{"id":502,"date":"2024-01-10T17:56:40","date_gmt":"2024-01-10T16:56:40","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=502"},"modified":"2024-01-11T01:33:00","modified_gmt":"2024-01-11T00:33:00","slug":"max-roach-deeds-not-words-riverside-1958","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2024\/01\/10\/max-roach-deeds-not-words-riverside-1958\/","title":{"rendered":"Oggi Max Roach avrebbe compiuto cento anni"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>Max Roach \u00abDeeds, Not Words\u00bb (Riverside, 1958)<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Max Roach \u00e8 sempre stato un musicista con il baricentro spostato in avanti. Batterista iconico e punto di riferimento per chiunque si avvicini alla batteria jazz, Roach ha praticamente messo il \u00abbe\u00bb nel bebop, suonando con tutte le figure pi\u00f9 rappresentative del jazz moderno, da Bird a Dizzy, da Miles Davis a Charles Mingus, da Sonny Rollins a Clifford Brown. Ad abundantiam, la sua personale visione della musica \u00e8 stata implementata negli anni da numerose registrazioni come band-leader altrettanto rilevanti, se non pi\u00f9 delle sue famose sessioni in veste di comprimario o di sideman. Roach non \u00e8 mai stato un musicista statico o intrappolato in una zona comfort, difficile da tenere a bada in uno specifico recinto, costantemente animato dai demoni creativi con un piede nel passato, ma sempre pronto a trascinare il vernacolo jazzistico verso qualcosa di inedito e di futuribile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Il primo impegno da solista per la Riverside<\/strong>, \u00abDeeds, Not Words\u00bb (fatti non parole) del 1958, conferma uno dei meriti del decano della batteria, ossia il sapersi circondare di collaboratori in grado di piegare le note, i battiti e le frasi ai loro desideri, ma secondo i dettami e le indicazioni del leader. Le doti creative di Roach e le sue capacit\u00e0 di arrangiatore, compositore e capo branco sono tutte in bella mostra, ma ci\u00f2 che colpisce sono l\u2019equilibrio e la capacit\u00e0 di dosare la sua presenza, senza mai indossare le armi del comandante supremo; ci\u00f2 che risalta in questo disco \u00e8 l\u2019utilizzo della batteria da parte di Roach che non risulta mai dominante: se ne colgono facilmente i ritmi innovativi ma il suo strumento \u00e8 parte integrante del line-up, in cui spesso funge da collante e da alimentatore come una dinamo che dalla retroguardia mantiene vivo il fuoco dello scambio e dell\u2019interplay fra i sodali. Persino il lungo assolo di batteria in \u00abConversation\u00bb, che normalmente potrebbe apparire come un atto di vanit\u00e0 da parte del batterista-leader, ha una funzione rinvigorente e ben si amalgama al costrutto concettuale coerente dell\u2019album.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Siamo alle prese con il primo quintetto guidato da Max Roach<\/strong>&nbsp;dopo la gratificante collaborazione con Clifford Brown e Sonny Rollins. Ad un primo fugace ascolto questa nuova esperienza potrebbe apparire meno efficace e impattante rispetto al recente passato discografico del batterista che, al contrario, dimostra di essere il collettore perfetto tra personalit\u00e0 diverse e differenti impostazioni stilistiche. Basterebbe ascoltare il suo dialogo con il sassofonista George Coleman in \u00abIt\u2019s You Or No One\u00bb, o il modo in cui la sua spinta propulsiva fa esplodere la tromba Booker Little in \u00abJodie\u2019s Cha-Cha\u00bb, per comprendere che Roach fosse in possesso di quella genialit\u00e0 tipica dell\u2019assemblatore e del magnificatore di talenti. \u00c8 probabile che George Coleman non fosse Sonny Rollins o che, forse, Booker Little non possedesse talune virt\u00f9 di Clifford Brown, ma persino l\u2019utilizzo della tuba di mingusiana memoria, utilizzata come strumento melodico in \u00abDeeds, Not Words\u00bb diventa un valore aggiunto, cos\u00ec come la scelta di un impeccabile Art Davis al basso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>A conti fatti la tuba di Ray Draper,<\/strong>&nbsp;che aveva gi\u00e0 suonato con Jackie McLean e con John Coltrane, pur non riuscendo sempre a reggere il tempo veloce e fulmineo di Roach, grazie agli arrangiamenti del leader riesce ad adattarsi allo spirito complessivo dell\u2019album. Booker Little, morto di uremia a ventitr\u00e9 anni, era comunque un trombettista geniale che, se fosse vissuto, avrebbe potuto ridisegnare la storia del suo strumento. George Coleman era un superbo sassofonista tenore che, forse, non ha mai ottenuto il riconoscimento