{"id":7393,"date":"2024-10-01T17:25:00","date_gmt":"2024-10-01T15:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=7393"},"modified":"2024-10-01T17:25:03","modified_gmt":"2024-10-01T15:25:03","slug":"undercover-of-night-dei-cry-baby-la-dimensione-extra-sensoriale-della-musica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2024\/10\/01\/undercover-of-night-dei-cry-baby-la-dimensione-extra-sensoriale-della-musica\/","title":{"rendered":"\u00abUndercover Of Night\u00bb dei Cry Baby, la dimensione extra-sensoriale della musica"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>L&#8217;album nel suo complesso non \u00e8 una passeggiata su un lungo mare estivo, illuminato e frequentato da gente gaia e spensierata, ma coglie appieno l&#8217;autunno ed crepuscolo dei sentimenti scavando in profondit\u00e0 nel sottosuolo delle emozioni&#8230; Il costrutto musicale ricalca appieno il senso dell&#8217;orientamento emozionale.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Prendendo questo disco tra le mani si pensa immediatamente ad \u00abUndercover Of The Night\u00bb dei Rolling Stones, brano che Mick Jagger scisse nel 1983, dicendo di essere stato \u00ab<em>pesantemente influenzato da Cities Of The Red Night di William Burroughs, un romanzo imperniato sulla repressione politica e sessuale<\/em>\u00bb, soprattutto il testo riflette sulla corruzione politica presente all&#8217;epoca nei regimi totalitari sudamericani. Anche se in ambito musicale tutto si lega, ascoltando l&#8217;album dei Baby Cry, edito dalla Filibusta Records, ci si avvede immediatamente che le coordinate seguite dal duo espanso sono differenti, ma non meno nobili. L&#8217;ascoltatore si trova alle prese con un denso e puntiglioso lavoro elettroacustico, dai tratti salienti originali e suggestivi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Il motore mobile del progetto \u00e8 costituto da due artisti polifunzionali<\/strong>: Sabina Meyer voce e basso e Alberto Popolla basso, clarinetto e chitarra. Siamo lontani dall&#8217;idea di jazz tradizionale o mainstream, perfino di jazz contemporaneo dove tutto sta in piedi, al netto di un percorso che fa dell&#8217;improvvisazione necessit\u00e0 virt\u00f9. Popolla \u00e8 da sempre uno dei riferimenti dell&#8217;improvvisazione libera, pratica musicale diffusa in Europa e negli Stati Uniti gi\u00e0 dagli inizi degli anni \u201960 e che contiene elementi sia di derivazione jazz che di pertinenza contemporanea legata allo sperimentalismo rock. Uno dei suoi massimi esponenti e teorici, il chitarrista Derek Bailey, l\u2019ha definita anche improvvisazione non idiomatica, perch\u00e9 trascende stili, generi e linguaggi per garantire il pi\u00f9 ampio spazio possibile alla propria espressivit\u00e0, personale e di gruppo. La soprano e compositrice svizzera Sabina Meyer ha trovato in Italia una dimensione artistica assai stimolante, luogo ideale dove elaborare una sorgiva ed eclettica versatilit\u00e0. La Meyer combina l\u2019improvvisazione con il jazz, i trend contemporanei, elementi barocchi ed elettronica. Sabina Meyer, infatti, non \u00e8 adusa soltanto alla musica contemporanea, ma anche da quella antica. Il suo repertorio comprende opere di John Dowland, Claudio Monteverdi e Barbara Strozzi. Nel progetto \u00abXanto. Ninfa in Lamento\u00bb, ha combinato opere barocche con video e suoni elettronici. Va detto inoltre che le intuizioni portate avanti dai titolari dell&#8217;impresa trovano ampio sviluppo per merito dei collaboratori: Ferdinando Fara\u00f2 alla batteria, il flautista Eugenio Colombo ed il chitarrista Gio Mancini.