{"id":2864,"date":"2023-09-23T19:01:19","date_gmt":"2023-09-23T17:01:19","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=2864"},"modified":"2023-09-24T00:25:00","modified_gmt":"2023-09-23T22:25:00","slug":"vinile-sul-divano-dinamiche-sonore-eterotrofe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2023\/09\/23\/vinile-sul-divano-dinamiche-sonore-eterotrofe\/","title":{"rendered":"Vinile sul Divano: dinamiche sonore eterotrofe"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>\/\/ di Gianluca Giorgi \/\/<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Rino De Filippi, Oriente Oggi (1973 ristampa 2016)<\/strong><br>Un disco che nella versione originale \u00e8 molto ricercato ed estremamente costoso.<br>Musica d&#8217;archivio italiana o library music, dai toni orientali di Rino De Filippi. Registrato nel 1972 all&#8217;Orthofonic Studio di Roma dallo storico fonico RCA Pino Mastroianni, a cui hanno collaborato tra gli altri, il batterista Vincenzo Restuccia e Bruno Battisti D&#8217;Amario agli strumenti a corda ed etnici. Nel disco troviamo il brano funk-break mid-tempo \u201cOriente Contemplativo\u201d. L\u2019oriente mozzafiato incontra l&#8217;occidente, idee musicali di uno dei maestri assoluti della composizione italiana.<br>Veramente gradita questa ristampa in edizione limitata a 500 copie della italiana Cinedelic Records, sempre molto attenta a trovare perle sconosciute nello sterminato mondo musicale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Stefano Bollani, Que Bom (2lp 2018)<\/strong><br>Non amo particolarmente Bollani pur considerandolo un ottimo e poliedrico artista, ma questo disco si ascolta molto bene. \u201cQue bom\u201d ci consegna uno Stefano Bollani non solo virtuoso pianista e catalizzatore di talenti, ma anche un eccellente compositore tra il jazz e il pop. Tutti i brani, infatti, sono autografi eccetto Michelangelo Antonioni, brano che amo particolarmente e motivazione ulteriore che mi ha spinto nell\u2019acquisto. Il suo stile pianistico molto ritmico lo porta inevitabilmente ad un jazz ibridato con la musica latina e, in particolare, con la musica brasiliana, un leit motiv che lo accompagna fin dagli esordi negli anni &#8217;90. Que bom\u201d esce dieci anni dopo \u201cCarioca\u201d, il primo disco inciso in Brasile, ed anche per questo disco Bollani \u00e8 tornato in Brasile riunendo nuovamente gli stessi musicisti di dieci anni prima con l\u2019aggiunta di alcuni ospiti speciali. Due brani necessitano di una menzione a parte: il primo \u00e8 \u201cLa nebbia a Napoli\u201d scritta appositamente dal pianista per Caetano Veloso, una canzone d&#8217;amore splendida che il cantante bahiano interpreta, come suo solito, con grande intensit\u00e0, e poi \u201cAleijadinho Le O Codex Seraphiniaus Aqui&#8217;\u201d divertentissment ispirato a quel capolavoro unico, e mai troppo lodato, che \u00e8 il \u201cCodex Seraphiniaus\u201d, ovvero la surreale fantaenciclopedia dall&#8217;artista Luigi Serafini, che firma anche la copertina del disco. ., copertina veramente splendida! Disco interessante ma un po\u2019 discontinuo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-28f84493 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"667\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/2-2-e1695488350364.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2867\"\/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"667\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/1-2-e1695488384114.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2869\"\/><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Shabaka Hutchings. &#8211; Sons Of Kemet, Black to The Future (2021 2lp)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u201cBlack to the Future\u201d \u00e8 un poema sonoro per invocare il potere, il ricordo e la guarigione. Rappresenta un movimento per ridefinire e riaffermare cosa significa lottare per il potere nero.  Cos\u00ec Shabaka Hutchings presenta il quarto lavoro del suo gruppo Sons Of Kemet, probabilmente il suo progetto pi\u00f9 politicizzato. Riparte da dove aveva lasciato con Your Queen Is a Reptile, il cui impianto ideologico qui viene ripreso e reiterato, forse anche estremizzato alla luce di ci\u00f2 che \u00e8 successo (nei tre anni che separano dall\u2019album precedente) e che sta succedendo (praticamente senza soluzione di continuit\u00e0) alla comunit\u00e0 nera americana (Black Lives Matter ma non solo). Il quartetto di Shabaka Hutchings formazione a forte trazione ritmica, due batterie, quelle di Edward Wakili-Hick e Tom Skinner, pi\u00f9 la tuba di Theon Cross, il sassofono e il clarinetto del titolare (Hutchings parrebbe essersi concentrato pi\u00f9 sul secondo, in questa occasione), ci propone una musica in cui il jazz qui fa da sostrato dei brani, ma \u00e8 un jazz imbastardito e reso contemporaneo, innervato da tutto ci\u00f2 che confluisce nella black music: funk, influssi caraibici, grime, dub, hip hop. Tutto questo contribuisce a rendere fluida e pluri-dimensionale la musica, che nelle intenzioni si propone come un concentrato di vari suoni della diaspora africana. Ad arricchire la band sono stati chiamati numerosi ospiti: da Steve Williamson a Angel Bat Dawid, da Moor Mother a MC D Double E, da Joshua Idehen a Lianne La Havas oltre all\u2019attivista, musicista e poeta Joshua Idehen (Field Negus e Black) presente nei due (semi) spoken word che aprono e