{"id":738,"date":"2022-11-18T18:14:03","date_gmt":"2022-11-18T17:14:03","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=738"},"modified":"2023-05-22T18:21:29","modified_gmt":"2023-05-22T16:21:29","slug":"francesco-negro-trio-con-sospese-visioni-un-crescendo-di-vibrazioni-sonore-che-colpiscono-come-flutti-di-mare-in-tempesta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2022\/11\/18\/francesco-negro-trio-con-sospese-visioni-un-crescendo-di-vibrazioni-sonore-che-colpiscono-come-flutti-di-mare-in-tempesta\/","title":{"rendered":"FRANCESCO NEGRO TRIO CON \u00abSOSPESE VISIONI\u00bb, UN CRESCENDO DI VIBRAZIONI SONORE CHE COLPISCONO COME FLUTTI DI MARE IN TEMPESTA"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Nella storia del jazz moderno, il piano trio \u00e8 stata ed \u00e8 una formula molto usata, talvolta abusata, anche perch\u00e9 favorita da una certa compliance con la \u00abfacilit\u00e0\u00bb d&#8217;impiego. Il pianoforte che esce dal suo doppio ruolo di strumento armonico e melodico, spesso \u00abcostretto\u00bb al servizio di una prima linea rappresentata dagli strumenti a fiato, per diventare padrone assoluto della scena. Per contro, non \u00e8 facile reggere il gioco a lungo e mantenere l&#8217;uditorio allo stato di veglia se da quel piano non escono idee a getto continuo e se in quelle mani non c&#8217;\u00e8 l&#8217;abilit\u00e0 di conciliare intimismo e senso del ritmo, inconscio cameristico classicheggiante e predisposizione ai cambi di passo, ad un interplay vivace e ad una proficua circolarit\u00e0 improvvisativa. Nell&#8217;album \u00abSospese Visioni\u00bb del Francesco Negro Trio, c&#8217;\u00e8 tutto questo e molto di pi\u00f9. I modelli ispirativi potrebbero essere molteplici, echi di Tristano, Powell e Monk, ma anche di Abdullah Ibrahim, Bill Evans e Keith Jarrett, ma l&#8217;abilit\u00e0 degli \u00abattanti\u00bb sulla scena, evita accuratamente il citazionismo calligrafo ed il ricalco affabulatorio: non c&#8217;\u00e8 compromesso, ma solo creativit\u00e0 sorgiva e non convenzionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Originario di Maglie, Francesco Negro<\/strong>, formatosi sul doppio binario della musica classica e del jazz, giunge cos\u00ec al suo sesto album, il terzo in trio con il contrabbassista Igor Legari e il batterista Ermanno Baron con cui stabilisce un sinergico affiatamento, a volte quasi telepatico. A detta dell&#8217;interessato, \u00abSospese Visioni\u00bb \u00e8 un lavoro \u00ab<em>che chiude un percorso stilistico, iniziato con \u00abSilentium\u00bb (2011) e proseguito con \u00abAspettando il tempo\u00bb (2015). Ed \u00e8 proprio il tempo, e con esso la ricerca del suono e del silenzio, il filo conduttore di questa trilogia\u00bb<\/em>. Tutte le composizioni sono originali e legate ai vari componenti del trio, tranne l&#8217;ultima traccia che rappresenta una specie di omaggio a Carla Bley, di cui un giovanissimo Francesco Negro sub\u00ec il fascino in una lontana edizione di Umbria Jazz.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Scorrendo l&#8217;album ci si accorge che il costrutto sonoro<\/strong>, pur non immediato per un neofita, possiede un gancio fortemente attrattivo, capace di intrappolare l&#8217;ascoltatore in una spirale di emozioni contrastanti che compensano la voluta mancanza di melodie fischiettabili ed a facile presa, fatte solo per piacere, ma non per pensare. Il titolo \u00abSospese Visioni\u00bb parla chiaro, bisogna alleggerirsi, abbandonarsi, levitare e quindi affidarsi ad una sorta di sospensione del tempo e dello spazio fisico. \u00abRifugio Nel Tempo\u00bb \u00e8 un crescendo zampillante, una progressione continua giocata in massima parte sul registro basso e sui mezzi toni, a cui la retroguardia ritmica fa da perfetta cornice, mentre il pianoforte del band-leader libera un costrutto sonoro avvolgente. La title-track, \u00abSospese Visioni\u00bb si materializza come una ballata sotterranea introdotta da un piano meditabondo che emerge lentamente in superficie, disegnando un flessuoso ghirigoro di vibrazioni positive, quasi terapeutiche, incorniciate dallo spazzolato incedere della sezione ritmica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>\u00abLungo il Sentiero dell&#8217;Est\u00bb \u00e8 un&#8217;iperbole sonora<\/strong> con qualche sentore balcanico, dove il piano si abbandona ad un movimento fatto di frasi brevi, quasi ostinate, incalzato dai mutevoli umori di basso e batteria. In \u00abFrammento IV\u00bb, il pianoforte, introdotto da una ritmica volutamente roteante, glissa in un crescendo di onde magnetiche che sembrano colpire il fruitore come i flutti di un mare in tempesta. Il modulo espressivo, apparentemente dissonante non perde mai la quadratura ed il centro tonale. \u00abIl Sognatore\u00bb consente al trio di adagiarsi su un percorso ipnotico e curvilineo, sospeso e magnificato da un intro di basso ad arco, mentre il pianoforte prende le misure di un tragitto onirico ed immaginifico. \u00abFrammento V\u00bb \u00e8 come un filamento di DNA che si ricongiunge al frammento precedente, muovendosi ai margini di un costrutto melodico-armonico sotterraneo, fino ad ergersi lentamente attraverso una modalit\u00e0 quasi orientale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>\u00abRisonanze\u00bb \u00e8 l&#8217;altra faccia della luna.<\/strong> Dunque se la risonanza \u00e8 il contrario di dissonanza, o ne \u00e8 almeno l&#8217;antitesi, qui l&#8217;impianto strutturale del componimento trova il suo nirvana in una esplicitazione melodica pi\u00f9 leggibile ed immediata, mentre i tre sodali sembrano come sollevati da un gravoso incarico. \u00abIda Lupino\u00bb, come gi\u00e0 spiegato, \u00e8 un tributo al genio di Carla Bley, rivisitata facendo leva un modulo espressivo dai contorni levigati e pregni di lirismo, servita con una narrazione foriera di note delicate e spazzolata da una retroguardia ritmica particolarmente ispirata. Il pianoforte \u00e8 ancora il <em>deus ex machina <\/em>e,<em> <\/em>mentre il viaggio si conclude, il fruitore appare come soggiogato dal flusso sonoro. Il trasferimento della sensazione \u00e8 perfettamente riuscito. Pubblicato dall&#8217;etichetta salentina Dodicilune, \u00abSospese Visioni\u00bb costituisce un altro tassello importante che si aggiunge alla carriera di Francesco Negro e dei suoi impeccabili sodali.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"534\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/FrancescoNigro2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-740\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/FrancescoNigro2.jpg 1024w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/FrancescoNigro2-300x156.jpg 300w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/FrancescoNigro2-768x401.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Francesco Negro Trio<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/ Nella storia del jazz moderno, il piano trio \u00e8&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":739,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[9,2,3,6],"tags":[],"class_list":["post-738","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-jazz","category-musica","category-recensione-dischi"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/FrancescoNigro1-e1684771873329.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/738","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=738"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/738\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":742,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/738\/revisions\/742"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/739"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=738"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=738"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=738"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}