{"id":694,"date":"2022-08-01T23:25:16","date_gmt":"2022-08-01T21:25:16","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=694"},"modified":"2023-05-22T10:08:12","modified_gmt":"2023-05-22T08:08:12","slug":"roberto-ottaviano-alexander-hawkins-a-spasso-con-mingus-e-charlie-dodicilune-2022","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2022\/08\/01\/roberto-ottaviano-alexander-hawkins-a-spasso-con-mingus-e-charlie-dodicilune-2022\/","title":{"rendered":"ROBERTO OTTAVIANO &amp; ALEXANDER HAWKINS A SPASSO CON MINGUS E CHARLIE (DODICILUNE, 2022)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>Roberto Ottaviano &amp; Alexander Hawkins | \u00abCharlie\u2019s Blue Skylight\u00bb<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>Premessa: il titolo dell&#8217;articolo \u00e8 un metafora tesa a sottolineare il fatto che Mingus non amava essere chiamato Charlie, se non dalle persone a lui pi\u00f9 vicine. In inglese significa Carletto e lui lo vedeva come un&#8217;irrispettosa deminutio della sua importanza artistica, fisica ed umana. Ma se qualcuno ha l&#8217;ardire di usarlo nel titolo di un disco basato sulle sue composizioni, significa che gli \u00e8 molto vicino, idealmente, nello spirito e nel mood.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Immaginate un contesto surreale e fumettistico in cui un qualsivoglia musicista contemporaneo e Mingus fossero dirimpettai nel quartiere residenziale di una citt\u00e0 ideale che, per comodit\u00e0, chiameremo Pitecantropoli. Fate ancora un altro sforzo d&#8217;immaginazione e pensate se il giovane ed incauto jazzista, udendo la musica del burbero contrabbassista, felice di avere un cos\u00ec tanto illustre vicino di casa, corresse a comprare tutti i suoi album ed improvvisamente decidesse di \u00abrifargli il verso\u00bb, ossia di realizzare un disco con una selezione di brani tratti dal repertorio mingusiano. A questo punto potrebbe essersi cacciato in un grosso guaio. Mingus \u00e8 stata una delle figure pi\u00f9 imponenti (perfino fisicamente) della nomenclatura del jazz post-bellico, operando come una cuspide in una zona astrale di confine, che anticipava di almeno un decennio il concetto di \u00abjazz libero\u00bb, regolamentato, ma non regolare e prevedibile. La storia ci dice che fu uno dei pochi a non patire il tramonto del bebop, distillando negli anni Settanta alcuni capolavori ad imperitura memoria come \u201cChanges One &amp; Two\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Per chi come me ha scandagliato la musica e la vita del genio di Nogales<\/strong> scrivendo una monografia, sa bene che nulla \u00e8 scontato e che non esistono particolari teoremi o formulette magiche per scinderne i contenuti, sintetizzarli o sterilizzarli, ma solo uno studio serio, profondo ed accurato delle partiture. Ne sa qualcosa anche Roberto Ottaviano che ne ha dato una versione ed una visone alquanto sui generis e non convenzionale. Con Mingus, o rischi di fare il compitino per il saggio scolastico, il karaoke per gli amici al compleanno del nonno, oppure ti divora per la sua irsuta complessit\u00e0, ma algebricamente logica, dove complesso non significa complicato ed il concetto di semplicit\u00e0, intesa come leggibilit\u00e0 e congruenza armonica, non corrisponde mai a semplificazione o scorciatoia, piuttosto diventa un parametro essenziale del concepimento creativo. Roberto Ottaviano ed il suo sodale inglese consapevoli di trovarsi al cospetto di una monade, hanno saputo mettere le mani su quei materiali con accortezza, senza per\u00f2 ustionarsi: studio, analisi e rispetto dei fenomeni intrinseci ed estrinseci alla produzione mingusiana, ma con il desiderio di addivenire ad un costrutto concettuale coerente che ne avesse l&#8217;essenza, ma che vibrasse nell&#8217;aria come un disco di Ottaviano e Howkins. In effetti, \u00abCharlie&#8217;s Blue Skylight\u00bb \u00e8 un disco di Roberto Ottaviano e Alexander Howkins, a prescindere dal fatto che il materiale provenga o meno dal repertorio di Mingus.