{"id":6056,"date":"2024-06-04T22:57:34","date_gmt":"2024-06-04T20:57:34","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=6056"},"modified":"2024-06-05T09:41:18","modified_gmt":"2024-06-05T07:41:18","slug":"dedicated-to-bob-berg-di-gianfranco-menzella-semplicemente-amore-per-il-jazz-gleam-records-2024","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2024\/06\/04\/dedicated-to-bob-berg-di-gianfranco-menzella-semplicemente-amore-per-il-jazz-gleam-records-2024\/","title":{"rendered":"\u00abDedicated To Bob Berg\u00bb di Gianfranco Menzella, semplicemente amore per il jazz (GleAM Records, 2024)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>Menzella si concede alla citazione ma non cede mai al ricalco pedissequo, entra ed esce dal mondo di Berg senza rimanere intrappolato nella comoda riproposizione di uno schema costruttivo gi\u00e0 predisposto, \u00abpatternizzato\u00bb ed in scatola di montaggio.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\/\/di Irma Sanders \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Nell&#8217;ambito della contemporaneit\u00e0 jazzistica, sovente sfilacciata, eterea, molliccia, contaminata e priva di tratti facilmente intellegibili, con \u00abDedicated To Bob Berg\u00bb di Gianfranco Menzella, il jazz ritrova tutta la sua \u00abdurezza\u00bb tangibile e l&#8217;urgenza di una fisicit\u00e0 audiotattile. Un distillato in purezza di post-bop contemporaneo che poggia il proprio concept formativo ed esecutivo sull&#8217;architrave di una solidit\u00e0 concreta e palpabile; nello specifico sull&#8217;asse un \u00abmotivo ispiratore\u00bb che trae linfa vitale dalla vena mai esausta di un sassofonista iconico, talvolta poco celebrato dalla cronache jazzistiche e difficile da collocare nella narrativa di un jazz ammansito ed eurocentrico: Bob Berg, con le sue trame sonore, la sua <em>blackness<\/em> ad avancarica, le corse a perdifiato, le intemperanze, le discrepanze e le intermittenze diventa lo scenario ideale su cui Gianfranco Menzella, sassofonista di lungo corso e dal ricco corredo esperienziale, costruisce una messa in scena dal forte impatto aurale evitando il clich\u00e8 del tributarismo scontato e dell&#8217;idolatria bigotta, baciapile ed a basso costo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Bob Berg aleggia nell&#8217;aria come un diffusore ambientale<\/strong>, ma sono Menzella ed i suoi sodali, Eugenio Macchia pianoforte, Carlo Bavetta al contrabbasso e Pasquale Fiore alla batteria, a riportare in auge l&#8217;epopea di un jazz dalle peculiarit\u00e0 inequivocabili, sia pur calato in un concetto di intermediazione e fruizione contemporanea: l&#8217;idioma bergiano \u00e8 salvo, ma il modulo espressivo e talune regole d&#8217;ingaggio riflettono l&#8217;intero portato culturale e formativo di Menzella e soci che, attraverso una sinergica intersezionalit\u00e0, riescono a ridare voce ad un coriaceo bop post-moderno, asciutto e diretto, ma soprattutto assai lontano da talune attitudini tipiche del jazz del web 4.0. Le rullate iniziali ed cospicuo flusso pianistico dell&#8217;opener \u00abAngles\u00bb, a firma Berg, accompagnano il fruitore in un&#8217;escursione metropolitana, in cui il sax di Menzella funge da guida informata; cos\u00ec come la successiva \u00abPromise\u00bb di Chick Corea mette in luce la componente soulful del sassofonista lucano. Gianfranco si concede alla citazione ma non cede mai al ricalco pedissequo, entra ed esce dal mondo di Berg senza rimanere intrappolato nella comoda riproposizione di uno schema costruttivo gi\u00e0 predisposto, \u00abpatternizzato\u00bb ed in scatola di montaggio. Ne sono una dimostrazione lampante \u00abSecond Sight\u00bb, sempre scritta da Bob Berg, ma rimodellata da Menzella con un&#8217;esposizione quasi rollinsiana, mentre \u00abThe Search\u00bb di Mike Stern assume le sembianze di un&#8217;esplorazione introspettiva in cui il musicista materano mette in luce le sue innate doti di<em> balladeer<\/em>. Le otto composizioni concatenate nel racconto del sassofonista lucano si snodano sull&#8217;humus di un terriccio alquanto fertile, ma che necessita costantemente di nuovi additivi creativi