{"id":3276,"date":"2023-10-18T09:18:55","date_gmt":"2023-10-18T07:18:55","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=3276"},"modified":"2023-10-31T19:38:06","modified_gmt":"2023-10-31T18:38:06","slug":"i-sussurrati-rituali-dei-fratelli-le-boeuf","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2023\/10\/18\/i-sussurrati-rituali-dei-fratelli-le-boeuf\/","title":{"rendered":"I sussurrati rituali dei fratelli Le Boeuf"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\/\/ di Gianni Morelenbaum Gualberto \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">I fratelli gemelli Remy e Pascal Le Boeuf sono musicisti di notevole individualit\u00e0, alla capacit\u00e0 strumentale (ricordo che Remy \u00e8 un contraltista, Pascal \u00e8 un pianista) uniscono non trascurabili doti compositive, particolarmente in evidenza in due recenti incisioni: Ritual Being, a nome del pianista e Hush, a nome dei due fratelli, lavori assai diversi fra di loro (come evidentemente diversi sono gli interessi dei due artisti) ma accomunati in larga parte da una sensibilit\u00e0 affine. Essendo californiani e notando la preponderanza di parti scritte in ambedue le opere, verrebbe facile rievocare l\u2019estetismo para-accademico prediletto negli anni Cinquanta da taluni improvvisatori e arrangiatori della West Coast e altrettanto istintivo verrebbe da pensare a certe forme di Third Stream oggi, peraltro, di gran lunga pi\u00f9 agili e interessanti dei pur blasonati e spesso goffi esperimenti di un tempo. Vi \u00e8 invece assai di pi\u00f9, in queste composizioni estremamente liriche, sofisticate, eppure viscerali, lontane sia dal vecchio e provinciale eurocentrismo che dalla nuova dominazione culturale che il vitale afrocentrismo lascia presagire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>In Ritual Being, giro d\u2019orizzonte sulla nostra coazione a ritualizzare<\/strong> e persino a sacralizzare certe serialit\u00e0 dei nostri comportamenti, Pascal Le Boeuf scrive con grande ingegnosit\u00e0 per una combinazione strumentale tradizionale (un trio in cui lo affianca la contrabbassista Linda May Han Oh e il batterista Justin Brown, e nel quale si inseriscono Remy Le Boeuf e il tenorista Ben Wendel) che dialoga in modo tutt\u2019altro che banale o convenzionale con un gruppi di archi (Fractured Quartet, Shattered Glass) e solisti accademici ma di grande versatilit\u00e0 come i violinisti Sara Caswell e Todd Reynolds, la violista Jessica Meyer e il violoncellista Nick Photinos. Il pianista non \u00e8 nuovo a questo tipo di formule strumentali (penso, ad esempio, all\u2019album Imaginist, in cui i due fratelli lavorano affiancati dallo splendido JACK Quartet) e la sua pratica appare chiara dalla disinvoltura con cui tratta gli archi, pur senza possedere una specifica preparazione in materia. Forse proprio per questo il gioco gli riesce bene: egli evita di imitare sonorit\u00e0 accademiche e tratta invece gli strumenti con una scrittura aggressiva e spesso fortemente ritmica (a queste pagine non vengono mai a mancare dinamismo e groove), come se essi sostituissero in qualche modo una formazione di fiati. Al contempo, tratti timbricamente delicati affiorano, con un che di cinematografico che pare ereditare brevi tratti minimalisti e una ricchezza melodica dalle diverse origini, come nella splendida, opulentemente lirica composizione Wanderlust, in cui sono riconoscibili brandelli di citazioni da Dave Brubeck. Se le voci dei due sassofonisti sembrano aggiungere una veste fonica pi\u00f9 tradizionalmente memore della musica improvvisata, come ad esempio nelle quattro elegiache sezioni di Rituals of Change, le diverse pagine percorrono un linguaggio che esplora pi\u00f9 vernacoli con estrema raffinatezza e con una sensibilit\u00e0 compositiva particolarmente ricettiva, non estranea a un approccio organico che caratterizza altri compositori californiani come Gabriella Smith e Steven McKey (che Pascal Le Boeuf, non casualmente, cita come fonti d\u2019ispirazione assieme a Elliot Cole, Donnacha Dennehy, Michael Gordon, Jennifer Higdon, Julia Wolfe, Samuel Barber e Juri Seo). Nella superba, conclusiva composizione, Family of Others, si traggono le conclusioni attraverso una sorta di sintesi, di riassunto che rende affascinantemente omogeneo il connubio fra pi\u00f9 influenze, pi\u00f9 ricordi, pi\u00f9 frequentazioni, pi\u00f9 interessi, pi\u00f9 rituali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>PS: Nell\u2019album da poco pubblicato a nome dei due fratelli<\/strong>, Hush, \u00e8 riscontrabile la stessa capacit\u00e0 di