{"id":4206,"date":"2024-01-07T21:41:52","date_gmt":"2024-01-07T20:41:52","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=4206"},"modified":"2024-01-07T21:41:53","modified_gmt":"2024-01-07T20:41:53","slug":"sabrina-sparti-del-se-intimo-o-di-cio-che-siamo-o-vediamo-nella-societa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2024\/01\/07\/sabrina-sparti-del-se-intimo-o-di-cio-che-siamo-o-vediamo-nella-societa\/","title":{"rendered":"Sabrina Sparti: del s\u00e9 intimo o di ci\u00f2 che siamo o vediamo nella societ\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\/\/ di Guido Michelone \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>d Sabrina, anzitutto, cos\u00ec un po\u2019 a bruciapelo, tre aggettivi per definire te stessa?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Definirmi con tre soli aggettivi non mi \u00e8 cosa facile. Sono una donna eclettica, curiosa e piena di energia. Bene! Ci sono riuscita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>D E adesso raccontaci gli inizi della tua carriera musicale\u2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Come dicevo poc&#8217;anzi, sono un&#8217;artista poliedrica e multiforme, spazio dal jazz alla musica classica, dal cabaret al musical, dall\u2019avanguardia accademica fino alla musica di confine. Ho studiato canto lirico da privatista e iniziato la mia carriera cantando come voce solista in diversi cori gospel, mi sono avvicinata al Jazz quando ho iniziato a seguire i corsi di canto e musica presso il CPM di Milano con Tiziana Ghiglioni, Roberto Cipelli e Andrea Bianchi. Questo \u00e8 stato il punto di partenza di una sempre pi\u00f9 estesa ricerca nella vocalit\u00e0, anche estrema. A questo scopo ho seguito molti seminari con importanti figure del panorama internazionale, quali: Wes Carrol dei House Jack, Kaya M. Anderson del Roy Hart Theatre di Londra, l&#8217;attore e cantante Carl Anderson, Jonathan Rathone dei Single Singers, Barbara Baker della Eleonor Roosevelt High School di Greenberlt, Albert Hera, Lorenzo Pierobon per il Canto armonico, Wes Carroll per Month Drumming.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>D Possiamo parlare di te come jazz singer, popsinger, folk singer o altro ancora?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Non mi definirei una jazz woman o jazzsinger, o comunque, non soltanto, la mia ricerca vocale mi ha portato a varcare tanti confini. Mi sono cimentata e divertita a fondere generi, stili e modalit\u00e0 canore. Non amo avere dei limiti, sono troppo curiosa e ricolma di vitalit\u00e0 per fermarmi ad esplorare un solo ambito e rimanere incastrata in una definizione. Mi piace pensare alla musica, non come a un genere, ma a come uno stratificato e complesso insieme di suoni. In fondo ci\u00f2 che ci ha insegnato il Jazz \u00e8 proprio questo: la ricerca, la sperimentazione e la fusione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>D Ha ancora senso oggi la parola \u2018jazz\u2019?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Il jazz oggi \u00e8 accademia o ricerca. Nei conservatori si insegna la sua struttura e la sua storia passata, ma i musicisti, sempre che non rimangano incastrati in un contesto accademico, possono ancora dire molto attraverso il jazz, ma solo pensando al Jazz come ad un&#8217;idea e non ad un genere musicale. Penso che oggi il jazz dovrebbe essere inserito in ambiti pluridisciplinari per poter avere una scappattoia, se cos\u00ec possiamo dire, dalle briglie squisitamente accademiche. Il jazz conserva ancora intatta la sua anima, i suoi principi di libert\u00e0, espressione sociale e personale e interscambio culturale, anzi fusione culturale. E\u2019 questa sua natura democratica e libera, che pu\u00f2 insegnare molto anche alle nuove generazioni. Personalmente cerco sempre di lavorare a progetti pluridisciplinari, dove la musica non \u00e8 la prima protagonista, ma una componente di una performance complessa, penso che lavorando in questa maniera, si lasci sempre uno spazio aperto alla creativit\u00e0 musicale e si ispiri l&#8217;improvvisazione fornendo spunti inaspettati, aiutandoci a non cadere in clich\u00e9. A questo scopo, come ho gi\u00e0 anticipato sopra, mi sono divertita moltissimo lavorando con artisti di diverse arti, scultori, pittori, fotografi, ballerini, attori, registi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>D Esiste invece qualcosa di definibile come jazz italiano?