{"id":7479,"date":"2024-10-06T11:48:14","date_gmt":"2024-10-06T09:48:14","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=7479"},"modified":"2024-10-06T11:48:17","modified_gmt":"2024-10-06T09:48:17","slug":"jacques-siron-o-la-musica-improvvisata-storica-intervista-al-contrabbassista-svizzero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2024\/10\/06\/jacques-siron-o-la-musica-improvvisata-storica-intervista-al-contrabbassista-svizzero\/","title":{"rendered":"Jacques Siron o la musica improvvisata. Storica intervista al contrabbassista svizzero"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>Quest\u2019intervista inedita \u2013 e solo in parte utilizzata in alcune dispense universitarie \u2013 risale a vent\u2019anni fa esatti (2004) ma conserva ancora il fascino dell\u2019attualit\u00e0, sia per le risposte fornire sia per una situazione ferma per molti versi ai giorni di questa lunga chiacchierata.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>\/\/ di Guido Michelone \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Jacques Siron, svizzero, nato il 16 novembre 1949 a Ginevra, lavora nel jazz quale contrabbassista e nel cinema alla regia, ma \u00e8 celebre anche come studiosograzie a un trittico di volumi usciti tutti in francese per la pariginaOutre Mesure, tra il 1992 e il 2002: <em>La Partition int\u00e9rieure<\/em>, B<em>ases, des mots aux sons<\/em> e soprattutto <em>Dictionnaire des mots de la musique<\/em>, che vantga due edizioni e che risulta ancor oggi molto noto ai colleghi che studiano i linguaggi sonori in tutti i loro aspetti. Siron da giovanissimo s\u2019avvicina al pianoforte e violoncello, e al contempo ottiene la Laurea in medicina. In seguito opta per il contrabbasso classico studiandolo al Conservatorio di Losanna; si considera musicista professionista dal 1975, allorch\u00e9 si dedica prevalentemente al free jazz e alla musica improvvisata. Dapprima lavora in numerosi gruppi nella Svizzera romanda, ad esempio con Charles Schneider, Michel Bastet, Ren\u00e9 Bottlang e Jacques Demierre; nella Svizzera tedesca collabora concon Urs Bl\u00f6chlinger, Hans Kennel, Uli Scherer, Hans Koch, Martin Sch\u00fctz, Dorothea Sch\u00fcrch, Daniel Mouthon, Christy Doran e Alfred Zimmerlin. Con Christoph Baumann dirige le avnt-band AfroGarage (con Dieter Ulrich) e Nuit Balte (con Petras Vy\u0161niauskas). Ma Jacques \u00e8 attivo anche in Francia, dove si esibisce con musicisti del giro ARFI lionese Fran\u00e7ois Raulin, Jean M\u00e9reu, Jean-Paul Autin, Yves Robert e Louis Sclavis, senza dimenticare Serge Lazar\u00e9vitch, Jean-Fran\u00e7ois Canape e Zool Fleischer e Lionel Benhamou. All\u2019estero improvvisa jazz sperimentale con Vjatcheslaw Ganelin, Anatoly Vapirov, Theo J\u00f6rgensmann, Nils Wogram, Archie Shepp, Vinny Golia e Steve Lacy, compiendo via via viaggi e tourn\u00e9e in tutta Europa (Unione Sovietica compresa) in Africa e in India. Da compositore Siron scrive inoltre brani per l&#8217;ottetto Les Passeurs d&#8217;Instants, canzoni per Yvette Th\u00e9raulaz, colonne sonore per i film di Guy Milliard o per le sue pellicole da quando emerge come regista con i titoli <em>Pane per tutti<\/em> (2002) e <em>Tebe all\u2019ombra della tomba <\/em>(2008). La discografia \u00e8 particolarmente densa nel ventennio 1979-199 con album come <em>Viva la Musica<\/em>&nbsp;(VDE 1979), <em>SMAC<\/em>&nbsp;(UTR 1985), <em>Rouge, Fris\u00e9 et Acide<\/em>&nbsp;(Leo Records&nbsp;1988), <em>Les Passeurs d&#8217;Instants<\/em>&nbsp;(PL CD 1992), <em>Notes pour un Op\u00e9ra<\/em>&nbsp;(PL CD 1994), <em>Nuit Balte<\/em>&nbsp;(UTR CD 1994), <em>Habarigani Brass<\/em>&nbsp;(hat ART CD 1995),<em> All There Was<\/em>&nbsp;(Altrisuoni&nbsp;1998),<em> Rouge, fris\u00e9 &amp; acide 7<\/em>&nbsp;(UTR 1999).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em>D La Svizzera e il jazz: una domanda difficile?