{"id":5897,"date":"2024-05-20T22:59:31","date_gmt":"2024-05-20T20:59:31","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=5897"},"modified":"2024-05-20T23:01:22","modified_gmt":"2024-05-20T21:01:22","slug":"a-ma-records-il-jazz-che-viene-dallest","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2024\/05\/20\/a-ma-records-il-jazz-che-viene-dallest\/","title":{"rendered":"A.MA Records, il Jazz che viene dall&#8217;Est"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\/\/ a Cura della Redazione \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">La nostra redazione ha deciso di recuperare alcune produzioni della Pugliese A.MA Recods, etichetta lungimirante e dal respiro internazionale, acutamente guidata e gestita da Antonio Martino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Milena Jancuric &#8211; Shapes and Stories (A.MA Records, 2021)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">A partire dalla seconda met\u00e0 degli anni cinquanta il flauto inizia ad assumere nelle incisioni jazz il compito di esprimere con note alte, leggere, gioconde quello che il clarinetto aveva espresso nell\u2019epoca dello swing. Fino a quel momento il flauto nelle note di copertina dei dischi veniva citato alla voce \u201caltri strumenti\u201d. Da Frank Wess e Bud Shank in poi passando attraverso Sam Most, Herbie Mann, Yusef Lateef sino ad arrivare a Sahib Shihab, James Moody, Roland Kirk e finire a Eric Dolphy e Sam Rivers (ma si potrebbero fare tanti altri nomi) il flauto ha assunto una sua autonomia. Probabilmente l\u2019avvento dei microfoni ha creato le condizioni tecniche grazie alle quali questo strumento \u2013 svantaggiato nella competizione con la tromba o con il sassofono il cui suono penetrante lo sovrastava nelle sale da ballo degli anni venti e trenta \u2013 ha iniziato ad essere utilizzato come strumento solista in maniera adeguata. Milena Jancuric (Novi Sad, Serbia) \u00e8 una flautista doc, per intenderci non una musicista che \u00e8 arrivata a suonarlo passando attraverso il sassofono o il clarinetto (e se l\u2019ha fatto se n\u2019\u00e8 subito distaccata) con una formazione accademica e una frequentazione degli ambienti statunitensi (Berklee College Of Music). La nostra etichetta si \u00e8 accorta del suo talento quando ha deciso di pubblicare il disco della sua conterranea Sanja Markovic, apprezzando in particolare il suo approccio \u201caperto\u201d scevro da sovrastrutture e condizionamenti. Milena \u00e8 intensa e leggera nello stesso tempo e riesce con la sua sensibilit\u00e0 a farci superare quel pregiudizio che vuole che il timbro del flauto sia troppo ornamentale e frivolo. Tutto \u201cShapes And Stories\u201d \u00e8 intriso non solo di una conoscenza profonda delle possibilit\u00e0 dello strumento ma anche di una consapevolezza e di una conoscenza del lessico jazzistico straordinarie. Le due ballads finali, Blue Sparrow Dark Eyes e Dreams In You sintetizzano con le loro sonorit\u00e0 quello che vogliamo esprimere con le nostre parole. Ascoltare per rendersene conto. <em><strong>Milena Jancuric Flute; Aleksandar Dujin Piano; Ervin Malina Double bass; Petar Radmilovic Drums; Milan Jancuric Tenor saxophone; Aleksandra Denda Vocal; Lazar Novkov Accordion \/ Melodica<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Ugljesa Novakovic &#8211; Reflections (A.MA Records, 2021)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Anche in Europa, cos\u00ec come negli Stati Uniti, il jazz ha dovuto adattarsi, col tempo, a convivere con uno smisurato numero di stili diversi. Il pubblico si \u00e8 adattato a seguire, a seconda dei suoi gusti, qualunque tipo di musicista gli si ponga davanti, che si confronti con la tradizione, con lo swing, con il bop, con il free. Nonostante questo il jazz europeo resta ancora trascurato, talvolta anche dal suo stesso pubblico, sempre affascinato da tutto quello che viene dagli States. Per fortuna alcuni musicisti europei riescono, con la loro proposta, a far riconsiderare un siffatto metro di giudizio, attirando l\u2019attenzione su di s\u00e9. In particolare in Serbia esiste una scena, misconosciuta ai pi\u00f9, che sta producendo non solo musica interessante ma anche intelligenze che a nostro avviso hanno tutte le carte in regola per farsi ascoltare al di fuori di quei confini. La nostra etichetta