{"id":5626,"date":"2021-06-18T23:33:20","date_gmt":"2021-06-18T21:33:20","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=5626"},"modified":"2025-04-20T20:52:49","modified_gmt":"2025-04-20T18:52:49","slug":"acquapazza-di-joe-debono-quintet-un-piccolo-gioiello-di-jazz-contemporaneo-che-nasce-da-un-comune-sentire-e-da-una-collettivita-di-idee-anaglyphos-records-2021","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2021\/06\/18\/acquapazza-di-joe-debono-quintet-un-piccolo-gioiello-di-jazz-contemporaneo-che-nasce-da-un-comune-sentire-e-da-una-collettivita-di-idee-anaglyphos-records-2021\/","title":{"rendered":"\u00abAcquapazza\u00bb Di Joe Debono Quintet, un piccolo gioiello di Jazz Contemporaneo che nasce da un comune sentire e da una collettivit\u00e0 di idee (Anaglyphos Records, 2021)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em> L&#8217;ordito sonoro tiene conto di molte istanze e metalinguaggi, ma non deborda mai verso uno in particolare; l&#8217;amalgama \u00e8 perfetto, per quanto le atmosfere sembrano molto pi\u00f9 vicine ad un cool-jazz rimodulato, dove atmosfere a volta sospese e spaziate si muovono come le coordinate di un lungo viaggio.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Partiamo da un suggestione offerta dal titolo dell&#8217;album \u00abAcquapazza\u00bb. Cucinare il pesce o altro all&#8217;acqua pazza \u00e8 una modalit\u00e0 gastronomica tipica della cucina mediterranea che prevede la cottura in un saporito ma semplice sughetto a base di acqua marina, pomodorini, olio extravergine d&#8217;oliva, aglio e prezzemolo tritato. Un insieme di elementi semplici, ma equilibrati, che garantiscono una complessit\u00e0 ed un&#8217;intensit\u00e0 saporifera al prodotto finale. Per analogia, questa sembrerebbe essere la tecnica impiegata dal pianista maltese Joe Debono per approntare la sua ricca ricetta sonora che parte dagli ingredienti costitutivi del jazz, ossia dal blues, dal gospel e dal soul arricchiti da qualche spezia fusion e messi a rosolare in un brodo di cottura dalle essenze mediterranee.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Prodotto dall\u2019etichetta discografica Anaglyphos Records <\/strong>e supportato da Malta Arts Fund e da Arts Council Malta, l&#8217;album \u00abAcquapazza\u00bb \u00e8 costituito da nove originali firmati dall&#8217;estroso pianista, ad eccezione di \u00abInnu Lil San Guzepp\u00bb, scritto da Carlo Diacono. Joe Debono lo racconta, ironicamente, cos\u00ec: \u00ab<em>Acquapazza e un disco con otto composizione originali e un arrangiamento su un inno di San Giuseppe realizzato dal compositore maltese Carlo Diacono all\u2019inizio del ventesimo secolo. Le mie composizioni sono nella vene di jazz moderno, ma sono basati su delle melodie cantabili. Il titolo \u00e8 una ode alle istituzioni e individui che si battono contro il global warming (riscaldamento globale). Come sapete \u00abAcquapazza\u00bb \u00e8 una ricetta italiana dove si cuoce il pesce usando dell\u2019acqua del mare. Dobbiamo stare attenti altrimenti finiamo come il pesce che si cuoce nel suo stesso ambiente\u00bb<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Il progetto nasce con l\u2019intento di cementare una collaborazione<\/strong> che dura da cinque anni con musicisti, tutti siciliani, i quali hanno mostrato subito affinit\u00e0 elettiva e comuni finalit\u00e0 d&#8217;intenti con il pianista maltese: Dino Rubino alla tromba e flicorno, Rino Cirinn\u00e0 al sax tenore, Nello Toscano al contrabbasso e Paolo Vicari alla batteria. Si \u00e8 creato subito un solito ponte ideale tra le due isole pi\u00f9 grandi del Mediterraneo: Malta e Sicilia, due microcosmi con un particolare ritmo esistenziale e humus ambientale. Debono chiarisce alcuni punti: \u00ab<em>Ci si potrebbe chiedere, come mai la Sicilia? Nei miei anni formativi mettevo in discussione la validit\u00e0 della presenza del jazz a Malta. Pensavo che vivere cos\u00ec lontano geograficamente e culturalmente dalle