{"id":523,"date":"2023-09-27T19:48:49","date_gmt":"2023-09-27T17:48:49","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=523"},"modified":"2023-09-28T22:47:06","modified_gmt":"2023-09-28T20:47:06","slug":"nothing-so-abstract-del-marcello-sebastiani-hu-trio-un-lavoro-alchemico-e-maliardo-dopo-un-paio-di-ascolti-potrebbe-indurre-alla-dipendenza-notami-jazz-2023","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2023\/09\/27\/nothing-so-abstract-del-marcello-sebastiani-hu-trio-un-lavoro-alchemico-e-maliardo-dopo-un-paio-di-ascolti-potrebbe-indurre-alla-dipendenza-notami-jazz-2023\/","title":{"rendered":"\u00abNothing So Abstract\u00bb del Marcello Sebastiani Hu Trio, un lavoro alchemico e maliardo. Dopo un paio di ascolti potrebbe indurre alla dipendenza (Notami Jazz, 2023)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il classico triunvirato, formato da piano, basso e batteria, assume dei risvolti particolari se il band-leader \u00e8 il contrabbassista. La differente gerarchia strumentale apre inedite vie di accesso e di fuga al costrutto sonoro, rispetto al tradizionale piano trio, in cui il pianoforte acquisisce il ruolo di dominus diventando spesso l\u2019unico io-narrante, mentre basso e batteria ne sostengono i propositi, accompagnano ed espandono la progressione melodico-armonica del pianista-leader. Nel caso di \u00abNothing So Abstract\u00bb del Marcello Sebastiani Hu Trio, pubblicato da Notami Jazz, l\u2019alchimia strumentale \u00e8 perfetta e paritetica, mentre le singole individualit\u00e0 emergono e vanno a creare un piacevolissimo effetto d\u2019insieme, dove il contrabbasso diventa una sorta di timoniere, il piano traccia le coordinate armoniche e la batteria garantisce la rotta. Del resto Sebastiani \u00e8 un jazzista di lungo corso, docente e sideman per conto terzi, con un solido background ed un\u2019ampia visione della lezione afro-americana, dove l\u2019interplay e lo scambio sinergico risultano basilari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>l\u2019Uh Trio con il quale Marcello Sebastiani<\/strong>&nbsp;nasce da una collaborazione con il batterista ungherese B\u00e1gyi Bal\u00e1zs avvenuta anni fa, consolidata nel tempo e che ha portato al recente l\u2019incontro con il pianista G\u00e1sp\u00e1r K\u00e1roly. \u00abNothing So Abstract\u00bb registrato al Tom Tom Studio di Budapest, il 6 giugno del 2022, \u00e8 frutto di una perfetta sinergia fra tre musicisti che dialogano ad armi pari e la cui la esposizione sonora diventa la summa di tre parti abilmente complementari e indirizzate al conseguimento di un risultato totale, collegiale e coeso. I tre musicisti, pur partendo in massima parte da composizioni di Marcello Sebastiani (quattro tracce su otto recano in calce la sua firma), uniscono le forze per implementare il concept complessivo attraverso il singolo bagaglio di idee, esperienze, tocco, sensibilit\u00e0 artistica e tecnica esecutiva. B\u00e1gyi Bal\u00e1zs dimostra di essere un batterista inventivo, capace di sottolineare con disinvoltura cambi di passo e di umore, mentre il pianista G\u00e1sp\u00e1r K\u00e1roly, sempre attivo ed interattivo, garantisce impennate tematiche e soluzioni armoniche non prevedibili; autore oltremodo di \u00abOne For Be\u00bb, una ballata dall\u2019umore cangiante e dai cromatismi attenuati, che evidenzia l\u2019ottimo interplay all\u2019interno dell\u2019Uh Trio..<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019ascolto complessivo dell\u2019album innesca stimoli molteplici<\/strong>. Traccia dopo traccia a cominciare dall\u2019iniziale \u00abQuestion\u00bb che conferma il gusto e la creativit\u00e0 di Marcello Sebastiani in veste di compositore, ma anche di ottimo tessitore di trame a maglie larghe, tanto da consentire il facile inserimento dei sodali, mentre la formula vincente si ripete soprattutto con la title-track, \u00abNothing So Abstract\u00bb, in cui l\u2019autore dimostra ampiamente di saper abbracciare tranquillamente passato e presente del jazz. \u00abFour Colors\u00bb \u00e8 la terza traccia in sequenza firmata da Sebastiani, ma costituisce anche il terzo esempio di modularit\u00e0 compositiva del contrabbassista, il quale consente al pianista di seguire una delle melodie pi\u00f9 accattivanti dell\u2019album, in un gioco di perfetto interscambio con la retroguardia ritmica. Con \u00abDeep Purple\u00bb, componimento di Peter De Rose, si cambia leggermente mood, ma si spalanca un\u2019ottima vetrina espositiva in solitaria per il basso di Marcello Sebastiani, autore della successiva \u00abJust With It\u00bb, un up-tempo che esplora le radici del bop, ma senza guardare troppo nello specchietto retrovisore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Il trio si muove costantemente su piano inclinato di un jazz<\/strong>&nbsp;dal mood contemporaneo, non dimentico della tradizione, \u00abEast Of The Sun\u00bb, con una melodia a presa rapida, ed un perfetto gioco delle parti fra i sodali, diventa l\u2019epitome del formato trio, un condensato stilistico di molti rimandi e riferimenti al passato ed al presente del jazz, ma il tasso di qualitativi esecutiva \u00e8 elevato e l\u2019ispirazione risulta palpabile, traccia dopo traccia, tanto da fugare ogni pensiero di ricalco o manierismo calligrafo. A suggello dell\u2019album, \u00abSoftly As In A Morning Sunrise, un standard restituito al mondo degli uomini in una confezione pr\u00eat-\u00e0-porter, rinvigorito da uno zampillante pianoforte, da un flessuoso walking di basso e da un incisivo groove di batteria, dove talento e freschezza interpretativa diventano un passaporto per il futuro. \u00abNothing So Abstract\u00bb del Marcello Sebastiani Uh Trio \u00e8 un disco composito e immediato al contempo, ricco di dettagli e sfaccettature, alchemico e maliardo: dopo un paio di ascolti potrebbe indurre alla dipendenza.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1000\" height=\"1000\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/sebastiani2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-524\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/sebastiani2.jpg 1000w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/sebastiani2-300x300.jpg 300w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/sebastiani2-150x150.jpg 150w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/sebastiani2-768x768.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/ Il classico triunvirato, formato da piano, basso e batteria,&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":525,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[9,22,2,3,6],"tags":[],"class_list":["post-523","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-italian-jazz","category-jazz","category-musica","category-recensione-dischi"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/sebastiani-rotated-1.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/523","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=523"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/523\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2930,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/523\/revisions\/2930"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/525"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=523"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=523"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=523"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}