ha deciso di porre l\u2019accento su alcuni di questi musicisti occupandosi della loro diffusione nel resto dell\u2019Europa Occidentale. Dopo l\u2019ottimo lavoro di Sanja Markovic oggi \u00e8 il momento di far conoscere la musica del sassofonista Ugljesa Novakovic, una celebrit\u00e0 da quelle parti. Nel suo curriculum spicca la collaborazione con il trombettista Dusko Gojkovic, forse il pi\u00f9 \u201camericano\u201d tra i musicisti dell\u2019Est europeo, uno che vanta collaborazioni con giganti come Miles, Dizzy, Sonny Rollins e una militanza nella storica Clarke-Boland Big Band. \u201cReflections\u201d \u00e8 una raccolta di musica che dal jazz trae spunto in termini di apertura ma \u00e8 soprattutto il risultato di un susseguirsi di riferimenti a stili che il sassofonista ha sedimentato negli anni grazie ad esperienze che gli hanno permesso di maturare una cifra assolutamente riconoscibile. Un certo tipo di attenzione alla cosiddetta \u201cspiritualit\u00e0\u201d oggi tanto in voga \u2013 ed \u00e8 qualcosa che in qualche modo lo accomuna alla Markovic \u2013 \u00e8 ben evidente, ma \u00e8 la sua profondit\u00e0 strumentale accompagnata da una fil\u00eca per melodie inconsuete che, ne siamo sicuri, sar\u00e0 capace di arrivare alle orecchie dei fan pi\u00f9 smaliziati. <em><strong>Ugljesa Novakovic Alto Saxophone; Aleksandar Grujic Piano; Andreja Stankovic Guitar; Milan Nikolic Double Bass; Aleksandar Cvetkovic Drums.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-28f84493 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Milena_Jancuric-1024x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5900\"\/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Novacovich-1024x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5901\"\/><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Max Kochetov Quartet &#8211; Altered Feelings (A.MA Records, 2022)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Se dovessimo oggi stabilire le coordinate della musica pi\u00f9 up to date del momento, il cosiddetto \u201ccosmic groove\u201d (o spiritual jazz che dir si voglia) dovremmo ripercorrere a ritroso un periodo \u2013 quello a cavallo tra la seconda met\u00e0 degli anni sessanta e la prima met\u00e0 dei settanta \u2013 in cui i germogli di un miscuglio di psichedelia, spiritualit\u00e0, jazz, rock, soul, funk e chi pi\u00f9 ne ha pi\u00f9 ne metta, furono piantati all\u2019interno di un terreno di coltura in cui stavano fermentando grossi sommovimenti sociali e culturali. Il cosmic groove ha la sua ragione d\u2019essere in un melting pot di influenze latine, africane, brasiliane, asiatiche e indiane ed \u00e8 una musica che cerca connessioni, un tutt\u2019uno tra corpo, mente e anima. Provate ad ascoltare uno qualsiasi dei dischi incisi da Pharoah Sanders in quegli anni, titoli come \u201cIzipho Zam\u201d, \u201cKarma\u201d, \u201cJewels of Thought\u201d, \u201cSummun, Bukmun, Umyun\u201d, \u201cThembi\u201d, \u201cBlack Unity\u201d, \u201cElevation\u201d, vi troverete religiosit\u00e0, sperimentazione musicale, intrecci tra jazz modale, blues, gospel, tradizione indiana, poliritmia africana, bebop. Vi troverete un mondo coinvolgente e affascinante. E\u2019 quello il mondo a cui si riferisce l\u2019ucraino (di nascita, ma serbo di adozione) Max Kochetov. Sassofonista capace, profondo conoscitore del linguaggio dell\u2019idioma afroamericano, ma soprattutto musicista dalla mentalit\u00e0 aperta e abile compositore, Kochetov in questo lavoro ci presenta una suite di 40 minuti concepita come un flusso continuo di emozioni a corrente alternata. C\u2019\u00e8 Coltrane e il suo sguardo verticale in questo flusso, c\u2019\u00e8 l\u2019immersione all\u2019interno di un mondo oggi dai pi\u00f9 dimenticato (ma tornato, per fortuna, a mietere vittime presso i cultori di quello che continuiamo a chiamare jazz), c\u2019\u00e8 soprattutto la voglia di confrontarsi con una musica fortemente collegata ai tempi durissimi che stiamo vivendo, una sorta di evasione interiore dalla realt\u00e0 che tutti stiamo attraversando, qualcosa in pi\u00f9 di una semplice tendenza musicale. Abbiamo deciso &#8211; perdonateci &#8211; per una questione di opportunit\u00e0 commerciale, di dividere questa suite in otto brani distinti che per\u00f2 \u2013 ve ne accorgerete \u2013 funzionano come