{"id":4330,"date":"2024-01-19T11:02:52","date_gmt":"2024-01-19T10:02:52","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=4330"},"modified":"2024-01-21T23:31:02","modified_gmt":"2024-01-21T22:31:02","slug":"alberto-alberti-luomo-che-porto-umbria-jazz-sul-tetto-del-mondo-e-non-solo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2024\/01\/19\/alberto-alberti-luomo-che-porto-umbria-jazz-sul-tetto-del-mondo-e-non-solo\/","title":{"rendered":"Alberto Alberti: l&#8217;uomo che port\u00f2 Umbria Jazz sul tetto del mondo, e non solo"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Quando Alberto Alberti nel 1973, insieme a Carlo Pagnotta e Gino Gigante, suo fidato collaboratore diede vita a Umbria Jazz, era il riferimento principale in Italia di alcuni dei massimi artisti jazz, per i quali svolgeva l&#8217;attivit\u00e0 di manager e intermediario per tutta l&#8217;Europa: Miles Davis, Dexter Gordon, Sarah Vaughan, Ella Fitzgerald, Cedar Walton, Chet Baker, Ren\u00e9 Thomas, Gato Barbieri, Kenny Clarke, Thelonious Monk, Charles Mingus, Art Blakey e altri. Assieme ad Antonio \u201cCicci\u201d Foresti il ventiseienne Alberti, nel 1958, aveva gi\u00e0 creato il Bologna Jazz Festival. Sempre in occasione di Umbria Jazz, il manager bolognese, conobbe l&#8217;allora giovane Sergio Veschi con il quale, nel 1976, fond\u00f2 la Red Records, destinata a divenire una delle pi\u00f9 importanti etichette indipendenti europee, al pari della danese SteepleChase e dalla tedesca Enja. Con la Red Record Alberti pubblic\u00f2 i dischi di Sam Rivers, Phil Woods, Cedar Walton, Kenny Barron, Massimo Urbani, Joe Henderson, Charlie Rouse, Bobby Watson, Billy Higgins, Viktor Lewis e tanti altri. Alberti e Veschi, nel 1990, ebbero la geniale idea di allestire una formazione <em>all-stars <\/em>chiamata Jazz Tribe, formata da Jack Walrath alla tromba, Bobby Watson al sax alto, Walter Bishop Jr. al piano, Charles Fambrough al contrabbasso, Joe Chambers alla batteria e Ray Mantilla alle percussioni. Non secondaria fu la sua attivit\u00e0 di produttore presso l&#8217;RCA per l&#8217;etichetta Vik specializzata in jazz, su cui pubblic\u00f2 \u00a0Steve Lacy in trio, Paul Bley, Cecil Taylor e Chet Baker.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>L&#8217;amore per jazz da parte di Alberto Alberti, batterista dilettante<\/strong> che si autodefiniva \u00abil miglior piatto dell&#8217;Emilia Romagna\u00bb, proveniva da molto lontano. Nel 1953, poco pi\u00f9 che ventenne, insieme all\u2019amico Carlo Trevisani, si trasfer\u00ec in Inghilterra dove si mantenne facendo il cameriere e lavoretti vari ma, soprattutto, frequentando la scena jazz londinese, notturna e diurna. In una delle varie scorribande per le strade della capitale dell&#8217;impero britannico, al numero 100 di Oxford Street, Alberto conobbe il proprietario di un negozio di dischi jazz, Colin Pomroy, il quale dopo averlo preso in simpatia per i suoi ripetuti acquisti e la certosina conoscenza della materia, gli propose di aprire in Italia un punto vendita specializzato in supporti fonografici d\u2019importazione con lo stesso marchio di quello londinese, un&#8217;attivit\u00e0 commerciale che Colin stesso averebbe finanziato e rifornito di materiale discografico in conto deposito, senza che la controparte dovesse versare anticipi o acconti. Alberti ed il suo amico trovarono la proposta allettante e priva di rischi accettandola al volo. Non pass\u00f2, infatti, molto tempo prima che, in Via Caprarie 3 a Bologna, venisse inaugurato il leggendario <em>Disclub,<\/em> il primo negozio italiano dedicato esclusivamente agli album jazz d\u2019importazione. Il punto vendita bolognese divenne ben presto il fulcro di un&#8217;intensa attivit\u00e0 jazzistica, nonch\u00e9 luogo di ritrovo e di riferimento per decine musicisti e addetti ai lavori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Alberto Alberti \u00e8 stata una delle figure pi\u00f9 significative per la diffusione del jazz in Italia<\/strong>, di cui ha allargato la visione e i confini rispetto ad altre gestioni o organizzazioni di eventi, manifestazioni ed iniziative similari, certamente, pi\u00f9 ristrette, localistiche, elitarie e meno inclini alla divulgazione di massa. Negli anni Settanta, con l&#8217;arrivo delle avanguardie e dei movimenti studenteschi e antagonisti, Alberti seppe cogliere un momento storico importantissimo, portando il jazz oltre l&#8217;interesse degli avvocati e notabili di provincia, estendendone la conoscenza presso un pubblico molto pi\u00f9 vasto e popolare: il caso di Umbria Jazz \u00e8 fondamentale per comprendere le proporzioni del fenomeno. Un piccola regione, famosa per la sua misticit\u00e0, ed una citt\u00e0 come Perugia, arroccata nelle sue tradizioni, per quanto apprezzabile per le bellezze architettoniche, che si ritrova improvvisamente ad accogliere una massa umana fatta di giovani e appassionati di jazz provenienti da ogni parte del pianeta. Fenomeno che, per il codice ideale dell&#8217;organizzazione di eventi musicali, stabilisce un precedente divenendo un modello da imitare. Perugia che si trasforma per alcuni giorni in una sorta di Woodstock urbano a cielo aperto. Soprattutto Umbria Jazz che, grazie alle conoscenze e ai legami di Alberto Alberti, assume i connotati di un fenomeno riconosciuto a livello mondiale da artisti e addetti ai lavori, al pari del Newport Jazz Festival, solo per fare il nome di una delle pi\u00f9 rinomate manifestazioni internazionali. Chi vive a Perugia, come me, si \u00e8 sempre domandato: che cosa sarebbe stata Umbria Jazz senza l&#8217;apporto creativo e organizzativo di Alberto Alberti? La risposta \u00e8 automatica: una delle tante piccole sagre del jazz di provincia, senza infamia e senza lode.