rinomate capitali jazzistiche mi negasse il diritto di continuare a praticare questo linguaggio, tanto da farlo diventare mio. Indipendentemente da questo, il fatto che dubbi del genere non sono rari nel mondo dell\u2019arte, e forte del pensiero secondo cui il jazz, sebbene sia musica americana, sia diventato legittimamente appannaggio del mondo intero, mi ha spinto ad andare avanti. Ma c\u2019\u00e8 di pi\u00f9: lunghe conversazioni con Rino Cirinn\u00e0 su questo genere musicale hanno dato luce al segno ineffabile che i musicisti di discendenza italiana hanno lasciato nella storia del jazz (\u2026) Le intense esperienze che ho vissuto con questi ragazzi hanno consolidato la mia identit\u00e0 di musicista e compositore jazz <\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Il Joe Debono Quintet si caratterizza come multiforme<\/strong> e ispirata formazione in grado di cesellare in maniera elegante alcuni delle espressioni tipiche del linguaggio jazz tradizionale, arricchito da elementi provenienti dai quattro punti cardinali della musica, ma con la capacita di un&#8217;evidente identit\u00e0 mediterranea e contemporanea, che guarda indistintamente al Nord ed al Sud dell&#8217;universo jazzistico. L&#8217;ordito sonoro tiene conto di molte istanze e metalinguaggi, ma non deborda mai verso uno in particolare; l&#8217;amalgama \u00e8 perfetto, per quanto le atmosfere sembrano molto pi\u00f9 vicine ad un cool-jazz rimodulato, dove atmosfere a volta sospese e spaziate si muovono come le coordinate di un lungo viaggio. Il saporoso ed appetitoso pastiche sonoro preparato in \u00abAcquapazza\u00bb si arricchisce costantemente dell&#8217;umore isolano, grazie alla perfetta interazione fra i musicisti ed una mediterraneit\u00e0 che sottolinea la marcata e vicendevole influenza del jazz del passato e del presente. Le parole del pianista maltese risultano alquanto eloquenti:<em> \u00abPenso che la fase di ricerca e di sperimentazione sia un esercizio continuo e non si fermi mai davvero, nemmeno quando si compone. Un\u2019idea musicale pu\u00f2 essere fortemente contaminata dalla sua frase precedente, e forse a volte \u00e8 cos\u00ec che dovrebbe essere. Quando compongo di solito scrivo quello che sento. Come la maggior parte dei musicisti che improvvisano,<\/em> <em>questo \u00e8 un esercizio comune (suonare ci\u00f2 che si sente), quindi quando si compone \u00e8 come improvvisare, ma \u00e8 possibile fermare il tempo, riflettere e modificare. Ovviamente l\u2019improvvisazione e la composizione hanno funzioni diverse, ma le due cose sono strettamente legate tra loro<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>L&#8217;opener \u00abLittle Things\u00bb, sicuramente tra i momenti migliori del disco<\/strong>, \u00e8 un intrigo sonoro a pi\u00f9 strati che si basa su varie influenze stilistiche che emergono una dietro l&#8217;altra, caratterizzate da una melodia fortemente abrasiva. \u00abGigi\u00bb, dove, come spiega Del Bono \u00ab<em>l\u2019idea era di iniziare con le due note, le due note che mio figlio di un anno canticchiava continuamente, ma il resto della melodia si \u00e8 scritto da solo in un certo senso<\/em>\u00bb. Il brano dall&#8217;imprinting molto cool \u00e8 basato su un perfetto gioco pianistico su cui si innestano i fiati di prima linea arricchendolo di lirismo. \u00abComedy Biography\u00bb \u00e8 un post-bop dagli umori cangianti, dove gli strumenti di prima linea sembrano puntare in direzioni diverse, con il sostegno della retroguardia ritmica, fino al raggiungimento di un punto di confluenza collettiva. \u00abInnu Lil San Guzepp\u00bb, come gi\u00e0 spiegato, \u00e8 un riadattamento e conferma l&#8217;impianto duale della track-list che alterna momenti pi\u00f9 spinti a situazioni pi\u00f9 intime e riflessive. Il nuovo arrangiamento rinverdisce l&#8217;antico tema, ma l&#8217;atmosfera \u00e8 quella di una band che accompagna un corteo religioso. \u00abThe City\u00bb, come dire nomen omen, usa una