{"id":7012,"date":"2024-08-24T17:55:29","date_gmt":"2024-08-24T15:55:29","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=7012"},"modified":"2024-08-24T18:55:08","modified_gmt":"2024-08-24T16:55:08","slug":"lorenzo-bisogno-quartet-feat-cosimo-boni-con-its-a-new-day-una-perfetta-saldatura-fra-passato-e-presente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2024\/08\/24\/lorenzo-bisogno-quartet-feat-cosimo-boni-con-its-a-new-day-una-perfetta-saldatura-fra-passato-e-presente\/","title":{"rendered":"Lorenzo Bisogno Quartet, Feat. Cosimo Boni, con \u00abIt&#8217;s A New Day\u00bb: una perfetta saldatura fra passato e presente"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>Al netto della modularit\u00e0 stilistica, il tragitto sonoro mantiene una persistente aura newyorkese ed un mood afro-americano, tenendosi alla larga da anagrammi finto scandinavi o da musicarelli e languori canterini modello jazz club mediterran\u00e9e.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Lorenzo Bisogno \u00e8 un musicista di talento con un background americano che gli offre una visione dilatata del vernacolo jazzistico: pur sapendo deambulare acrobaticamente sul filo della tradizione non disdegna le incursioni nel presente e nella multiforme contemporaneit\u00e0 del jazz. Avendolo visto all&#8217;opera in vari contesti &#8211; perfino alcune jam-session &#8211; il primo elemento sobbalzante e distintivo che caratterizza il sassofonista \u00e8 dato dal controllo e dal dominio sullo strumento, nonch\u00e9 da una calibrata propriet\u00e0 idiomatica. Dopo il disco d&#8217;esordio \u00abOpen Spaces\u00bb e il relativo tour, sia in Italia che all\u2019estero, insieme a Massimo Morganti, per Lorenzo Bisogno si apre un secondo capitolo sulla medesima falsa riga del precedente. Il recente lavoro edito dalla EMME Record ne \u00e8 una dimostrazione lampante. \u00abIt&#8217;s A New Day\u00bb realizzato in quartetto allargato con Manuel Magrini al piano, Pietro Paris al contrabbasso e Lorenzo Brilli alla batteria, si evolve in un quintetto con la partecipazione straordinaria della tromba di Cosimo Boni, con cui Bisogno stabilisce una perfetta e dinamica interazione, a tratti compensatoria e mutualistica, tanto che il costrutto sonoro diventa a tratti un volo radente sui paesaggi sospesi e mai troppo canonizzati, tipici del secondo quintetto davisiano, che funge solo da motivo ispiratore e da diluente creativo: il materiale trattato \u00e8 fresco di conio ed in massima parte firmato del band-leader.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Sassofono e tromba si scambiano doni e promesse per l&#8217;eternit\u00e0<\/strong> caratterizzando buona parte dell&#8217;album, senza emarginare mai il resto del line-up costituito da una solida e sinergica retroguardia, in cui svetta sovente il piano di Magrini, il cui flusso armonico, mai prevedibile e banale, diventa una piattaforma di lancio ideale per i due fiati, mentre basso e batteria garantiscono un calibrato apporto ritmico, consentendo cos\u00ec al convoglio di non deragliare sul terreno del facile manierismo, specie nelle fasi improvvisative, e di trovare sistematicamente la strada maestra di un concept imperniato su un apporto compositivo alquanto ampio Al netto della modularit\u00e0 stilistica l&#8217;impianto armonico mantiene una persistente aura newyorkese ed un mood afro-americano, tenendosi alla larga da anagrammi finto scandinavi o da musicarelli e languori canterini da jazz modello <em>club mediterran\u00e9e<\/em>. L&#8217;opener dell&#8217;album \u00e8 affidato alla title-track, \u00abIt\u2019s A New Day, un componimento a firma Bisogno che rappresenta quasi la summa dell&#8217;intero progetto ed una sorta di manifesto programmatico del line-up. Introdotto dal pianoforte, il tema si dipana su uno scenario metropolitano ricco di spunti e di influenze musicali che vanno al soul alla street-culture per per poi incunearsi in un dedalo di sonorit\u00e0 funkfied, sostenute da un groove disteso e brillante. La successiva \u00abEmbers\u00bb, scritta dal contrabbassista Pietro Paris, \u00e8 un gioiellino di post-bop arricchito da scaglie di soul jazz, in cui il piano diventa un ottimo indicatore di marcia per il sax e la tromba, sorrette da basso e batteria che non lasciano aria ferma.