{"id":5663,"date":"2024-05-04T11:12:36","date_gmt":"2024-05-04T09:12:36","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=5663"},"modified":"2024-05-04T11:14:18","modified_gmt":"2024-05-04T09:14:18","slug":"lorenza-cattadori-gli-specchi-deformanti-della-fiera-di-san-pietro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2024\/05\/04\/lorenza-cattadori-gli-specchi-deformanti-della-fiera-di-san-pietro\/","title":{"rendered":"Lorenza Cattadori. Gli specchi deformanti della Fiera di San Pietro"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>\/\/ Guido Michelone \/\/<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Nonostante i molti anni di reciproca conoscenza, sono purtroppo rare le occasioni di incontrare Lorenza, se non per qualche festival nelle mie vicinanze, data la mia risaputa \u2018forzata\u2019 predilezione per gli ascolti discografici, meno impegnativi dal punto di vista dell\u2019organizzazione materiale (viaggi, orari, posteggi, ristoranti, dopoconcerti, eccetera). Detto questo, dovrei forse vincere tali \u2018forzature\u2019 per incentivare le occasioni di vedersi \u2018live\u2019 onde condividere maggiormente le esperienze cultural-musicali di cui Lorenza pu\u00f2 andare fiera: per me si tratta di una delle maggiori figure di critico jazz oggi in Italia, senza \u2018se\u2019 e senza \u2018ma\u2019. Del resto basta leggere anche solo quest\u2019intervista per rendersene subito conto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>D In tre parole chi \u00e8 Lorenza Cattadori?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Che incipit! Direi ricettivit\u00e0, passione e un bel po\u2019 di cocciutaggine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>D Raccontaci in breve la tua attivit\u00e0 professionale.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Ho iniziato a occuparmi \u2018professionalmente\u2019 di jazz a quattordici anni, conducendo alcune trasmissioni incentrate sul jazz per una radio privata, RCL26 a Soresina in provincia di Cremona. Pensa che il curatore del mio programma era Marco Biondi, che poi \u00e8 diventato un conduttore radiofonico di grande successo\u2026 Da quel momento ho sempre scritto di jazz sia per trasmissioni radiofoniche che per quotidiani locali, cercando di ascoltare e informarmi con costanza: e poi \u00e8 arrivato il web. Ho iniziato a scrivere su vari siti (molto rudimentali, in verit\u00e0) e nel 1996 ho incontrato Luciano Vanni, che mi ha invitata a collaborare sulla sua prima rivista \u201cIl Gezzitaliano\u201d \u2013 quella che sarebbe diventata dopo poco tempo <em>Jazzit <\/em>\u2013 e ho scritto per lui molti articoli e recensioni. Successivamente ho pubblicato i miei testi sul bel sito <em>Jazz Convention<\/em>, diretto da Fabio Ciminiera, e talvolta anche sull\u2019altrettanto interessante <em>Tracce Di Jazz<\/em> del bravissimo Roberto Dell\u2019Ava. Fino ad approdare alla rivista <em>Musica Jazz<\/em>, dove scrivo dal 2014, e a <em>Rete Due<\/em>, il canale culturale della Radio Svizzera Italiana, per il quale scrivo e conduco periodicamente una serie di programmi di approfondimento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>D Che musiche ascoltavi da bambina?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Ognuno dei ricordi di me bimba \u00e8 legato a un brano musicale. Mio nonno che mi cullava cantandomi \u2018Capinera\u2019, un pezzo tristissimo degli anni \u201950 che per\u00f2 nella sua interpretazione mi divertiva e mi rassicurava; il marito ammalato della mia tata, che adorava <em>La Boh\u00e8me<\/em> e me la cantava tutta, facendomi poi anche ascoltare le varie voci che, a detta sua, l\u2019avevano interpretata meglio (motivo per cui ancora oggi conosco a memoria tutta l\u2019opera, che rimane la mia preferita in assoluto); la nonna che cuciva cappelli e se li provava ondeggiando davanti allo specchio cantando \u2018Io ti dar\u00f2 di pi\u00f9\u2019 cercando di imitare la gestualit\u00e0 di Ornella Vanoni\u2026 Mi avevano regalato uno di quei mangiadischi portatili e io mi ricordo, certo, di aver amato nei primi anni della mia vita Rita Pavone \u2013 che poi ho conosciuto davvero \u2013 Mina o Gianni Morandi, ma ripensando a quegli anni i nomi pi\u00f9 frequenti sono The Shadows, Los Indios Tabajaras, Burt Bacharach e soprattutto quello di cui ti parler\u00f2 nella risposta successiva \uf04a<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>D A che et\u00e0 e come hai scoperto il jazz?