{"id":5163,"date":"2024-03-29T11:49:16","date_gmt":"2024-03-29T10:49:16","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=5163"},"modified":"2024-03-29T11:49:17","modified_gmt":"2024-03-29T10:49:17","slug":"andrea-centazzo-un-artista-visivo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2024\/03\/29\/andrea-centazzo-un-artista-visivo\/","title":{"rendered":"Andrea Centazzo un artista visivo"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\/\/ di Guido Michelone \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Doppio Jazz ha di recente intervistato il grande drummer friulano, talvolta rimosso o snobbato da taluni critici italiani: ma si tratta in realt\u00e0 di un autore a 360 gradi, da sempre impegnato in svariate attivit\u00e0 creativi e intellettuali: tra l\u2019altro proprio di recente \u00e8 uscito un suo libro autobiografico redatto a quattro mani con il vibrafonista Sergio Armaroli dal titolo <em>Bacchette magiche. Conversazioni e divagazioni sulla percussione, l\u2019arte, la vita<\/em> per il prestigioso editore leccese Manni. Con Doppio Jazz \u00e8 stata una conversazione-fiume, ragion per cui si \u00e8 pensato di spezzettare il dialogo registrato e di proporlo di agili articoli tematici, a cominciare da questo, focalizzato sul rapporto tra lui e le arti visive.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>D Chi \u00e8 in tre parole Andrea Centazzo?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Quello mai citato (nei referendum di Musica Jazz degli ultimi cinquant\u2019anni). Mi sembra una risposta abbastanza precisa sulla mia situazione professionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>D Dal tuo curriculum si deduce che non sei solo un jazzista, ma pure un musicista contemporaneo (anche in senso classico e sperimentale) e un artista visivo che abbraccia forme sia astratte sia figurative, statiche o in movimento. Confermi?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Sono sempre stato molto curioso di tutte le forme d\u2019arte e fin da ragazzo ero appassionatissimo di fotografia, poi dipingevo un pochino, poi quando ho iniziato a lavorare professionalmente &#8211; che \u00e8 stato nel 1970, poi il debutto ufficiale nel 1972 con Giorgio Gaslini &#8211; ho incominciato ad appassionarmi anche a diverse altre forme espressive e sono piombato a un certo punto nelle partiture grafiche. C\u2019\u00e8 un libro, tra l\u2019altro, che mi ricordo, curato da Daniele LOMBARDI (che \u00e8 purtroppo scomparso) che presentava tutte le partiture dei vari compositori che invece di usare la notazione tradizionale usavano la notazione grafica. Mi aveva francamente affascinato \u00e8 avvicinato alla mia passione per l\u2019arte visiva e per il disegno e quindi ho cominciato verso il,1977-1978 a scrivere partiture grafiche e poi in qualche modo a dipingerle, a realizzarle con colori e con sovrapposizioni, certe volte usando anche le fotocopie alterate nelle posizioni, a un punto tale che queste cose han cominciato a circolare e ho iniziato a fare mostre in gallerie anche di un certo rilievo come la Galleria Monomo a Roma e BARI, poi a Trieste e Milano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>D Insomma \u00e8 stato un periodo in cui tu hai vissuto la musica anche come fenomeno visivo?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Certo, e in queste mostre che facevo, esponevo questi pannelli con queste partiture elaborate o addirittura partite scritte in maniera tradizionale ma con pagine completamente stravolte da colori e accartocciamento \u00e8 cos\u00ec si creavano come delle geografie. E accanto a queste varie partiture mettevo sempre un registratore &#8211; all\u2019epoca mitico a cassette con le cuffie &#8211; \u00e8 praticamente mi ero prefisso di fare un\u2019esperienza di immersione totale e di far fare allo spettatore un\u2019immersione totale, ascoltando una musica che era correlata all\u2019aspetto visivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>D Tra l\u2019altro di recente, nel 2022, per te c\u2019\u00e8 stato come un ritorno di fiamma, vero?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R S\u00ec, alla Galleria Erratum di Milano, dove ho presentato tutta una serie di opere e la mostra ha avuto un discreto successo e sono molto contento del risultato, che mi ha anche un po\u2019 stimolato a riprendere in mano determinati aspetti dell\u2019arte figurativa. Tutto il materiale che ho prodotto in questi anni &#8211; sia materiale di arte visiva sia musica, scrittura, perch\u00e9 ho scritto anche molti libri, come si sa, e ho scritto un sacco di saggi e di articoli &#8211; sono confluite, grazie a una serie di coincidenze molto fortuite e molto fortunate per me, nel Fondo Archivio Andrea Centazzo della Biblioteca delle Arti dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna dove un curatore, il dottor Gianmario Merizzi, continua a classificare e catalogare i miei lavori e devo dire che \u00e8 una cosa che mi rende molto orgoglioso perch\u00e9 l\u2019altro Fondo e Archivio che loro hanno \u00e8 quello di Bruno Maderna e quindi sono in un\u2019ottima compagnia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>D Rimaniamo ancora sulle forme espressive visuali.