{"id":6471,"date":"2024-07-05T19:13:35","date_gmt":"2024-07-05T17:13:35","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=6471"},"modified":"2024-07-06T01:25:44","modified_gmt":"2024-07-05T23:25:44","slug":"dexter-gordon-cla-direzionalita-esecutiva-come-arma-di-seduzione-di-massa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2024\/07\/05\/dexter-gordon-cla-direzionalita-esecutiva-come-arma-di-seduzione-di-massa\/","title":{"rendered":"Dexter Gordon, la direzionalit\u00e0 esecutiva come arma di seduzione di massa"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>di Francesco Cataldo Verrina<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Dexter Gordon \u00e8 stato un personaggio \u00abenorme\u00bb sotto tutti gli aspetti, non solo per l\u2019imponenza della sua corporatura. \u00c8 storicamente provato che ebbe un&#8217;acclarata influenza sullo sviluppo del sassofono tenore, riuscendo ad essere un punto di confluenza tra Lester Young e Coleman Hawkins. Sonny Rollins e John Coltrane ne subirono inizialmente il fascino. Negli ultimi anni della sua carriera dimostr\u00f2 di essere anche un valido attore: nel 1986 fu il protagonista del film di Bertrand Tavernier \u00abRound Midnight\u00bb. La ricetta di Gordon conteneva ingredienti dichiarati, che nascevano dalle invenzioni di Lester Young e dalla profondit\u00e0 armonica di Coleman Hawkins, impastate con la genialit\u00e0 di Charlie Parker, ovviamente Dexter aggiunse il proprio lievito creativo, ispirando una nuova generazione di sassofonisti, tra cui John Coltrane. \u00ab<em>Il Jazz per me \u00e8 una musica viva, \u00e8 una musica che sin dal suo inizio ha espresso i sentimenti, i sogni e le speranze della gente!<\/em>\u00bb, diceva Dexter Gordon.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>\u00abGo\u00bb rappresenta il traguardo pi\u00f9 alto della sua discografia<\/strong>, almeno in termini commerciali \u00e8 fra i cinque dischi pi\u00f9 venduti del catalogo Blue Note), e sin dalle prime battute s&#8217;intuisce che Dexter intende tagliare subito gli ormeggi e veleggiare spedito con disinvoltura. Bastano poche note per capire che \u00abGo\u00bb sia un album nato sotto influssi celesti assai propizi, dove tutto risulta magicamente armonico ed ogni tessera del mosaico appare perfettamente incastrata. Un quartetto stellare, magnificato dalla presenza dell\u2019elegante pianista Sonny Clark, dell\u2019agile batterista Billy Higgins e da un bassista solido ma flessibile come Butch Warren. Tutti i comprimari sono cruciali nel fare funzionare alla perfezione gli ingranaggi della macchina del suono guidata da un brillante Dexter \u00abFlash\u00bb Gordon. Solitamente la capacit\u00e0 di un album di polarizzare i cultori o i detrattori pu\u00f2 trovare la giusta dimensione in un\u2019antitetica relazione amore-odio: gli appassionati di jazz, quasi all&#8217;unanimit\u00e0, collocano \u00abGo\u00bb di Dexter Gordon nel museo dei tesori di inestimabile valore. Mentre il sassofonista veniva insignito del serto di alloro in un tripudio di folla e di consensi, qualche bastian contrario, attratto dalle nascenti avanguardie, sollev\u00f2 dei dubbi. In verit\u00e0, si potrebbe obiettare che era il 1962 e l\u2019hard bop presente in questi solchi non avesse prodotto alcuna innovazione, favorendo, per contro, solo una forte impennata delle vendite ed una maggiore capillarizzazione del jazz tradizionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>La domanda sorge spontanea:<\/strong> davvero l\u2019innovazione \u00e8 l\u2019unico prerequisito per creare arte, o sono l\u2019eccellenza della musica, la qualit\u00e0 compositiva, l&#8217;immediatezza di fruizione e la perfetta esecuzione a trasformare una semplice session in un evento memorabile e consegnare un album come \u00abGo\u00bb agli annali della storia? Qualcuno potrebbe sottolineare che tutte le opere d\u2019arte, divenute epocali, abbiano segnato un decisivo passo avanti al momento del loro rilascio. \u00abGo\u00bb, al contrario, rappresenta una forma d\u2019arte superiore, ossia la capacit\u00e0 del jazz di parlare a tutti, di essere accessibile