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Ero una gran rompiscatole, e quando mi piaceva veramente qualcosa, la reiteravo in continuazione coinvolgendo inevitabilmente anche i miei: un po\u2019 come i bimbi piccolissimi a cui proponi un giochino e loro, quando apprezzano, ti continuano a chiedere \u201cAncora, ancora!\u201d Solo che io avevo quasi otto anni e da un bel po\u2019 di mesi volteggiavo per casa con improbabili tut\u00f9 \u2013 assemblati con pezzetti di tulle che mi regalava una sarta amica della nonna \u2013 cantando senza sosta la colonna sonora del film <em>Mary Poppins<\/em>. Poi un giorno \u00e8 tornato mio padre, un uomo fascinoso e molto latitante a cui gli amici avevano imposto l\u2019ascolto di alcuni vinili <em>importanti<\/em>. Mi ero seduta accanto a lui e a un certo punto qualcosa aveva attirato la mia attenzione: su una di quelle copertine c\u2019era una foto di Julie Andrews-Mary che ballava con Bert-Dick Van Dyke nella famosa scena degli spazzacamini sul tetto. Lo afferrai subito e qualcosa non mi tornava, pur essendo la lista dei brani compatibile con la mia colonna sonora preferita. Sar\u00e0 stato quel &#8211;<em>gton<\/em>&#8211; nel nome dell\u2019artista, o l\u2019elenco di musicisti completamente sconosciuti alla me di allora: ma chiesi subito a mio padre di farmelo ascoltare, e fu davvero una folgorazione. Ascoltavo i temi che conoscevo benissimo e li sentivo cos\u00ec strani e affascinanti che dissi ad alta voce: \u201cMa \u00e8 bellissimo, questa Mary Poppins la stanno suonando come se fossero davanti agli specchi deformanti della Fiera di San Pietro (un Luna Park che arrivava nel mese di giugno, N.d.A.)!\u201d Al netto del termine \u2018deformante\u2019, che pure non aveva una valenza negativa nel mio sentire, quel disco di Duke Ellington mi ha rivelato un mondo preziosissimo, e sul jazz comunque la penso tuttora cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>D Ha ancora un senso oggi la parola jazz? Se s\u00ec perch\u00e9?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Ne sono convinta, e sto parlando di un senso profondissimo anche rischiando di apparire banale, perch\u00e9 \u00e8 quasi inevitabile per gente come me o te e per tutte le persone che conosciamo e che se ne occupano. Meno frequentemente pensiamo al jazz come valore assoluto e molti \u2013 soprattutto in Italia \u2013 ne sono quasi spaventati. O meglio: sono atterriti dal termine \u2018jazz\u2019, dall\u2019<em>allure<\/em> che si porta dietro di musica complessa, in certi ambiti politicizzata, sicuramente intellettuale. A me anni fa era capitato un sindaco che, alla mia richiesta di organizzare un piccolo festival jazz, aveva risposto con un terrorizzato \u201cMa no, il jazz \u00e8 troooppo progressista\u201d (immagina il termine pronunciato con un forte accento piemontese!). \u201cMi quantifichi il termine, la prego\u201d avevo risposto, ma gi\u00e0 tutta la faccenda era esilarante di per s\u00e9, se non fosse tragica. Vuoi un altro esempio? Molte persone negli anni Duemila guardavano \u201cUn giorno in pretura\u201d su Rai Tre e mi capitava spesso che alcuni conoscenti mi chiedessero come si intitolasse \u2018la bella musichetta\u2019 che ne era la sigla. Peccato fosse <em>Tutu<\/em>, Miles Davis da Marcus Miller, insomma: tutto fuorch\u00e9 un motivetto, ma se alle stesse persone avessi mai palesato la nobile provenienza ne sarebbero subito uscite intimorite. Il jazz oggi ha un senso vero solo quando decide di uscire dalla propria dimora blasonata e torna a essere una musica imprescindibile, che permea tutto. Quando inizio ad approfondire qualunque musicista in qualsiasi ambito a partire dal Novecento, l\u00ec c\u2019\u00e8 il jazz.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>D Sei forse l\u2019unica donna in Italia a fare critica jazz. Come ti trovi in questo ruolo storicamente maschile?