{"id":7596,"date":"2024-10-16T23:25:26","date_gmt":"2024-10-16T21:25:26","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=7596"},"modified":"2024-10-17T09:55:54","modified_gmt":"2024-10-17T07:55:54","slug":"nexus-plays-dolphy-dove-neppure-eric-aveva-mai-osato-red-records-2024","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2024\/10\/16\/nexus-plays-dolphy-dove-neppure-eric-aveva-mai-osato-red-records-2024\/","title":{"rendered":"\u00abNexus Plays Dolphy\u00bb, dove neppure Eric aveva mai osato (Red Records, 2024)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>&#8230;risulta assai difficile suonare Dolphy senza Eric. Guai a farne una copia carbone! Occorre essere dotati naturalmente di un pensiero laterale, soprattutto aver operato a lungo su terreni sonori accidentati ed imprevedibili, caratteristiche che non mancano di certo ai Nexus, gruppo che da sempre esplora i territori pi\u00f9 impervi del jazz e zone limitrofe.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Maltrattato in vita dalla stampa e da taluni scribacchini, per ovvia miopia e scarsa lungimiranza, Dolphy fu rivalutato post-mortem con tutti gli onori, perfino con una serie di riconoscimenti ufficiali. Nonostante l&#8217;esigua produzione discografica, solo sette album di studio, molti live, tanti pubblicati dopo la sua morte, il polistrumentista californiano si \u00e8 trasformato nel corso dei decenni in un&#8217;icona, nonch\u00e9 in un polo magnetico di attrazione per le avanguardie tout-court fino ai nostri giorni. Riconosciuto come uno dei pi\u00f9 geniali innovatori in ambito post-bop, ha finito per diventare una sorta di indicatore di marcia per i dirottatori e per i propugnatori del jazz free-form, pur avendo rispettato sempre la \u00abregola\u00bb. Dolphy appartiene a quella schiera di jazzisti con cui non \u00e8 impresa facile confrontarsi. Si ripete lo stesso ritornello: risulta assai difficile suonare Dolphy senza Eric. Guai a farne una copia carbone! Occorre essere dotati naturalmente di un pensiero laterale, soprattutto aver operato a lungo su terreni sonori accidentati ed imprevedibili, caratteristiche che non mancano di certo ai Nexus, gruppo che da sempre esplora i territori pi\u00f9 impervi del jazz e zone limitrofe.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Eric Dolphy \u00e8 stato un magnificatore <\/strong>che significa innanzitutto magniloquente, un artista capace di ingrandire e rendere speciale tutto lo scibile sonoro con cui veniva a contatto. La sua breve vita terrena si \u00e8 consumata in un contesto ambientale e sociale accidentato e pieno di insidie, nonch\u00e9 esacerbato da una critica ostica e supponente che ne metteva costantemente in discussione l&#8217;incessante lavoro di sperimentazione e di ricerca; soprattutto quel suo modo di suonare in maniera non convenzionale, in cui sembrava voler divorare le note, e mai ligio alle normative vigenti del dilagante bop che, dopo la rivoluzione operata da Parker, aveva vissuto di rendita per oltre quindici anni, mentre musicisti come Dolphy tentavano di rimodularne sia la sintassi che le regole d&#8217;ingaggio. Nell&#8217;arco di pochi anni Dolphy divenne un ingranaggio importante nella produzione di alcuni jazzisti che vedevano oltre l&#8217;orizzonte di una ripetitivit\u00e0 manieristica, ma che come lui erano animati da un perforante desiderio di cambiamento. Alcuni colleghi ne intercettarono le potenzialit\u00e0, ne compresero il talento e ne trassero vantaggi accogliendolo nel loro team di lavoro come sideman, arrangiatore o co-leader. Tra questi, John Coltrane, ma soprattutto Charles Mingus che, per lungo tempo, ne fece il suo alter ego imponendolo come uomo di punta in alcuni capolavori discografici ad imperitura memoria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Il progetto dei Nexus, \u00abPlays Dolphy\u00bb<\/strong> si dipana sulla scorta di sei composizioni dolphyane ed una lunga rilettura del \u00abJitterbug Waltz\u00bb di Fats