{"id":76,"date":"2023-05-11T13:32:06","date_gmt":"2023-05-11T22:32:06","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=76"},"modified":"2023-05-11T13:32:06","modified_gmt":"2023-05-11T22:32:06","slug":"guido-michelone-intervista-massimo-manzi-principe-dei-tamburi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2023\/05\/11\/guido-michelone-intervista-massimo-manzi-principe-dei-tamburi\/","title":{"rendered":"GUIDO MICHELONE INTERVISTA MASSIMO MANZI PRINCIPE DEI TAMBURI"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>\/\/ di Guido Michelone \/\/<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>D. Cos\u00ec, a bruciapelo chi \u00e8 Massimo Manzi?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R. L\u2019essere biologico Massimo Manzi nasce verso la fine di un anno molto bello, il 1956, nella citt\u00e0 pi\u00f9 ricca di Storia del nostro Belpaese, Roma \u2026quindi le premesse erano pi\u00f9 che buone e, mi dicono, ero gi\u00e0 allora di stazza considerevole. La persona Massimo Manzi invece trascorre la sua infanzia e adolescenza ad Alatri, paese natale di mia madre Olga, ciociara doc ma di ampie vedute culturali. Mio padre Fulvio nacque a Napoli ma dopo il matrimonio con mamma, conosciuta nell\u2019immediato dopoguerra a Roma, si stabili con lei ad Alatri. Io sono il secondo ed ultimo loro figlio, preceduto di un biennio da mia sorella Renata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>D. E come sei cresciuto?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R. Cresco cos\u00ec fra i pregi e difetti di un piccolo paese e faccio i miei studi linearmente fino alla maturit\u00e0 classica conseguita nel liceo locale. In questi anni si delineano i tratti di base del mio carattere\u2026estroverso ma con una certa timidezza di base, appassionato di musica, di fotografia, di animali (a casa non mancavano gatti e uccellini, e un mio zio aveva pure qualche cane) , della buona tavola, di automobili, di cinema e scacchi. Mi piacevano pure le donne ma le pi\u00f9 carine erano per lo pi\u00f9 circondate da maschi \u2018pericolosi\u2019 e avevo realizzato che le risse non mi erano congeniali\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>D. C\u2019\u00e8 un momento di svolta nella tua vita?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R. S\u00ec, il trasferimento, per un upgrade di lavoro di mio padre, a Senigallia nelle Marche. Avevo 20 anni\u2026 con gi\u00e0 alcune esperienze musicali interessanti nel Lazio, ma sulla costa Adriatica si svilupparono una serie di collaborazioni importanti e incontri umani che fecero di me il Manzi attuale!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>D. Ci racconti ora il primo ricordo che hai della musica?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R. Nel mio ambiente familiare c\u2019era sempre tanta musica anche dal vivo, difficile isolare un primo ricordo\u2026 sicuramente una grande emozione sonora collegata per vari anni al periodo natalizio era il passaggio degli zampognari\u2026 suonavano in due, casa per casa, raccogliendo piccole offerte\u2026 ricordo ancora un motivo popolare che suonavano sempre, pi\u00f9 qualche classica nenia di Natale. Mi davano un brivido particolare, che raramente ho ritrovato nelle musiche folcloristiche ascoltate successivamente .<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>D. Quali sono i motivi che ti hanno spinto a diventare un<\/strong><\/em><em><strong>&nbsp;batterista<\/strong><\/em><em><strong>?