{"id":3673,"date":"2023-11-28T18:50:19","date_gmt":"2023-11-28T17:50:19","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=3673"},"modified":"2023-11-28T18:50:44","modified_gmt":"2023-11-28T17:50:44","slug":"john-zorn-chaos-magick-parrhesiastes","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2023\/11\/28\/john-zorn-chaos-magick-parrhesiastes\/","title":{"rendered":"John Zorn &amp; Chaos Magick: &#8220;Parrhesiastes&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>\/\/ di Gianni Morelenbaum Gualberto \/\/<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">\u03c0\u03b1\u03c1\u03c1\u03b7\u03c3\u03af\u03b1: nello spurio, sincretico ed eclettico mondo culturale di John Zorn \u00e8 difficile identificare le fonti cui egli pu\u00f2 avere attinto per alludere alla parresia e se egli s&#8217;identifichi con il parresiaste, con colui che manifesta franchezza e candore di pensiero anche quando ci\u00f2 pu\u00f2 provocare forti reazioni avverse. Nelle sue investigazioni sull&#8217;Ebraismo egli potrebbe alludere alla parr\u0113s\u00eda come la poteva intendere l&#8217;autore della Epistola agli Ebrei, che nel suo cristianesimo ellenizzato ma ancora di matrice ebraica faceva uso pi\u00f9 volte del termine per individuare la libert\u00e0 di parola (il termine rabbinico farhesya indica il manifestarsi apertamente in pubblico), la completa franchezza e fiducia che debbono esservi fra l&#8217;individuo e il suo Creatore o, in altra occasione, per significare la convinzione (in latino, nei testi cristiani, parr\u0113s\u00eda veniva tradotto come audacia, constantia, confidentia, fiducia, libertas e licentia) che i fedeli debbono nutrire di poter incontrare il Signore senza alcuna intermediazione che non la predicazione e il sacerdozio di Cristo, il vero e unico Alto Sacerdote. O si allude alla libert\u00e0 interiore che gli ebrei debbono possedere e sentirsi di possedere nel mondo, cos\u00ec come Filone di Alessandria invitava a manifestare all&#8217;interno dell&#8217;Impero Romano. Ed \u00e8 difficile immaginare se Zorn avverta una difficile convivenza fra la franchezza distaccata dell&#8217;intellettuale e il concetto di ahavat Israel, l&#8217;amore per Israele, la cui assenza Gershom Sholem avvertiva nel pensiero di Hannah Arendt.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Cos\u00ec come in uno dei lavori discografici del gruppo Chaos Magick<\/strong> (Multiplicities: A Repository of Non-Existent Objects) Zorn indirizzava la sua attenzione alla figura di Gilles Deleuze, in Parrhesiastes \u00e8 probabile che soprattutto egli sia stato attratto da Michel Foucault, dagli scritti raccolti nel volume Discourse and Truth: The Problematization of Parrhesia (a cura di Joseph Pearson, London: Picador, 1984, 1999), frutto di sei conferenze all&#8217;Universit\u00e0 di Berkeley nel 1983.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Scrive Foucault: La parresia \u00e8 una specie di attivit\u00e0 verbale<\/strong> in cui il parlante ha uno specifico rapporto con la verit\u00e0 attraverso la franchezza, una certa relazione con la propria vita attraverso il pericolo, un certo tipo di relazione con se stesso e con gli altri attraverso la critica (autocritica o critica di altre persone) e uno specifico rapporto con la legge morale attraverso la libert\u00e0 e il dovere. Pi\u00f9 precisamente, la parresia \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 verbale in cui un parlante esprime la propria relazione personale con la verit\u00e0 e rischia la propria vita, perch\u00e9 riconosce che dire la verit\u00e0 \u00e8 un dovere per aiutare altre persone (o se stesso) a vivere meglio. Nella parresia il parlante fa uso della sua libert\u00e0 e sceglie il parlar franco invece della persuasione, la verit\u00e0 invece della falsit\u00e0 o del silenzio, il rischio di morire invece della vita e della sicurezza, la critica invece dell\u2019adulazione e il dovere morale invece del proprio tornaconto o dell\u2019apatia morale. Zorn sarebbe, dunque, un parresiaste dei nostri tempi? Afferma ancora Foucault: Secondo me il parresiastes dice ci\u00f2 che \u00e8 vero perch\u00e9 egli sa che \u00e8 vero; ed egli sa che \u00e8 vero perch\u00e9 \u00e8 realmente vero. Non \u00e8 solo che il parresiastes \u00e8 sincero nel dire qual \u00e8 la sua opinione; \u00e8 che la sua opinione \u00e8 anche la verit\u00e0. Egli dice ci\u00f2 che sa essere vero. La seconda caratteristica della parresia, \u00e8 dunque che c\u2019\u00e8 sempre in essa una esatta coincidenza tra opinione e verit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Difficile immaginare nel ruolo il protagonista di un postmodernismo esoterico<\/strong> del Nuovo Mondo che continua a prediligere la forma del collage, del quilt, del montaggio, dunque della molteplicit\u00e0 di verit\u00e0, opinioni e possibilit\u00e0. Con l&#8217;arrivo di una &#8220;classicit\u00e0&#8221; dettata