{"id":8290,"date":"2024-11-29T20:59:44","date_gmt":"2024-11-29T19:59:44","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=8290"},"modified":"2024-12-08T22:04:50","modified_gmt":"2024-12-08T21:04:50","slug":"lee-morgan-la-tromba-insanguinata-il-libro-di-francesco-cataldo-verrina-che-racconta-i-dischi-e-le-vicende-del-trombettista-morto-a-33-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2024\/11\/29\/lee-morgan-la-tromba-insanguinata-il-libro-di-francesco-cataldo-verrina-che-racconta-i-dischi-e-le-vicende-del-trombettista-morto-a-33-anni\/","title":{"rendered":"\u00abLee Morgan. La tromba insanguinata\u00bb, il libro di Francesco Cataldo Verrina che racconta i dischi e le vicende del trombettista morto a 33 anni"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>\/\/ di Guido Michelone \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>D Francesco, perch\u00e9 proprio ora un tuo libro su Lee Morgan?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">R Credo che non ci sia un motivo specifico, tipo ricorrenze, celebrazioni o anniversari, solo il desiderio di sfatare alcuni luoghi comuni su un personaggio che tutti conoscono, ma che pochi hanno veramente approfondito, anche se ho covato questa idea per anni<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>D Partiamo dal titolo: due parole chiave. Ci vuoi spiegare la connessione tra l&#8217;una e l&#8217;altra.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em>R Quasi il titolo di un film vero e proprio con tanti colpi si scena, e la vita di Lee Morgan si presterebbe ad un certo tipo di plot narrativa. Un&#8217;esistenza vissuta ad alta velocit\u00e0 con tanto di morte cruenta. Pare che Lee fosse morto dissanguato con la tromba accanto, mente i soccorsi tardavano ad arrivare.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>D <\/strong><strong>Tu giustamente sostiene la troppa ingerenza di taluni critici sugli aspetti biografici di un jazzman rispetto al suo lavoro artistico (dischi e concerti). Vi sono tuttavia alcuni episodi esistenziali che condizionano pesantemente la musica di questo o quel jazzista. Nel caso di Lee Morgan, oltre alla morte inattesa che tronca la vita di una figura che aveva ancora molto da dire) vi sono altri momenti nel suo cammino che possono aver influito sull&#8217;attivit\u00e0 creativa?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em>R Siamo alle solite, in genere si parla degli aspetti biografici con particolari scabrosi, ma si tralascia il contenuto musicale. Tutto ci\u00f2 \u00e8 dovuto al gossip spicciolo che ammorba il jazz italiano, in cui alligna e prospera il biopic americano, il quale &#8211; per tradizione &#8211; salta a pie&#8217; pari il lavoro discografico dei vari musicisti, trattandolo per sommi capi. Anche se la vita vissuta da Morgan ha influito parecchio sulla sua discontinuit\u00e0 discografica e concertistica: Morgan \u00e8 stato un tossicodipendente fino al giorno della sua tragica fine. Ucciso per gelosia da Helen More, dalla donna che diceva di amarlo e che si spacciava per sua moglie. E questo sarebbe \u2013 come dicevo \u2013 un buon soggetto per un film. Che cosa avrebbe potuto fare Lee Morgan in futuro? Difficile a dirsi, non avendo la sfera di cristallo. Posiamo solo supporlo. \u00c8 vero che \u00e8 morto a 33 anni, ma Charlie Parker \u00e8 morto a 35, Eric Dolphy a 35 e John Coltrane a 39, ed avevano gi\u00e0 detto tutto. In genere i sopravvissuti dell&#8217;era bebop, dopo i quaranta hanno campato di rendita, Miles Davis a parte. Sicuramente, l&#8217;aver conosciuto Art Blakey influ\u00ec molto sulla sua vicenda personale; il batterista fu il suo pusher per lungo tempo; per contro, la sua partecipazione ad alcuni dischi epocali dei Jazz Messengers gli ha vidimato un passaporto per le stelle.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>D Le storie del jazz spesso &#8216;liquidano&#8217; Lee Morgan come uno dei tanti cavalli di razza della scuderia Blue Note assieme a Lou Donaldson, Hank Mobley, Jimmy Smith, Ike Quebec, Sonny Clark, Donald Byrd, Kenny Burrell, Andrew Hill, bravi s\u00ec, ma non certo in grado di competere con la genialit\u00e0 assoluta di Monk, Rollins, Roach, Davis, Clifford Brown, nello stesso periodo. Verit\u00e0 o menzogna? O falso problema? E per quanto concerne Lee Morgan nello specifico?