che meritava. Sia Little che Coleman sono sottili e inventivi. Dal canto suo Art Davis, bassista dal walking esemplare, inventivo nell\u2019 assolo e sicuro nel lavoro accompagnamento, costituiva una garanzia per tutto l\u2019ensemble: \u00abYou Stepped Out Of A Dream\u00bb, ad esempio, \u00e8 un riuscito tentativo di andare oltre il concetto di hard bop. Per il resto, l\u2019album si basa sui medesimi precetti dei precedenti lavori di Max Roach di quel periodo, mentre il rischio calcolato di un terzo strumento a fiato come la tuba, per paradosso, non fa rimpiangere la mancanza del pianoforte: Ray Draper passa agevolmente dal supporto ritmico alla linea melodica a seconda delle necessit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Scorrendo attentamente l\u2019album \u00e8 difficile non evidenziare il contributo di Little<\/strong>, a volte un po\u2019 pi\u00f9 avanti degli altri, mentre le sue linee melodiche costituiscono un punto di forza, cos\u00ec come la partecipazione al set gli garantisce un posto nel pantheon della tromba: tono, controllo e velocit\u00e0 denotano maturit\u00e0 e determinazione, al punto che risulta difficile pensare che durante quella sessione avesse solo vent\u2019anni. George Coleman eguaglia Little assolo per assolo, mostrando la potenza e l\u2019unicit\u00e0 del suo timbro. Anche Davis e Draper risultano in gran forma operando su due strumenti separati che lavorano sulla gamma bassa. Roach \u00e8 deus ex-machina, ma anche un cortese, generoso e garbato anfitrione, contribuendo con numerosi ed efficaci assoli di batteria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>La maggior parte dei brani presenti si colloca in un range up tempo<\/strong>, a parte una sorta di groove latino, \u00abFilide\u00bb un originale di Draper con la tuba in primo piano e una ballata, la title track \u00abDeeds Not Words\u00bb, la quale offre a Booker Little un ottimo veicolo per mostrare quanto possa fare con e su una melodia. \u00c8 interessante notare come il drumming di Roach anticipi il modulo usato dai moderni batteristi: anzich\u00e9 tenere il tempo solo sul piatto ride, Max si muove su tutto il kit ed \u00e8 piuttosto libero nel suo approccio, mantenendo un costante scambio con i solisti. Registrato il 4 settembre 1958 al Reeves Studio di New York con la produzione di Orrin Keepnews per l\u2019etichetta Riverside, \u00abDeeds, Not Words\u00bb \u00e8 un sorprendente album hard bop avanzato che propone soluzioni inedite rispetto alle regole d\u2019ingaggio tipiche di quegli anni, teso a creare un suono che colmasse il divario tra Bird e Ornette. I suoi collaboratori condividono una visione simile, in particolare Booker Little, evita di appiattirsi sui moduli espressivi tipici di Miles Davis o Lee Morgan optando per un approccio pi\u00f9 complesso e spigoloso, molto simile a quello del suo compagno di avventure Eric Dolphy. Consigliatissimo!<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1000\" height=\"909\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/Max-Roach2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-504\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/Max-Roach2.jpg 1000w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/Max-Roach2-300x273.jpg 300w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/Max-Roach2-768x698.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Max Roach<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Max Roach \u00abDeeds, Not Words\u00bb (Riverside, 1958) \/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/ Max Roach&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":503,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[24,9,2,3,6,23,8],"tags":[],"class_list":["post-502","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-african-american","category-cultura","category-jazz","category-musica","category-recensione-dischi","category-ristampa-vinile","category-storia-del-jazz"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/Max-Roach.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/502","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=502"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/502\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4237,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/502\/revisions\/4237"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/503"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=502"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=502"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=502"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}