in maniera universale. \u00abGo\u00bb non \u00e8 solo un disco facile, lineare, fruibile, ma anche \u00abbello\u00bb, impeccabile, preciso, senza ardimentose fughe verso l\u2019impossibile. Qui la bellezza \u00e8 arte, regola d&#8217;arte e stato dell&#8217;arte, dove la perfezione diventa presenza scenica e completa rappresentazione estetica e formale delle strutture melodico-armoniche. \u00abCheese Cake\u00bb, l\u2019unico componimento originale di Gordon presente tra i solchi, gioca su un approccio simile al coltraniano \u00abMr. PC\u00bb contenuto in \u00abGiant Steps\u00bb. Per paradosso, Coltrane aveva sempre dichiarato di considerare Dexter Gordon come uno dei suoi punti di riferimento nei primi anni \u201950, mentre Dexter Gordon ammise di essere stato influenzato da Coltrane a partire dalla fine del decennio. Ovviamente, \u00abGo\u00bb \u00e8 lontano anni luce da ci\u00f2 che Trane stava elaborando in quel periodo, soprattutto Gordon non sentiva l\u2019impulso di andarsi a collocare nel puzzle dei paesaggi improvvisati, talvolta surreali che contraddistinguevano gli album di Coltrane, geniali ma non di facile metabolizzazione. Quella di Gordon era sempre stata un\u2019evoluzione controllata ed un adattamento ai tempi, senza tralasciare mai la componente ludica della musica a vantaggio di implicazioni sociali, intellettuali e sperimentalismi di sorta.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/Go-1024x1024.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-6474\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/Go-1024x1024.webp 1024w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/Go-300x300.webp 300w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/Go-150x150.webp 150w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/Go-768x768.webp 768w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/Go.webp 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Non dimentichiamo che il sassofonista era stato influenzato da Lester Young<\/strong> e da Duke Ellington e che il suo retaggio culturale affondava le radici nell&#8217;epopea delle big band, per cui non sottovalut\u00f2 mai il potere dell\u2019accessibilit\u00e0 del jazz, la ballabilit\u00e0 e l&#8217;immediatezza del fraseggio. L\u2019amore per una produzione musicale facilmente \u00abvendibile\u00bb, oggi diremmo commerciale, potrebbe essere plausibile, ma Dexter era un trascinatore nato, capace di far muovere le folle e di scaldare il pubblico anche dei Paesi Scandinavi, dove ebbe un enorme successo. <em>Ad abundantiam<\/em>, va sottolineato ancora che Gordon dimostr\u00f2 di avere perfino notevoli capacit\u00e0 attorali nel film \u00abRound Midnight\u00bb del regista francese Bertrand Tavernier, ispirato alla vita di Bud Powell. Il pianista Sonny Clark, il bassista Butch Warren e il batterista Billy Higgins, tutti abili musicisti, completano ed esaltano l&#8217;elegante <em>outfit<\/em> di Gordon, quasi trascinati da una forza divina. Proprio dall\u2019ingresso di Gordon e Higgins sulla linea di basso discendente di Butch Warren in \u00abCheese Cake\u00bb, l&#8217;album conferma di essere all\u2019altezza della sua fama: Dexter guadagna subito il proscenio con disinvoltura e sicurezza e non lascia trapelare dubbi sul fatto che quello sarebbe stato un set in <em>smoking<\/em>. Il suo tono \u00e8 ampio e maestoso dappertutto; Sonny Clarke segue con un breve assolo post-Powell, conciso e alquanto trattenuto, prima che Gordon ritorni per alcuni incisi, mantenendo intatta l\u2019energia del pezzo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>La ballata che segue, \u00abI Guess I\u2019ll Hang My Tears Out To Dry\u00bb<\/strong>, sembra una reminiscenza di un vecchio Coltrane. Forse in qualche modo, inspiegabilmente, evoca in maniera vivida e cinematografica l\u2019immagine\/sensazione di un giro notturno in taxi a New York, sfrecciando in citt\u00e0 sotto la pioggia battente in una di quelle notti autunnali, quando il primo freddo attraversa l\u2019aria umida e la citt\u00e0 scorre serenamente avvolta da una nebbiolina acquosa di luci e ombre fluttuanti. A parte la metafora, con