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>I Cry Baby per \u00abUndercover Of Night\u00bb <\/strong>hanno distillato, con marcata personalit\u00e0, un substrato sonoro sperimentale, a tratti minimale ma prodigo di linee melodiche, con un cuore caldo, avvolgente, che senza dubbio incuriosisce e attrae l\u2019ascoltatore. Basta entrare nel mood di \u00abRun\u00bb, \u00abStay\u00bb o\u00abCome\u00bb, che pur nella loro diversit\u00e0, posseggono tutti quegli elementi di unicit\u00e0 che gli consentono di ricongiungersi al nucleo gravitazionale dell&#8217;idea complessiva del concept. Un disco che pulsa di vitalit\u00e0, dove momenti di psichedelia intimista si alternano ad eruzioni strumentali pi\u00f9 intense, in cui l&#8217;urgenza della comunicazione si esalta nei testi di tracce quali \u00abWinter\u00bb e\u00abRock\u00bb, mente la voce, suadente ed al contempo lancinante, della Mayer spazia tra Patti Smith e Joni Mitchell: in fondo, \u00abCry baby\u00bb \u00e8 il titolo di una canzone di Janis Joplin. Tutto l&#8217;album \u00e8 un susseguirsi di atmosfere solo in apparenza contrastanti, portate sistematicamente ad un&#8217;elevata temperatura termica di fusione e allo sviluppo di paesaggi sonori, ipnotici, onirici e sospesi tra passato e futuro: il pensiero corre immediatamente a \u00abStry\u00bb, \u00abRock\u00bb ed \u00abEvening\u00bb. L&#8217;album nel suo complesso non \u00e8 una passeggiata su un lungo mare estivo, illuminato e frequentato da gente gaia e spensierata, ma coglie appieno l&#8217;autunno ed crepuscolo dei sentimenti scavando in profondit\u00e0 nel sottosuolo delle emozioni, ne scandaglia i recessi ed i meandri, soprattutto \u00e8 pervaso da un senso di inquietudine anestetizzante, quale specchio fedele di una societ\u00e0 dai rapporti umani labili e transitori. Il costrutto musicale ricalca appieno il senso dell&#8217;orientamento emozionale, in cui suggestive tematiche melodiche appaiono imbevute di sonorit\u00e0 cupe e di flussi accordali legati al registro basso degli strumenti in un perpetuo melting-pot chiaroscurale, suddiviso tra luci ed ombre, risonanza e dissonanza, incubi e certezze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">\u201c<strong>Under Cover Of Night\u00bb dei Cry Baby \u00e8 un lavoro<\/strong> lontano dalla comune e diffusa idea di jazz, che attraverso una metodologia ed una serie di comportamenti, seppur sfuggenti e non rigidamente codificati, riesce a stabilire un terreno comune con il vernacolo jazzistico sul piano inclinato di una costante idea di improvvisazione, quale propulsore e fluidificante del progetto. Dice Sabina Meyer: \u00ab<em>Oltre al basso elettrico, che suono io, c\u2019\u00e8 anche un secondo basso elettrico e un clarinetto basso. Quindi l\u2019atmosfera \u00e8 molto cupa, notturna e quindi adatta al titolo \u00abUnder Cover Of Night\u00bb. Senza le mie esperienze precedenti e la musica barocca, non sarei stata in grado di scrivere questo tipo di canzoni<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"716\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Crubaby1-716x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7397\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Crubaby1-716x1024.jpg 716w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Crubaby1-210x300.jpg 210w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Crubaby1-768x1098.jpg 768w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Crubaby1.jpg 1000w\" sizes=\"auto, (max-width: 716px) 100vw, 716px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Cry Baby<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;album nel suo complesso non \u00e8 una passeggiata su un lungo mare estivo, illuminato e&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":7398,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[9,26,18,22,2,3,6,17,13],"tags":[],"class_list":["post-7393","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-editoriale","category-fusion","category-italian-jazz","category-jazz","category-musica","category-recensione-dischi","category-rock","category-world-music"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/CryBaby_Cover.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7393","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7393"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7393\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7399,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7393\/revisions\/7399"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7398"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7393"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7393"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7393"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}