{"id":6358,"date":"2024-06-29T16:02:09","date_gmt":"2024-06-29T14:02:09","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=6358"},"modified":"2024-06-29T19:14:37","modified_gmt":"2024-06-29T17:14:37","slug":"vinile-sul-divano-traiettorie-oblique-sulle-strade-del-jazz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2024\/06\/29\/vinile-sul-divano-traiettorie-oblique-sulle-strade-del-jazz\/","title":{"rendered":"Vinile sul Divano, traiettorie oblique sulle strade del jazz"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>\/\/ di Gianluca Giorgi \/\/<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Amalie Dahl\u2019s Dafnie, St\u00e5r Op Med Solen (2024)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Questi ultimi anni stanno mostrando una nuova entusiasmante generazione di giovani talenti vicini al jazz, fra questi c\u2019\u00e8 Amalie Dahl. Dopo un diploma al prestigioso JazzDepartment dell\u2019NTNU di Trondheim, conferitole nel 2021, la musicista norvegese ha intensificato l\u2019attivit\u00e0 pubblicando moltissimi dischi grazie alle tante collaborazioni incrociate che legano la scena scandinava. \u201cSt\u00e5r Op Med Solen\u201d (Rising with the sun) \u00e8 il secondo album del quintetto di Amalie Dahl, pubblicato a due anni di distanza dall\u2019esordio \u201cDafnie\u201d. Ad accompagnare Amalie, che suona sassofoni ed elettronica, ci sono Oscar Andreas Haug alla tromba, J\u00f8rgen Bjelkerud al trombone, Nicolas Leirtr\u00f8 al contrabbasso e Veslem\u00f8y Narvesen alle percussioni e alla batteria. Con questo album, la band continua l&#8217;esplorazione del loro \u201csuono collettivo\u201d. Si sentono le influenze sia del free jazz della vecchia scuola che del jazz scandinavo contemporaneo come Fire! Orchestra e Christian Wallumr\u00f8d Ensemble, oltre a un chiaro legame con l&#8217;ambiente di Trondheim, dove il gruppo \u00e8 stato fondato nel 2020. Una florida scena quella free jazz norvegese, che non preclude comunque al quintetto di Amalie la libert\u00e0 di cercare sentieri poco battuti nella personale rivisitazione dei canoni jazz. Come dimostra il blues spaziale della seconda traccia in scaletta, \u201cEco-Echoes\u201d, con tromba e trombone a rubare il palcoscenico alla padrona di casa. Ancora pi\u00f9 sorprendente l&#8217;esuberanza di \u201cAlgorythm\u201d, dove il contrabbasso comincia a disegnare un ostinato che sembra voler introdurre una surreale cover di \u201cKashmir\u201d dei Led Zeppelin, tra un assolo fulminante della Dahl e il groove ultraterreno sostenuto dalla batteria di Narvesen. La voce della giovane sassofonista \u00e8 calda, sicura e graffiante allo stesso tempo. Nelle sue corde vibrano i ritmi di Steve Coleman, la spiritualit\u00e0 di Coltrane e una freschezza tutta personale, mentre la band \u00e8 come sempre energica ed espressiva ma questo disco mette in evidenza il loro lato pi\u00f9 ricercato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Organico Di Musica Creativa E Improvvisata O.M.C.I., Contro (1975)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">O.M.C.I. \u00e8 l&#8217;acronimo di &#8220;Organico di Musica Creativa e Improvvisata&#8221;, uno dei gruppi seminali per la musica creativa italiana degli anni Settanta. Il gruppo ruota attorno al multi-strumentista Renato Geremia, il quale suonava con la stessa competenza il violino, il sax tenore, il soprano, il flauto, il sax alto, il clarinetto ed il pianoforte, quando venne coinvolto nel progetto O.M.C.I da Guido Mazzon e Tony Rusconi. &#8220;Contro&#8221; \u00e8 il loro primo album, un progetto che, nell\u2019Italia degli anni \u201870, s&#8217;inserisce nel filone della musica creativa ed improvvisata. Uno stive molto vicina al free jazz, ma che va comunque oltre come dimostra il bellissimo brano, \u201cItinerari\u201d (Frammenti Per Flauto, Violino, Piano, Contrabbasso e Percussioni), che occupa tutto il lato B. Componimento che da solo vale l\u2019intero disco.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"526\" height=\"701\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/1-3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6359\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/1-3.jpg 526w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/1-3-225x300.jpg 225w\" sizes=\"auto, (max-width: 526px) 100vw, 526px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"526\" height=\"701\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/2-3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6360\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/2-3.jpg 526w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/2-3-225x300.jpg 225w\" sizes=\"auto, (max-width: 526px) 100vw, 526px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>The John Betsch Society, Earth Blossom (1974 ristampa tiratura limitata 1000 copie 2015)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Ristampato per la prima volta uno dei capolavori dimenticati dello spiritual jazz degli anni \u201870. Realizzato a Nashville, capitale della musica country, \u00e8 uno dei dischi pi\u00f9 rari dei mitici album della Strata East. L\u2019album \u00e8 stato registrato alla Glaser Productions di Nashville l&#8217;11 gennaio del 1974 da John Betsch (batteria, percussioni), Billy Puett (flauti, sax alto, sax tenore, clarinetto basso), Bob Holmes (pianoforte, piano elettrico, percussioni), Ed &#8221;Lump&#8221; Williams (basso elettrico), Jim Bridges (chitarra, percussioni) e Phil Royster (congas, percussioni); fissato su nastro in un giorno e in una sola ripresa e risente delle esperienze psichedeliche di quel periodo. Nei temi e nel modo di suonare dei musicisti si sente una forma di sonorit\u00e0 meno violenta del free jazz radicale di New York o Chicago. Questo \u00e8 l\u2019unico album del batterista John Betsch e fu curiosamente inciso a Nashville, pur non avendo niente in comune con la musica country per cui la citt\u00e0 del Tennessee \u00e8 famosa: &#8221;Earth Blossom&#8221; \u00e8 un lavoro