{"id":7372,"date":"2024-09-29T09:48:15","date_gmt":"2024-09-29T07:48:15","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=7372"},"modified":"2024-09-29T10:00:39","modified_gmt":"2024-09-29T08:00:39","slug":"vinile-su-divano-strutture-armoniche-concentriche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2024\/09\/29\/vinile-su-divano-strutture-armoniche-concentriche\/","title":{"rendered":"Vinile su divano: strutture armoniche concentriche"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>\/\/ di Gianluca Giorgi \/\/<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Stephan Micus, Thunder (2023)<\/strong><br>Stephan Micus \u00e8 uno degli artisti contemporanei pi\u00f9 originali, un musicista e compositore che colleziona e studia strumenti da tutto il mondo, con i quali crea i suoi viaggi musicali. Ci\u00f2 che lo rende assolutamente unico \u00e8 il suo personalissimo approccio alla world music, infatti la propone appropriandosi di strumenti e culture musicali diversissime tra loro che mescola in una audace sintesi. Riesce a fare tutto questo grazie ai suoi tantissimi viaggi. Viaggiatore instancabile, \u00e8 sempre alla ricerca di nuovi strumenti etnici da aggiungere alla sua vastissima collezione, che utilizza spesso in combinazioni inedite, impiegando, anche, tecniche strumentali non ortodosse. Questo \u00e8 il suo 25\u00b0 album da solista per ECM in cui il suono \u00e8 dominato dalla tromba tibetana di sterco che \u00e8 lunga quattro metri, uno strumento che Stephan ha recentemente imparato e che utilizza qui per la prima volta. Il titolo del disco deriva dal suono fragoroso di questo strumento e le sue nove tracce celebrano i dei del tuono di tutto il mondo. Tutte le composizioni sono realizzate da Micus in copmpleta solitudine, utilizzando la tecnica del multitracking per incidere strumenti e voci. Micus di solito in ogni suo nuovo album aggiunge un nuovo strumento; qui \u00e8 la volta del dung chen, una tromba lunga 4 metri, usato nelle orchestre dai monaci tibetani, per i rituali, con il quale producono una o due note molto basse. Lo strumento \u00e8 impiegato nei brani che aprono e chiudono il disco accompagnato da campane, tamburi, una cetra bassa e dal ki un ki, uno strumento siberiano simile a una tromba lunga due metri che si suona inspirando e variando il tono con la pressione delle labbra. Il dung chen \u00e8 inoltre utilizzato nel brano centrale, &#8220;A Song For Vajrapani,&#8221; dove il ki un ki \u00e8 sostituito dal nohkan, un flauto traverso di bamb\u00f9 laccato giapponese, che stempera in parte la drammaticit\u00e0 del brano. Nei brani &#8220;A Song For Shango&#8221; e &#8220;A Song For Ishkur\u201d compare per la prima volta il kaukas, un&#8217;arpa o lira a 5 corde del Sudafrica, utilizzato insieme al sapeh (un liuto del Borneo) per accompagnare il canto. In altri brani dalla costruzione pi\u00f9 tradizionale la melodia \u00e8 affidata a strumenti etnici pi\u00f9 conosciuti come il sarangi (&#8220;A Song For Armazi&#8221; e &#8220;A Song For Zeus&#8221;) e lo shakuhachi (&#8220;A Song For Raijin&#8221; e &#8220;A Song For Leigong&#8221;), accompagnati da nyckelharpa e cetra bassa il primo e da sinding (un&#8217;arpa con 5 corde dell&#8217;Africa Occidentale), percussioni e campane il secondo. \u00c8 una musica con un forte carattere mistico-spirituale che riesce a trasportare in un mondo magico ma necessita un ascolto attento. Un ottimo disco che potremmo catalogare di ambient-avant-folk.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>Hiroshi Suzuki, Cat (1976 ristampa 2021)<\/em><\/strong><br>Un disco molto ricercato questo di Hiroshi Suzuki, considerato un \u201csanto gral\u201d della musica jazz-fusion-funk. Cat \u00e8 stato registrato nell&#8217;ottobre 1975 al Nippon Columbia Studio, mentre Hiroshi Suzuki, conosciuto come Neko (Cat) da qui il titolo dell\u2019album, era ritornato a far visita al suo paese natale, il Giappone, dopo essersi trasferito a Las Vegas nel 1971 per perfezionarsi e per suonare con Buddy Rich. Hiroshi Suzuki si riun\u00ec con i suoi cari amici per un&#8217;epica e magica sessione di due giorni piena di groove. La chimica era ancora intatta, le abilit\u00e0 e lo stile erano cresciuti. Il risultato \u00e8 \u201cCat\u201d un capolavoro pieno di anima, in cui gli splendidi assoli di trombone di Hiroshi Suzuki flirtano con il celestiale sassofono di Takeru Muraoka e la sensuale sezione ritmica di Hiromasa Suzuki (tastiere), Kunimitsu Inaba (basso), Akira Ishikawa (batteria). Diventato uno degli album jazz giapponesi pi\u00f9 ricercati di tutti i tempi, proprio come altri dischi giapponesi di quei anni, tipo Scenery di Ryo Fukui, ha affascinato vecchie e giovani generazioni. Un disco per chi ama il jazz, la fusion, il funk, il jazz giapponese ed il trombone, molto ricercato perch\u00e9 apprezzato trasversalmente in diversi ambiti musicali, scena lofi beat, collezionisti di jazz ma anche appassionati di musica in generale. Ristampa ufficiale in vinile da 180 grammi in edizione limitata proveniente dai master originali, masterizzato a met\u00e0 velocit\u00e0 per un ottimo suono audiofilo, completo di note di Teruo Isono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-28f84493 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"526\" height=\"701\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/1-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7373\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/1-1.jpg 526w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/1-1-225x300.jpg 225w\" sizes=\"auto, (max-width: 526px) 100vw, 526px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"526\" height=\"701\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/2-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7374\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/2-1.jpg 526w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/2-1-225x300.jpg 