"683\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/Crisafi2-683x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-8503\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/Crisafi2-683x1024.jpg 683w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/Crisafi2-200x300.jpg 200w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/Crisafi2-768x1152.jpg 768w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/Crisafi2.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Rosarita Crisafi &#8211; Foto Roberto Priolo<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\/\/ di Valentina Voto \/\/ Rosarita Crisafi \u00e8 un giornalista e una musicista. 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