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em>R Non sono del tutto d&#8217;accordo. Ci\u00f2 nasce proprio da quanto affermavo prima, specie in Italia, critici e jazzisti hanno un&#8217;idea non approfondita di Lee Morgan che ruota in massima parte intorno al successo planetario di \u201cThe Sidewinder\u201d. Morgan tecnicamente \u00e8 stato il pi\u00f9 grande trombettista hard bop, nonostante avesse una notevole flessibilit\u00e0 stilistica, basta leggere nel mio libro, o altrove, il nome di tutti gli artisti con cui ha collaborato ed i tanti dischi a cui ha partecipato come sideman. Inoltre, negli ultimi lavori sono tangibili le avvisaglie di un cambiamento in atto.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>D Agganciandoci alla precedente domande Lee Morgan rientra appieno nel linguaggio hard bop con successive devianze boogaloo e soul-jazz, tutti stili oggi pienamente rivalutati rispetto a prese di posizioni assai dure (all&#8217;inizio anche da parte di LeRoi Jones) rispetto alle novit\u00e0 del free jazz. Ma all&#8217;epoca come si poneva Lee Morgan verso questo novit\u00e0 radicali, che qualche altro hardbopper (Freddie Hubbard, lo stesso Rollins) ha &#8216;frequentato&#8217; per certi periodi?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em>R Ci\u00f2 che dici, in parte \u00e8 vero, ma molte convinzioni nascono sempre dalla non conoscenza di Lee Morgan in maniera approfondita. L&#8217;hard bop ed il boogaloo sono stati un vestito alquanto stretto intorno alla figura del trombettista dell&#8217;Oklahoma, determinati dall&#8217;insistenza di Alfred Lion, patron della Blue Note, che sperava di registrare il follow-up perfetto di \u201cThe Sidewinder\u201d. Si consideri inoltre che le migliori performance di Lee Morgan sono contenute in alcuni dischi in cui egli suona insieme a Jackie McLean, Bobby Hutcherson e Joe Henderson, musicisti con il baricentro spostato in avanti. \u00c8 pacifico che Lee non possa essere considerato al pari dei padri fondatori del bop come Monk, Powell, Parker, Gillespie, agli innovatori come Mingus, Roach, Rollins e Brownie o ai dirottatori come Coltrane o Ornette. Nel jazz la storia la sempre fatt\u00f2 chi \u201cha cambiato le carte in tavola\u201d e non la tecnica o il virtuosismo di chicchessia. Miles Davis \u00e8 un caso a parte, mentre Freddie Hubbard \u00e8 stato solo un gallo di battaglia con molto fiato in gola e pochissime idee. Non ha mai neppure prodotto un successo mondiale come \u201cThe Sidewinder\u201d. Clifford Brown era morto anzitempo, Lee Morgan era spesso assente dalla scena per motivi legati alla droga, quindi come si dice: in terra caecorum, beati monocoli. Molti ne hanno approfittato pur non avendo lo stesso talento.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>D <\/strong><\/em><strong>Entriamo nell&#8217;analisi del tuo libro: se un lettore e un ascoltatore volessero sceglie un percorso diverso dal tuo (che \u00e8 sostanzialmente cronologico), che dischi consiglieresti e in quale ordine?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em>R Personalmente non sono interessato ai lettori che cercano una playlist ideale o i cento dischi della vita. Queste operazioni, riguardano una forma mentis che appartiene al pop. Fortunatamente, ho uno zoccolo duro di lettori affezionati che mi segue da tempo e che mi ringrazia proprio per la selezione che faccio all&#8217;interno dei miei libri che cercano di dare un&#8217;idea di completezza dell&#8217;artista e non un&#8217;azione a sottrarre e semplificare, basata spesso, da chi la fa, su criteri non comprensibili. Nel pop vige l&#8217;idea: \u201cdisco di successo uguale bello o importante\u201d. Non \u00e8 cos\u00ec in genere, soprattutto questa regola non \u00e8 applicabile al jazz, dove i fattori in ballo e le complessit\u00e0 sono molteplici, in considerazione anche del fatto che perfino artisti, morti anzitempo come Morgan, abbiano lasciato ai posteri almeno una quarantina di album. Nel libro, oltre a dare informazioni di carattere, biografico, sociale ed ambientale, ne analizzo una trentina in maniera dettagliata. Non vorrei apparire spocchioso, ma duole dirlo: il jazz non \u00e8 per tutti, specie per gli ascoltatori della domenica o almeno per quelli che girano con la playlist sul telefonino<strong>.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>D Bench\u00e9 tra le righe si capisca, vuoi dirci tu, ora, quale pu\u00f2 essere il disco Capolavoro da inserire nella lista dei grandi album; e quale invece il 33 pi\u00f9 orecchiabile da consigliare al neofita (sempre che le due cose non coincidano?