225w\" sizes=\"auto, (max-width: 526px) 100vw, 526px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>DEXTER STORY  <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Wejene Aola feat. Kamasi Washington (7\u201d 2016)<br>Bahir (lp 2019)<\/strong><br>Dexter Story \u00e8 un\u2019artista a tutto tondo, polistrumentista (Sa-Ra Creative Partners), manager (Snoop Dogg), nonch\u00e9 produttore (Cubafonia di Daym\u00e9 Arocena del 2017) e nei suoi lavori trova ispirazione dalla musica e dalle culture distribuite in tutto il Corno d&#8217;Africa che fonde, alcune volte, con il cosiddetto \u201cnu-jazz\u201d inglese. In Bahir, oltre a diverse collaborazioni, si possono trovare l\u2019amore e lo studio di Dexter per la musica dell&#8217;Etiopia, un mix di jazz etiope, groove tuareg, afro-funk, soul somalo e influenze di jazz contemporaneo. Tra gli artisti che collaborano al disco ci sono Sudan Archives, Etsejgenet Mekonnen, Josef Leimberg, Miguel Atwood-Ferguson e la cantante etiope Hamelmal Abate, che presta la sua voce al primo singolo &#8220;Shuruba Song&#8221;. \u00c8 un album di estrema raffinatezza, dove l\u2019influenza dell\u2019Africa si sente moltissimo e, rispetto al precedente disco, ci sono nuovi suoni e nuove idee. Nel 45 giri con due brani molto belli, nel lato A \u2018Wejene Aola\u2019, troviamo la partecipazione di Kamasi Washington.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Nat Birchall<\/strong> &#8211; <strong>Cosmic Language lp (2018)<br>Modes For Trane 7\u201d Ltd ed 600 copies (2018)<\/strong><br><strong>Nat Birchall<\/strong> \u00e8 un artista jazz britannico, indipendente e creativo, sassofonista e compositore, sulla strada da quasi 20 anni. Cosmic Language \u00e8 nato da una performance una tantum in un centro di meditazione, il Maharishi Golden Dome nel West Lancashire. Visto il contesto in cui suonava, Nat ha cercato di creare ambientazioni trascendentali e per fare questo ha inserito l\u2019armonium indiano al posto del piano e preso spunti dalla tradizione indiana del raga. Sia l&#8217;album che lo spettacolo che lo ha preceduto sono stati registrati con lo stesso gruppo di musicisti che lavorano solitamente con Nat Birchall. Musicisti jazz della scena di Manchester, artisti del calibro di Matthew Halsall (un collaboratore di lunga data con Birchall), GoGo Penguin, oltre al buon batterista e percussionista Andy Hay e al pianista Adam Fairhall, musicista fondamentale nella musica di Nat, che in questa occasione ha abbandonato il pianoforte per l\u2019armonium. Birchall ha sempre cercato di inserire idee ad ampio respiro in una musica semplice da capire e questo album non fa eccezione. L&#8217;apertura dell&#8217;album &#8220;Man From Varanasi&#8221; \u00e8 un&#8217;ode a Bismillah Khan, uno degli eroi della musica indiana di Birchall che proveniva dalla citt\u00e0 indiana del nord nominata nel titolo. &#8220;A Prayer For&#8221;, \u00e8 un brano molto bello gi\u00e0 presente sul disco di Birchall \u201cAkhenaton\u201d e la nuova versione \u00e8 una delizia, con l\u2019uso dell\u2019armonium e l&#8217;assolo di basso con l\u2019archetto di Michael Bardon che migliora l&#8217;atmosfera Hindustani. Nat considera la musica ed il jazz parte integrante della vita quotidiana e non solo un intrattenimento occasionale e pensa che si dovrebbe ascoltare musica ogni giorno. Anche lo spiritual-jazz negli anni delle rivendicazioni sociali, malgrado guardasse allo spirituale ed era ispirato alla fantascienza, era impegnato nel concreto con l\u2019attivismo sociale ispirato alla coscienza nera per un cambiamento sociale. Il disco \u00e8 un tesoro di bellezza impeccabile e piacer\u00e0 a chi ama il jazz spirituale di Alice Coltrane e Yusef Lateef. Il 45 giri \u201cModes For Trane\u201d \u00e8 composto da 2 cover di beato jazz cosmico e spirituale. Entrambi dischi veramente belli che possono piacere anche ai neofiti del genere.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-28f84493 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"507\" height=\"600\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/3-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7375\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/3-1.jpg 507w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/3-1-254x300.jpg 254w\" sizes=\"auto, (max-width: 507px) 100vw, 507px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"450\" height=\"600\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/4-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7376\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/4-1.jpg 450w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/4-1-225x300.jpg 225w\" sizes=\"auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\/\/ di Gianluca Giorgi \/\/ Stephan Micus, Thunder (2023)Stephan Micus \u00e8 uno degli artisti contemporanei&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":2338,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[24,9,18,2,3,6,23,13],"tags":[],"class_list":["post-7372","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-african-american","category-cultura","category-fusion","category-jazz","category-musica","category-recensione-dischi","category-ristampa-vinile","category-world-music"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/divano_Vinile.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7372","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7372"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7372\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7380,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7372\/revisions\/7380"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2338"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7372"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7372"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7372"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}