{"id":2830,"date":"2023-09-21T12:39:17","date_gmt":"2023-09-21T10:39:17","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=2830"},"modified":"2023-09-21T12:49:48","modified_gmt":"2023-09-21T10:49:48","slug":"fantajazz-e-fantarock-sun-ra-jimi-hendrix-david-bowie-paul-kartner","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2023\/09\/21\/fantajazz-e-fantarock-sun-ra-jimi-hendrix-david-bowie-paul-kartner\/","title":{"rendered":"Fantajazz e fantarock : Sun Ra, Jimi Hendrix, David Bowie, Paul Kartner"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>\/\/ di Guido Michelone \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Si pu\u00f2 parlare di fantajazz inteso quale neogenere musicale in grado di coniugare la musica jazz con la science-fiction derivata da cinema o letteratura? Probabilmente no, a meno che si includa il meganere (o transgenere) dell\u2019afrofuturismo a cui vengono oggi dedicate moltissime attenzioni, recuperandolo anche in chiave storica quale fenomeno culturale risalente almeno agli anni Sessanta del secolo scorso. Il rock \u00e8 la forma musicale che pi\u00f9 contribuisce a avvinarsi alla fantascienza narrata nei film e nei romanzi, sebbene appartenga al jazz il primo disco che affronti il tema, sia pur bonariamente: \u00e8 <em>Music Out Of The Moon<\/em> (1947) di Les Baxter, uno swinger che indirettamente d\u00e0 vita allo space age metagenere, in cui possono convergere anche sonorit\u00e0 collaudate, dal jazz al rock, talvolta riconvertite dalle strategie di marketing ai soli titoli in copertina come accade al celebre LP <em>The Cosmic Scene<\/em> (1958) del grande Duke Ellington, con l\u2019orchestra rinominata Spacemen, ma dal consueto geniale repertorio solo parzialmente aggiornato, nei ritmi pi\u00f9 veloci rispetto al suo jazz originale. E proposito di jazz non va scordato il caso &#8211; pi\u00f9 unico che raro nel cammino del sound afroamericano &#8211; di Sun Ra, anch\u2019egli pianista, compositore e bandleader di formazioni dai nomi fantasiosissimi (un\u2019Arkestra di base che diventa Astro Intergalactic Infinity, Cosmo Discipline, Solar, Intergalactic Research, Myth Science) che fa di una fantascienza imparentata a egittologia, esoterismo, fantarchelogia, cosmologismo, ufologia un tratto essenziale di un free spettacolarizzante, dalla forte impronta performativa (come nel coevo teatro off off), che i dischi, pur dai titoli eloquenti (<em>The Nubians of Plutonia<\/em>, <em>The Heliocentric Worlds, Interstellar Low Ways, Space Is the Place<\/em> ) restituiscono solo in parte dalla fascinazione coreutica del live set.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Tuttavia se la fine degli anni &#8217;60 e l&#8217;inizio dei &#8217;70<\/strong> vedono emergere in musica una sorta di fanta-rock \u00e8 grazie alla profonda dialettica instauratesi tra diversi elementi di rock music e di science fiction, quasi in chiave ibrido sonoro, letterario e pure visivo (se si pensa alle copertine dei dischi) che combina due linguaggi culturali di forte impatto popolare nel corso del secondo Novecento anche grazie all\u2019aiuto offerto dai mass media a entrare ben presto nell\u2019immaginario collettivo: la fantascienza (abbreviata in SF in inglese) nasce quale genere letterario gi\u00e0 a fine Ottocento, ma si sviluppa maggiormente \u2013 anche nel cinema e poi in televisione \u2013 a partire dagli anni Cinquanta, forse non caso pi\u00f9 o meno in coincidenza con l\u2019affermarsi del r\u2019n\u2019r (rock and roll), nel contesto socioculturale statunitense, allora condizionato da un progresso scientifico e tecnologico che, a sua volta, presenta luci e ombre: la facciata bella, linda, pulita \u00e8 rappresentata dal consumismo che ad esempio nell\u2019oggettistica assume anche stili avveniristici, quali ad esempio il cosiddetto bolidismo (il design di automobili, elettrodomestici, persino abbigliamento), mentre i lati oscuri sono il fungo atomico e la conseguente guerra fredda tra le due superpotenze, i buoni Stati Uniti d\u2019America e i russi cattivi dell\u2019URSS (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Secondo