{"id":5287,"date":"2024-04-08T18:05:40","date_gmt":"2024-04-08T16:05:40","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=5287"},"modified":"2024-04-08T20:41:30","modified_gmt":"2024-04-08T18:41:30","slug":"gli-umbri-extra-sauce-venerdi-12-aprile-presentano-il-loro-nuovo-disco-allo-stix-music-club-di-perugia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2024\/04\/08\/gli-umbri-extra-sauce-venerdi-12-aprile-presentano-il-loro-nuovo-disco-allo-stix-music-club-di-perugia\/","title":{"rendered":"Gli Umbri Extra Sauce, venerd\u00ec 12 aprile, presentano  il loro nuovo disco allo Stix Music Club di Perugia"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>Gli Extra Sauce presenteranno il loro nuovo CD, \u00abExtravaganza\u00bb, allo Stix Music Club di Perugia, venerd\u00ec 12 aprile 2024<\/strong><\/em>,<strong><em> ore 21.30<\/em><\/strong>, <strong><em>in occasione del City Music Festival \/ Springtime Jazz. Il composito <\/em><\/strong><em><strong>ensemble umbro segue le coordinate di una musica polimatica, una cuspide sonora, appollaiata nel punto nevralgico in cui confluiscono vari stilemi di matrice afro-americana, attraverso una fusion contemporanea che coagula elementi jazz, in un melting-pot sonoro fatto di post-bop<\/strong><\/em><strong><em>, funk, swing, soul e R&amp;B.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Dal dopoguerra in avanti, nel mondo del jazz, il numero di componenti di un ensemble si \u00e8 progressivamente ridotto, sino a giungere ad alcune formule largamente diffuse come il quintetto ed il quartetto, senza tralasciare l\u2019affermazione del piano trio o del trio pianoless, quali espressioni strumentali basate sul concetto di sottrazione, di minimalismo, sovente anche armonico, nonch\u00e9 di moltiplicazione sensoriale pi\u00f9 che audiotattile. Nel corso della sua evoluzione, l\u2019idioma jazzistico ha subito significativi cambiamenti, affidandosi spesso al genio del singolo, i cui talenti hanno finito per deporre a vantaggio del virtuosismo e del tecnicismo individuale, a discapito della collegialit\u00e0 e della ricchezza timbrica e cromatica, allontanando sempre pi\u00f9 il jazz, nell\u2019accezione pi\u00f9 larga del termine, dal modulo compositivo ed espressivo originario. L\u2019arrivo di un settetto, che irrompe sulla scena con tutta la sua energia cinetica, mette a dura prova le incrollabili convinzioni di certuni, specie se basate sul concetto di <em>ad maximum per minimum. <\/em>Giocando ancora con le metafore, possiamo affermare, senza tema di smentita, che gli Extra Sauce siano un inno votivo alla dea della fecondit\u00e0 e dell\u2019abbondanza in un\u2019epoca di raccolti creativi al quanto grami e di cinghie mentalmente tirate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Al ricco intreccio strumentale, gli Extra Sauce aggiungono<\/strong> anche una carica di ironia e gioiosit\u00e0, particolarmente in un\u2019era in cui talune formule alchemiche brevettate nelle foreste del Nord Europa, il pi\u00f9 delle volte, imbrigliano il jazz, o sedicente tale, in un mutismo asfittico e cerebroide, fatto di concetti sussurrati e soporiferi. Per contro, gli Extra Sauce, che sembrano muoversi idealmente fra Los Angeles e Chicago, fra Boston e New York, seguono le coordinate di una musica polimatica, una cuspide sonora appollaiata nel punto nevralgico in cui confluiscono vari stilemi di matrice afro-americana, jazz funk, soul, rock, blues, R&amp;B, e non necessariamente riconducibile a quell\u2019organicit\u00e0 o sistematicit\u00e0 tipica di chi opera in habitat mentale circoscritto e monotematico. Perfino la scelta del nome, nel gergo, \u00e8 gi\u00e0 qualcosa di provocatorio e di sfuggente che si spinge oltre le colonne d\u2019Ercole di una banalit\u00e0 perimetrabile, cos\u00ec come il titolo del loro colorato CD, dove si ritraggono in copertina <em>cartoonizzati<\/em>: \u00abExtravaganza\u00bb, in effetti, non \u00e8 solo sinonimo di stravaganza estetica, visiva o comportamentale, ma diventa l\u2019epitome di una struttura sonora concettualmente vagante ed in movimento, simile ad un viaggio <em>no-limits<\/em> che si snoda in pi\u00f9 direzioni sulla spinta di un sound fortemente propulsivo. \u00ab<em>Comporre e registrare Extravaganza \u2013 <\/em>spiega la band nelle note di copertina<em> \u2013 \u00e8 stato un viaggio incredibile che vogliamo condividere con tutti coloro che ci circondano. Crediamo che la musica sia una straordinaria forma di comunicazione e speriamo che i nostri brani siano in grado di accendere una scintilla d\u2019interesse per le composizioni strumentali, mostrando cosa sono davvero: una tela di emozioni che ognuno pu\u00f2 interpretare a modo suo<\/em><em>\u00bb<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019ensemble perugino \u00e8 composto da<\/strong> Emanuele Caporali Sassofono , Davide Zucchini Tromba, Santiago Fernandez Tastiere, Federico Papaianni Chitarra, Ruggero Bonucci Basso, Simone Chiavini Percussioni, Alessio Lucaroni Batteria, i quali esprimono singolarmente personalit\u00e0 marcate ed evidenti, producendo soprattutto nell\u2019atto creativo ed esecutivo una ricchezza di suoni e situazioni molteplici. In genere, le loro