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R. Crescendo in un ambiente ricco di musica e potendo anche toccare con mano gli strumenti dell\u2019orchestrina di famiglia la mia infantile attrazione per la batteria si trasform\u00f2 in vera passione e durante gli anni della scuola media finalmente mi fu regalato un primo strumento usato, e cominciai da autodidatta il mio percorso. Ero gi\u00e0 stato colpito dallo stile di alcuni grandi batteristi come Joe Morello e Max Roach ma anche dal drumming pi\u00f9 essenziale e aggressivo dei batteristi \u2018rock\u2019. Ho convissuto con un mix di influenze e stimoli imparando pure un po\u2019 di ritmi \u2018da ballo\u2019 per poter affrontare le prime esperienze in pubblico\u2026 Fra il 1973 (prima serata \u2018ufficiale\u2019 nel Lazio ) ed il 1975 ho cominciato ad accarezzare l\u2019idea di suonare musica \u2018d\u2019ascolto\u2019 e una bella esperienza fu la frequentazione per pochi mesi della Scuola Popolare di Musica del Testaccio, noto quartiere romano. Con Bruno Tommaso per la teoria musicale e Michele Iannaccone per la batteria iniziai a studiare meno empiricamente ed unendo finalmente esercizi di coordinazione e rudimenti a quanto ero riuscito ad imparare \u201cda solo\u201d dai dischi e dall\u2019osservazione dei colleghi pi\u00f9 esperti (pure dalla Tv) mi sentii pronto per nuovi e pi\u00f9 articolati approcci musicali. In realt\u00e0 il mio primo \u2018concerto jazz\u2019 avvenne nel 1980 ma un\u2019esperienza importante nei primi anni dopo il mio trasferimento a Senigallia fu la militanza col gruppo jazzrock Agor\u00e0 destinata a una lunga interruzione dopo un bel tour nazionale nel 1979.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>D. Massimo, quali sono le idee, i concetti o i sentimenti che associ alla musica jazz?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R. Come ti ho accennato ho avuto la fortuna di essere esposto a diversi modi e generi di fare musica e solo ad un certo punto ebbi chiaro che c\u2019era una differenza importante fra il Jazz ed altre musiche pure articolate quali potevano essere certo Progressive Rock o alcune contaminazioni. Definisco e percepisco, in parole povere, il Jazz come una musica in cui compaiono determinati elementi ritmici (il famigerato \u2018Swing\u2019 o almeno una certa \u2018intenzione\u2019 che lo contempli) la cui armonia tenda a superare i classici accordi a tre voci o comunque non sia eccessivamente elementare, e soprattutto che la sua realizzazione sia almeno al 50% frutto di creativit\u00e0 estemporanea. Anche come esecutore questi sono i parametri di base, poi a seconda di cosa si suona e con chi si suona cerco di mettere in gioco in modo appropriato la mia sensibilit\u00e0 e la conoscenza del \u2018linguaggio\u2019 jazzistico, sempre attento che questo sia una molla che carichi la creazione e non una gabbia che costringa in modalit\u00e0 troppo prevedibili.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>D.Tra i dischi che hai fatto ce ne \u00e8 uno a cui sei particolarmente affezionato?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R. Sicuramente un disco che ricordo con particolare piacere fra i primissimi che ho fatto (usc\u00ec solo in vinile per la mitica Philology di Paolo Piangiarelli) \u00e8 stato il Dies Irae con la Marche Jazz Orchestra diretta da Bruno Tommaso, una formazione con la quale, fra gli anni Ottante-Novanta sono accadute molte cose e c\u2019era molto affiatamento fra i musicisti, di varie generazioni, praticamente tutti amici coi quali ci si frequentava anche in formazioni ridotte e in diversi ambiti. Anni dopo un CD che segn\u00f2 l\u2019inizio della collaborazione discografica col grande Lee Konitz, qui affiancato da Enrico Rava \u00e8 stato l\u2019Age m\u00fcr , ma \u00e8 difficile scegliere\u2026 con Sellani ho suonato ed inciso molto, in trio (con Moriconi) e\/o con vari ospiti da mr. Gianni Basso a Irio de Paula, da Bruno Lauzi a Fabrizio Bosso che partecip\u00f2 anche, nel duemila, al primo CD a mio nome, Quasi Sera\u2026Permettimi ancora di ricordare l\u2019 eccellente Nineteen plus one della Colours Jazz Orchestra diretta da Massimo Morganti con Kenny Wheeler , ed il trittico dedicato a Duke Ellington inciso in Trio col titanico Franco D\u2019Andrea ed Ares Tavolazzi. Io amo la spontaneit\u00e0 del suonare jazz dal vivo ( e non mancano album live nella mia discografia, ad esempio con Massimo Urbani o con Phil Woods &amp; Lee Konitz\u2026) ma fare tanti album mi ha insegnato molto sulla necessit\u00e0 di non strafare e sulla cura dei particolari sia del suono che del proprio fraseggio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>D. E tra i dischi che hai ascoltato quale porteresti sull\u2019isola deserta?