Waller, secondo una modalit\u00e0 d&#8217;impiego che da sempre caratterizza la produzione del batterista Tiziano Tononi e del sassofonista Daniele Cavallanti, i quali in passato avevano gi\u00e0 tributato altri eroi <em>maudit<\/em> del jazz moderno come Albert Ayler, John Coltrane, Ornette Coleman, Rahsaan Roland Kirk, Charles Mingus, John Carter e John Gilmore. La scelta di Dolphy diventa cos\u00ec per Tononi e Cavallanti un altro urlo di guerra ed una nuova sfida da consumare sul filo dell&#8217;alta tensione creativa ed emotiva, forti del sostegno di quattro sodali capaci di camminare sui carboni ardenti della trasversalit\u00e0: Achille Succi alto sax, clarinetto basso &amp; Bb Clarinet, Emanuele Parrini violino, Alessandro Castelli trombone, Luca Gusella vibrafono ed Andrea Grossi basso. Registrato al Real Sound Recording di Milano<strong>,<\/strong> il 15 e il 16 ottobre 2023, l&#8217;album mostra due anime inquiete sostanziandosi attraverso gli arrangiamenti di Tononi (tracce 1, 6 e 7) e Cavallanti (tracce 2, 3, 4 e 5), i quali trovano il giusto collettore nel violinista Emanuele Parrini.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Nell&#8217;iniziale \u00abHat And Bread\u00bb<\/strong> la mano negli arrangiamenti di Tononi sobbalza attraverso una tempesta di ritmo scandito sia dalla batteria che dal metallofono, complice un basso pizzicato che allude ad una danza apotropaica ed un violino trillante che sembra riprodurre il dissonante canto degli uccelli molto amato da Dolphy, fino al sopraggiungere dei fiati che s&#8217;inerpicano in una perifrasi atonale fino all&#8217;ultima nota. \u00ab245\u00bb \u00e8 un blues friabile ed evanescente, in cui  trombonista Alessandro Castelli trascrive alla sua maniera una melodia brunita e sotterranea, quasi come un fiume carsico sommessamente irruento. \u00abThe Jitterbug Waltz\u00bb \u00e8 uno standard di Fats Waller che mai nessuno prima aveva rivoltato e rimodulato come Dolphy, il quale possedeva l&#8217;abilit\u00e0 di trasformarlo in ogni occasione, attraverso cambi di mood e salti armonici. Nell&#8217;album dei Nexus, il violino di Parrini, il clarinetto di Succi e l&#8217;adamantino vibrafono di Luca Gusella aggiungono alcuni contrassegni salienti di assoluta novit\u00e0. \u00abLotsa Potsa\u00bb viene restituita al mondo degli uomini come un incessante ed infuocato costrutto a trazione integrale fitto di scaglie funkified, su cui i fiati s&#8217;intrecciano e di dimenano sostenuti dai colpi furenti della retroguardia, in particolare da un Tononi in preda ai demoni creativi. \u00abSerene\u00bb \u00e8 un complesso ingranaggio armonico introdotto dal basso ad arco e dall&#8217;incisivo pizzicato di Andrea Grossi che fluidificano il caos congiunturale favorendo l&#8217;ascesa di Achille Succi che, sfoderando il clarinetto basso, interviene sulla melodia dolfyana come su una tela impressionista, arricchendola di inediti cromatismi. \u00abStraight Up And Down\u00bb, appare come una sagoma sonora barcollante, introdotta dal violino e dal vibrafono che disegnano i passi di un ubriaco rendendo quanto mai veritiera da descrizione che ne faceva lo stesso Dolphy, per poi arroventarsi in un inteso scambio tra violino e sassofono. In conclusione \u00abOut To Lunch\u00bb, il capolavoro del polistrumentista tributato, in cui i Nexus osano dove neppure Dolphy aveva ancora osato, deragliando verso una dimensione pi\u00f9 coltraniana calata in un intreccio strumentale modello post-Mingus. Per descrivere \u00abNexus Plays Dolphy\u00bb si potrebbe usare il termine rilettura, in verit\u00e0 siamo di fronte ad una vera e propria reinvenzione del modulo dolpyano.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Nexus-Plays-Dolphy-1024x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7597\"\/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8230;risulta assai difficile suonare Dolphy senza Eric. Guai a farne una copia carbone! 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