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Si tenga conto che il lascito mingusiano incorpora elementi molteplici<\/strong> all&#8217;interno di una discografia dove ogni album non \u00e8 mai simile al precedente e risulta piuttosto distante dal successivo. <em>Rebus sic stantibus <\/em>appare alquanto difficile districarsi in quel crogiolo di narcisismo, vocazione orchestrale, prese di coscienza, irruzioni nella politica dell&#8217;epoca ed iperbole verbale, spesso conclamata e presente all&#8217;interno dei microsolchi. Con \u00abCharlie&#8217;s Blue Skylight\u00bb, Roberto Ottaviano ed il suo socio in affari riescono perfettamente nell&#8217;impresa di non incappare in un&#8217;operazione di ricalco, attraverso  un\u2019ennesima riesposizione speculare delle tematiche mingusiane, ma si muovono sull&#8217;asse cartesiano di un&#8217;equilibrata ed aggiornata rigenerazione del songbook del contrabbassista. I due musicisti s&#8217;incarnano perfettamente in quel parenchima sonoro, per poi uscirne attraverso un modulo esecutivo ed espressivo decisamente diversificato, se non altro per il minimalismo strumentale che contrasta con la <em>forma mentis<\/em> mingusina tendenzialmente votata alle orchestrazioni con pi\u00f9 sezioni. Nello specifico, bisogna rinunciare alla fibrillante parte solistica di un contrabbasso o all&#8217;irruenza di una brass-section Per verit\u00e0 storica, va detto che l&#8217;allora trentenne Ottaviano, nel 1988, ai tempi della Splasc(h) Records, si era cimentato con lo scibile del Barone di Nogales insieme ad un collettivo costituito da soli strumenti a fiato, dandone un&#8217;interpretazione, all&#8217;epoca, alquanto inconsueta. Non si dimentichi che negli anni Ottanta proliferavano dovunque le varie Mingus Tribute Band ed iniziative come quelle del batterista Dannie Richmond, le quali riproponevano l&#8217;opera mingusiana in maniera pentagrammatica ed imitativa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Andare oltre Mingus sarebbe stata impresa ardua per chiunque<\/strong>, cos\u00ec Ottaviano e Hawkins preferiscono aggirarlo ed operare ai fianchi, pur mantenendone in essere le strutture compositive filtrate attraverso il proprio background ed il bagaglio di esperienze accumulate nell&#8217;arco di una lunga attivit\u00e0 discografica e concertistica; soprattutto perch\u00e9 siffatte operazioni sono costrette successivamente trovare la giusta <em>compliance<\/em> nel passaggio dallo studio al palcoscenico, dove generalmente i punti di ancoraggio del progetto devono essere ben chiari e distinti, tanto da poter innestare nuovi elementi creativi, specie in fase improvvisativa. L&#8217;opener \u00abCanon\u00bb mette in luce immediatamente il nitido e profondo timbro del sax soprano di Roberto Ottaviano, che procede in maniera serafica attraverso un&#8217;interpretazione quasi fedele all&#8217;originale, per poi divincolarsi in progress sulla spinta del piano di Hawkins, il quale favorisce un ampliamento dello spettro ritmico-melodico. \u00abHobo Ho\u00bb, tratto da \u00abLet My Children Hear Music\u00bb, \u00e8 dedicata alla figura leggendaria del tipico vagabondo americano di fine Ottocento, che viaggiava saltando da un treno merci all&#8217;altro. Lo scambi dialogico e contrappuntistico fra il pianoforte di Alexander Hawkins e il sassofono di Roberto Ottaviano sembra ricordare a tratti il ritmo di quei treni che viaggiano nelle sconfinate praterie americane. \u00abRemember Rockfeller At Attica\u00bb fa riferimento al governatore di Attica (argomento trattato anche da Archie Shepp) che perpetr\u00f2 una strage facendo uccidere trentuno detenuti durante una rivolta carceraria. Il componimento viene scisso in una dimensione duale: da una parte l&#8217;ancia di Ottaviano che diventa evocativa e meditabonda facendo leva sul quadro emozionale; dall&#8217;altra il pianoforte, pi\u00f9 dinamico e descrittivo che sembra restituire tutta la rabbia repressa di Mingus recuperandone l&#8217;impianto ritmico-armonico originario.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>\u00abOh Lord, Don\u2019t Let Them Drop, That Atomic Bomb On Me\u00bb<\/strong> viene avvolta in un&#8217;aura sospesa, quasi ironica, a met\u00e0 via tra jazz e riverberi di cultura classicheggiante. In \u00abDizzy Mood\u00bb il soprano di Roberto riesce a surrogare in maniera esemplare il contrabbasso, mentre tutt&#8217;attorno si sviluppa un&#8217;atmosfera dal gusto retr\u00f2. Il racconto che i due sodali fanno di\u00abSmooch A.K.A. Weird Nightmare\u00bb \u00e8 piuttosto personale, trasformando quasi un incubo in un sogno. La versione di \u00abPithecanthropus Erectus\u00bb \u00e8 un elisir di pregio millesimato e fluente, magnificato dalle scorrevoli linee di Ottaviano e dal laborioso costrutto di Hawkins: i due sembrano inizialmente studiarsi attraverso sonorit\u00e0 primitive, apotropaiche ed onomatopeiche per poi giungere ad un punto di confluenza creativa da manuale del jazz moderno, restituendo al mondo degli uomini la tempra sperimentale del primigenio componimento, pur all&#8217;interno del minimalismo strumentale a due punte. In \u00abFree Cell, Block F Tis Nazi U.S.A.