chiudono l\u2019album. Ospiti che quindi aggiungono sfumature personali al sound del quartetto e a questo \u201cnuovo jazz\u201d che prende e fagocita new thing e dub, funkettone groovoso e accenni world, standard jazz e incedere quasi da big brass band funerea, mettendo sempre tutto al servizio del messaggio. Militanza, appartenenza, riconoscimento, radicalit\u00e0, tutto questo si ritrova in un disco che \u00e8 l\u2019ennesimo puntino da unire in un percorso, quello delle musiche nere pi\u00f9 coraggiose, riottose, politicamente impegnate, che va avanti pi\u00f9 o meno da mezzo secolo. Ogni canzone \u00e8 stata studiata per essere predisposta in uno specifico ordine e ognuna ha un titolo tale per cui, seguendo l\u2019ordine, si svela un manifesto insieme sonoro e poetico. Un altro ottimo lavoro \u201cjazz\u201d che riesce sicuramente nel comunicare le prorie istanze sociali, ma forse un po\u2019 meno nel portare originalit\u00e0 e freschezza, quindi leggermente inferiore per forza assoluta, dell\u2019album precedente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Clifford Jordan Quartet, Glass Bead Games (1974 ristampa 2019 Pure Pleasure 2LP)<\/strong><br>Quinta uscita della Dolphy Series della Strata-East. Uno dei dischi pi\u00f9 belli della Strata East e forse il gioiello della serie Dolphy, Questo \u00e8 uno di quei pochi dischi in cui ogni elemento \u00e8 perfetto, tutti i musicisti si elevano insieme a un nuovo livello di espressione. Il disco percorre un sentiero insolito tra post-bop, avanguardia anni 70 e spiritual jazz. Probabilmente la performance di sassofono pi\u00f9 significativa su disco dai tempi di Coltrane. Il suono di Jordan, disinvolto mai forzato e di alto livello, cancella le distinzioni tra composto e improvvisato, solista ed ensemble, narratore e racconto. Anche il resto del gruppo non \u00e8 da meno, con Stanley Cowell al piano, Bill Lee (padre di Spike) superlativo al basso e Billy Higgins come sempre unico alla batteria. In alcuni brani c\u2019\u00e8 Cedar Walton al piano che riesce a portare le cose in avanti con il senso di calore e immaginazione che lo ha sempre reso una delizia negli anni 70. Ogni pezzo \u00e8 splendido! Ristampa Pure Pleasure come sempre superlativa!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>EDDIE &#8220;LOCKJAW&#8221; DAVIS &amp; PAUL GONSALVES: Love Calls (1968 ristampa 2014)<\/strong><br>Chi non conosce bene i due protagonisti del disco, Davis spesso accostato a Count Basie e Gonsalves accostato a Duke Ellington, potrebbe nutrire non poche riserve circa il loro talento di interpreti di ballate, in quanto la fama di entrambi \u00e8 legata a generi molto diversi. In questo disco, invece, viene messo in grande evidenza il lato meno conosciuto della loro personalit\u00e0 artistica. Il loro diverso approccio al genere della ballata contribuisce a rendere questo disco interessante e spesso addirittura sorprendente. Davis sfoggia un\u2019articolazione chiara, sicurissima ed \u00e8 tra i due il pi\u00f9 trascinante ed appassionato. Gonsalves \u00e8 morbido, insinuante e meno diretto, il suo fantasioso lirismo appare pi\u00f9 tenero e talvolta malinconico, con un sound raffinato che cesella sottovoce i passaggi pi\u00f9 delicati. In ogni caso, sia Davis sia Gonsalves passano con estrema disinvoltura dai toni pi\u00f9 meditativi a scatenati empiti di energia. Senza ergersi mai a protagonisti fuori luogo, questi musicisti eseguono in maniera impeccabile la loro parte, con Hanna e Barksdale che prolungano e sottolineano gli spunti dei due solisti. Disco splendido da ascoltare a luce soffusa. Come sempre superlativa ristampa Pure Pleasure.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-28f84493 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"533\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/5-2-e1695507788305.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2873\"\/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"534\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/3-2-e1695507808900.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2868\"\/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"534\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/4-2-e1695507834300.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2866\"\/><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\/\/ di Gianluca Giorgi \/\/ Rino De Filippi, Oriente Oggi (1973 ristampa 2016)Un disco che&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":2865,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[9,2,3,6,23,13],"tags":[],"class_list":["post-2864","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-jazz","category-musica","category-recensione-dischi","category-ristampa-vinile","category-world-music"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/dischi-vinile-e1695488200246.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2864","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2864"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2864\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2875,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2864\/revisions\/2875"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2865"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2864"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2864"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2864"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}