{"id":6892,"date":"2024-07-30T18:43:55","date_gmt":"2024-07-30T16:43:55","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=6892"},"modified":"2024-07-30T18:43:56","modified_gmt":"2024-07-30T16:43:56","slug":"bossa-nova-soul-samba-forse-il-disco-piu-riuscito-di-ike-quebec-non-documentato-da-molti-libri-di-storia-del-jazz-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2024\/07\/30\/bossa-nova-soul-samba-forse-il-disco-piu-riuscito-di-ike-quebec-non-documentato-da-molti-libri-di-storia-del-jazz-2\/","title":{"rendered":"\u00abBossa Nova Soul Samba\u00bb, forse il disco pi\u00f9 riuscito di Ike Quebec, non documentato da molti libri di storia del jazz"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>&#8230;solcato dalla \u00absaudate\u00bb brasiliana e dal languore tipico del soul; soprattutto il sassofonista scelse un repertorio diverso da quello normalmente in uso in tale contesto, marcando molto la sua inflessione blues e rendendo un unicum il suo tributo alla bossa nova.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Rovistando negli archivi della memoria ci si rende conto che alcuni dischi sono stati solo meno fortunati di altri. Ad esempio \u00abBossa Nova Soul Samba\u00bb di Ike Quebec potrebbe contenere il primato a quello che \u00e8 forse il suo album pi\u00f9 celebre e lodato, ossia \u00abBlue And Sentimental\u00bb. Nel periodo compreso tra il 1961 e 1962, Quebec registr\u00f2 cinque splendide sessioni per la Blue Note mentre la sua lotta contro il cancro, che lo avrebbe ucciso nel gennaio 1963, sembrava, purtroppo, una battaglia persa. Al netto di ogni considerazione, nonostante la moda lanciata da Stan Getz, quella di Ike Quebec non fu una semplice strategia per sfruttare un momento favorevole a questo genere di musica utilizzando un clich\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Le motivazioni sono molteplici<\/strong>: intanto perch\u00e9 le sue condizioni fisiche gli consentivano di muoversi pi\u00f9 agilmente all\u2019interno di un contesto sonoro soffuso e romantico, solcato dalla \u00absaudate\u00bb brasiliana e dal languore tipico del soul; soprattutto il sassofonista scelse un repertorio diverso da quello normalmente in uso in tale contesto, marcando molto la sua inflessione blues e rendendo un unicum il suo tributo alla bossa nova. La copertina quasi da film noir in bianco, nero e rosa di questo album rappresenta uno differente stato d\u2019animo, pi\u00f9 profondo, notturno, crepuscolare, decisamente in contrasto con la policromia di certi dischi filo-brasiliani dell\u2019epoca; forse il sassofonista avvertiva che questo sarebbe stato il suo canto del cigno. Il destino volle proprio cos\u00ec. L\u2019album \u00e8 sorretto da un groove morbido e leggero ed \u00e8 dominato da una persistente malinconia e da un\u2019evidente brumosit\u00e0. La mente corre veloce a Ben Webster o Coleman Hawkins, ma Quebec esprime una forte personalit\u00e0 e mostra di essere tutt\u2019altro che un succedaneo o un personaggio epigonale: Ike possedeva tutti gli strumenti per affrontare la mania ed il culto della bossa nova che aveva in qualche misura contagiato tanti musicisti jazz; le sue ispirate performance, ma anche quelle collettive, disegnano un piccolo mondo sospeso quasi in una dimensione magica con un nitido senso della melodia; soprattutto il suo modo di suonare, sia pur avvolto in una calma serafica, \u00e8 sempre dominante. Decisivo l\u2019appoggio di Kenny Burrell alla chitarra, Wendell Marshall al basso, Willie Bobo alla batteria e Garvin Masseaux alle percussioni. \u00abBossa Nova Soul Samba\u00bb \u00e8 un disco pianoless, tanto che la sessione acquista un\u2019aura di intimit\u00e0, la musica \u00e8 calda e pastosa e sembra narrata come una serenata al chiaro di luna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Perfino la scelta dei brani non fu per nulla prevedibile e scontata<\/strong>, tipica di chi avrebbe voluto \u00abvincere facile\u00bb: non ci sono, ad esempio, classici del repertorio di Jobim e nessuna delle nove tracce appartiene al consueto e sfruttato catalogo della bossa nova: per contro sia Burrel con \u00abLoie\u00bb che Quebec con \u00abBlue Samba\u00bb e \u00abMe \u2018n\u2019 You\u00bb proposero composizioni inedite ed originali, le quali finirono per diventare i momenti di punta dell\u2019album. Inoltre il sassofonista si prese un bel rischio nell\u2019adattare uno standard tradizionale come \u00abLiebestraum\u00bb o il tema di Dvorak \u00abGoin\u2019 Home\u00bb, trasformandoli in due in pezzi stile samba fatalmente efficaci. L\u2019intero costrutto venne concepito con oculatezza e magistralmente eseguito, con l\u2019intento di trattare la bossa come un\u2019inedita opportunit\u00e0 di espressione e crescita personale e collettiva, non solo una moda da cavalcare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La relativa brevit\u00e0 della maggior parte delle tracce \u00e8 senza dubbio una dei punti di forza di \u00abBossa Nova Soul Samba\u00bb, dove sembra accadere tutto e subito. Il modulo sonoro si adatta bene allo stato fisico e mentale di Quebec: non aspettatevi impeti o esibizioni muscolari, ma una spirale di emozioni che cammina sempre sottotraccia Il sassofonista suona con una straziante tenerezza, supportato dalla sensibilit\u00e0 di Kenny Burrell. L\u2019album \u00e8 piuttosto doloroso da ascoltare, non per la musica che \u00e8 estremamente coinvolgente, ma per gli eventi che lo circondano. Registrato nell\u2019ottobre 1962, fu l\u2019ultimo album del sassofonista, il quale meno di quattro mesi dopo sarebbe morto di cancro ai polmoni. L\u2019immagine di un uomo sofferente, forse conscio del proprio destino, difficilmente si allontana dalla mente. Lo stesso Rudy Van Gelder, nelle note di copertina per un\u2019edizione rimasterizzata dell\u2019album, scriveva: \u00abI<em>ke ha sempre suonato meravigliosamente, anche alla fine, quando stava morendo, voglio dire, letteralmente morendo<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>\u00abBossa Nova Soul Samba\u00bb \u00e8 una preziosa gemma poco conosciuta<\/strong> della Blue Note, pervasa da un un lirismo elegiaco, soprattutto se si considera che nessuno dei musicisti aveva mai suonato prima qualcosa di simile alla bossa; eppure fu un set assai convincente, forse il pi\u00f9 riuscito in assoluto della breve carriera di Ike Quebec, anche se non documentato o certificato da molti libri di storia del jazz.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"597\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/IKE-Quebec--1024x597.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-6894\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/IKE-Quebec--1024x597.png 1024w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/IKE-Quebec--300x175.png 300w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/IKE-Quebec--768x448.png 768w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/IKE-Quebec-.png 1100w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Ike Quebec<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8230;solcato dalla \u00absaudate\u00bb brasiliana e dal languore tipico del soul; soprattutto il sassofonista scelse un&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":6893,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[24,29,25,9,26,2,3,6,23,8],"tags":[],"class_list":["post-6892","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-african-american","category-bebop","category-blues","category-cultura","category-editoriale","category-jazz","category-musica","category-recensione-dischi","category-ristampa-vinile","category-storia-del-jazz"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/SoulSamba.png","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6892","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6892"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6892\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6895,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6892\/revisions\/6895"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/6893"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6892"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6892"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6892"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}