\u00bb Ottaviano riscopre il suo universo lacyano emanando un lirismo avvolgente che fuoriesce dalle spire e dalle adamantine circonvoluzioni del soprano, a saldo e compensazione dello spirito pi\u00f9 marciante del pianoforte. \u00abSelf Portrait In Three Colors\u00bb \u00e8 la rappresentazione fisico-somatica del genio di Nogales, il quale sosteneva: \u00ab<em>Sono Charles Mingus, mezzo nero e mezzo giallo\u2026 ma non proprio giallo e nemmeno bianco<\/em>\u00bb. Un componimento strutturalmente semplice imperniato su una melodia che si ripete tre volte e che Ottaviano ed Hawkins riescono a rielaborare con un&#8217;opulenza strumentale polifonica. Man mano che si procede verso il rush finale ci si avvede che il connubio Bari-Oxford, tra due musicisti di talento, si va sempre pi\u00f9 solidificando nella rispettosa rilettura di un Mingus, che pur mantenendo il suo irrequieto ed infuocato corredo enzimatico, appare a tratti inedito e adatto a forme evolutive di ricerca e sperimentazione: Ottaviano e Hawkins si mostrano subito abili a smarcarsi dalla dimensione del tributo calligrafo fine a s\u00e9 stesso. La mimesi narrativa, ossia il rapporto di analogia tra la realt\u00e0 ispirativa e la corrispondente rappresentazione artistica dell&#8217;oggetto trattato, si ripete anche \u00abHaitian Fight Song\u00bb, legata alla rivolta degli schiavi haitiani avvenuta sul finire del XVII secolo e che Mingus lanci\u00f2 nel 1957, in un momento di forti tensioni razziali: nell&#8217;esposizione di Ottaviano-Hawkins viene preservata tutta l&#8217;elettricit\u00e0 tensioattiva del componimento originale. A suggello dell&#8217;album uno dei momenti pi\u00f9 riusciti dell&#8217;intero progetto con una ballata di rara bellezza, \u00abUs Is Two\u00bb magnificata da un dialogo mercuriale fra i due strumenti, quasi una firma per dire che uno pi\u00f9 uno spesso fa molto pi\u00f9 di due. Assai rilevante risulta il commento dello stesso Ottaviano: \u00ab<em>Credo sia passata l\u2019et\u00e0 degli \u00abomaggi\u00bb, e l\u2019omaggio migliore consiste nel far comprendere che il corpus compositivo e strategico, insieme al pensiero, di un artista vale ancora la pena di essere \u00abusato\u00bb. Poi, ancor meglio se Alex ed io funzioniamo ad un livello alchemico<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"681\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/roberto-ottaviano-alexander-hawkins-foto-luca-dagostino-5.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-696\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/roberto-ottaviano-alexander-hawkins-foto-luca-dagostino-5.webp 1024w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/roberto-ottaviano-alexander-hawkins-foto-luca-dagostino-5-300x200.webp 300w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/roberto-ottaviano-alexander-hawkins-foto-luca-dagostino-5-768x511.webp 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Roberto Ottaviano &amp; Alexander Hawkins (foto Luca D\u2019Agostino)<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Roberto Ottaviano &amp; Alexander Hawkins | \u00abCharlie\u2019s Blue Skylight\u00bb Premessa: il titolo dell&#8217;articolo \u00e8 un&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":695,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[9,2,3,6,13],"tags":[],"class_list":["post-694","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-jazz","category-musica","category-recensione-dischi","category-world-music"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/roberto-ottaviano-alexander-hawkins-charlies-blue-skylight-dodicilune-e1684704237402.webp","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/694","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=694"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/694\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":720,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/694\/revisions\/720"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/695"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=694"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=694"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=694"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}