{"id":3158,"date":"2023-10-19T22:47:39","date_gmt":"2023-10-19T20:47:39","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=3158"},"modified":"2023-10-31T09:17:22","modified_gmt":"2023-10-31T08:17:22","slug":"steve-lehman-ex-machina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2023\/10\/19\/steve-lehman-ex-machina\/","title":{"rendered":"Steve Lehman: \u201cEx Machina\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Steve Lehman \u00e8 un musicista dall\u2019indiscutibile talento e dall\u2019apprezzabile capacit\u00e0 di non fossilizzarsi in esso. Egli ama operare fra le righe, spesso preferendo percorrere strade poco battute per scoprirvi intriganti motivi d\u2019interesse.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>\/\/ di Gianni Morelenbaum Gualberto \/\/<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Per&nbsp;<em>Ex Machina<\/em>, Lehman ha riunito un trio con il trombettista Jonathan Finlayson e il vibrafonista Chris Dingman, suoi abituali collaboratori, e i quindici elementi dell\u2019Orchestre National de Jazz (OJN). Con il direttore di quest\u2019ultima, Fr\u00e9d\u00e9ric Maurin, il compositore e sassofonista ha condiviso le composizioni dell\u2019album, ma un\u2019altra presenza \u00e8 non meno rilevante, cio\u00e8 il Dicy2, un software prodotto dall\u2019I.R.C.A.M. (il celebre Institute for Research and Coordination in Acoustics\/Music di Parigi) in grado di generare sequenze musicali che possono essere integrate in situazioni musicali che vanno dalla produzione di materiale strutturato all\u2019interno di un processo compositivo alla progettazione di agenti autonomi per l\u2019interazione improvvisata. Lehman e Maurin spiegano nelle note di copertina che: \u201cDicy2 \u00e8 stato utilizzato anche come strumento pre-compositivo e integrato direttamente nei nostri concetti generali di orchestrazione, ritmo e forma\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019interdipendenza musicale tra essere umano e macchina <\/strong>\u00e8 parsa a molti evocare il pensiero compositivo di G\u00e9rard Grisey e un lavoro come&nbsp;<em>Tempus Ex Machina<\/em>, studio sul suono e sulla manipolazione e dilatazione del tempo, quando invero l\u2019organizzazione armonica e timbrica di cui fanno mostra queste pagine sembra fare riferimento soprattutto all\u2019opera di Tristan Murail (con il quale peraltro Lehman ha studiato) e all\u2019interesse per l\u2019ibridazione cognitiva da questi nutrito. L\u2019abilit\u00e0 dei due compositori sta certamente nell\u2019aver saputo coniugare materiali improvvisati di origine afrologica con una lezione che valuta eminentemente una riconciliazione &nbsp;ferreamente controllata fra sonorit\u00e0 e formalismo, in opposizione all\u2019astrazione seriale e alla scarsa flessibilit\u00e0 espressiva dell\u2019elettronica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019interazione fra strumentisti e software \u00e8 stata sviluppata con estrema cura<\/strong>, dando vita ad un intreccio fitto quanto sorprendentemente efficace che, nel caso di Lehman, fa tesoro anche del suo lavoro con George Lewis, un pioniere nel campo dei rapporti compositivi fra improvvisazione afrologica e tecnologia. J\u00e9r\u00f4me Nika e Dionysios Papanikolaou hanno fornito l\u2019interfaccia elettronica sviluppata all\u2019IRCAM e sono stati incaricati di supervisionare i contributi del software alla musica; questi comprendono principalmente l\u2019interfaccia del computer che reagisce in tempo reale alle varie mosse improvvisative dei musicisti, i quali a loro volta aprono ulteriori percorsi per l\u2019ensemble (a tal proposito, \u00e8 indispensabile leggere un\u2019interessante disanima scritta dallo stesso Nika e da Jean Bresson:&nbsp;<em><a href=\"https:\/\/hal.science\/hal-03325451\/document\">Composing Structured Music Generation Processes with Creative Agents<\/a><\/em>).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"EX MACHINA Los Angeles Imaginary (Steve Lehman)\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/GMcos7eQh3o?