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R. Tempo fa mi chiesero la stessa cosa ed \u00e8 veramente difficile dare una risposta definitiva! Citai alcuni jazzisti ma anche Bach e i Beatles\u2026 oggi preferisco pensare, in una situazione di costante eremitaggio, di poter avere a disposizione una radio e una buona tastiera che mi permettano di rievocare ci\u00f2 che ancora riecheggia dentro di me e magari scrivere un brano da affidare all\u2019 oceano dentro una bottiglia prima dell\u2019 ultima nota.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>D. Quali sono stati i tuoi maestri nella musica, nella cultura, nella vita?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R. Ripensando velocemente al mio passato, le figure che hanno maggiormente influito sulla formazione del mio carattere sono state diverse, e a parte ovviamente i miei genitori, mia madre in particolare coi suoi interessi artistici, musicali e letterari, e mio zio Ennio Santachiara che fu il mio primo bandleader, nessuna in modo troppo marcato. Un personaggio il cui pensiero mi ha fortemente colpito \u00e8 stato Giorgio Gaber, che col suo Teatro-canzone riusc\u00ec secondo me ad indicare un utopistico equilibrio fra le ragioni del cuore, quelle della mente e le contraddizioni umane<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>D. E i&nbsp;<\/strong><\/em><em><strong>batteristi<\/strong><\/em><em><strong>&nbsp;che ti hanno maggiormente influenzato?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R. Limitandomi ai Maestri in campo jazz, ho avuto la fortuna di seguire, fra gli anni Ottanta-Novanta, gli stage di alcuni dei batteristi da me maggiormente apprezzati fra i quali Max Roach, Elvin Jones, Jack De Johnette, Steve Gadd e Peter Erskine\u2026 da ognuno ho tratto delucidazioni ed input importanti, in alcuni casi anche facendomi ascoltare da loro. Altri giganti che mi hanno impressionato in concerto sono stati Tony Williams, Philly Joe Jones, Roy Haynes, Billy Higgins. Ma ho preso spunti anche da molti validi batteristi italiani, Tullio De Piscopo, Bruno Biriaco, Emilio De Biase, Gil Cuppini, i fratelli Munari. Nella scena contemporanea c\u2019\u00e8 un numero impressionante di batteristi fantastici, mi permetto di dire che personalmente preferisco quelli che tendono a far \u2018cantare\u2019 la batteria a coloro che stanno massicciamente introducendo suoni e stili pi\u00f9 secchi e tecnologici derivati in buona parte dalle trovate dei DJ. Capisco per\u00f2 che ci\u00f2 \u00e8 anche conseguenza di certe tendenze della vita \u2018globale\u2019 che alcuni artisti riflettono nella loro opera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>D. Qual \u00e8 per te il momento pi\u00f9 bello della tua carriera di musicista?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R. Anche qui mi trovo nell\u2019imbarazzo della scelta\u2026 Anche perch\u00e9 dovrei scegliere fra momenti che hanno rappresentato il raggiungimento di una mia personale meta e quelli che hanno lasciato un qualche segno della mia presenza nella storia di questa musica . Come strumentista una grande soddisfazione fu partecipare al Mokke\u2019s Day a Milano nel 1990 un raduno di \u2018top drummers\u2019 italiani\u2026 fui in scena con Gil Cuppini, Giulio Capiozzo, Alfredo Golino, Walter Calloni, Roberto Gatto e Christian Meyer\u2026 Come \u2018sideman\u2019 \u00e8 d\u2019obbligo ricordare il concerto in Trio con Pat Metheny e Paolino Dalla Porta a Ravenna venti anni fa\u2026 e come membro stabile di un gruppo la sortita al Birdland per due sere col quintetto di Giovanni Tommaso (con ospite Fresu) unica mia visita finora a New York, e per finire la settimana al Blue Note di Tokyo con l\u2019Italian Trio di Richard Galliano (1999).