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Il jazz come dicevo \u00e8 fusione, quindi il jazz italiano non \u00e8 altro che la nostra cultura che ne incontra altre e da libero sfogo alla creativit\u00e0 improvvisativa. La musica \u00e8 come l&#8217;acqua si adatta a diverse forme senza cambiare la sua essenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>D Cosa distingue, per te, l\u2019approccio \u2013 anche nel canto \u2013 del jazz americano da quello europeo?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Io ho una formazione classica, ho studiato canto lirico anche se poi la mia ricerca, come dicevo, si \u00e8 orientata in diverse direzioni e il mio vagare fra diversi generi, mi ha portato a contaminarmi. La voce ha delle potenzialit\u00e0 cos\u00ec immense, che sarebbe un peccato non provare ad usarne il pi\u00f9 possibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Io ho fatto free jazz, classical jazz e contemporary jazz, fondendo diverse tecniche vocali, anche estreme. Le differenze stanno nel modo di usare i risuonatori, la nostra lingua madre ci modifica per pronunciare in determinate maniere, ma il canto ci insegna a riappropriarci di tanti suoni che generalmente non utilizixamo nella nostra lingua d\u2019origine. E per questa ragione che preferisco usare la voce come fosse uno strumento, mi libero volentieri dal vincolo delle parole, anche se ne riconosco l&#8217;immenso fascino, di significato e fonetico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>D Come si pu\u00f2 invece e vedere la questione da un punto di vista politico?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Il Jazz ha rappresentato qualcosa di estremamente importante per gli americani e afroamericani. In Italia si conobbe il jazz a partire dagli anni 20\/30 quando arrivarono delle piccole formazioni orchestrali Swing dall&#8217;America. Gli italiani, allora, percepirono questa nuova musica americana come divertente e adatta a far ballare nei locali notturni di Roma, Milano, Torino e Napoli. Poi col fascismo non la si sarebbe pi\u00f9 sentita neppure alla radio. E&#8217; in seguito, dopo la seconda guerra mondiale, che si cominci\u00f2 a sentire nei Hot Clubs quelle forme di jazz artistico e di conquista intellettuale rivendicata dalle comunit\u00e0 afro-americane. Gli italiani, penso che ne percepirono da subito il grande potere comunicativo, emencipativo e di libert\u00e0 ed \u00e8 a questo punto della storia che comparvero sulla scena grandi artisti autoctoni come Gorni Kramer, Franco Cerri, Gilberto Cuppini. Mio padre, insieme ai suoi amici, amava seguire i concerti Jazz, al tempo soprattutto di genere dixieland, delle neonate formazioni lombarde, mi parlava spesso della Original Lambro Jazz Band e quando arrivarono a Milano e Roma grandi nomi quali Carlie Parker, Dizzy Gillespie, Ella Fitzgerald, lui e la sua compagnia di amici matti per il Jazz, si diedero una gran daffare per partecipare e conquistarsi le prime file, anche se spesso non ci riuscirono. A Milano il jazz si poteva sentire al Capolinea, alle Scimmie, al Santa Tecla e in altri jazz club. Poi \u00e8 diventato molto bourgeois. Il Jazz ora si \u00e8 allontanato dalla gente, \u00e8 diventato un genere musicale da preservare, studiare e suonare, non \u00e8 pi\u00f9 l&#8217;espressione di un&#8217;idea di emancipazione, liberta espressiva e di ricerca. Forse perch\u00e8 i tempi sono cambiati, prima tutto era visto in un&#8217;ottica politica, ma oggi come si pu\u00f2 pensare di fare politica vera in un mondo in cui i politici si promuovo, non attraverso dei programmi con dei contenuti sociali e d&#8217;ideali validi, ma come farebbe un personaggio dello spettacolo, \u00e8 tutta una &#8220;messa in scena&#8221;. Senza contare che le opinioni delle masse sono in mano a dagli &#8220;influencers&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>R Ma il jazz deve parlare \u2013 attraverso i suoni o i testi dei brani \u2013 di temi sociali, politici, ambientali, filosofici?