{"id":4736,"date":"2024-02-23T23:08:14","date_gmt":"2024-02-23T22:08:14","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=4736"},"modified":"2024-02-23T23:18:19","modified_gmt":"2024-02-23T22:18:19","slug":"intervista-a-sonia-spinello-gia-da-bambina-sognavo-di-cantare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2024\/02\/23\/intervista-a-sonia-spinello-gia-da-bambina-sognavo-di-cantare\/","title":{"rendered":"Intervista a Sonia Spinello: \u00abGi\u00e0 da bambina sognavo di cantare\u00bb"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\/\/di Guido Michelone \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Avevano lasciato Sonia Spinello, contitolare assieme al pianista Roberto Olzer del notevole <em>Silence<\/em> (2022) in quartetto con Eloisa Manera (violino) e Daniela Savoldi (violoncello): un sound cameristico con dodici brani, in puro stile europeo, dove la splendida voce \u00e8 contrappuntata da interventi limpidi ma soffusi, quasi a ribadire il valore dell\u2019introspezione anche in musica, con il canto jazz femminile che torna in Italia a frequentare la ricerca, tentando via una autoctona e originale, come accade anche al nuovo album <em>Flow<\/em>, di cui la protagonista tratta in questo lungo approfondito dialogo, in esclusiva per Doppio Jazz.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">D: In tre parole chi \u00e8 Sonia Spinello?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>R: Eclettica, sperimentatrice, curiosa.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">D: Raccontaci in breve la tua attivit\u00e0 professionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>R: Sono una cantante, una compositrice, un\u2019insegnante di canto e una terapista olistica. La mia attivit\u00e0 professionale \u00e8 varia e articolata: per la maggior parte del tempo mi dedico all\u2019insegnamento, ho una Scuola di Musica, siamo in dodici insegnanti, e mi occupo dei miei allievi a 360\u00b0. Per come vivo il mio lavoro non riesco a scindere \u201ccorpo, energia e voce\u201d. Porto in giro per l\u2019Italia e l\u2019estero i miei seminari e laboratori esperienziali che intrecciano i miei due \u201camori\u201d: la voce e il mondo olistico. Per questo motivo continuo a studiare, aggiornarmi e fare ricerca per poter crescere dal punto di vista professionale, mentre il resto del tempo lo dedico ai concerti, scrivo, compongo, indago e mi circondo di musicisti meravigliosi con cui condividere idee, esperienze, progetti discografici e teatrali.&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">D: A che et\u00e0 e come hai scoperto la musica? Che ricordi hai da bambina?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>R: In realt\u00e0 prima dei miei ricordi ci sono quelli di mia madre e di mia nonna che mi raccontavano che i miei primi \u201csuoni\u201d sembravano cantati, ho iniziato a camminare e cantare praticamente nello stesso momento, \u00e8 sempre stato il mio modo di esprimermi e comunicare nel mondo. In casa mia si \u00e8 sempre ascoltata tanta musica, la radio era accesa per la maggior parte della giornata, mia madre canticchiava in continuazione, lei mi ha trasmesso un amore infinito per Stevie Wonder ed io imparavo tutte le melodie che sentivo alla radio, alla TV o da qualsiasi parte mi trovassi. Ero attratta dalla musica in una maniera \u201cviscerale\u201d: memorizzavo e riproducevo, a volte cambiando alcuni frammenti, inventavo canzoncine, insomma cantavo sempre. Un giorno ci trasferimmo dal Lago Maggiore in provincia di Milano e scoprii presto che il mio vicino di casa, un ragazzino che all\u2019epoca aveva solo uno o due anni pi\u00f9 di me suonava il pianoforte. Per me fu un\u2019illuminazione: avevo dieci anni e il mio obiettivo era tornare a casa da scuola, finire i compiti in fretta per potermi sedere sotto al portico di fianco al muretto che divideva le nostre case e poterlo ascoltare. Lui studiava e suonava molto, avrei voluto essere al suo posto, aveva un bellissimo pianoforte mezza coda, il suono mi incantava, sapevo che la musica avrebbe fatto parte della mia vita, avrei voluto diventare una pianista cantante, lo sapevo gi\u00e0 a dieci anni.