{"id":7627,"date":"2024-10-19T19:20:57","date_gmt":"2024-10-19T17:20:57","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=7627"},"modified":"2024-10-19T19:29:37","modified_gmt":"2024-10-19T17:29:37","slug":"intervista-al-critico-musicale-giuseppe-piacentino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2024\/10\/19\/intervista-al-critico-musicale-giuseppe-piacentino\/","title":{"rendered":"Intervista al critico musicale Giuseppe Piacentino"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\/\/ di Valentina Voto \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Giuseppe Piacentino<\/strong> \u00e8 giornalista professionista, critico musicale e storico collaboratore della rivista <em>Musica Jazz<\/em>, sulla quale scrive dalla fine degli anni Sessanta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>D In tre parole chi \u00e8 Giuseppe Piacentino?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>R Domanda difficile, in tre parole proprio non riesco. Direi che sono un giornalista scrupoloso nel suo lavoro, molto curioso, dotato di senso pratico. Questo, almeno, \u00e8 ci\u00f2 che mi sono sentito dire&#8230;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>D Quali sono i tuoi primi ricordi della musica da bambino?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>R Beh, le canzoni sentite in radio o in televisione, ma quelle hanno contato poco nella mia maturazione culturale. Invece, le prime cose che mi hanno davvero coinvolto erano di musica classica, verso i dieci anni\u2026 ne ero appassionato, mi piaceva molto. I miei genitori, per assecondare questa passione, hanno iniziato a comprarmi a fascicoli la Storia della Musica dei Fratelli Fabbri Editori. A ogni fascicolo era allegato un disco, una vera manna&#8230; Quando sono arrivato al volume sul jazz, e quando ho ascoltato, forse alla radio, il Modern Jazz Quartet \u2013 che combinava i linguaggi del jazz e della musica classica \u2013 ho avuto una specie di folgorazione. Da l\u00ec \u00e8 cominciato tutto.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>D Ecco come sei arrivato al jazz e come \u00e8 nato il tuo amore per il jazz.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>R S\u00ec. Da l\u00ec ho cominciato a comprare dischi ma ascoltando sempre l\u2019intera storia del jazz. Certo, ho periodi che preferisco, ma non mi sono mai limitato a quelli\u2026 se penso alle prime forme di jazz, quelle degli anni Venti&#8230; come si fa a non amare quei musicisti i quali, pur privi di studi, stavano mettendo al mondo una lingua musicale fino ad allora inimmaginabile? \u00c8 qualcosa che emoziona. Poi, ammetto che sul piano musicologico sono pi\u00f9 debole sul jazz degli inizi, avrei difficolt\u00e0 a scrivere un articolo su Freddie Keppard o Jimmie Noone, per\u00f2 li ascolto.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>D Viene da chiederti, a questo punto, qual \u00e8 il periodo della storia della jazz che preferisci e di cui ti sei occupato di preferenza.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>R Il periodo che preferisco \u2013 perch\u00e9 a partire da l\u00ec c\u2019\u00e8 stata un\u2019immensa esplosione di creativit\u00e0 \u2013 \u00e8 stato quello tra la met\u00e0 degli anni Trenta e, diciamo, l\u2019alba degli anni Cinquanta, cio\u00e8 il periodo che parte dai grandi solisti che anticiparono il bebop, passa per il bebop medesimo e arriva alle sue ultime fiammate\u2026 questo \u00e8 il jazz che amo di pi\u00f9. Poi, certo, Coltrane, Steve Lacy, Armstrong, Bill Evans, Ella Fitzgerald, per fare dei nomi, sono tutti artisti che ascolto e riascolto spesso, ma quella rimane l\u2019epoca che preferisco \u2013 e nella quale sono anche pi\u00f9 ferrato.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>D Quali sono i motivi che ti hanno spinto ad occuparti di critica musicale?