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Al di l\u00e0 del livello oggettivo, di cui per\u00f2 mi trovo fondamentalmente a parlare pochissimo, non me ne accorgo neanche, credimi. Di certo mi trovo molto pi\u00f9 a disagio quando a volte mi relegano nella parte della giornalista \u2018donna\u2019 che deve necessariamente parlare di altre donne. Ecco: l\u00ec mi percepisco un po\u2019 ghettizzata e fatico a procedere, cercando con ogni mezzo di uscire da un ruolo imposto. La mia musa ispiratrice \u00e8 Rossana Buono, unica giornalista donna in un nucleo maschile all\u2019interno della <em>Musica Jazz<\/em> di Arrigo Polillo: una forte passione in comune stempera le asperit\u00e0, questo \u00e8 certo. Infine, non credo di essere l\u2019unica donna in Italia a fare critica jazz. Ci sono Daniela Floris, Rosarita Crisafi (che \u00e8 anche musicista)\u2026 Certo siamo pochissime, e non ancora completamente sdoganate come invece \u00e8 avvenuto nel calcio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>D Ritieni sia anche un po\u2019 maschilista il jazz, a livello di musicisti, organizzatori, critici e studiosi?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Per forza di cose, lo \u00e8. Mi rende triste ammetterlo, ma io stessa talvolta mi sono scontrata con questa realt\u00e0, seppure nelle premesse io non abbia alcuna velleit\u00e0 di \u2018lotta\u2019. Come spesso avviene in questi casi, tutto parte da un pregiudizio \u2013 nell\u2019accezione pi\u00f9 letterale possibile \u2013 e se nella musica la convinzione \u00e8 che nel jazz le donne siano meno preparate, oppure pi\u00f9 o meno tutte cantanti (e sappiamo quanto si possa essere perfidi con le cantanti, tra barzellette e leggende metropolitane!), nel mio ambito a volte dai miei colleghi maschi fioccano giudizi del tipo \u201cMa tu scrivi da donna!\u201d e per quanto io abbia sempre provato a comprenderne il significato, non sono mai riuscita ad afferrare cosa vogliano davvero intendere. Probabilmente una scarsa tendenza ai tecnicismi, la ricerca di un clima, sensibilit\u00e0 differenti che colorano un pezzo e che magari ad alcuni colleghi sembra affettazione\u2026 Non so: ma vado diritta e mi sono ormai lasciata alle spalle il desiderio di piacere a chiunque.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>D Qualche aneddoto buffo o curioso in tutta la tua attivit\u00e0?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Oh ma certo, quanti ne vuoi!!! Il mio preferito \u00e8 questo: anni fa, durante un festival, non si era presentato un giornalista per la presentazione del libro di un famoso collega. Il direttore artistico era assai agitato e alla fine chiese a me se potessi sostituirlo. Avevo letto il libro, per la verit\u00e0 lo avevo trovato inutilmente pomposo, ma accettai cercando di lasciar prevalere la professionalit\u00e0 al giudizio personale. Fu una presentazione davvero divertente, dialettica, molto acclamata dal pubblico e mi ero accorta che a ogni mia domanda il famoso interlocutore strabuzzava gli occhi e rispondeva con frasi brillanti e grande trasporto. Bene: alla fine della presentazione stavo per andarmene e il <em>famoso collega<\/em> mi raggiunse, mi ferm\u00f2 e tutto gongolante mi disse: \u201cSplendido, Cattadori, splendido davvero! Non pensavo che lei fosse cos\u00ec intelligente!\u201d Capisci? Tutto questo naturalmente tra i mille \u201cAh per\u00f2! Per essere una donna ne sai di jazz!\u201d che mi sono capitati negli anni\u2026 Eppure, invece di infervorarmi e incattivirmi questi episodi mi fanno veramente sorridere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>D Che idea hai tu del jazz quale espressione artistica e culturale?