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">D: Cin sono state all\u2019epoca delle illuminazioni?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>R: A circa dodici anni scoprii Billie Holiday e qualcosa in me cambi\u00f2 definitivamente. La storia \u00e8 lunga e particolareggiata: se penso alla mia infanzia mi sembra di guardare un film che per certi versi non mi appartiene. A quindici anni cantavo con delle band nelle cantine e nei sottoscala, a diciassette anni ho iniziato a studiare canto e a girare nei locali con i primi gruppi. Da l\u00ec in poi non ho mai smesso di studiare e cantare, ho fatto tanta gavetta e tante esperienze diverse, ho conosciuto centinaia di musicisti che mi hanno insegnato molto, rifarei tutto, sono stata fortunata. Dopo parecchie difficolt\u00e0 e peripezie sono riuscita a realizzare il mio \u201csogno\u201d almeno in parte: non sono diventata una pianista, mi accompagno e uso il pianoforte solo per comporre, per\u00f2 vivo di musica, scrivo ed insegno\u2026 sono felice!&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">D: Perch\u00e9 proprio la voce o il canto?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>R: Gi\u00e0 da bambina sognavo di cantare. Ho scoperto molto presto gli effetti benefici della voce: quand\u2019ero molto piccola chiedevo a mia sorella di cantare delle piccole e semplici melodie che mi inventavo, ed io contemporaneamente a lei armonizzavo e costruivo altre melodie. In realt\u00e0 solo dopo molti anni scoprii che quello che stavo creando, quel \u201ccantare\u201d insieme a lei, ci tranquillizzava entrambe, mi faceva stare bene e gi\u00e0 nelle mie prime esperienze con le prime band ho sempre ricercato l\u2019aspetto corale, l\u2019uso della voce in tutte le sue forme. Mi sono appassionata ed avvicinata sempre di pi\u00f9 a questo stupendo strumento, ho voluto conoscerlo, esplorarlo, andare in profondit\u00e0, anche dal punto di vista energetico, fisiologico e strutturale . La voce \u00e8 una cura, la voce \u00e8 purezza di espressione, i miei studi e le mie ricerche mi hanno condotta e mi stanno conducendo sempre di pi\u00f9 in questo sconfinato universo. Perch\u00e9 la voce? \u201cPerch\u00e9 non saprei come altro raccontare di me, di quello che mi circonda, perch\u00e9 conosco il suo potere, la forza che risiede nell\u2019esprimersi attraverso di essa, curare ferite, aiutare le persone, lasciare tracce di una vita attraverso il suono primordiale che ci rende riconoscibili e unici\u201d.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">D: Parliamo ora di <em>Flow<\/em>: innanzitutto il titolo, perch\u00e9?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>R: Non poteva essere diversamente: Eugenia ed io ci siamo immerse dal primo istante in una \u201cbolla\u201d, in una modalit\u00e0 quasi \u201cmeditativa\u201d, abbiamo composto e creato i brani in una sorta di flusso di coscienza, siamo scivolate in un fiume di emozione e ci siamo abbandonate, galleggiando e lasciandoci cullare l\u2019una dall\u2019altra, tutto \u00e8 arrivato in maniera cos\u00ec naturale e profonda, come se sgorgasse dalla terra. \u201cFlow\u201d \u00e8 il raccolto della primavera, \u00e8 il fiore che spunta dal cemento, \u00e8 una margherita che si apre timidamente dal disgelo dell\u2019inverno, \u00e8 il vento che ti sorprende e ti accarezza dolcemente il viso, \u00e8 il tormento che esce per non ferire pi\u00f9, \u00e8 il messaggio chiuso in una bottiglia gettata nel<\/strong> <strong>mare.&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">D: Come nasce la collaborazione con Eugenia Canale?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>R: Sono stata io a contattare Eugenia. Nel periodo della pandemia, costretti in casa, ho ascoltato ancora pi\u00f9 musica, conoscevo Eugenia perch\u00e9 avevamo collaborazioni in comune, entrambe ci stimavamo e ci ascoltavamo a vicenda, ma non ci eravamo mai incontrate. Un giorno la chiamai per proporle di incontrarci, avevo in mente un progetto musicale e mi sembrava una buona occasione per conoscerci umanamente e professionalmente. Il nostro colloquio telefonico fu di grande intesa fin da subito, cos\u00ec iniziammo a lavorare insieme su \u201cIncantAutrici\u201d, un progetto che coinvolse anche Francesca Corrias e Daniela Spalletta, ma in realt\u00e0 il tempo ci port\u00f2 sempre di pi\u00f9 verso quello che poi divenne \u201cFlow\u201d.