che incrocia la fusion meno commerciale con il post bop fluente e dai toni spirituali esplorato anni prima da John Coltrane (periodo &#8221;A love supreme&#8221; e &#8221;Kulu Se Mama&#8221;) e Pharoah Sanders. Lontano dalle dissonanze del free jazz sperimentale della scena di Chicago, come dalle derive commerciali che la fusion cominciava a prendere, \u00e8 un disco a suo modo &#8221;post psichedelico&#8221; seppure molto pi\u00f9 jazz che rock (anche se accostamenti con i Grateful Dead del periodo 1972\/74, aperti alle suggestioni del jazz sperimentale, non sono del tutto fuori luogo), nel quale l&#8217;atmosfera sognante e carica di trasporto coltraniano ed il feeling collettivo sono pi\u00f9 in rilievo rispetto alle singole performance degli strumentisti. La natura e i temi ambientali sono l&#8217;ispirazione di brani influenzati dallo spirito di Coltrane ma anche dal Flower Power e ovviamente dalle idee afro-centriche del movimento studentesco e politico della UMASS; infatti in quel periodo John Betsch frequentava il famoso corso di Archie Shepp e Max Roach all&#8217;Universit\u00e0 del Massachusetts Amherst (UMASS). Dopo Amherst, nel 1976 John Betsch si unisce al gruppo di Marion Brown, lascia definitivamente il Tennessee e si stabilisce a New York per una decina d&#8217;anni. Suona e registra con Dollar Brand, Kalaparusha Maurice McIntyre e molti altri, prima di partire per la Francia dove vive ancora. A Parigi negli ultimi vent&#8217;anni ha suonato nei gruppi di Steve Lacy, Mal Waldron e Archie Shepp, oltre a formare gruppi propri. Disco veramente bello!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Chris Potter, Eagle\u2019s Point (2lp LTD ed Marbled Blue 2024)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Chris Potter, uno dei pi\u00f9 rinomati sassofonisti post-bop, ha dato di recente alla luce la sua ultima creatura, \u201cEagle&#8217;s Point\u201d, un apporto eccezionale allo scarno panorama del jazz moderno. Potter si avvale di un super gruppo \u201ci migliori fra i migliori\u201d, eccellenti musicisti presenti da decenni sulla scena. Al fianco di Potter ci sono Brad Mehldau al piano, Brian Blade alla batteria e John Patitucci al basso. Il sassofonista ha riunito questi quattro luminari del jazz per eseguire otto composizioni originali scritte appositamente per l&#8217;album in oggetto. Ciascuno dei strumentisti mette a disposizioni i propri talenti per creare un album che trascende la somma delle sue parti. Le nuove composizioni di Potter mostrano ancora una volta la sua abilit\u00e0 come autore di melodie. Nel disco, che spazia dall&#8217;esuberante all&#8217;introspettivo, sono presenti persino accenni alla musica classica, con momenti di interazione virtuosa e groove contagiosi, sfumature romantiche e la profondit\u00e0 espressiva, oltre alla versatilit\u00e0 di Potter sia al clarinetto basso che al sassofono soprano. Da ogni traccia emerge il genio dei singoli che porta ad un lavoro collettivo, una confluenza di talenti senza pari. Tutti che portano qualcosa di diverso al tavolo da gioco; le performance virtuosistiche di Brad Mehldau sul pianoforte donano un&#8217;eloquenza ineguagliata, le intricate linee di basso di John Patitucci e la finezza ritmica di Brian Blade forniscono lo sfondo perfetto per la narrazione strumentale di Potter: un gruppo da sogno. Nel disco non c\u2019\u00e8 solo la validit\u00e0 della scrittura di Potter e della sua capacit\u00e0 di suonare il sassofono, ma troviamo la musicalit\u00e0 dei quattro, i quali portano molto pi\u00f9 di una semplice abilit\u00e0 creando una flusso sonoro ricco di passione ed emozione. Durante l&#8217;ascolto di un disco, che mostra una tale competenza e controllo, pensi solo a sederti comodamente e goderti la musica, felice di andare ovunque i musicisti desiderino condurti. Ci si potrebbe chiedere perch\u00e9 i quattro sodali, che si conoscono dagli anni &#8217;90, non abbiano mai registrato insieme prima: un vero incontro di genialit\u00e0 per un doppio album stellare da inserire nel firmamento del jazz.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"526\" height=\"701\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/3-3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6361\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/3-3.jpg 526w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/3-3-225x300.jpg 225w\" sizes=\"auto, (max-width: 526px) 100vw, 526px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"526\" height=\"701\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/4-3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6362\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/4-3.jpg 526w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/4-3-225x300.jpg 225w\" sizes=\"auto, (max-width: 526px) 100vw, 526px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\/\/ di Gianluca Giorgi \/\/ Amalie Dahl\u2019s Dafnie, St\u00e5r Op Med Solen (2024) Questi ultimi&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":4767,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[24,9,18,2,3,6,23,13],"tags":[],"class_list":["post-6358","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-african-american","category-cultura","category-fusion","category-jazz","category-musica","category-recensione-dischi","category-ristampa-vinile","category-world-music"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/divano4.jpeg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6358","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6358"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6358\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6371,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6358\/revisions\/6371"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/4767"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6358"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6358"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6358"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}