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Un\u2019idea del jazz \u00e8 esattamente questo: che il jazz da genere musicale si sia tramutato, espanso in una perfetta espressione artistica densa di cultura. E quando parlo di cultura non mi riferisco necessariamente all\u2019idea di \u2018colto\u2019 imperante: nel jazz cultura \u00e8 Johnathan Blake che suonando deborda dal proprio strumento, o il modo di vestire di Miles durante il periodo elettrico, per dire. Sono convinta che si debba raccontarlo, il jazz, proprio perch\u00e9 \u00e8 una storia bella da raccontare ed \u00e8 ora che si scenda un po\u2019 tutti dal piedistallo. Personalmente, quando a volte impartisco lezioni di latino e greco ai ragazzi, mi prendo sempre cinque minuti di lezione per narrare storie di jazz: a seconda dello studente le condisco di aspetti <em>maudit <\/em>o divertenti, non importa. Il jazz non \u00e8 solo una musica, \u00e8 invece una dimensione culturale peculiare e va divulgata. Altrimenti finisce davvero come sostiene sempre il mio autorevolissimo collega Marco Basso, che a ogni incontro tra noi addetti ai lavori scuote la testa e dice: \u201cMa guardateci. Siamo un cimitero degli elefanti!\u201d Io ci sto lavorando, e credimi: ci sono margini enormi sull\u2019interessare al jazz le persone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>D Ti rifai a qualche storico o musicologo in particolare?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R In Italia abbiamo musicologi importanti, grandi conoscitori della materia come te, Zenni, Martinelli, Sessa, Franco, Tomatis, Cerchiari, Caporaletti, Martorella e mi perdonino tutti gli altri che in questo momento sto dimenticando. Leggo tutti con grande interesse, desiderosa di apprendere (anche in questo contesto, pi\u00f9 cerchi di saperne pi\u00f9 sai di non saperne nulla\u2026). Il mio cuore per\u00f2 rimane legato a Barry Ulanov, con quella scrittura intrisa di letteratura, e al duo Carles-Comolli che in giovent\u00f9 mi aveva garantito ottimi voti quantomeno nei temi a carattere musicale, oltre ad avermi avvicinata a un contesto storico e culturale cos\u00ec lontano dal mio e nel contempo cos\u00ec coinvolgente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>D Con quali modalit\u00e0 (anche personali) ti rapporti con i tuoi \u2018colleghi\u2019 giornalisti e con chi comunque lavora al tuo fianco o in contesti similari?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Per carattere tendo sempre a far sentire a proprio agio le persone con cui interagisco, spesso anche a scapito del mio benessere, dunque credo di averti risposto. Nello specifico, ho un ottimo rapporto dialettico e di confronto con il mio direttore Luca Conti, mentre \u00e8 molto raro che riesca a conferire con gli altri membri della redazione. A volte scrivo loro messaggi privati, complimentandomi magari per la bellezza di un loro articolo, ma \u2013 essendo appunto tutti uomini \u2013 c\u2019\u00e8 sempre al fondo quella sensazione di apparire come una che \u2018batte i pezzi\u2019, diciamo, o comunque come chi voglia ricercare un dialogo non richiesto. In questo s\u00ec, il <em>gap<\/em> \u00e8 evidente e io, che mi pongo subito come persona-scrivente-di-jazz dimenticandomi completamente di essere una donna, a volte ci resto un po\u2019 cos\u00ec. Ma passa subito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>D Ritieni che in Italia vi siano spazi interessanti per contribuire ad accrescere o sviluppare una vera cultura del jazz (o sul jazz)?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Qualora tu intenda spazi mentali, intenzioni di sviluppo allora s\u00ec, sono convinta che esistano. Poste le premesse che ho cercato di fissare nei discorsi precedenti: alziamo le terga, diamoci una mossa, individuiamo le occasioni di divulgazione e piantiamola di parlare e agire tra di noi come fossimo una grande bocciofila. Se invece intendi il lemma \u2018spazio\u2019 come occasione di incontro, allora il discorso \u00e8 proprio diverso. Pensa che qui a Torino esiste un posto che viene chiamato convenzionalmente \u2018Jazz Club\u2019, mentre in realt\u00e0 \u00e8 un vero e proprio \u201cClub No Jazz\u201d tanto \u00e8 fighetto e interessato soprattutto a condire le varie cene con musica \u2018diversa\u2019 (sic!). Qualcuno mi ha detto che le cose forse stanno migliorando, ma solo quando lo vedr\u00f2 con i miei occhi smetter\u00f2 di parlarne male. Non sono davvero sicura che in Italia esistano luoghi fisici dove il jazz possa realmente progredire e svilupparsi, ma sono certa che in molti li auspicheremmo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>D Esiste secondo te un jazz italiano a livello musicale? E uno europeo?