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">D: Gli altri musicisti: una formazione anomale rispetto al jazz o al pop: scelta consapevole?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>R: Scelta pensata, dettata dalla ricerca timbrica. Man mano che avanzavano le composizioni avevamo sempre pi\u00f9 chiaro il \u201csuono\u201d che volevamo su ogni brano e il suono globale del disco. Cercare strumenti come il duduk, il liuto curdo o il violoncello \u00e8 stato naturale: avevamo in testa un mondo sonoro che necessitava non solo di quegli strumenti ma anche di quei musicisti. Ognuno di loro, con la sua storia e la sua personalit\u00e0, ha contribuito ad arricchire questo nostro flusso musicale.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">D: Con quali modalit\u00e0 (anche personali) ti rapporti con i tuoi \u2018colleghi\u2019 o con chi comunque lavora al tuo fianco o in contesti similari?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>R: Credo che ogni incontro sia fonte di scambio e di crescita personale e credo di mettermi sempre dalla parte di chi sa ascoltare, non mi pongo limiti, se sento che dall\u2019altra parte c\u2019\u00e8 sintonia e autenticit\u00e0, \u201clascio andare\u201d, condivido il mio vissuto musicale e personale. Scambiare le esperienze \u00e8 un grande arricchimento, cerco di dare tutta me stessa, mi ritengo una persona generosa e spesso incrocio persone che lo sono nei miei confronti. Pi\u00f9 il tempo scorre e pi\u00f9 ho bisogno di circondarmi di persone profonde con cui \u201cscavare\u201d nell\u2019intimo dell\u2019essenza personale e musicale.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">D: Ora le musiche, ovvero forme e contenuti dell\u2019album. Di cosa parla o\u2019racconta\u2019?\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>R: Ogni brano ha una storia, una sua personalit\u00e0, un suo messaggio \u201cracchiuso\u201d. Il disco si apre con \u201cIn every existence\u201d: una sorta di mantra che invita a riflettere sulla bellezza dell\u2019esistenza, attraverso ogni giorno che passa. \u201cIn ogni esistenza, risiede un miracolo che si manifesta attraverso i raggi del sole che nutrono il nostro corpo e la nostra anima\u201d. La seconda traccia, \u201cEmbrace\u201d, parla di come si pu\u00f2 definire l\u2019amore e l\u2019abbraccio, del potere di essere abbracciati e saper abbracciare, parla di spiritualit\u00e0, di come il divino risieda in ognuno di noi e di come dovremmo essere in grado di riconoscere chi ci pu\u00f2 sostenere durante il nostro cammino. La quinta traccia, \u201cAnswers from the fog\u201d, \u00e8 nata da uno stato di \u201ctrance\u201d: questo brano \u00e8 arrivato come la pioggia, all\u2019improvviso, ha scatenato una vibrazione profonda, un brivido in tutto il corpo. Le parole sono nate insieme con la melodia, sovrapponendosi ai tasti e alle corde del pianoforte, e in meno di dieci minuti il brano era venuto alla luce. Questo brano parla della suggestione che mi ha dato la nebbia, di un luogo in cui mi sono ritrovata, un luogo senza tempo, dove l\u2019anima riconosce di aver viaggiato di corpo in corpo, parla di esperienze lontane, di ricordi sospesi a met\u00e0 tra il mondo reale, il modo onirico e il ricordo di un mondo che ora non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Posso senz\u2019altro dire che \u00e8 un disco che ha una grande profondit\u00e0 di suoni, di messaggi e di culture, questa musica racchiude melodie ed echi di culture diverse e lontane, sogni e speranze.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">D: Si avvertono molte influenze nel disco: musica jazz, folk, etnica, classica, contemporanea: secondo te c\u2019\u00e8 un sound prevalente?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>R: Non credo che nessuna di queste \u201cinfluenze\u201d prevalga sull\u2019altra. In questi brani, in questo mondo sonoro che nessuno finora ha ancora ben definito, c\u2019\u00e8 quel \u201cflusso\u201d spontaneo che ha raggiunto la giusta fusione di timbri, colori, melodie ed espressione per essere autentico, naturale e vivo.