rendere omogeneo e organico il rapporto fra numerose diversit\u00e0, ed \u00e8 altrettanto notevole la capacit\u00e0 compositiva dei due gemelli. La tensione avvertibile in Ritual Being si stempera, invece, in un groove costante di spiccata rilassatezza e flessibilit\u00e0: pagine che respirano a fondo ma su corte distanze, miniature, bozzetti, intervalli, pause scritti con mano maestra e un notevole senso della tradizione che guarda a una aggraziata rilettura del post-bop californiano (come sembrano evidenziare la sonorit\u00e0 e il fraseggio di R\u00e9my Le Boeuf e Dayna Stephens) di squisita fattura timbrica. Musica senza fretta, affidata ad un\u2019abile microfonazione e dalle dinamiche ricche di sfumature quanto di controllo: il mezzoforte di rado viene superato, talune delizie compositive (come Arrivals, Oblique Two-step, Vignette n. 25), inequivocabilmente ma squisitamente estetizzanti, vengono semplicemente mormorate, bisbigliate a fior di labbra in un intimismo mai estenuato, bens\u00ec denso di idee e suggestioni e che talvolta riecheggia la lirica stasi di un altro autore californiano come Harold Budd, talaltra la coralit\u00e0 inconfondibile, dinamica ed estatica, di Meredith Monk (si ascolti una pagina come Apollo), alla quale Pascal Le Boeuf fa esplicito riferimento. Sono pagine chiaroscurali, ricche di contrappunto, dalla filigrana ricca e dal sapore \u201cantico\u201d eppure di spirito integralmente contemporaneo, in cui talvolta sembra di cogliere in controluce, come in Walk Downs, la cristallina essenzialit\u00e0 di Paul Desmond: nonostante dinamiche tenute attentamente sotto controllo, la variet\u00e0 di sfumature \u00e8 impressionante, affidata com\u2019\u00e8 ad un interplay fra strumentisti sopraffini, dal quale emerge non poco la pertinenza del contributo di Linda May Han Oh.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Nel carattere malinconicamente danzante di alcuni lavori<\/strong> si avverte pure un romanticismo virile che pare evocare la letteratura hard-boiled d\u2019antan non come narrazione di una conquista maschile del potere, bens\u00ec come costruzione di un mondo in cui il romanticismo, l\u2019elemento sentimentale definito romantico e la narrazione strutturata del romanzo funzionano come alternative all\u2019asprezza del cambiamento sociale e culturale. Hush racconta un\u2019epoca o, pi\u00f9 semplicemente, la re-immagina come parte fondante di un linguaggio squisitamente contemporaneo. Senza nostalgie, ma con un interesse vivamente poetico: un nuovo incontro dopo un lungo addio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Pascal Le Boeuf: pianoforte, composizioni |<\/strong> Friction Quartet: Kevin Rogers, Otis Harriel: violino; Taija Warbelow: viola; Doug Machiz: violoncello | Shattered Glass: Katherine Liccardo, Ravenna Lipchik: violino; Michael Davis: viola; Luke Krafka: violoncello; Max Jacob: contrabbasso | Linda May Han Oh: contrabbasso; Justin Brown: batteria; Remy Le Boeuf: sassofono contralto; Ben Wendel: sassofono tenore; Todd Reynolds, Sara Caswell, Charles Yang: violino; Jessica Meyer: viola; Nick Photinos: violoncello; Kelli Kathman: flauto.Inciso in varie date fra l\u201911 maggio 2016 al 14 giugno 2019. Pubblicato il 1\u00b0 settembre 2023. Soundspore Records SS202302<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"&quot;Wedding Planning&quot; | Le Boeuf Brothers | by Pascal Le Boeuf\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/83ay-LRBB24?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\/\/ di Gianni Morelenbaum Gualberto \/\/ I fratelli gemelli Remy e Pascal Le Boeuf sono&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":3277,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[9,2,3,6,13],"tags":[],"class_list":["post-3276","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-jazz","category-musica","category-recensione-dischi","category-world-music"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/tbt-170408-la-bouef-brothers.webp","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3276","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3276"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3276\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3278,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3276\/revisions\/3278"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3277"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3276"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3276"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3276"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}