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Ne sono convinta, e nel mio piccolissimo cerco sempre di valorizzare il jazz italiano. Qualche anno fa, a Radio altriSuoni curavo una trasmissione che avevo intitolato <em>JIM Jazz Intra Moenia<\/em>, in cui i protagonisti del nostro jazz avrebbero potuto raccontarsi, trasmettere i propri brani o quelli preferiti, sparare a zero sul sistema o lodarne le regole. Io ero gi\u00e0 letteralmente innamorata di una modalit\u00e0 jazzistica a volte assai peculiare e unica, ma in quel modo avevo anche imparato a conoscere meglio i protagonisti di quel jazz. Se andiamo ancora pi\u00f9 indietro nel tempo, un giorno avevo ricevuto un bellissimo cd dal mio collega Carlo Pecoraro, che aveva assemblato musiche e testi in qualcosa che avrebbe potuto diventare un magnifico programma radiofonico: peccato non mi avesse consegnato anche un elenco dei titoli utilizzati, e c\u2019era proprio un pezzo che mi faceva impazzire di cui non sapevo nulla. Ho analizzato nota per nota, e c\u2019era questo arrangiamento sontuoso ma non pesante, la voce di un sax talmente struggente da far pensare che non potesse essere composto che da un italiano. Mi rendo conto che, a scriverlo, questo processo suoni molto pi\u00f9 superficiale e bizzarro di quanto non fosse in realt\u00e0, ma avevo ragione io e in effetti dopo un paio di giorni riuscii a trovarne l\u2019autore: Stefano Di Battista. Esiste dunque sicuramente un \u2018jazz italiano a livello musicale\u2019. Anche europeo, in effetti: prova a pensare a tutto il jazz scandinavo , senza voler essere banali: Bugge Wesseltoft \u00e8 diverso da ogni cosa sentita oltreoceano. Oppure al nuovo jazz inglese, che so piacerti tanto, o al rispetto e alla cura attraverso la quale i francesi si accostano al jazz. Certo \u00e8 indubbio: che vi piaccia o meno, esiste un jazz italiano, un jazz europeo e miscelano caratteristiche comuni alla matrice americana insieme ad aspetti esclusivi e personali. Lo trovo grandioso, un meraviglioso percorso tutto da esplorare e approfondire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>D Vedendoli tu spesso dal vivo, cosa contraddistingue l\u2019approccio al jazz degli italiani dagli americani?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Potrei esordire con una battuta\u2026 Gli italiani ridono sempre molto meno! Nei concerti dal vivo e soprattutto nelle foto \u2013 quelle da pubblicare sui dischi, o nelle riviste specializzate \u2013 esiste una \u2018prevalenza del malmostoso\u2019 che da anni cerco di analizzare senza riuscirci a pieno. Al di l\u00e0 di questa piccola critica sorridente, non sono davvero convinta che ci sia un linguaggio del corpo, una prossemica differenti. Puoi trovare sul palco una band giovane italiana, magari emozionatissima, rigidissima anche negli attacchi o negli sguardi tra sidemen, ma \u00e8 pur vero che l\u2019ultima formazione di Steve Coleman sembrava a vedersi un frammento di parata militare. Non sono tutti Han Bennick, insomma, nell\u2019approccio, per\u00f2 se volessi pensare a un concerto e a un artista davvero avvolgente e coinvolgente, citerei Steve Lacy. In Italia, Dado Moroni. Spero fosse quello il tipo di approccio che intendevi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>D Come ti relazioni all\u2019oggetto disco, anche a livello personale?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R A livello personale, una celeste relazione amorosa e reciproca che crea alcuni dissapori durante i traslochi o quando lo spazio \u00e8 ristretto: pi\u00f9 di duemila cd e moltissimi vinili che tecnicamente sono un problema, ma fanno benissimo al cuore. La collezione di vinili appartenuta a mio padre, quando l\u2019ho ritrovata, mi aveva provocato una profonda emozione anche se non sono sicura che contenga pezzi veramente rari. Ma riscoprire la collezione Impulse!, un consumatissimo <em>Kind Of Blue<\/em>, i dischi della Fontana con le onomatopee, una copertina del Modern Jazz Quartet con all\u2019interno il disco originale insieme a una sonata di Bach (!) \u00e8 stato come un viaggio intimo, entusiasmante e per certi versi anche