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">D: Il tuo pensiero sulla musica jazz?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>R: Per me il jazz \u00e8 molte cose. Sicuramente qualcosa di cui mi sono innamorata molti anni fa e, con l\u2019evoluzione e le contaminazioni che questo \u201cgenere\u201d ha avuto negli anni, il cambiamento di stile \u00e8 avvenuto insieme a quello mio personale, sia in termini di et\u00e0 che di maturazione personale. Ho amato quasi tutti questi \u201ccambiamenti\u201d e contaminazioni, anche se alcune fasi del jazz le ho \u201cbypassate\u201d.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">D: A parte Flow, dei dischi da te registrati quali ritieni siano i pi\u00f9 gratificanti o esemplari?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>R: Flow \u00e8 il settimo disco che pubblico. Uno di questi mi vede solo nelle veste di arrangiatrice: \u00e8 un disco per sestetto vocale dove ho curato arrangiamenti e scrittura di alcuni brani inediti ma non canto, mentre per gli altri sei ci sono situazioni diverse a seconda degli album. Senza dubbio il disco a cui sono pi\u00f9 legata \u00e8 \u201cSospesa\u201d, uscito nel 2019 sempre per Abeat Records, perch\u00e9 \u00e8 il primo di cui mi sono occupata di scrittura, arrangiamenti, scelta degli strumenti e produzione, con l\u2019aiuto di Roberto Olzer che si \u00e8 occupato di alcune parti dedicate agli archi . \u201cSospesa\u201d \u00e8 un disco autobiografico, un racconto della mia esistenza fino a quel momento.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">D: A che cosa stai lavorando ora e nei prossimi mesi?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>R: In realt\u00e0 sto continuando a scrivere per un \u201ccontinuum\u201d di Flow. Per me questo disco ha aperto una porta su un mondo che mi appartiene e mi risuona in maniera incredibile e nelle prossime settimane Eugenia Canale ed io ci troveremo per parlarne e sperimentare, quindi, credo proprio che ci sar\u00e0 una \u201cseconda parte\u201d. Nel frattempo ho appena ultimato la scrittura di un nuovo progetto insieme ad Alessandro Bianchi che sar\u00e0 proposto in quartetto con musicisti splendidi e, dopo anni, torneranno a farne parte la batteria e il contrabbasso.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"450\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/Sonia-Spinello_Eugenia-Canale.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4738\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/Sonia-Spinello_Eugenia-Canale.jpg 900w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/Sonia-Spinello_Eugenia-Canale-300x150.jpg 300w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/Sonia-Spinello_Eugenia-Canale-768x384.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Sonia Spinello Eugenia Canale<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\/\/di Guido Michelone \/\/ Avevano lasciato Sonia Spinello, contitolare assieme al pianista Roberto Olzer del&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":4737,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[9,11,22,2,3,6],"tags":[],"class_list":["post-4736","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-interviste","category-italian-jazz","category-jazz","category-musica","category-recensione-dischi"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/SoniaSpinello-e1708726054345.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4736","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4736"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4736\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4741,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4736\/revisions\/4741"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/4737"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4736"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4736"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4736"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}