e concimanti per poter vivere nell&#8217;era degli agenti contaminanti. Per contro il tenorista evita di rimanere chiuso in una serra e di proteggere il proprio semenzaio ispirativo, ma esce allo scoperto sfidando gli elementi della natura e di cambiamenti climatici del jazz. \u00abSummer Night\u00bb \u00e8 un veloce innesco a presa rapida, calato forse nella pi\u00f9 fedele dimensione bergiana riuscendo a tracciare, fra impennate e lampi di genio, le atmosfere di una focosa notte d&#8217;estate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>La dedica va a Bob Berg, ma Menzella \u00e8 un poliglotta del sassofonismo<\/strong> post-bellico ed un profeta in patria dell&#8217;esaltante stagione del bebop, mentre, in taluni frangenti, dalle pieghe dell&#8217;album riaffiorano in superficie <em>nuances<\/em> e stille di spiritualit\u00e0 post-Coltrane, espletate nella convincente versione di \u00abThe Secret Life Of Plants\u00bb di Stevie Wonder che diventa un valido alimentatore della personalit\u00e0 multiforme del sassofono di Menzella, sorretto mutualisticamente dalla retroguardia ritmica e armonicamente dilatato da un pianoforte sempre in palla. \u00abDedicated To Bob Berg\u00bb si sostanzia sulla scorta di una tensione emotiva e pro-attiva costante: non c&#8217;\u00e8 aria ferma, soprattutto non c&#8217;\u00e8 compromesso con l&#8217;aria che tira. Una dimostrazione lampante arriva da \u00abMr. Berg\u00bb, unica composizione inedita a firma Menzella, che sembrerebbe uscita da un disco degli anni Sessanta: un cadenzato mid-range, un dolce swing con un senso dell&#8217;orientamento melodico straordinario, mentre il sax riesce a descrivere amori ed umori con un piglio alla Dexter Gordon. Tutto ci\u00f2 non \u00e8 un <em>deminutio capitis, <\/em>al contrario diventa un termometro per rilevare la temperatura creativa del sassofonista-leader e la sua aderenza ad un preciso e lapalissiano modo di vivere ed intendere il jazz, sia pure sulla base di una modularit\u00e0 flessibile e di un duttilit\u00e0 evolutiva che non recide mai il cordone ombelicale con il <em>lineage<\/em> della musica sincopata afro-americana. La conclusiva \u00abSometime Ago\u00bb, conferma appieno l&#8217;appartenenza ad un jazz dai fondamenti stabili ed incrollabili che non teme il confronto con le ondivaghe digressione di un contemporaneit\u00e0, sovente disposta al compromesso finto-jazz-poppish e alla coabitazione coatta.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"995\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Gianfranco_Menzella-1024x995.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6057\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Gianfranco_Menzella-1024x995.jpg 1024w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Gianfranco_Menzella-300x292.jpg 300w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Gianfranco_Menzella-768x747.jpg 768w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Gianfranco_Menzella.jpg 1075w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Gianfranco Menzella<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Menzella si concede alla citazione ma non cede mai al ricalco pedissequo, entra ed esce&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":5946,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[9,22,2,3,6,28],"tags":[],"class_list":["post-6056","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-italian-jazz","category-jazz","category-musica","category-recensione-dischi","category-swing"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Menzella-e1716720386211.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6056","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6056"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6056\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6070,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6056\/revisions\/6070"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5946"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6056"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6056"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6056"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}