{"id":8372,"date":"2024-11-25T21:46:04","date_gmt":"2024-11-25T20:46:04","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=8372"},"modified":"2024-11-26T11:46:59","modified_gmt":"2024-11-26T10:46:59","slug":"native-dancer-di-wayne-shorter-il-trasformista-columbia-1974","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2024\/11\/25\/native-dancer-di-wayne-shorter-il-trasformista-columbia-1974\/","title":{"rendered":"\u00abNative Dancer\u00bb di Wayne Shorter, il trasformista (Columbia, 1974)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em><strong>Siamo di fronte ad un Wayne Shorter esplorativo<\/strong> che esprime un\u2019ottima vena compositiva ed un elevato grado di espressivit\u00e0, pur muovendosi su territori musicali talvolta inediti. La voce di Milton Nascimento nel suo raggio d\u2019azione, in quel periodo, aveva pochissimi rivali,<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Pur essendo stato Wayne Shorter per buona parte della sua carriera interessato al jazz come prodotto di fusione a caldo fra vari stili e linguaggi limitrofi, non ha mai mostrato particolare interesse per \u00abterzomondismo ecumenico\u00bb o per delle forme di \u00abetnismo\u00bb sonoro di tipo territoriale, tanto che \u00abNative Dancer\u00bb pu\u00f2 essere sfoggiato come un <em>unicum<\/em> all\u2019interno della sua folta discografia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Il sodalizio con Milton Nascimento nel 1975 <\/strong>port\u00f2 Shorter su un terreno espressivo del tutto inedito, dove il jazz sacrificava una certa ortodossia, diluendosi nelle sonorit\u00e0 e nei colori di un Brasile scevro da qualsiasi connotato folklorico tipico della moda del jazz-samba, su cui avevano prosperato molti illustri predecessori. Su cinque dei nove brani eseguiti, il sassofonista si avvale del sostegno del cantante-chitarrista Milton Nascimento per creare un&#8217;esotica miscela di sonorit\u00e0 che a volte travalicano l\u2019idea di jazz, ma anche di Brasile in senso iconografico, che aprono ad atmosfere afro-beat e suggestioni provenienti dal Sud del mondo. L\u2019ibridazione \u00e8 alquanto riuscita, soprattutto perch\u00e9 Shorter in quattro tracce salvaguarda il suo corredo genetico meramente jazz, operando sia sul sax tenore che sul sax soprano in un quartetto o in un quintetto pi\u00f9 tradizionale ed, a seconda dei componimenti, si unisce alla voce di Nascimento o viene accompagnato dalla chitarra di quest&#8217;ultimo. Furono dell partita anche David Amaro chitarra, Jay Graydon chitarra, Herbie Hancock piano e tastiere, Wagner Tiso organo e piano, Dave McDaniel basso, Roberto Silva batteria ed Airto Moreira percussioni. Va da s\u00e9 che per fruire al massimo di \u00abNative Dancer\u00bb bisogna lasciar cadere nell&#8217;oblio sia il Wayne Shorter della Blue Note, quale membro di storici combo hard e post-bop, sia quello del periodo strettamente fusion con i Weather Report.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Siamo di fronte ad un Wayne Shorter esplorativo<\/strong> che esprime un\u2019ottima vena compositiva ed un elevato grado di espressivit\u00e0, pur muovendosi su territori musicali talvolta inediti. La voce di Milton Nascimento, che nel suo raggio d\u2019azione in quel periodo aveva pochissimi rivali, ben si amalgama alla struttura ed all\u2019impianto formalmente jazzistico dell\u2019album, compenetrandosi morbidamente agli strumenti: il suo talento emerge particolarmente in talune partiture come la suadente \u00abBeauty And The Beast\u00bb e l\u2019ineffabile \u00abJoanna\u2019s Theme\u00bb composta da Hancock. L\u2019altra colonna portante del progetto fu proprio Herbie Hancock, concreto e solido come una roccia, il quale dimostra di saper giocare su una vasta gamma di umori variabili, cambi di marcia e di portare a corredo del progetto tutta l\u2019esperienza maturata in quegli anni, attraverso la sperimentazione jazz-funk.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Negli anni successivi ci saranno molti tentativi di imitazione<\/strong> di questo album, molti di essi pi\u00f9 adatti ad un terreno decisamente smooth. Il fulcro dell\u2019opera \u00e8 \u00abMiracle Of The Fishes\u00bb (\u00abMilagre Dos Peixes\u00bb) proveniente da un album seminale che Nascimento aveva realizzato in Brasile un anno prima. Come negli altri pezzi vocali il cantante si esprime attraverso il tipico falsetto lancinante ed inconfondibile, mentre Shorter estrae dallo strumento una fioritura di colori tonali e di tessiture melodiche. Fra i contrassegni salienti dell\u2019album meritano una particolare nomination all&#8217;oscar del gradimento l\u2019opener, \u00abPonta De Areia\u00bb e \u00abFrom The Lonely Afternoons\u00bb, in cui il singer brasiliano modula plasticamente il suo naturale strumento a corde vocali, sostenuto da melodie complesse e vorticose, nelle cui pause Shorter innesta soffusi assoli di soprano. La retroguardia, guidata da Airto, risulta mercuriale e calibrata, soprattutto nell\u2019esecuzione dei variegati ritmi che guidano le canzoni eseguite Nascimento. Superbe le esecuzioni di \u00abTarde\u00bb, \u00abAna Maria\u00bb di Wayne Shorter, e \u00abJoanna\u2019s Theme\u00bb di Herbie Hancock, ma tutto il percorso sonoro trascende la nozione classica di vernacolo jazz. Registrato al Village Recorders di Los Angeles nel 1975, \u00abNative Dancer\u00bb che, riassumendo, contiene tre composizioni di Shorter, cinque di Milton Nascimento e una di Herbie Hancock, \u00e8 un album multitematico, basato su uno arazzo intersezionale che fonde la voce unica di Nascimento al singolare timbro del sax di Shorter, divenendo un\u2019opera iconica, ma equidistante: lontana dall\u2019essere sia un disco brasiliano nel senso topico che dal sostanziarsi come un disco jazz alla Wayne Shorter, ma nel complesso si svela come un lavoro abbagliante e visionario.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"723\" height=\"1000\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/WayneShorter.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-8374\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/WayneShorter.jpg 723w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/WayneShorter-217x300.jpg 217w\" sizes=\"auto, (max-width: 723px) 100vw, 723px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong>Wa<em>yne Shorter <\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Siamo di fronte ad un Wayne Shorter esplorativo che esprime un\u2019ottima vena compositiva ed un&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":8378,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[24,9,26,18,2,3,6,23,8,13],"tags":[],"class_list":["post-8372","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-african-american","category-cultura","category-editoriale","category-fusion","category-jazz","category-musica","category-recensione-dischi","category-ristampa-vinile","category-storia-del-jazz","category-world-music"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Wayne-Shorter_Montaggio.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8372","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8372"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8372\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8383,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8372\/revisions\/8383"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/8378"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8372"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=8372"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=8372"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}