doloroso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>D Come penultima domanda, forse banale, ti chiedo una tua top five o top ten dei jazzmen pi\u00f9 amati\u2026<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Ma proprio nulla di banale! Ti compiler\u00f2 volentieri un elenco e, bench\u00e9 preferisca di gran lunga l\u2019opzione top ten, non \u00e8 comunque abbastanza per contenerli tutti \u2013 soprattutto i musicisti italiani che amo &#8211; cos\u00ec come probabilmente banali \u2013 o terribilmente <em>d\u00e9j\u00e0 \u00e9cout\u00e9<\/em> \u2013 troverai i nomi che la compongono. Ma tant\u2019\u00e8. In primis, l\u2019elenco non va dal pi\u00f9 amato al meno amato. Li adoro tutti nella stessa misura: Charles Mingus, Roy Hargrove, Franco D\u2019Andrea, Michel Legrand, Thelonious Monk, Carla Bley, Bill Evans, Wayne Shorter, Claudio Fasoli, Miles Davis.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>D E, se ti va dei tre dischi da isola deserta\u2026.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Solo tre miseri dischi sull\u2019isola deserta? Va bene, me li far\u00f2 bastare e mi porter\u00f2 quelli che davvero non mi annoiano mai, nemmeno al centesimo ascolto: ci saranno l\u2019immancabile \u201cKind Of Blue\u201d, \u201cWe Wonder\u201d del Fabrizio Bosso Quartet \u2013 il cui ascolto \u00e8 costantemente una scoperta \u2013 e un disco piccolino e inconosciuto, di un\u2019altrettanto non abbastanza frequentata cantante: una di quelle mai <em>gnauline<\/em> e affettate che non ti annoia e anzi evoca e diverte: \u201cYou and My Soul\u201d di Carola Cora. Certo che tre sono proprio pochi\u2026 Come riserva metter\u00f2 \u201cPrana Dance\u201d di Tom Harrell.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>E un\u2019ultima domanda o meglio un giudizio (anche sintetico) sull\u2019Italia di oggi a livello di arte e cultura.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Ma una volta le interviste non dovevano terminare con un senso di speranza? \uf04a La situazione qui \u00e8 drammatica, per non dire tragica. Ennio Flaiano direbbe anche che \u2018per\u00f2 non \u00e8 seria\u2019, e condivido. Diamoci tutti una mossa, e quando dico \u2018tutti\u2019 intendo veramente ciascuno di noi nel proprio piccolissimo. Le potenzialit\u00e0 ci sono tutte: potremmo vincere noi e poco importa se non sappiamo ancora come gestire la vittoria (mi ricorda qualcosa\u2026). Con la cultura si mangia eccome e l\u2019arte \u00e8 il nostro respiro: se non vogliamo farlo per migliorare, proviamoci almeno per non soccombere.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1000\" height=\"664\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Ravalo.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5666\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Ravalo.jpg 1000w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Ravalo-300x199.jpg 300w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Ravalo-768x510.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Enrico Rava &amp; Lorenza Cattadori<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\/\/ Guido Michelone \/\/ Nonostante i molti anni di reciproca conoscenza, sono purtroppo rare le&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":5665,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[10,9,11,2,3],"tags":[],"class_list":["post-5663","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-costume-e-societa","category-cultura","category-interviste","category-jazz","category-musica"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Alle-Ginestre.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5663","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5663"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5663\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5668,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5663\/revisions\/5668"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5665"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5663"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5663"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5663"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}