{"id":3123,"date":"2023-10-19T01:06:57","date_gmt":"2023-10-18T23:06:57","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=3123"},"modified":"2023-10-19T01:08:12","modified_gmt":"2023-10-18T23:08:12","slug":"3123","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2023\/10\/19\/3123\/","title":{"rendered":"\u00abSteps Ahead\u00bb, molti passi in avanti (Elektra\/Musician, 1983)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Quando nel 1983 usc\u00ec \u00abSteps Ahead\u00bb, dal nome dell\u2019omonimo gruppo, molti gridarono al miracolo: \u00ab<em>Finalmente un album jazz di alto livello, distillato in purezza!<\/em>\u00bb Gli Steps Ahead, gruppo attivo dal 1979, fondato dal vibrafonista Mike Mainieri, con vari rimaneggiamenti nel line-up e svariate collaborazioni, hanno all\u2019attivo dodici pubblicazioni, tra studio e live; l\u2019ultima risale al 2016. Questo album per\u00f2 costituisce una sorta di unicum ed \u00e8 annoverato dai massimi esperti del settore tra i dischi pi\u00f9 importanti della storia del jazz moderno, seguendo una linea evolutiva, che dal bebop di fine anni \u201840 arriva al contemporary jazz, che passa per l\u2019hard bob ed il cool jazz, che spazia fra diatonismo e modale spinto, divenendo una sorta di via acustica d\u2019accesso al post-bop.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>L\u2019unicit\u00e0 \u00e8 rappresentata, in primis,<\/strong> dal semplice fatto che gli Steps Ahead, per il resto della loro carriera, si siano dedicati ad una fusion a vari livelli, praticando la contaminazione di stili molteplici e sperimentando sonorit\u00e0 che travalicano i ristretti confini del jazz classico; sono soprattutto, per\u00f2, i contenuti dell\u2019album a decretarne la validit\u00e0, facendone un vero disco jazz di ampio respiro, di eccelsa creativit\u00e0 e di forte impatto emotivo. Alcuni dei nomi, che fecero parte di questo specifico progetto, erano abbastanza noti al grosso pubblico del jazz e della fusion. Il disco fu registrato ai Power Studios di New York ed il titolo prende la denominazione del gruppo, forse a volerne marcare l\u2019importanza, anche se spesso viene indicato come l\u2019album di \u00abPools\u00bb, che \u00e8 la traccia pi\u00f9 conosciuta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Non ci troviamo di fronte ad una band che entra<\/strong> in studio per una session, facendo esercizio di stile e rispolverando degli standard, ma alle prese con un manipolo di artisti che si misura su materiale completamente originale di eccelso livello compositivo. Agli inizi degli anni \u201980, il jazz aveva gi\u00e0 detto tutto ed il contrario di tutto, in particolare il decennio precedente era stato caratterizzato da scossoni creativi, sconvolgimenti tematici e mutamenti di umore anche da parte dei veterani della grande epopea degli anni \u201950 e \u201960, Miles Davis su tutti. Quindi l\u2019unico modo per farsi notare era quello di proporre delle composizioni inedite e di suonarle con una certa personalit\u00e0, senza tentennamenti e atteggiamenti scontati e prevedibili. E qui il miracolo, di cui sopra, si compie: autori e musicisti dimostrano davvero di essere in preda ad un delirio creativo non comune e sospinti da una favorevole musa ispiratrice. Questa registrazione americana segu\u00ec tre set pubblicati solo in Giappone, dunque l\u2019album costituisce anche il debutto nazionale in USA ed Europa degli Steps Ahead, con la formazione del 1982: il vibrafonista Mike Mainieri, il sassofonista tenore Michael Brecker, la pianista Eliane Elias (una giovane sconosciuta all\u2019epoca), il bassista Eddie Gomez, e il batterista Peter Erskine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>La musica \u00e8 essenzialmente una mistura di jazz <\/strong>dall\u2019andamento funkified di alta scuola, con Brecker che, quasi in ogni piega dell\u2019album, fa esplodere una tempesta perfetta di suoni, Mainieri fa capolino spesso con il synthvibe, ed Elias che sottolinea la sua forte personalit\u00e0 al piano con un fraseggio preciso ed impeccabile. Il pi\u00f9 riuscito tra i sette brani originali \u00e8 \u00abPools\u00bb composta da Don Grolnick, gi\u00e0 membro del gruppo, un gioiello di bop-post moderno, disteso sul tempo di undici minuti e quindici secondi, dove il tenor-sax puntella il perimetro del brano nella prima met\u00e0 con fraseggi ed innesti brevi e taglienti, dilettandosi in piccole fughe improvvisative; il basso di Gomez si ritaglia l\u2019assolo quasi nel punto centrale del percorso, mentre Mainieri lo segue a ruota fino al ritorno trionfale del sax che in un crescendo conduce la ciurma in porto; a seguire \u00abIslands\u00bb scritta da Mike Mainieri, un brano molto arioso di tipo itinerante, dove ognuno dei solisti, in regolare successione, si guadagna il proprio spazio espressivo con qualche piccola divagazione sul tema: il solito sax imperioso di Brecker, dopo aver fatto da cappello, timbra anche l\u2019atto conclusivo; \u00abLoxodrome\u00bb firmata da Gomez, ha tutto il sapore di un vecchio bop, arrangiato