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>R E chi lo sa&#8230; Ho cominciato a scrivere su \u201cMusica Jazz\u201d che avevo sedici anni e non so dire che cosa mi spingesse. Forse il desiderio di comunicare cose di me che provavo nei confronti dell\u2019ascolto musicale. Mi \u00e8 sempre piaciuto scrivere, gi\u00e0 da prima che lo facessi \u201cufficialmente\u201d, e non ho mai smesso. Credo che siano stati pochi i giorni della mia vita in cui non ho scritto qualcosa. Comunque, non mi considero un critico ma un divulgatore<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>D Per te ha ancora un senso oggi la parola \u201cjazz\u201d?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>R Assolutamente s\u00ec. La parola \u201cjazz\u201d la considero non come un\u2019etichetta da appiccicare ma come un\u2019indicazione stradale che dice \u201cda qui vai in quella certa direzione\u201d, verso quella particolare musica e soprattutto verso la mentalit\u00e0 che le sta dietro. Dal punto di vista formale, poi, quella direzione potrebbe anche portare un po\u2019 distante dal nocciolo del jazz, ma il collegamento resta. Cio\u00e8, il jazz \u00e8 sempre stato una musica che ha preso da ogni parte, fin dagli inizi&#8230; In St. Louis Blues, per esempio, \u00e8 incorporata una specie di tango. Il jazz \u00e8 sempre stato un fagocitatore che metabolizza tutto e che cresce grazie a questo cibo rubato a destra e a manca. So che a non pochi musicisti la parola non piace, perch\u00e9 probabilmente la considerano troppo limitante, oppure perch\u00e9 il vocabolo nacque in un\u2019America diffusamente razzista, quando perfino i grandissimi musicisti afroamericani dovevano entrare nei teatri dalla porta di servizio. Per quel che mi riguarda, questa parola ha un significato profondo, di potente bellezza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>D Si pu\u00f2 parlare di \u201cjazz italiano\u201d? Esiste per te qualcosa che \u00e8 definibile come \u201cjazz italiano\u201d o come \u201cjazz europeo\u201d?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>R Si pu\u00f2 parlare sicuramente di jazz italiano e di jazz europeo! Lo abbiamo visto dagli anni Sessanta\/Settanta in poi, quando hanno cominciato a crescere musiche autonome rispetto al jazz americano, anche se ne mantenevano la spina dorsale. Non \u00e8 solo questione di linguaggi diversi, ma anche di sensibilit\u00e0 diverse&#8230; prendo un esempio famoso, su cui ho anche scritto e fatto un\u2019intervista: il sassofonista Jan Garbarek, il quale ha saputo fondere il jazz con forme tradizionali, popolari del suo paese, la Norvegia. Il jazz non si pone limiti geografici: originario dell\u2019Africa ha abbracciato il mondo. E qui torno a Garbarek: il suo attuale gruppo ha un percussionista indiano, un bassista brasiliano e un pianista-tastierista tedesco&#8230; S\u00ec, credo sia un fatto di sensibilit\u00e0, di cogliere emozioni, forme, spunti dal mondo dal quale si proviene, dalle proprie radici. Quanto all\u2019Italia, anche qui emerge il legame con la terra dove si \u00e8 cresciuti. Penso agli echi mediterranei nel jazz del pugliese Roberto Ottaviano. E penso anche a Enrico Rava, che da un certo punto della sua carriera ha cominciato a guardare sempre pi\u00f9 al melodramma, alla canzone, al belcanto, aggiungendo al suo stile un senso della melodia tutto italiano.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>D In parte gi\u00e0 hai risposto alla domanda che volevo farti circa cosa distingue l&#8217;approccio al jazz di americani e afroamericani da quello di noi europei\u2026 vuoi aggiungere qualcosa?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>R Il jazz ha un eterno nucleo afroamericano che in Europa \u00e8 stato in parte ridimensionato. Il jazz europeo si \u00e8 emancipato dagli Usa perch\u00e9 parecchi suoi esponenti hanno approfondito il rapporto con altri artisti del Vecchio continente, cio\u00e8 scrittori, teatranti, musicisti di ambiti diversi, coreografi, visual artists, poeti\u2026 una crescita comune che ha fatto maturare una identit\u00e0 extra-americana. La domanda fondamentale che si pone \u2013 o dovrebbe porsi &#8211; ogni jazzista europeo \u00e8 quindi: che cosa significa per me la parola \u201cEuropa\u201d?