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">R In Svizzera si pu\u00f2 osservare una grande variet\u00e0 di culture e generi sonori, ma pochi progetti a livello nazionale. Ma alcuni musicisti viaggiano attraverso i generi locali. E viaggiano anche fuori dal paese. Per quanto riguarda la mia esperienza personale, traggo grande beneficio, a livello artistico e umano, dalle contraddizioni e dalle tensioni che esistono tra le diverse regioni svizzere: il mix \u00e8 molto dinamico. Oggi, nel complesso, c&#8217;\u00e8 meno lavoro per un improvvisatore rispetto al periodo dagli anni Cinquanta agli Ottanta; Willisau occupa un posto importante tra i festival, cos\u00ec come quelli di Zurigo, Ginevra e Losanna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em>D Non ti consideri un jazzista&#8230;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">R Sono un artista multimediale. Fondamentalmente sono un contrabbassista jazz e classico. Attualmente per\u00f2 non suono pi\u00f9 musica sinfonica e non suono quasi mai standard jazz. Utilizzo sempre di pi\u00f9 la voce, cantata o parlata, con o senza contrabbasso. L&#8217;essenza della mia produzione musicale \u00e8 da un lato la musica completamente improvvisata (spesso con partner che conosco molto bene), dall&#8217;altro i legami tra l&#8217;improvvisazione e la musica che compongo o che compongono i miei collaboratori. Mi piace per\u00f2 anche mescolare la musica con altri mezzi espressivi, che possono essere il teatro, la danza, l&#8217;elettroacustica, la poesia, le arti plastiche, i fuochi d&#8217;artificio, eccetera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em>D Come lavori in questo senso?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">R Recentemente ho realizzato un film muto sulla citt\u00e0 di Roma intitolato <em>Pane per tutti<\/em>. \u00c8 uno spettacolo che mescola immagini con musica dal vivo. Ho organizzato e in parte scritto questa musica con il pianista argentino Christoph Baumann, coautore del progetto, per un gruppo di cui fa parte anche il batterista zurighese Dieter Ulrich, oltre a due musicisti italiani, la cantante Lucilla Galeazzi e il polistrumentista Gianluigi Trovesi . Collaboro anche con un attore, Vincent Aubert, che cercher\u00e0, insieme a noi, di ridurre i confini tra teatro e musica. Recentemente abbiamo invitato il pubblico a seguirci e a partecipare alla nostra visita musico-teatrale al Museo Etnografico di Ginevra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em>D Un&#8217;altra delle tue attivit\u00e0 \u00e8 il lavoro sia scientifico sia autobiografico: scrivere di musica, parlare di musica&#8230;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">R Infatti, <em>The Interior Score<\/em> (non ancora tradotto in Italia) \u00e8 diventato un&#8217;opera di riferimento in francese per il jazz e per la musica improvvisata. Sto anche lavorando a una nuova edizione, molto pi\u00f9 aggiornata e arricchita, del mio <em>Dizionario dei termini musicali<\/em> (altro testo vergognosamente assente nell&#8217;edizione italiana) che comprende tra l&#8217;altro la traduzione in inglese, italiano e tedesco di diversi termini. Per me arte, scienza e tecnologia hanno molto da comunicare tra loro. Soffriamo nella nostra cultura industriale occidentale per aver suddiviso troppo queste attivit\u00e0, con grande efficienza per aree specifiche, ma con estrema delusione quando si deve fare la sintesi o quando tutti questi piccoli settori devono essere raggruppati insieme. A un livello molto pi\u00f9 personale, penso che dovremmo cercare di riunire e connettere attivit\u00e0 emotive, intellettuali, intuitive e motorie, di connettere azione e riflessione, forma e contenuto, abilit\u00e0 e profondit\u00e0, senza dimenticare n\u00e9 il piacere n\u00e9 l&#8217;umorismo. La musica \u00e8 un campo eccezionale in questo senso!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em>D La musica improvvisata in particolare ha un presente e, soprattutto, un futuro?