Anthony Letizia che pubblica <em>The Rise of Science Fiction Rock and Rol<\/em><\/strong><em>l<\/em> su \u00abGeek Frontiers\u00bb il 29 marzo 2020, per quanto riguarda il fanta-rock, tutto ha inizio nel giugno 1947 quando, alla periferia di Seattle il pilota Kenneth Arnold avvista nove oggetti volanti non identificati (i cosiddetti UFO, di solito associati ai cosiddetti dischi volanti) vicino al Monte Rainier, mentre, soltanto due settimane dopo, si schianta al suolo di Roswell (New Mexico)) ci\u00f2 che la stampa locale definisce un velivolo alieno (in realt\u00e0, come si scopre anni dopo, un pallone sonda del progetto militare Mogul); da allora per tutti gli anni &#8217;50 negli Stati Uniti vengono segnalati un numero incalcolabile di avvistamenti UFO, che la CIA, l\u2019FBI, la NASA puntualmente archiviano in gran segreto. Nella speranza di trarre profitto da questa autentica mania, il cantante a rockabilly Billy Lee Riley nel febbraio 1957 pubblica il 45 giri <em>Flyin&#8217; Saucer Rock and Roll <\/em>che raggiunge quasi subito la vetta delle classifiche dei singoli pi\u00f9 venduti: &#8220;Disco volante rock and roll, non riuscivo a capire niente di quello che dicevano, ma quel ritmo pazzesco mi ha fermato di colpo!&#8221;: \u00e8 il verso forse pi\u00f9 emblematico di una canzonetta che d\u00e0 il via la fanta-rcok, che assumer\u00e0 per\u00f2 altri contorni estetico-intellettuali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Flyin&#8217; Saucer Rock and Roll<\/em> di fatto si rivela un\u2019innocente parodia<\/strong> quasi da contrapporre alle seriose dissertazioni sui visitatori alieni provenienti dallo spazio profondo, che all\u2019epoca vengono condotte in maniera sensazionalistica da giornali e riviste oppure con approcci pi\u00f9 dialettici e intelligenti da una nuova generazione di scrittori di genere, molti dei quali con i crismi dell\u2019Autore con la A maiuscola: la fase di intellettualizzazione della fantascienza in romanzo (e in parte anche con qualche buon film) va di pari passi a una rock music che sta maturando con brillante, surreale, talvolta bizzarra consapevolezza. E dunque nasce un fanta-rock a dimostrazione di come tanto la science-fiction quanto il rock and roll diventino sempre pi\u00f9 legati e interattivi, in particolare dalla met\u00e0 degli anni Sessanta a tutti i Seventies, quando insomma un nuovo gruppo di musicisti palesa il proprio amore per i romanzi di fantascienza attraverso originalissimi interessi musicali. Anzich\u00e9 optare per il divertissement alla <em>Flyin&#8217; Saucer Rock and Roll<\/em>, il nuovo rock inventa essenzialmente dei racconti espressi attraverso sound psichedelici o progressive, passando dalla moderna canzone al concept album che presenta narrazioni sempre pi\u00f9 lunghe e complesse, dando appunto origine al fanta-rock inteso pure come forma ibrida, tra letteratura cantata e intrattenimento musicale. .<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Nel 2018, il critico musicale Jason Heller presenta <em>Strange Stars: David Bowie<\/em><\/strong><em>, Pop Music and the Decade Sci-Fi<\/em> <em>Exploded <\/em>(Melville House Publishing) il primo e al momento unico libro sull\u2019argomento, da un lato avvalorando la tesi di David Bowie come il talento pi\u00f9 famoso a combinare fantascienza e rock \u2013 basti pensare al brano <em>Space Oddity<\/em> o all\u2019intero album <em>The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars <\/em>\u2013 dall\u2019altro documentato come il Duca Bianco sia ben lungi dall\u2019essere l\u2019unico praticante di un genere emergente. Anche senza scomodare il testo di Heller, si sa che dei pionieri pi\u00f9 validi, creativi, influenti del fanta-rock resta Jimi Hendrix; dopo il trasferito nel 1966 a Londra, la Swingin\u2019 London dove trover\u00e0 la fama inventando uno stile chitarristico inconfondibile Hendrix riceve in prestito una copia del libro <em>Night of the Light<\/em> (1957) di Philip Jos\u00e9 Farmer, che gli frutta l\u2019ispirazione per il leggendario exploit di Purple Haze: nel romanzo, una