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>D Molti ormai gridano alla morte della musica impegnata e\/o sperimentale\u2026 ma esiste ancora la politica e\/o l&#8217;avanguardia, nel jazz statunitense e in quello europeo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>R Mi fa sempre molto sorridere quando sento parlare di \u201cmorte del romanzo\u201d, \u201cmorte del teatro\u201d, \u201cmorte dell\u2019arte\u201d, \u201cmorte del jazz\u201d&#8230; per\u00f2 i teatri continuano a essere pieni, cos\u00ec come le mostre d\u2019arte e i concerti di jazz. Alla fine, l\u2019unica \u201cmorte\u201d innegabile resta quella fisica&#8230; Nello specifico della tua domanda, lo sperimentalismo, la ricerca di forme nuove nel jazz continua a esserci, anche se meno di una volta, ma poi \u00e8 molto difficile farla conoscere in giro. Non \u00e8 pane per il sistema discografico n\u00e9 per il grande giro dei concerti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>D Come \u00e8 essere un critico musicale oggi? Perch\u00e9 oggi la critica non \u00e8 pi\u00f9 quella militante o combattiva di una volta? E perch\u00e9 non esistono pi\u00f9 le \u2018solenni\u00a0stroncature\u2019?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>R Se per militante intendiamo impegnata politicamente, la critica jazz lo \u00e8 stata esplicitamente nella seconda met\u00e0 degli anni Sessanta &#8211; l\u2019epoca del jazz di protesta, di critica sociale, di lotta per i diritti civili \u2013 e non sono mancati gli abbagli. Potr\u00e0 sembrare stravagante, ma partirei citando I promessi sposi. Tutti a scuola abbiamo odiato quel romanzo. L\u2019ho riletto qualche anno fa e un capitolo, che i programmi scolastici saltavano, mi ha sbalordito. Descrivendo un banchetto, Manzoni parla di intreccio fra criminalit\u00e0 e Stato\u2026 lascia presagire l\u2019odierno fenomeno mafioso\u2026 Questo per dire che un artista funziona nel suo lavoro e dura nel Tempo quanto pi\u00f9 si solleva dall\u2019attualit\u00e0. Manzoni ha scritto un romanzo di eterna attualit\u00e0 perch\u00e9 ha colto, con quella che gli americani chiamano \u201cvista a volo d\u2019uccello\u201d, che certi rapporti e certe dinamiche si ripetono nella Storia. Si pu\u00f2 fare lo stesso anche nella critica? Penso di s\u00ec, a patto di non usare il filtro di un\u2019ideologia. Meglio lo sforzo di offrire al pubblico gli strumenti per \u201cleggere\u201d un\u2019opera. Venendo alle stroncature, grazie alle scuole di musica il jazz di oggi si \u00e8 attestato su un buon livello medio, \u00e8 raro dover ricorrere alla mannaia&#8230;. Tuttavia, sono scomparsi i picchi di creativit\u00e0: negli ultimi trent\u2019anni non ho ascoltato un solo disco che abbia aperto una strada n\u00e9 un assolo degno di finire sui libri di storia.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>D Il jazz deve parlare, attraverso i suoni, di temi sociali, politici, ambientali, filosofici?\u00a0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>R Non voglio sembrare \u201cda torre d\u2019avorio\u201d, ma il jazz deve riflettere soprattutto su se stesso, su quale contributo vuole dare nel presente e nel futuro in termini strettamente musicali. \u00c8 inevitabile, poi, che qualcosa di tutti i temi che hai elencato in qualche modo vi rientri. A me non disturba se un musicista dice \u201cDedico questo disco alla battaglia per l\u2019ambiente\u201d, l\u2019importante \u00e8 che non si limiti a una dichiarazione, che la musica sia all\u2019altezza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>D Come vivi tu il jazz in Italia, anche in rapporto alle tue esperienze sul territorio?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>R Io prevalentemente scrivo articoli di storia del jazz, per cui mi si vede pochissimo ai concerti, conosco di persona pochi addetti ai lavori, incontro molto raramente musicisti e cerco di non diventarne amico, perch\u00e9 questo mi condizionerebbe nei giudizi se dovessi scriverne. Sono un po\u2019 \u201cfuori\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>D Cosa pensi dell&#8217;attuale situazione in cui versa la cultura italiana, di cui il jazz ovviamente fa parte da anni?