un tutt\u2019uno nella loro sequenzialit\u00e0. Max Kochetov e i suoi compagni d\u2019avventura, con \u201cAltered Feelings\u201d, (il terzo episodio della sua produzione discografica) \u00e8 un punto di vantaggio per noi, in termini di intensit\u00e0 musicale, e, soprattutto, \u00e8 un&#8217;altra importante pubblicazione che arricchisce il catalogo A.MA Records. <em><strong>Max Kochetov Alto\/Soprano Saxophones; Andreja Hristic Piano; Boris Sainovic Double Bass; Milos Grbatinic Drums \/ Special Guests: Ivan Radivojevic Trumpet; Samuel Blaser Trombone<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>Ivan Radivojevic Quartet &#8211; In Plain View (A.MA Records, 2022)<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Nuova onda jazz serba. La chiamano cos\u00ec. E, da qualche tempo, \u00e8 strettamente legata alla nostra etichetta. parliamo di Ivan Radivojevic, giovane trombettista (trentunenne) di Belgrado, che si \u00e8 fatto notare suonando nel combo di Max Kochetov, di cui qualche mese fa abbiamo pubblicato \u201cAltered Feelings\u201d e precedentemente con Sanja Markovic nell&#8217;album \u201cAscension\u201d del 2020. Radivojevic, come tutti quelli della sua generazione, \u00e8 uno che si muove in modo tentacolare tra jazz e hip-hop, passando per incursioni nel reggae, nel rock e nel soul. Nel senso pi\u00f9 attuale, la sua \u00e8 una musica di sintesi che cerca di utilizzare le esperienze pi\u00f9 disparate per arrivare a proporre qualcosa di personale. In \u201cIn Plain View\u201d tutto questo \u00e8 certamente percepibile in termini di proposta musicale: \u00e8 soprattutto la sua mentalit\u00e0, aperta all&#8217;uso di altri linguaggi, che ci colpisce e ci fa toccare con mano (meglio con l&#8217;orecchio) e capire che da quelle parti &#8211; sembra ormai da tempo &#8211; si stia sviluppando una scena da cui stanno emergendo alcuni dei musicisti pi\u00f9 interessanti del terzo millennio. Almeno in Europa, soprattutto per quanto riguarda il jazz come siamo abituati a viverlo nella sua accezione pi\u00f9 avventurosa. Il trombettista vanta gi\u00e0 un curriculum di tutto rispetto avendo maturato la partecipazione a prestigiose masterclass con vecchi e giovani leoni afroamericani (da Eddie Henderson, James Moody e il connazionale Stjepko Gut a Charles Altura e Joel Ross). \u201cIn Plain View\u201d raccoglie musiche complesse &#8211; e questo non significa che siano di difficile fruizione &#8211; testimonianza di una mentalit\u00e0 curiosa, attenta a tutto ci\u00f2 che accade, sempre al servizio della musica. Il combo \u00e8 completato formato da giovanissimi musicisti della scena serba, tutti da tenere d&#8217;occhio &#8211; e di cui presto si parler\u00e0. E non solo in Serbia. <em><strong>Iivan Radivojevic Trumpet; Andreja Hristic Piano; Boris Sainovic Double Bass; Bogdan Durdevic Drums \/ Guests: Luka Ignjatovic Alto Saxophone; Andreja Stankovic Guitar<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-28f84493 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/MaxKochetov-1024x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5899\"\/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/IvanRadivojevic-1024x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5898\"\/><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\/\/ a Cura della Redazione \/\/ La nostra redazione ha deciso di recuperare alcune produzioni&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":5902,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[9,2,3,6,13],"tags":[],"class_list":["post-5897","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-jazz","category-musica","category-recensione-dischi","category-world-music"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/JazzEst.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5897","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5897"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5897\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5905,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5897\/revisions\/5905"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5902"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5897"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5897"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5897"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}