misteriosa radiazione provoca una distorsione della realt\u00e0 su un pianeta alieno e le macchie solari visibili dalla stella attorno a cui orbita sono descritte come la &#8220;foschia violacea&#8221; del dirompente successo hendrixianoi<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Del resto sin da ragazzo Jimi risulta un fan della fantascienza<\/strong> tanto su carta stampata quanto su piccolo e grande schermo: nelle interviste, dichiara che nell\u2019adolescenza viene attratto dalle serie di telefilm <em>Flash Gordon<\/em> e <em>Buck Rogers<\/em> prodotte dagli Universal Studios, probabilmente nello stesso periodo in cui lui e il fratello Leon dichiarano di vedere un UFO che volteggiare sopra il loro cortile. Queste e altre sollecitazione fanno s\u00ec che Hendrix sia infatuato della fantascienza per tutta la vita; e quando nel primo soggiorno londinese, condivide una camera in affitto assieme Chas Chandler produttore e bassista Animals (a Mid Sixties unici a rivaleggiare con Beatles e Rolling Stones) i momenti di relax vengono trascorsi divorando la collezione di libri di fantascienza del compagno di stanza. Queste letture mirate servono da fonte ispirativa per altre notevoli canzoni hendrixiane: <em>Third Stone from the Sun<\/em> e <em>Up from the Skies<\/em> contengono entrambe particolarissime narrazioni di visite aliene sulla Terra, che sono letterariamente influenzate dal romanzo apocalittico <em>Earth Abides<\/em> (1949) di George R. Stewart, narrante la storia della civilt\u00e0 rinata dopo una pesante decimazione a causa di una malattia mortale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Il fanta-rock di Hendrix pu\u00f2 esser altres\u00ec ritenuto qual e espressione della pischedelia britannica<\/strong>, che ha un interessante pendant in California, dove, nel frattempo, David Crosby e Roger McGuinn (fondatori del quintetto Byrds) scoprono per caso la comune passione, quasi prossima al fanatismo, verso i film e i romanzi di fantascienza. Crosby in particolare trascorre la giovinezza leggendo grandi autori come Arthur C. Clarke, Isaac Asimov, Ray Bradbur (oggi ritenuti classici) y. Tra il 1966 e il 1967, i Byrds incidono diverse canzoni da una generica <em>Mr. Spaceman<\/em> alla precipua <em>C.T.A.-102<\/em>, il cui nome deriva da un rapporto dell&#8217;Unione Sovietica sulle onde radio identificate come probabili segnali provenienti da forme di vita extraterrestre. Tra la fine degli anni &#8217;60 e l\u2019inizio, altri giovani musicisti hanno successo con brani che mescolano la fantascienza al rock pi\u00f9 o meno sperimentale: il fortunato 45 giri <em>In the Year 2525<\/em> di Zager &amp; Evans, dai suoni folk, appare un viaggio allucinogeno nel tempo, mentre <em>Higher and Higher<\/em> dal quinto album degli inglesi <em>Moody Blues To Our Children&#8217;s Children Children<\/em> viene direttamente ispirato dallo sbarco sulla Luna della missione Apollo 11 (21 luglio 1969).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Se tutti questi gruppi e solisti crescono tra film o libro fantascienza, <\/strong>per il giovane britannico Marc Bolan si tratta invece di romanzi fantasy, che con la science-fiction condivide solo qualche remoto argomento, pur partecipando a un analogo rituale utopico-onirico-fantastico, bench\u00e9 proiettato in un passato immaginario (anzich\u00e9 in futuri distopici o apocalittici. Bolan oggi entra di diritto nella storia del pop-rock soprattutto per <em>Get It On (Bang a Gong)<\/em>&#8221; del 1971 a firma T. Rex, tuttavia andrebbe ricordato per il flusso costante di album incisi tra il 1967 e il 1977 (i primi quattro con il nome completo di Tyrannosaurus Rex) giacch\u00e9 compaiono diverse song ispirate sia da <em>Le cronache di Narnia<\/em> di C. S. Lewis sia dalla trilogia de<em> Il Signore degli Anelli<\/em> di J.R.R. Tolkien. Pur passando dal duo in stile folk &#8211; con filosofia hippy esternata da abiti medievaleggianti \u2013 a un sound tirato quasi hard i T. Rex di Bolan continuano a proporre canzoni basate su miti, leggende e creature magiche del passato: la musica diventa