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><figcaption class=\"wp-element-caption\"><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=GMcos7eQh3o\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">EX MACHINA Los Angeles Imaginary (Steve Lehman)<\/a><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Per quanto possa sembrare improbabile,<\/strong> le origini di alcuni di questi lavori paiono emergere gi\u00e0 in&nbsp;<em>Xaybu: The Unseen<\/em>, recente incisione di Lehman con S\u00e9l\u00e9b\u00e9yone (gruppo che pratica un\u2019ibridazione di hip hop senegalese, musica elettronica e improvvisazione afrologica<strong>)<\/strong>:&nbsp; il connubio fra suoni acustici ed elettronici; l\u2019uso di tecniche armoniche spettraliste; il proliferare di poliritmie e di percorsi dall\u2019andamento geometricamente esatto ma sottoposti a improvvise alterazioni; l\u2019operare su spazi interstiziali, assumono lo stesso afflato trascendente,no uno sguardo indirizzato verso l\u2019inconoscibile. Altres\u00ec, come altre opere recenti del sassofonista (e gi\u00e0 sin da&nbsp;<em>Travail, Transformation &amp; Flow<\/em>),&nbsp;<em>Ex Machina<\/em>&nbsp;evidenzia un ruolo preponderante e immediatamente riconoscibile del compositore che \u00e8 difficilmente inquadrabile all\u2019interno di quanto delimitato dai parametri canonici dell\u2019improvvisazione di derivazione africano-americana: il contributo &nbsp;dei solisti \u00e8 estremamente \u201cindirizzato\u201d, circoscritto, persino condizionato dal materiale scritto e gli stessi interventi del software rispondono, evidentemente, all\u2019input di dati che sono imprescindibili dalla struttura della composizione.&nbsp; La complessit\u00e0 di quest\u2019ultima, peraltro, non rende agevole un approccio improvvisativo \u201ccanonico\u201d, per quanto siano evidenti la presenza di una sensibile conoscenza della tradizione e di una pertinente propulsione ritmica che si fa spesso manifesto \u201cgroove\u201d, senza avvertire i gravami di strutture orchestrali non trascurabili (il che invece accade in talune sperimentazioni di Anthony Braxton, al cui brillante modello di Creative Music Orchestra del 1976 Lehman non nasconde di guardare). Paradossalmente, \u00e8 proprio questa difficolt\u00e0 a rendere l\u2019opera nel suo complesso cos\u00ec apparentemente varia eppure compattamente logica e omogenea nel risultato finale, ch\u00e9 gli apporti improvvisati agiscono lungo un tracciato apparentemente ampio ma, in realt\u00e0, necessariamente delimitato per quanto con grande sagacia (gli eccellenti solisti danno, infatti, l\u2019impressione di operare con notevole naturalezza, per quanto in ogni caso si tratti di una serie di lavori che non pu\u00f2 essere affrontata all\u2019impronta e senza numerose prove: non casualmente, il livello di sofisticazione raggiunto \u00e8 tale che pi\u00f9 volte \u00e8 difficile identificare il suono generato dal software da quello emesso acusticamente). <em>Ex Machina<\/em>&nbsp;\u00e8 opera di ammirevole e affascinante intelligenza che difficilmente lascia indifferenti: che lo si voglia o meno, la via elettroacustica all\u2019improvvisazione \u00e8 segnata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Steve Lehman \u2013 sassofono contralto, electronics  \/ Jonathan Finlayson \u2013 tromba \/ Chris Dingman \u2013 vibrafono \/ Orchestre National de Jazz<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"EX MACHINA Jeux d&#039;anches (Steve Lehman)\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/hGdfc1DZaxI?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><figcaption class=\"wp-element-caption\"><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=hGdfc1DZaxI\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">EX MACHINA Jeux d&#8217;anches (Steve Lehman)<\/a><a target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><br><\/a><br><br><\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Steve Lehman \u00e8 un musicista dall\u2019indiscutibile talento e dall\u2019apprezzabile capacit\u00e0 di non fossilizzarsi in esso&#8230;.<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":3159,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[9,18,2,3,6,13],"tags":[],"class_list":["post-3158","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-fusion","category-jazz","category-musica","category-recensione-dischi","category-world-music"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/SteveLehman1.webp","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3158","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3158"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3158\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3161,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3158\/revisions\/3161"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3159"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3158"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3158"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3158"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}