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">D Attraverso dei suoni, anche solo un vocalizzo, si possono dire molte cose, anche pi\u00f9 che con un testo ricco ed articolato. Il jazz pu\u00f2 essere espressione del s\u00e9 intimo o di ci\u00f2 che siamo o vediamo nella societ\u00e0, questo dipende da come l\u2019artista preferisce fare, dipende dalla sua personalit\u00e0. A volte ci si trova a fare politica senza neanche saperlo, basta un atteggiamento, un invito, un&#8217;ispirazione, per smuovere nelle persone diverse reazioni o interpretazioni. Io personalmente osservo molto la nostra societ\u00e0, mio marito, mi prende in giro, dice che mi diletto nelle mie ricerche antropologiche, il fatto \u00e8 che incontro molte persone nel mio lavoro d&#8217;artista ed insegnante e spesso ho tratto ispirazione, per le mie composizioni, pittoriche o musicali, dai comportamenti che ho potuto osservare ed dai pensieri che le persone hanno voluto condividere con me. La politica, le tematiche sociali ed ambientali, la filosofia sono solo espressione delle azioni e delle idee delle persone. Il Jazz che mi piace \u00e8 quello che ci da la possibilit\u00e0 di metterci in discussione. Lev Tolstoj diceva che l&#8217;uomo vuole cambiare il mondo, ma mai s\u00e9 stesso, per questo il mondo non cambia mai. Prima dicevo che la musica \u00e8 come l&#8217;acqua, si adatta a diverse forme, senza mai cambiare la sua essenza. \u00c8 da questa straordinaria caratteristica della musica che dovremmo tutti prendere ispirazione per imparare a cambiare, a trasformarci per incontrare ci\u00f2 che \u00e8 fuori da noi e gli altri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>D Il jazz \u00e8 un mondo maschilista? Ti ha pesato o ti pesa essere donna nel jazz?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Molte cose e molti ambiti sono maschilisti, i miei colleghi comunque mi hanno sempre trattato con molto rispetto e considerandomi al loro pari. Ho avuto la fortuna di fare musica con dei signori del jazz, uno fra tutti, Renato Sellani, un vero gentleman. Solo raramente mi sono sentita a disagio con dei musicisti e solo una volta mi sono sentita il soggetto di un atteggiamento maschilista, mi sono sentita come fossi un oggettino ornamentale, non dir\u00f2 con chi per educazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>D Sabrina, infine cosa pensi dell\u2019attuale situazione in cui versa la cultura italiana (jazz compreso=?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Siamo stati la culla della civilt\u00e0 mediterranea, ora non lo siamo pi\u00f9. In Italia ci sono ancora degli ottimi creativi, ma non hanno spazi, soldi e sostegno per esprimersi e questo succede in ogni campo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Ci\u00f2 non significa che comunque, chi lavora in ambito culturale, debba arrendersi. Bisogna ingegnarsi per trovare fondi, per destreggiarsi in un mare di burocrazia che certo non aiuta. L&#8217;unione fa la forza! Dov&#8217;\u00e8 possibile, \u00e8 necessario cercare di unire le competenze, le disponibilit\u00e0 finanziarie, gli spazi, il tempo (preziosissimo) dei volontari e darsi una mano per non interrompere il progredire e l&#8217;evolversi della cultura in Italia.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"440\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/sabrina-1024x440.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4208\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/sabrina-1024x440.jpg 1024w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/sabrina-300x129.jpg 300w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/sabrina-768x330.jpg 768w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/sabrina-1536x661.jpg 1536w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/sabrina-2048x881.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Sabrina Sparti<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\/\/ di Guido Michelone \/\/ d Sabrina, anzitutto, cos\u00ec un po\u2019 a bruciapelo, tre aggettivi&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":4207,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[10,9,11,22,2,3,13],"tags":[],"class_list":["post-4206","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-costume-e-societa","category-cultura","category-interviste","category-italian-jazz","category-jazz","category-musica","category-world-music"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Sabrina-2.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4206","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4206"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4206\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4209,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4206\/revisions\/4209"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/4207"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4206"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4206"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4206"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}