via via magari pi\u00f9 aggressiva, ma la fonte letteraria \u00e8 ancorata al regno della fantasia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Nel cima frenetico del Frisco Sound con la citt\u00e0 di San Francisco<\/strong> ormai capitale della psichedelica e dell\u2019acid rock Paul Kantner leader dei Jefferson Airplane &#8211; principale band di uno stile genericamente definitivo anche west coast &#8211; \u00e8 il primo artista ad abbracciare la fantascienza per un intero album, chiaramente concept album, con i singoli brani che vengono tenuti insieme da narrazione completa: <em>Blows Against the Empire <\/em>(1970) racconta la storia di un&#8217;astronave dirottata che viene utilizzata come una moderna Arca di No\u00e8 per trasportare segmenti di umanit\u00e0 lontano dall&#8217;oppressione del pianeta Terra. Per tale originalit\u00e0 <em>Blows Against the Empire<\/em> vanta il pregio di essere la prima registrazione musicale nominata per il Premio Hugo, presentato ogni anno alla World Science Fiction Convention a favore delle migliori opere di fantascienza; occorrer\u00e0 attendere il 2017 prima he un altro album &#8211; Splendor and Misery del gruppo rap Clipping &#8211; ottenga una nomination nella categoria \u201cBest Dramatic Presentation\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Ma \u00e8 il 10 febbraio 1972 quando la fusione tra fantascienza e popular music<\/strong> approda a un livello superiore, completamente diverso da ogni precedente: David Bowie immagina il proprio alter ego come una rock star futuribile dai capelli arancioni, che indosso una tuta spaziale coloratissima e gli stivali rossi: si fa chiamare Ziggy Stardust e si esibsce al pub Toby Jug di Londra con la nuova band soprannominata Spiders from Mars. Come musicisti (in parte gi\u00e0 citati) emersi nella seconda met\u00e0 degli anni \u201960, Bowie \u00e8 fin da ragazzo, dopo l\u2019illuminante lettura di <em>Starman Jones<\/em> (1953) di Robert Heinlein un autentico appassionato di fantascienza letteraria e audiovisiva che passa dagli amatissimi Bradbury, Asimov, Clarke ai popolari telefilm inglesi come <em>Quatermass<\/em> e <em>Doctor Who<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>La fantascienza si insinua nella scrittura di Bowie <\/strong>gi\u00e0 a inizio carriera grazie al pezzo We Are Hungry Men inserito nell\u2019omonimo album d\u2019esordio (1967) la canzone racconta di come in un prossimo imprecisato futuro la popolazione mondiale collasser\u00e0, portando al fascismo, alla repressione riproduttiva e al razionamento dell\u2019ossigeno; il finale vede poi Bowie che recita le battute finali con una voce robotica simile a quella di Dalek in <em>Doctor Who<\/em>. Due anni dopo, David registra <em>Space Oddity<\/em>,<em> <\/em>essendo ossessionato da <em>2001: Odissea nello spazio <\/em>(1968)<em> <\/em>il film<em> <\/em>di Stanley Kubrick, basato su un\u2019idea di Arthur C. Clarke, che in parallelo scrive romanzo e sceneggiatura. <em>2001 <\/em>si rivela, per Bowie, il film perfetto non solo da guardare pi\u00f9 volte mentre si sballa, ma anche per farsi ispirare onde abbracciare ulteriori inclinazioni fantascientifiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Ziggy Stardust risulta gi\u00e0 un fenomeno internazionale <\/strong>quando <em>The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars<\/em> esce come disco nel giugno 1972, ossia quattro mesi dopo la prima esibizione di Bowie con il proprio doppio; il successo dello spettacolo ha quale reazione interessante il fatto che i partecipanti ai concerti iniziano a travestirsi da Ziggy, prendendo spunto dai fan di<em> Star Trek<\/em> vestiti in costume alle convention specifiche, riducendo ulteriormente i confini tra science fiction e rock music. Due anni dopo, Bowie smette con Ziggy Stardust per lanciare Halloween Jack con l\u2019intenzione originaria di adattare il romanzo <em>1984<\/em> <em>Nineteen Eighty-Four<\/em> (1948) di George Orwell facendone un concept album, che per\u00f2 non vede mai la luce perch\u00e9 gli eredi dello scrittore gli negano