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Questo fatto di aver sempre lavorato con la fotografia &#8211; che poi, quand\u2019ero ragazzo avevo anche la camera oscura, stampavo, elaboravo, era sempre una continua ricerca &#8211; poi quando \u00e8 \u2018scoppiato\u2019 negli anni Ottanta il video, mi ha immediatamente \u00e8 chiaramente affascinato; e avevo questa musica di sola percussione all\u2019epoca &#8211; anche se ormai nell\u2019anno 1980 avevo gi\u00e0 scritto un concerto per piccola orchestra eseguito dalla Mittleuropa con Gianluigi TROVESI, Roberto Ottaviano, Franz Koglemann, Iogwsman, Carlo Ccc, per\u00f2 avevo questo bel lavoro di sola percussione e con qualche intervento ovviamente anche elettronico; e mi ero messo in testa che secondo me sarebbe stata perfetta per una colonna sonora; nota bene che poi negli anni Duemila sono usciti diversi film &#8211; non ricordo i titoli adesso &#8211; insomma ce n\u2019\u00e8 uno con Billy Crystal dove la percussione \u00e8 l\u2019unico strumento che sostiene la colonna sonora e non c\u2019\u00e8 nient\u2019altro, qualche canzone qui e l\u00e0 insomma ma di fatto \u00e8 un film di immagine e percussione. Insomma con questa bella musica, che era anche un po\u2019 ispirata alla mia terra d\u2019origine, il Friuli, quasi un omaggio a quella che si chiama \u2018heimat\u2019 in tedesco (la Terra madre), ho bussato a un po\u2019 di porte. E figurati! Era il 1983 e nessuno si sognava di usare la percussione come solo suono in una colonna sonora.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>D A quel punto cos\u2019\u00e8 successo?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Ho detto: \u2018Se nessuno vuole questa colonna sonora, facciamo una bella cosa. Faccio io il film\u2019. E senza avere alcuna nozione di cinematografia, ho fatto dei prestiti pazzeschi perch\u00e9 all\u2019epoca le attrezzature avevano prezzi impossibili, ad esempio la cosa professionale di minor costo era la telecamera della Sony M-3 che costava 19 milioni all\u2019epoca e la centralina (sempre della Sony) per fare i montaggi che costava altri 30 milioni; praticamente tu compravi un\u2019attrezzatura da 60, 70 milioni (che era all\u2019epoca il costo di un nell\u2019appartamento) e avevi un prodotto che oggi neanche con un telefonino dei pi\u00f9 orrendi che ci sono sul mercato tu fai. Oggi un qualsiasi cellulare ha una qualit\u00e0 che \u00e8 cento &#8211; forse direi anche trecento &#8211; volte superiore alla qualit\u00e0 di quei prodotti dell\u2019epoca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>D E ti sei lanciato in quel costosissimo acquisto?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Comunque, insomma, ho comprato \u2018sta telecamera e ho cominciato a girare i luoghi della mia infanzia: ho fatto queste riprese, ho montato questo video in cui la musica era la base e le immagini commentavano la musica e quindi il montaggio era un po\u2019 dettato dalla musica e ho cominciato a presentarlo ai vari festival; sar\u00e0 stata che era una novit\u00e0, sar\u00e0 stato che sono stato fortunato, sar\u00e0 stato che anche forse ho avuto delle intuizioni, sta di fatto che il film che si chiamava Tiare a un certo punto ha vinto tutti i principali festival; fra l\u2019altro Morando Morandini s\u2019era innamorato di \u2018sta cosa qui e qui ha portato in palmo di mano e mi ha introdotto alla Rai in una serie di situazione tanto che poi, negli anni successivi, 1985, 1986, 1987 e credo anche 1988, ho fatto un sacco di lavori come regista. Sono arrivato a un punto tale per cui quasi quasi non suonavo pi\u00f9 e mi mettevo a fare realmente il regista cinematografico, tanto che ho vinto il Festival del Nuovo Cinema Italiano di Bellaria &#8211; credo nel 1986 &#8211; ex aequo con Silvio Soldini, il quale poi ha fatto il regista, mentre io invece son tornato a fare il musicista.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/centazzo_andrea_1-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5164\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Andrea Centazzo<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\/\/ di Guido Michelone \/\/ Doppio Jazz ha di recente intervistato il grande drummer friulano,&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":5166,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[9,11,22,2,3,13],"tags":[],"class_list":["post-5163","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-interviste","category-italian-jazz","category-jazz","category-musica","category-world-music"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/centazzo_andrea_x.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5163","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5163"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5163\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5167,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5163\/revisions\/5167"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5166"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5163"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5163"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5163"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}