pure dall&#8217;et\u00e0, la schizofrenia aforistica di Zorn ha assunto una veste formulaica talvolta vezzosa, un riproporsi che \u00e8 anche firma autoriale e che, nel rivelare l&#8217;ovvio, e cio\u00e8 che siamo in presenza di un autore che non sa trattare forme dall&#8217;ampio respiro, deve per forza affidarsi a interpreti fidati, spiritualmente e linguisticamente affini e capaci, perci\u00f2, di estrarre il meglio da trame compositive scarne, essenziali, spesso ridotte e nulla pi\u00f9. E se prima, nella fase della carriera contraddistinta da gruppi come Masada, Bar Kokhba, Dreamers o da collaborazioni votate interamente al collage affidato alle intuizioni momentanee del compositore e alle gerarchie che ne discendevano, Zorn poteva affidarsi a collaboratori fra i quali agire come primus inter pares e che possedevano personalit\u00e0 talmente spiccate da operare con estrema originalit\u00e0 pur nell&#8217;adesione al linguaggio e all&#8217;idioma dell&#8217;autore, nell&#8217;ultimo decennio almeno Zorn si \u00e8 attorniato in larga parte da strumentisti eccellenti ed interamente al suo servizio, ma in posizione essenzialmente subalterna sotto il profilo dell&#8217;inventiva. E se ci\u00f2 pu\u00f2 rivelarsi efficace nel respiro volutamente corto di &#8220;vignette&#8221; e aforismi, in pagine di maggior respiro (peraltro non frequenti nell&#8217;opera recente di Zorn) si disvela un curioso anche se non inaspettato meccanismo: l&#8217;incapacit\u00e0 di trascendere i confini dell&#8217;impianto formale zorniano -fatto di frame, di inquadrature in cui si articola un polistilismo che spesso \u00e8 nervoso affastellarsi di momenti linguisticamente e dinamicamente diversi- porta i musicisti a manifestare le proprie personalit\u00e0 pi\u00f9 di quella dell&#8217;autore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>In Parrhesiastes vi sono tre composizioni, o meglio tre distinte sezioni <\/strong>in cui pi\u00f9 materiali confluiscono alternandosi, succedendosi, stratificandosi: in assenza di un indispensabile filo logico in grado di tenere insieme lo sfilare di momenti, temperie, linguaggi, gli strumentisti si affidano al loro estro, pregevole ma non sempre fulminante, e lasciano trasparire interessi, inclinazioni, pratiche che risultano pertinenti quanto pure parallele al contesto zorniano che, per sua natura, pi\u00f9 che strutturato \u00e8 ordinato sistematicamente dal compositore nella sua ricerca di alternanze, contrasti, opposizioni e affinit\u00e0: il gioco \u00e8 divertente, talvolta riesce, altre no nel suo ripetersi e riproporsi costante e di cui comunque Zorn si assume i meriti, qualsiasi sia il contributo dei musicisti, anche il pi\u00f9 lontano dall&#8217;estetica e dall&#8217;idioma abituale dell&#8217;autore. In questo egli si \u00e8 comportato come molti altri autori contemporanei, quali Glass o Reich, ad esempio, che hanno creato organismi, gruppi, compagini dediti esclusivamente all&#8217;esecuzione, interpretazione e divulgazione della loro musica. Zorn ha cos\u00ec creato una serie di community in cui vige una forma di stretta fellowship al servizio esclusivo di un abile padre-padrone, immediatamente reattivo al percepire i mutamenti culturali del pubblico e a forgiare per s\u00e9 stesso un&#8217;immagine, un&#8217;icona, un tratto autoreferenziale; leggere le presentazioni che la Tzadik, casa discografica di Zorn, pubblica di ogni produzione \u00e8, infatti, illuminante quanto spassoso: una cinica ma ironica capacit\u00e0 di autopromozione in cui il ripetersi ormai fisso dello stesso gioco viene presentato ogni volta in modo diverso. E per certi versi \u00e8 proprio cos\u00ec, perch\u00e9 la formula ideata da Zorn si basa su di un rimescolamento continuo delle stesse carte in pi\u00f9 giochi, in pi\u00f9 combinazioni come un pittore che firmi una serie di multipli di rara inventiva. Ma che multipli rimangono, per quanto geniali. E il genio di Zorn si \u00e8 fatto classico e abitudinario come d&#8217;altronde lo \u00e8 un pubblico invecchiato assieme a lui e che giustamente lo celebra come simbolo di un certo tipo di esistenza e di tragitto culturale: un coacervo culturalmente zigzagante, instabile, schizofrenico e frenetico, fagocitante in modo del tutto pop ed in cui pochi sono gli assi portanti, soprattutto un&#8217;iconoclastia di derivazione post-punk, una sensibilit\u00e0 per la rivisitazione dei luoghi pi\u00f9 intimi e nascosti dell&#8217;Ebraismo e pure dei suoi aspetti esoterici, una fascinazione per la teatralit\u00e0 di un erotismo crudele fra Artaud e Bataille, l&#8217;assimilazionismo antropofago (ripensando alle teorie di M\u00e1rio de Andrade e di Oswald de Andrade) e affamato di materiali mai assorbiti completamente o organicamente, ma posseduti in un gusto quasi infantile per lo smembrare, il decostruire, lo smontare, il rimontare escogitando e permutando