l\u2019autorizzazione, detenendo ancora il copyrigjht. Con una manciata di canzoni gi\u00e0 scritte, il Duca Bianco decise comunque di utilizzare rielaborandone l\u2019idea sino a creare una vicenda di un mondo futuristico post-apocalittico, che diventa l\u2019album <em>Diamond Dogs<\/em> accolto con perplessit\u00e0 dalla critica (ma favorevolmente dal pubblico giovanile) proprio per la mancata sintesi orwelliana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Un problema analogo tocca nel 1977 al tastierista Alan Parsons<\/strong> che vorrebbe adattare <em>I, Robot <\/em>(1950)<em> <\/em>di Isaac Asimov, con lo stesso autore incuriosito dall&#8217;idea del musicista: purtroppo i diritti di adattamento risulta gi\u00e0 venduti da parte dell\u2019agente letterario; Parsons tuttavia risolve la questione eliminando la virgola nel titolo del libro: il disco diventa perci\u00f2 dell\u2019album <em>I Robot<\/em> a nome Alan Parsons Project: anche il tema di Asimov viene ribaltato; l\u2019originario postulato secondo cui i robot non recheranno male o danno ai loro creatori umani, viene sostituito dalla minaccia legittima che queste intelligenze artificiali rappresentano nei confronti degli esseri viventi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Da allora a oggi il fantarock prolifera in diversi concept album<\/strong> degli anni Settanta-Ottanta da <em>Tarkus<\/em> (1970) di Emerson Lake &amp; Palmer a <em>Time<\/em> (1981) dell\u2019Electric Light Orchestra, da <em>Kilroy Was Here<\/em> (1983) degli Styx a <em>The Dark Side of the Moon<\/em> (1973) dei Pink Floyd, da <em>Paranoid <\/em>(1970) dei Black Sabbath a <em>Tyranny and Mutation<\/em> (1973) dei Blue \u00d6yster Cult, per non parlare di un intero filone, legato al prog rock strumentale e denominato kosmike muzik perch\u00e9 appannaggio esclusivo della scena rock tedesca (Tangerine Dream, Amon Duul II, Krafwerk, Ash Ra Tempel). Poi, durante gli Eighties, sar\u00e0 la volta dell\u2019heavy metal e pi\u00f9 avanti persino dell\u2019hip-hop a coniugare due tra i fenomeni pi\u00f9 rivelanti della cultura pop contemporanea. Ma, come detto all\u2019inizio, bench\u00e9 certo jazz orco o fusion music possa pi\u00f9 o meno direttamente associarsi alla science-fiction, non si pu\u00f2 certo parlare \u2013 tranne il Sun Ra citato all\u2019inizio \u2013 di fanta-jazz, perch\u00e9 la comunit\u00e0 afroamericana, nel pi\u00f9 ampio contesto della black music popolare., sta lavorando a un progetto pluri-espressivo, quasi multimediale che solo oggi si conosce bene indicandolo come afro-futurismo: ma questo \u00e8 gi\u00e0 un altro discorso, tema interessantissimo per un ulteriore prossimo intervento.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"691\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/im-557514-1024x691.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2838\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\"> <strong><em>David Bowie <\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\/\/ di Guido Michelone \/\/ Si pu\u00f2 parlare di fantajazz inteso quale neogenere musicale in&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":2837,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[20,9,18,2,3,13],"tags":[],"class_list":["post-2830","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cinema-teatro","category-cultura","category-fusion","category-jazz","category-musica","category-world-music"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/sun-ra-arkestra-marshall-allen-jalc.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2830","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2830"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2830\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2839,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2830\/revisions\/2839"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2837"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2830"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2830"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2830"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}