narrazione dai contrafforti pi\u00f9 metropolitani e funkified, soprattutto quando il piano fa spazio ai fiati e la retroguardia cambia passo. \u00abOvercome\u00bb, altro momento topico dell&#8217;album, \u00e8 un mid-range dotato di un impianto melodico a presa rapida, dove sax e tromba, imbeccati dal pianoforte, si muovono tra cielo e mare, scivolando sulle azzurre acque del Mediterraneo. \u00abOne Waved One Goodbye Tear\u00bb conferma la tendenza del line-up per i cambi d&#8217;umore e l&#8217;introduzione di stati d&#8217;animo mutevoli. Dopo un inizio pi\u00f9 contemplativo, quasi un&#8217;attesa, a met\u00e0 del tragitto, la progressione pianistica lancia la truppa verso una rotta inattesa ed inesplorata in un mare magnum di improvvisazione. \u00abGranelli\u00bb, forse di sabbia, forse piccoli frammenti di vita che si solidificano in una struggente ballata, a met\u00e0 strada tra un canto antico ed un commento sonoro documentaristico che apre la mente del fruitore a scenari immensi e da scoprire. La title-track, \u00abAcquapazza\u00bb, suggella magnificamente il disco regalando al mondo degli uomini una melodia che imbriglia la mente dell&#8217;ascoltatore in una spirale di suggestioni, attraverso un impianto sonoro che sembra la summa e la sintesi di quanto ascoltato in precedenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Come conferma lo stesso Debono le influenze subite<\/strong> nel corso degli anni sono molteplici: \u00ab<em>Da giovane pianista di formazione classica, ricordo di aver ascoltato Shostakovich (\u2026) Immagino sia stata quella freschezza nell\u2019esecuzione che mi ha diretto verso Herbie Hancock, Paul Bley o Keith Jarrett e attraverso di loro sono stato portato a Barry Harris, Bud Powell, Monk ecc. Ma lo spirito di \u00abAcquapazza\u00bb \u00e8 influenzato dalla linea di pensiero collettiva che non pu\u00f2 essere imposta\u00bb. <\/em>Il senso di \u00abAcquapazza\u00bb \u00e8 proprio questo: un piccolo gioiello di jazz contemporaneo che nasce da un comune sentire e da una collettivit\u00e0 di idee. Sicuramente il Joe Debono Quintet porta sul mercato uno dei dischi pi\u00f9 interessanti usciti in questa prima met\u00e0 del 2021.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"642\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Joe-Debono-foto-Joe-Smith-1024x642.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5628\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Joe-Debono-foto-Joe-Smith-1024x642.jpg 1024w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Joe-Debono-foto-Joe-Smith-300x188.jpg 300w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Joe-Debono-foto-Joe-Smith-768x482.jpg 768w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Joe-Debono-foto-Joe-Smith.jpg 1068w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Joe Debono<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;ordito sonoro tiene conto di molte istanze e metalinguaggi, ma non deborda mai verso uno&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":5627,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[9,26,22,2,3,6,13],"tags":[],"class_list":["post-5626","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-editoriale","category-italian-jazz","category-jazz","category-musica","category-recensione-dischi","category-world-music"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/ACQUAPAZZA-JOE-DEBONO-5ET.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5626","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5626"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5626\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9986,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5626\/revisions\/9986"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5627"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5626"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5626"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5626"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}