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>D. Massimo, quali sono i solisti con cui ami collaborare?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R. Devo fare una premessa un po\u2019 triste\u2026 alcuni musicisti coi quali ho avuto negli scorsi decenni un eccellente feeling musicale purtroppo non ci sono pi\u00f9\u2026 penso al chitarrista Augusto \u201cmimmo\u201d Mancinelli, a Renato Sellani, Massimo Urbani, Joe Diorio, ed tanti altri\u2026Comunque nel presente ho la fortuna di avere molte collaborazioni stimolanti, alcune gi\u00e0 con qualche decennio di attivit\u00e0 alle spalle, ad esempio con Daniele di Gregorio, con Felice Clemente, con Riccardo Fassi, con Vito di Modugno eccetera in una gamma di formazioni che spazia da trii o duetti fino ad ensemble pi\u00f9 numerosi. I solisti con cui mi trovo meglio debbono possedere alcune caratteristiche: buon gusto nel fraseggio, conoscenza del linguaggio jazz che per\u00f2 non deve diventare una prigione bens\u00ec un common ground per meglio dialogare anche tentando strade meno esplorate, propensione all\u2019 interplay e magari una personalit\u00e0 non priva di calore umano ed empatia.&nbsp; Mi piace esplorare brani originali e se il musicista con cui collaboro \u00e8 anche compositore,&nbsp; ancora meglio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>D. Come vedi la situazione della musica jazz in Italia e come affronti il tuo futuro di musicista?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R. Senza entrare nel ginepraio del voler definire COSA \u00e8 classificabile oggi come jazz (probabilmente questa definizione abbraccia oggi pi\u00f9 tipologie di espressione musicale in confronto ad alcuni decenni fa) ci tengo a dire che da tempo godo di un paio di punti d\u2019osservazione preziosi e si tratta di due \u201cconcorsi\u201d per musicisti jazz mediamente giovani : il \u201cChicco Bertinardi\u201d gestito dal Piacenza Jazz Club ed il Premio Internazionale Massimo Urbani organizzato da \u201cMusicamdo\u201d in quel di Camerino. Qui vedo molte promesse musicali, a volte con un rapporto capacit\u00e0\/et\u00e0&nbsp; impressionante. e questo non pu\u00f2 che fare piacere . Accompagnando questi nuovi e motivati talenti con musicisti di grande esperienza come Attilio Zanchi, Roberto Cipelli, Andrea Pozza , Massimo Moriconi ed altri si tengono attive le sinapsi e si respira quell\u2019aria di nuovo che evita alla nostra musica di fossilizzarsi. Meno facile del suonare \u00e8 l\u2019ingrato compito di \u201cgiudicare\u201d questi musicisti. Si spera che vivano questa esperienza come un\u2019occasione per farsi conoscere al di l\u00e0 della posizione finale\u2026classifiche e musica sono in genere antitetiche,&nbsp; ma quello che conta, dico a loro, \u00e8 prendere poi il largo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>D. E domani\u2019?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R. Per il mio immediato futuro spero che ci sia ancora spazio per la musica che amo suonare con i musicisti e gruppi vecchi e nuovi che ho gi\u00e0 citato (e mi scuso profondamente con quelli non menzionati), che non spariscano gli album \u201cfisici\u201d (avendone realizzati oltre 170 e continuando a farne!\u2026) e di avere ancora occasioni ed energie per \u201craccontare\u201d questa incredibile avventura che \u00e8 stata il mio vivere la musica Jazz non solo coi miei coevi ma con non pochi grandi che ne hanno fatto la Storia, spesso sorprendendomi con la loro umilt\u00e0 e cito fra questi, concludendo, Tal Farlow, Al Cohn, Franco Cerri, Benny Golson, John Tchicai, Al Grey, Pat Martino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\/\/ di Guido Michelone \/\/ D. Cos\u00ec, a bruciapelo chi \u00e8 Massimo Manzi? R. 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