il passaggio all&#8217;altro solco si cambia ritmo: Higgins mantiene un impulso leggermente rallentato, creando uno swing contagioso per tutta la durata della melodia. Lo stesso Higgins \u00e8 ancora in evidenza nell&#8217;intro latino di \u00abLove For Sale\u00bb. Dexter suona con un piglio maestoso e sarcastico al contempo, iniettando nel costrutto sonoro un fraseggio che evoca un senso di magnificenza e che trascende la melodia stessa. La sua entrata, dopo l\u2019assolo di Clarke, lascia presto spazio a brillanti arpeggi ascendenti che coprono quasi tutta la gamma dello strumento, pregni di suoni gravosi a basso registro (che ricordano ancora il modo di suonare del Trane di quel periodo) fino ad un lamento acuto, quasi vocale. \u00abThree O\u2019Clock In The Morning\u00bb \u00e8 un mid-range su cui Gordon brilla, affermando la sua mercuriale e certosina padronanza dello strumento e dell\u2019idioma jazzistico. La melodia, tipico veicolo hard bop, viene trasformata nelle mani di Gordon in un elemento di classe sopraffina. Basta ascoltare l\u2019assolo perfettamente scolastico di Clarke in contrasto con il modo di suonare di Gordon: la creativit\u00e0 del sassofonista \u00e8 evidente. In \u00abSecond Balcony Jump\u00bb ancora una volta Gordon s&#8217;intromette nella progressione del pianista magnificandone l\u2019assolo con un tocco leggiadro e scanzonato. Nonostante Sonny Clarke sia stato un abile pianista non regge la sorgivit\u00e0 dell\u2019ispirazione del leader, che in questo contesto \u00e8 tale da offuscare il modo di suonare di tutto il line-up, il quale nello specifico garantisce una superba esecuzione di supporto. Completamente solidali, come una sezione ritmica sa e deve fare, i gregari assicurano un groove infallibile lungo tutto lo svolgimento del set, servendo assoli alquanto controllati, tanto da far risaltare il lavoro di Gordon: il <em>main-man<\/em> era lui. \u00abGo\u00bb \u00e8 strutturalmente e geneticamente un album di Dexter Gordon, un uomo tranquillo all\u2019apice della sua carriera, non oberato dal peso di dover dimostrare nulla, tanto che l\u2019atmosfera gioiosa e divertita zampilla copiosa da ogni solco dell&#8217;album<em><strong>.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"683\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/BlueNote_Verrina-683x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6475\"\/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"900\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/BlueNote_Verrina2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6476\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/BlueNote_Verrina2.jpg 600w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/BlueNote_Verrina2-200x300.jpg 200w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>(Tratto da saggio: \u00abBlue Note Quota 100+\u00bb)<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Francesco Cataldo Verrina Dexter Gordon \u00e8 stato un personaggio \u00abenorme\u00bb sotto tutti gli aspetti,&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":6473,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2},"jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[24,9,26,2,3,6,8],"tags":[],"class_list":["post-6471","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-african-american","category-cultura","category-editoriale","category-jazz","category-musica","category-recensione-dischi","category-storia-del-jazz"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/dexter-gordon-e1757361657104.webp","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6471","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6471"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6471\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6479,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6471\/revisions\/6479"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/6473"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6471"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6471"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6471"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}