{"id":3677,"date":"2023-11-29T00:48:02","date_gmt":"2023-11-28T23:48:02","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=3677"},"modified":"2025-04-20T21:27:23","modified_gmt":"2025-04-20T19:27:23","slug":"johnny-griffin-con-introducing-johnny-griffin-sul-filo-dellenergia-creativa-blue-note-1956","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2023\/11\/29\/johnny-griffin-con-introducing-johnny-griffin-sul-filo-dellenergia-creativa-blue-note-1956\/","title":{"rendered":"Johnny Griffin con \u00abIntroducing Johnny Griffin\u00bb, sul filo dell&#8217;energia creativa (Blue Note, 1956)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>\u00abIntroducing Jimmy Griffin\u00bb rivel\u00f2 subito la genialit\u00e0 e la bravura del \u00abpiccolo\u00bb sassofonista tenore, anche come compositore. Al momento della registrazione di questa session Johnny Griffin, detto \u00abthe little giant\u00bb per via della sua bassa statura, aveva ventotto anni<\/em><\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Molti si attardano a descrivere spesso la velocit\u00e0 di Johnny Griffin, quale elemento distintivo, dimenticando tutto il resto. In fondo il jazz non \u00e8 un gesto atletico, almeno non \u00e8 solo un&#8217;attivit\u00e0 fisica: nella modalit\u00e0 di esecuzione di uno strumentista intervengono fattori molteplici, di cui la rapidit\u00e0 costituisce solo un aspetto, ma di certo non quello pi\u00f9 importante. Senza considerare che la velocit\u00e0 \u00e8 stata una delle peculiarit\u00e0 dell&#8217;hard-bop e del post-bop, comune a tanti artisti di rango; spesso il fiato era pi\u00f9 potente delle idee e la mani pi\u00f9 rapide del cervello. Di Johnny Griffin si pu\u00f2 dire che, nonostante sia stato sottostimato da una certa critica ed oscurato dai nomi eccellenti del sax tenore, quali John Coltrane e Sonny Rollins, possedeva il talento per potersi misurarsi alla pari con la stragrande maggioranza dei suoi coevi: fulmineo e potente, ma dallo stile raffinato e preciso, imprendibile in corsa ma incantatore di anime solitarie nelle ballate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>E siccome il buon giorno si vede dal mattino, \u00abIntroducing Jimmy Griffin\u00bb<\/strong> rivel\u00f2 subito la genialit\u00e0 e la bravura del \u00abpiccolo\u00bb sassofonista tenore, anche come compositore. Al momento della registrazione di questa session Johnny Griffin, detto \u00abthe little giant\u00bb per via della sua bassa statura, aveva ventotto anni. Partito giovanissimo alla ricerca di un ingaggio sicuro, per circa dodici anni era stato membro della big band di Lionel Hampton, come un tranquillo, onesto ed anonimo lavoratore che timbra il cartellino ogni giorno, fino a quando, nel 1956, la Blue Note non organizz\u00f2 il suo debutto come band-leader. Con questo suo primo album Griffin inizi\u00f2 una traiettoria verso l&#8217;alto che lo porter\u00e0 all&#8217;attenzione internazionale. Nella sua prima sessione da band-leader i sodali sono in forma smagliante: Wynton Kelly al pianoforte, Curly Russell al basso e soprattutto Max Roach alla batteria che sostiene i lunghi assoli di Johnny Griffin offrendogli una perfetta linea guida, attraverso un tappeto ritmico che si srotola velocemente sotto l&#8217;ardente progressione del sax. La session di \u00abIntroducing\u00bb venne registrata pochi mesi dopo la tragica morte di Clifford Brown; forse Max Roach cercava qualcuno che, in qualche modo, potesse offrirgli una sponda sicura alla medesima stregua del defunto giovane trombettista, e Griffin non lo deluse.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Roach d\u00e0 il via all&#8217;originale \u00abMil Dew\u00bb a firma Griffi<\/strong>n con un insolito tempo fuori misura, basato su \u00abI Got Rhythm\u00bb, mentre il sassofonista leader riporta citazioni tratte dal celebre \u00abSurrey with a Fringe On Top\u00bb spruzzando nell&#8217;aria scintille funk e blues che sembrerebbero dire: \u00ab<em>Potrei suonare due volte pi\u00f9 velocemente<\/em>\u00bb; dal canto suo pianista Wynton Kelly diventa una lamina su cui tutto scivola perfettamente, mentre il basso di Curley Russell non perde una battuta immergendosi nella bolgia del ritmo sviluppato da Roach. Non c&#8217;\u00e8 solo velocit\u00e0 e prestanza fisica: il fraseggio di Griffin operato sulla melodia di \u00abThese Foolish Things\u00bb diventa una <em>master class<\/em>, una lezione su come arricchire ed espandere una semplice sequenza di note. L&#8217;assolo di piano di Kelly crea la sensazione di un piacevole andamento al trotto, leggero e costante, quasi a compensare il lancinante lamento sonoro del sax, mentre dalle retrovie un orda di tamburi in crescendo annuncia l&#8217;ingresso sulla scena del sassofonista. I tre originali di Johnny Griffin mostrano l&#8217;ampiezza e la vastit\u00e0 inventiva del suo modo di comporre e suonare. Si va dal bop energico e tirato di \u00abMil Dew\u00bb, passando attraverso l&#8217;up-tempo rilassato di \u00abChicago Calling\u00bb, fino alle basse profondit\u00e0 a base di riffs blueseggianti di \u00abNice and Easy\u00bb. Il momento clou dell&#8217;album e certamente la superba interpretazione di \u00abLover Man\u00bb, la classica ballata firmata Ramirez-Sherman-Davis, che sarebbe diventata un pezzo immancabile nel repertorio di Johnny Griffin negli anni a venire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>\u00abIntroducing Johnny Griffin\u00bb rappresent\u00f2 un album fortemente innovativo<\/strong> per il 1956, di certo l&#8217;idea era di travalicare quelle che erano certe calcificate e stantie abitudini del bop primigenio. Siamo ancora lontani dai grandi sconvolgimenti a cui il popolo del jazz assister\u00e0 a partire dal 1959. Un disco sottovalutato dalla critica americana, ma amato dal pubblico, come quasi tutta la produzione di Johnny Griffin, il quale stanco dell&#8217;irriconoscente madrepatria, prefer\u00ec vivere gli ultimi ventiquattro anni della propria vita in un confortevole esilio francese. Gli Europei gli hanno sempre tributato onori, successo e fama.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"750\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/JohnnyGriffin2-750x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3679\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Johnny Griffin<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abIntroducing Jimmy Griffin\u00bb rivel\u00f2 subito la genialit\u00e0 e la bravura del \u00abpiccolo\u00bb sassofonista tenore, anche&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":3678,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[24,29,9,26,2,3,6,23,8,28],"tags":[],"class_list":["post-3677","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-african-american","category-bebop","category-cultura","category-editoriale","category-jazz","category-musica","category-recensione-dischi","category-ristampa-vinile","category-storia-del-jazz","category-swing"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/JohnnyGriffin-e1701215039310.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3677","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3677"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3677\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9989,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3677\/revisions\/9989"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3678"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3677"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3677"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3677"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}