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>R Non \u00e8 una domanda facile questa\u2026lasciando da parte il mondo della politica, che \u00e8 demoralizzante e purtroppo nocivo per la cultura, io vedo alcuni grossi sforzi anche solo affinch\u00e9 ci sia una cultura italiana&#8230; Prendiamo la letteratura: nell\u2019appiattimento generale rispetto alla fioritura novecentesca \u2013 a causa pi\u00f9 che altro dei grossi editori, che oggi puntano solo su prodotti che si vendano \u2013, e in mezzo a una diffusa \u201croutine\u201d, ogni tanto qualche voce di rilievo salta fuori e tiene viva la nostra letteratura\u2026 Per esempio, il libro di Dario Voltolini \u201cInvernale\u201d \u2013 un romanzo splendido secondo me, breve e doloroso, arrivato secondo al Premio Strega di quest\u2019anno \u2013 d\u00e0 l\u2019idea che qualcosa continui a muoversi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>D Nel tuo ambito, esiste qualche nuovo musicista significativo in Italia?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>R Anche nel jazz ci sono nomi molto interessanti: il primo che mi viene in mente \u00e8 Matteo Paggi. Ho letto una sua intervista, ho ascoltato quello che ha fatto nel disco di Enrico Rava (lui fa parte del quintetto Fearless Five, che \u00e8 nato praticamente adesso) e devo dire che \u00e8 un trombonista che pu\u00f2 dare molto. Nel jazz ogni anno viene fuori qualcuno\u2026 un altro nome \u00e8 Federica Michisanti, ormai personaggio di primo piano\u2026 E di grandi cose ne ascoltiamo ancora da jazzisti \u201cmaturi\u201d, come Ottaviano, D\u2019Andrea, Fasoli, Rava, Dino Betti van der Noot (gli ultimi quattro veleggiano oltre gli ottant\u2019anni). Ma di nuovi talenti continuano a venirne fuori. Il bello \u00e8 che giovani e anziani si trovano insieme, come nel biliardo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>D Quindi c\u2019\u00e8 speranza?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>R Il jazz non l\u2019ha mai persa.<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"909\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Giuseppe-Piacentino-2-con-Jan-Garbarek-1024x909.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7629\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Giuseppe-Piacentino-2-con-Jan-Garbarek-1024x909.jpg 1024w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Giuseppe-Piacentino-2-con-Jan-Garbarek-300x266.jpg 300w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Giuseppe-Piacentino-2-con-Jan-Garbarek-768x682.jpg 768w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Giuseppe-Piacentino-2-con-Jan-Garbarek.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Giuseppe Piacentino con Jan Garbarek<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\/\/ di Valentina Voto \/\/ Giuseppe Piacentino \u00e8 giornalista professionista, critico musicale e storico collaboratore&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":23,"featured_media":7628,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[10,9,11,2,3],"tags":[],"class_list":["post-7627","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-costume-e-societa","category-cultura","category-interviste","category-jazz","category-musica"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Giuseppe-Piacentino-1.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7627","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/23"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7627"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7627\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7630,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7627\/revisions\/7630"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7628"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7627"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7627"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7627"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}