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Alberto \u00e8 scomparso nel settembre del 2006, a causa di una brutta malattia<\/strong>, poco dopo aver ricevuto l\u2019incarico di sovrintendere alla rinascita del Festival Jazz di Bologna, un evento al quale da lungo tempo sognava di ridare vita e di riportare agli antichi splendori. Alberti, sia come organizzatore che come discografico e manager, era un professionista brillante, cortese, visionario, lungimirante, con un carattere non facile, non privo di contraddizioni e sbalzi umorali. Per contro, era un uomo diretto, senza retorica, fortemente induttivo e in grado di travasare entusiasmo in quanti gravitavano negli ambienti jazzistici italiani: giornalisti, studiosi, musicisti, fotografi, tecnici, discografici e addetti ai lavori a vario titolo; soprattutto, come organizzatore, era dotato di una penetrante comunicativa basata sulla capacita di attutire le riluttanze dei suoi artisti, sovente in preda ai capricci ed a certi vizi da divi, riportandoli all&#8217;ordine delle faccende pratiche e umane, dunque a rispettare gli impegni assunti, senza forzature ma con uno straordinario lavoro di tipo psicologico, che lo manteneva sempre su un piano paritetico e mai subalterno perfino rispetto a talune vedette internazionali del jazz. Una figura carismatica, quella di Alberto Alberti, un unicum non clonabile in certi ambienti, specie nell&#8217;improvvisato microcosmo dell&#8217;odierna organizzazione di eventi musicali e fiere della vanit\u00e0. Bologna gli ha dedicato una targa significativa:<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-28f84493 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<p class=\"has-text-align-center has-medium-font-size\"><strong><em>LA STRADA DEL JAZZ<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-medium-font-size\">QUI AVEVA SEDE NEGLI ANNI CINQUANTA IL<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-medium-font-size\">DISCLUB DI ALBERTO ALBERTI, FONDATORE<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-medium-font-size\">DEL BOLOGNA JAZZ FESTIVAL, CHE FECE<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-medium-font-size\">DI BOLOGNA UNA DELLE CAPITALI EUROPEE<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-medium-font-size\">DEL JAZZ.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-medium-font-size\"><strong><em>BOLOGNA, 17 SETTEMBRE 2011<\/em><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Anche Perugia e l&#8217;Umbria dovrebbero essere grate ad Alberto Alberti, dimostrandolo in qualche maniera e nella giusta misura, specie chi ha usufruito della sua lungimiranza, delle sue conoscenze e delle sue capacit\u00e0 relazionali, ma ci\u00f2 non \u00e8 mai accaduto nell&#8217;ufficialit\u00e0. Dimenticanza o irriconoscenza? Tertium non datur!<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"482\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Alberti_Veschi.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4331\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Alberti_Veschi.jpg 960w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Alberti_Veschi-300x151.jpg 300w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Alberti_Veschi-768x386.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Alberto Alberti &amp; Sergio Veschi<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/ Quando Alberto Alberti nel 1973, insieme a Carlo Pagnotta&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":4332,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[9,26,5,2,3,8],"tags":[],"class_list":["post-4330","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-editoriale","category-eventi","category-jazz","category-musica","category-storia-del-jazz"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Alberti.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4330","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4330"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4330\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4351,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4330\/revisions\/4351"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/4332"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4330"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4330"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4330"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}