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">R La musica improvvisa mantiene un rapporto di prossimit\u00e0 e di conflitto con il jazz borghese, la tipologia dominante. In Svizzera \u2013 la musica improvvisata \u00e8 particolarmente attiva nei cantoni tedeschi \u2013 sta prendendo sempre pi\u00f9 spazio anche nei conservatori e nelle scuole di musica. Quando parliamo di \u201cmusica improvvisata\u201d non facciamo altro che scoprire un territorio molto vasto, tutto da esplorare. Purtroppo molti hanno un&#8217;esperienza molto limitata di questa musica, un&#8217;immagine distorta o luoghi comuni attorno alla libert\u00e0 degli anni Sessanta: da allora molte cose sono cambiate e altre continuano a evolversi. Prima i musicisti classici mi dicevano con molta condiscendenza: &#8220;Da giovane suonavo anche jazz&#8221;, mentre ora sono i jazzisti a dirmi &#8220;Da giovane suonavo anche gratis&#8221;. Abbiamo avuto l&#8217;opportunit\u00e0 in Europa e in Svizzera di avere spazi mentali per ricercare autentici percorsi espressivi, utilizzando la tradizione non come modello da imitare in modo servile, da clonare o da rendere pi\u00f9 virtuoso, ma come un flusso di energia che prova a darci il coraggio di andare oltre. Questi movimenti esistono anche negli Stati Uniti, ma ne sappiamo poco, non sono una fonte di reddito per le grandi case discografiche e i grandi circuiti commerciali, che hanno gi\u00e0 troppo colonizzato il jazz. \u00c8 pi\u00f9 redditizio ristampare un disco degli anni Quaranta su CD piuttosto che cercare un giovane musicista che abbia davvero qualcosa da dire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em>D Quindi il problema \u00e8 \u201cpolitico\u201d, come diceva il Sessantotto?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">R Ma non sono i soldi a dettare le regole del gioco! E le abitudini pesano! \u00c8 pi\u00f9 facile riconoscere ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 noto che rischiare di ascoltare il nuovo o ascoltare in modo diverso ci\u00f2 che \u00e8 noto da molto tempo. I critici dovrebbero apprezzare l&#8217;importanza del loro ruolo nel mantenere viva la musica. Le scuole di jazz dovrebbero incoraggiare chi osa. Gli organizzatori di concerti devono ascoltare i movimenti musicali e non pensare solo a riempire i locali (non si tratta di svuotarli, ma di portare la musica con prospettive pi\u00f9 ampie). I musicisti dovrebbero osare, osare, osare! Jazz \u00e8 solo una mummia, le cui bende vanno cambiate ogni dieci anni. Lo spirito creativo, la fantasia, la curiosit\u00e0, la freschezza e la vita seguono la propria strada, con o senza jazz, con o senza musica improvvisata. In questo senso cerco ogni giorno di continuare a creare, cerco di vivere bene, di trasmettere questa energia al pubblico e alle generazioni future.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"683\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Jacques_SIRON_40-683x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7481\"\/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"676\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Jacques_SIRON_09-676x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7482\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Jacques Siron<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quest\u2019intervista inedita \u2013 e solo in parte utilizzata in alcune dispense universitarie \u2013 risale a&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":7480,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[9,18,11,2,3,14,13],"tags":[],"class_list":["post-7479","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-fusion","category-interviste","category-jazz","category-musica","category-musica-classica","category-world-music"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Jacques_SIRON1-e1728207973252.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7479","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7479"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7479\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7483,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7479\/revisions\/7483"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7480"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7479"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7479"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7479"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}