con tempistiche quasi fusion, ovviamente gli spazi improvvisativi sono concessi in massima parte al sassofono, che si libera soprattutto in un finale travolgente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Le tracce della prima facciata si snodano in serie<\/strong>, legate come una lunga suite, quasi a voler costruire un concept sonoro unico. La B-side si apre invece con \u00abBoth Sides Of The Coin\u00bb, firmata da Michael Brecker, e qui il tenore fa davvero la parte da leone con fraseggi potenti e variazioni improvvisative degne di un vecchio bopper, soffiando nel mantice con grande vitalit\u00e0: \u00e8 il suo momento di gloria, gli altri sono solo dei comprimari; \u00abSkyward Bound\u00bb, ha un incedere crepuscolare, mente le ombre della notte calano sulla citt\u00e0 e le luci l\u2019avvolgono. Arrangiamento decisamente cool, con il sassofono spaziato e sornione che trasuda dolcezza, cercando di calamitare i suoni di una metropoli mentre sta per addormentarsi, dopo il fragore diurno: una tromba in sordina ne avrebbe fatto davvero un capolavoro. La melodia \u00e8 bellissima e s\u2019inchioda nelle meningi per non andare pi\u00f9 via; \u00abNorthern Cross\u00bb \u00e8 una perla di contemporary jazz, dove i meriti vanno sempre al sax tenore che d\u00e0 l\u2019abbrivio alla solita carrellata di solisti in sequenza, riposizionandosi in vetrina, sul finale, per una chiusura tutta in verticale; il set creativo si esalta soprattutto nell\u2019ultimo solco della seconda facciata in \u00abTrio (An Improvisation)\u00bb, un\u2019improvvisazione abbastanza libera, ma di facile fruizione, con Brecker, Gomez e Mainieri che se la giocano a tutto campo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">I<strong>n un\u2019epoca di contaminazione elettronica<\/strong>, gli Steps Ahead tentarono una via alternativa, poi ripresa da molti altri gruppi, ossia riportare il jazz ad una dimensione pi\u00f9 acustica. Questo conferisce all\u2019album uno status di eterna giovinezza rispetto a tanti lavori coevi, che \u00absporcati\u00bb dall\u2019elettronica e dalla commistione a tutti i costi, oggi, appaiono vecchi e geo-localizzati in quel particolare momento storico. L\u2019album in oggetto conserva ancora freschezza e vitalit\u00e0, e pi\u00f9 lo si ascolta e pi\u00f9 ci si rende conto del valore di questa iniziativa, che fu sicuramente un atto spontaneo ed un\u2019esigenza dello spirito, di certo, non un\u2019operazione studiata a tavolino, che all\u2019epoca poteva oltremodo essere anche molto rischiosa: la musica andava in tutt\u2019altra direzione. Come detto Michael Brecker diventa una sorta di deus-ex-machina, mostrandosi davvero in perfetta forma, mentre il suo sax conferisce all\u2019album un sapore d\u2019altri tempi, senza perdere il contatto con la modernit\u00e0; la sezione ritmica \u00e8 assai dinamica e non manca mai di garantire il proprio rifornimento dalle retrovie; mentre l\u2019accompagnamento della debuttante pianista brasiliana risulta lineare e perfettamente sintonizzato sulla lunghezza d\u2019onda del line-up. Fu davvero un peccato ed uno spreco che l\u2019ensemble, ospitando a turno altre professionalit\u00e0, abbia scelto gi\u00e0 dall\u2019album successivo di dedicarsi ad una fusion un po\u2019 scontata e di maniera, seguendo il flusso delle mode del momento e probabilmente guadagni pi\u00f9 facili. L\u2019album \u00abSteps Ahead\u00bb \u00e8 consigliato anche ai neofiti del jazz o a quanti cercano un\u2019idea per uscire dai soliti percorsi obbligati: \u00e8 immediato, facile e seducente. Non ci sono fughe impossibili, ma solo tanta classe; pu\u00f2 essere usato anche come disco ambient.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"850\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/StepsZhead-1024x850.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3125\"\/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/ Quando nel 1983 usc\u00ec \u00abSteps Ahead\u00bb, dal nome dell\u2019omonimo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":3124,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[29,9,26,18,2,3,6,23,8],"tags":[],"class_list":["post-3123","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-bebop","category-cultura","category-editoriale","category-fusion","category-jazz","category-musica","category-recensione-dischi","category-ristampa-vinile","category-storia-del-jazz"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/StepsCover.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3123","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3123"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3123\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3128,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3123\/revisions\/3128"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3124"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3123"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3123"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3123"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}