composizioni nascono da un\u2019idea e da uno spunto suggerito da un singolo componente del gruppo e poi collegialmente sviluppato e locupletato in studio o in sala prove. L\u2019album \u00abEstravaganza\u00bb nasce e si sostanzia su tali presupposti, attraverso una fusion multitasking e speziata, tanto per rimanere in linea con il nome dell\u2019ensemble. Basta l\u2019iniziale \u00abFaster\u00bb, che in genere viene usata come <em>opening-act <\/em>durante le esibizioni dal vivo, per comprendere ch ei nostri \u00abmagnifici sette\u00bb intendano colpire non solo la mente ma anche la muscolatura liscia e striata dell\u2019ascoltatore, il quale viene travolto da una ventata di brass-funk ad alta energia, a met\u00e0 stra tra Earth Wind &amp; Fire e i Mezzoforte. \u00abFlying West\u00bb \u00e8 mid-range con un passaporto soul-jazz, basto su una melodia sospesa, onirica ed a facile combustione introdotta dalle tastiere con sonorit\u00e0 <em>churching<\/em> da organo soul-gospel e poi sviluppata in progressione dai fiati con un atteggiamento quasi shorteriano che ricorda i Weather Reporter e talune ambientazioni spaziali alla Sly &amp; The Family Stone. Non mancano neppure i rimandi al Miles Davis elettrico, ma quello pi\u00f9 tardivo e vicino al soul-funk come si avverte nella suadente \u00abBy The Star\u00bb. Va da s\u00e9 che ogni strumentista possa tendere ad un minimo di citazionismo legato al proprio bagaglio culturale. Non \u00e8 difficile immaginare il bassista idealmente alle prese con il taccuino degli appunti di Jaco Pastorius, il chitarrista in chat con Pat Metheny o il batterista sintonizzato su Steve Gadd<em><strong>.<\/strong><\/em> Sono, ovviamente, solo suggestioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Gli Extra Souce sguazzano con disinvoltura<\/strong> nell\u2019ambito di una fusion contemporanea, figlia, per\u00f2 di un glorioso passato, in cui taluni nomi si ergono come paradigmi ispirativi insormontabili. Al netto di ogni congettura, i settetto ha ben introiettato la lezione dei vari \u00abmaestri d\u2019arme\u00bb, incanalandola in un flusso di idee piuttosto personali e distintive, di cui \u00abWinners And Losers\u00bb, con la sua struttura ricca di cambi di passo ed improvvisazioni a lunga gittata, ne \u00e8 la dimostrazione lampante. In un gorgo di energia non mancano neppure momenti pi\u00f9 meditativi e crepuscolari come \u00abDepartures\u00bb, componimento segnato da una melodia dal gusto vagamente retr\u00f2 e cinematografico, una viaggevole ballata metropolitana, lungo le strade di una citt\u00e0 notturna e silente, in cui si avverte il senso della partenza e del distacco. Non a caso, la successiva \u00abLate Night Experience\u00bb sembrerebbe legata al medesimo mood, ma in maniera pi\u00f9 risolta: il groove funkified, distillato da una retroguardia ritmica, che non lascia aria ferma, spinge i fiati e la chitarra verso soluzioni verticali ed un interscambio che ricorda gli immarcescibili Blood, Sweat &amp; Tears. Il disco si chiude con \u00abEphedra (Bob P)\u00bb, che prende il nome dall\u2019erba da cui si estrae l\u2019efedrina, uno stimolante del sistema nervoso centrale. Trattasi di un\u2019originalissima costruzione progressiva: dopo un inizio a passo felpato, il crescendo improvvisativo si dipana in moltissime direzioni, pagando un piccolo tributo a certe soluzioni fusion tipiche di Herbie Hancock, con le tastiere tese a dare, sistematicamente la spinta a tutto l\u2019insieme. \u00abExtavaganza\u00bb degli Extra Sauce\u00bb non \u00e8 un\u2019opera rivoluzionaria o avanguardistica, probabilmente non \u00e8 neppure nelle corde e nelle intenzioni dell\u2019ensemble umbro giungere a soluzioni paludate, intellettualoidi o anemiche, il loro \u00e8 un sound fisico e sorgivo, che fa battere le mani, muovere i piedi ed aumentare il battito del polso.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/ExtraSauce_Stix-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5288\"\/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli Extra Sauce presenteranno il loro nuovo CD, \u00abExtravaganza\u00bb, allo Stix Music Club di Perugia,&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":5289,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2},"jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[4,9,15,18,2,3,6,1],"tags":[],"class_list":["post-5287","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concerti","category-cultura","category-funk","category-fusion","category-jazz","category-musica","category-recensione-dischi","category-spettacoli"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/extra-sauce.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5287","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5287"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5287\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5293,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5287\/revisions\/5293"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5289"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5287"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5287"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5287"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}