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em>R In parte ti ho gi\u00e0 risposto, non amo attardarmi nelle liste della spesa, Lee Morgan merita di essere ascoltato tutto. Per i poveri di spirito, sotto l&#8217;albero di Natale, c&#8217;\u00e8 gi\u00e0 \u201cThe Sidewinder\u201d, mentre per quanti amano complicarsi la vita, consiglierei come capolavoro assoluto \u201cSearch Of A New Land\u201d (parere personale condiviso con la maggior parte dei lettori da cui ricevo feedback di gradimento quasi tutti i giorni), ma non \u00e8 un disco per tutti, nello specifico non \u00e8 l&#8217;album che i \u201csuperficiali\u201d si aspettano da Lee Morgan.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>D Le ultimissime registrazioni paiono evidenziare un cambiamento di rotta: \u00e8 ipotizzabile che anche lui si sarebbe &#8216;piegato&#8217; alla fusion come hanno fatto Donald Byrd e Cannonball Adderley (e prima di loro ovviamente l&#8217;iniziatore Miles Davis). Oppure avrebbe fatto un hard bop elettrificato come il Sonny Rollins degli anni Settanta?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em>R. Domanda \u00e8 lecita, ma la risposta \u00e8 un inutile vaticinio, un po&#8217; come fare l&#8217;oroscopo. Durante la presentazioni del libro, ho risposto con un&#8217;altra domanda, Intanto chi ci dice che sarebbe realmente cambiato? \u00c8 pur vero che negli ultimi tre anni, tra un&#8217;intossicazione e l&#8217;altra, c&#8217;era stato qualche timido desiderio di cambiamento, dovuto, per\u00f2, pi\u00f9 ai musicisti con cui collaborava ed ai tempi che stavano mutando. L&#8217;epoca in cui \u00e8 vissuto Lee Morgan \u00e8 alquanto simile a quella in cui vi fu il passaggio dal cavallo all&#8217;automobile come mezzo di locomozione. Il cambiamento sarebbe stato inevitabile. Sono convinto che Lee avrebbe cavalcato le nuove istanze della musica afro-americana come fecero Freddie Hubbard, Donald Byrd, George Benson, Stanley Turrentine ed altri, i quali si avvicinarono al musica soul-funk-dance, difficilmente l&#8217;avremmo visto sposare la causa della fusion, metre per il free-jazz sarebbe stato dieci anni in ritardo sulla tabella di marcia.<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"846\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Verrina_Libro_Morgan2-846x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-8292\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Verrina_Libro_Morgan2-846x1024.jpg 846w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Verrina_Libro_Morgan2-248x300.jpg 248w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Verrina_Libro_Morgan2-768x930.jpg 768w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Verrina_Libro_Morgan2-1024x1239.jpg 1024w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Verrina_Libro_Morgan2.jpg 1046w\" sizes=\"auto, (max-width: 846px) 100vw, 846px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em><strong>Francesco Cataldo Verrina<\/strong><\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>\u00ab<\/strong><\/em><em><strong>Lee Morgan. La tromba insanguinata<\/strong><\/em><em><strong>\u00bb \/ <\/strong><\/em><em><strong>Autore: di Francesco Cataldo Verrina \/ Kriterius Edizioni, 2024<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\/\/ di Guido Michelone \/\/ D Francesco, perch\u00e9 proprio ora un tuo libro su Lee&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":8291,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[24,29,9,11,2,3,7,13],"tags":[],"class_list":["post-8290","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-african-american","category-bebop","category-cultura","category-interviste","category-jazz","category-musica","category-recensione-libri","category-world-music"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Verrina_Libro_Morgan.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8290","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8290"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8290\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8298,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8290\/revisions\/8298"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/8291"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8290"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=8290"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=8290"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}