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>\u00abIt\u2019s An Old day\u00bb, scritta dal band-leder,<\/strong> \u00e8 una struggente ballata mid-range locupletata da una melodia a presa rapida e magnificata da un fluente tappeto armonico secreto dal pianoforte di Magrini, su cui sax e tromba si alternano liberando tutti i loro demoni creativi ed un&#8217;invidiabile dote di balladeer. \u00abRed Circles\u00bb, ancora farina del sacco Lorenzo, rappresenta un ottimo quadro circolare che mette in evidenza il sinergico interplay del line-up, soprattutto il gioco contrappuntistico tra sassofono e tromba a cui il piano fa da collante. \u00abTrying To Remember\u00bb, sempre a firma Bisogno, \u00e8 un componimento armonicamente semplice e poco vincolante, incentrato su un arrangiamento a maglie larghe che consente una fuga improvvisativa non perimetrabile, nello specifico incrementata da un ostinato di basso e piano che conduce lentamente al recupero del tema iniziale. \u00abKnow Thing\u00bb, scritta dal trombettista Cosimo Boni, arricchisce il costrutto sonoro con un&#8217;ambientazione molto davisiana, caratterizzata per contro da un&#8217;atmosfera dilatata e sospesa di stampo shorteriano. \u00abD\u00eda De Los Muertos\u00bb di Manuel Magrini \u00e8 strutturata come una marcia brunita e flendente scandita dal piano, su cui tromba e sassofono mettono in evidenza la loro innata <em>vis drammatica,<\/em> senza mai scadere nel languore o nel patema. \u00abMayabe Not\u00bb e \u00abThat Was For Albert\u00bb sono due brevi ponteggi improvvisativi, implementati su uno schema armonico shorteriano, i quali fanno da cornice a \u00abGrec\u00f2\u00bb, scritta da Pietro Paris, uno dei momenti pi\u00f9 suggestivi dell&#8217;album, una ballata intensa e crepuscolare, nella quale gli strumenti a fiato raggiungono profondit\u00e0 abissali e dove lo stesso contrabbassista esprime un elevato gradiente di melodismo. Al netto di ogni considerazione tecnica \u2013 nello specifico superiore alla media del periodo &#8211; \u00abIt\u2019s A New Day di Lorenzo Bisogno Quartet \u00e8 un esempio illuminante di jazz resiliente in tutta la sua prorompente bellezza formale e sostanziale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1007\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/Lorenzo_Bisogno-1-1007x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7015\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/Lorenzo_Bisogno-1-1007x1024.jpg 1007w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/Lorenzo_Bisogno-1-295x300.jpg 295w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/Lorenzo_Bisogno-1-768x781.jpg 768w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/Lorenzo_Bisogno-1.jpg 1080w\" sizes=\"auto, (max-width: 1007px) 100vw, 1007px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Lorenzo Bisogno<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Al netto della modularit\u00e0 stilistica, il tragitto sonoro mantiene una persistente aura newyorkese ed un&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":7014,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[9,26,22,2,3,6,28],"tags":[],"class_list":["post-7012","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-editoriale","category-italian-jazz","category-jazz","category-musica","category-recensione-dischi","category-swing"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/Lorenzo_Bisogno-e1724514729925.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7012","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7012"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7012\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7020,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7012\/revisions\/7020"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7014"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7012"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7012"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7012"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}