possibilit\u00e0 diverse (fino ad ottenere persino dei Frankenstein dall&#8217;esistenza impossibile e velleitaria, come Hermetic Organ o il vetusto linguaggio accademico r\u00e9tro di Bagatelles), l&#8217;insofferenza verso i dogmi dell&#8217;accademia riletti attraverso un certo sarcasmo o pure attraverso un&#8217;ammirata naivet\u00e9. Zorn destruttura non pochi giochi alla cui complessit\u00e0 storica egli non pu\u00f2 o non sa ambire, li smitizza talvolta dispettosamente, li sminuzza e li demistifica, non sempre con motivazioni sufficienti ma con un disinibito pragmatismo prettamente americano e un approccio inquisitivo squisitamente ebraico che conducono quasi sempre a risultati interessanti o quanto meno sorprendenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>L&#8217;abilit\u00e0 narrativa del musicista in molti fra i suoi pi\u00f9 recenti lavori<\/strong> \u00e8 un processo pi\u00f9 pop che postmodernista: la strutturazione episodica procede come veicolata da un iPod, \u00e8 il frutto di una playlist cangiante che pare volersi esprimere con l&#8217;immediatezza ambigua e allusiva di una comic strip (che Zorn ami Carl Stalling e Milt Franklyn non \u00e8 casuale). Una concezione che, appunto, riesce con maggior facilit\u00e0 a cogliere in contropiede l&#8217;ascoltatore se veicolato attraverso la brevit\u00e0 dell&#8217;aforisma: nelle tre mediamente estese composizioni presenti in Parrhesiastes, &#8220;In the Footsteps of Hermes&#8221;, la pi\u00f9 lirica &#8220;The Eventual Devalorization of the Perhaps&#8221; e &#8220;Form, Object, and Desire&#8221;, ben pi\u00f9 che la personalit\u00e0 compositiva di Zorn emerge, casomai, la sua regia nel piegare al frazionamento idiomatico l&#8217;inclinazione di John Medeski per il funk e il blues, il virtuosismo post-boppistico (memore pure dell&#8217;insegnamento di McCoy Tyner) di Brian Marsella, l&#8217;aggressiva ma varia poliritmia di Kenny Grohowski e il gusto timbricamente decorativo del chitarrista Matt Hollenberg. Cos\u00ec come l&#8217;uso di due tastieristi evoca ricordi fonici del linguaggio sperimentale post-davisiano degli anni Settanta, l&#8217;intero lavoro possiede un tratto eclettico in cui il montaggio linguistico costantemente mutevole non nasconde il gradevole e divertente senso di d\u00e9j\u00e0 entendu di una paramnesia, tra frammenti di prog-rock, improbabili angolosit\u00e0 pseudo-metal dall&#8217;energia teatrale quanto artificiosa, brevi momenti informali, melodici recuperi manifestamente romantici, bruschi cambiamenti di tempo, guizzi neo-bop, ellittiche e incantatorie melodie mediorientali di origini ebraiche, autocitazioni, slarghi psichedelici, veloci fremiti noise, timbri surf. Trattasi, ancorch\u00e9 invecchiato nella gabbia di una formula, del riflesso musicale di un coacervo che, se ordinato, vanterebbe un fascino sapienziale ma forzosamente esulerebbe da un contesto metropolitano che cerca costantemente una via di fuga dall&#8217;ordine costituito, che intende sottrarsi ad ogni categorizzazione e che oscilla fra Kabbalah e teosofia, fra l&#8217;occultismo grottesco di Austin Osman Spare e il misticismo oscuro di Aleister Crowley, fra l&#8217;edonismo occidentale e la dura, nodosa sobriet\u00e0 dell&#8217;Estremo Oriente: il pensiero creativo che ne risulta pare avvolto da una sensibilit\u00e0 neo-preraffaellita il cui rifiuto dell&#8217;assenza di un disordine \u00e8 inteso come libert\u00e0 intellettuale, come assenza di limiti artificiali, come rifiuto della tradizione europea e della sua logica cartesiana.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"In the Footsteps of Hermes\" width=\"640\" height=\"480\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/JrSzjvbeu-8?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\/\/ di Gianni Morelenbaum Gualberto \/\/ \u03c0\u03b1\u03c1\u03c1\u03b7\u03c3\u03af\u03b1: nello spurio, sincretico ed eclettico mondo culturale di&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":3675,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[9,2,3,6,13],"tags":[],"class_list":["post-3673","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-jazz","category-musica","category-recensione-dischi","category-world-music"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/JohnZorn-e1701193788120.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3673","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3673"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3673\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3676,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3673\/revisions\/3676"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3675"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3673"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3673"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3673"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}