{"id":2667,"date":"2023-09-07T19:53:31","date_gmt":"2023-09-07T17:53:31","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=2667"},"modified":"2023-09-07T20:12:53","modified_gmt":"2023-09-07T18:12:53","slug":"doortri-con-pfas-off-la-distruzione-della-banalita-sonora-zoar-records-new-york-2023","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2023\/09\/07\/doortri-con-pfas-off-la-distruzione-della-banalita-sonora-zoar-records-new-york-2023\/","title":{"rendered":"Doortri con \u00abPFAS OFF\u00bb, la distruzione della banalit\u00e0 sonora (zOaR Records New York, 2023)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>\u00abPFAS OFF\u00bb \u00e8 un intelligente destrutturazioni dei luoghi comuni di mezzo secolo di musica ed una ricostruzione intelligente in un contenitore adatto ad una contemporaneit\u00e0 estrema e subacquea, pronta ad emergere come una neverland nascosta, ma che non scende a patti con il mercato o con le lusinghe delle playlist radiofoniche.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">I Doortri appartengono alla categoria non comune della genialit\u00e0 sotterranea, quel sottosuolo creativo che da sempre da il meglio nell&#8217;indifferenza di molte etichette discografiche imbalsamate nel sarcofago del deja-vu. Un vero peccato che tanta di questa musica rimanga sommersa ed underground. Il disco di Tiziano Pellizzari, contralto, tenore, clarinetto basso, elettroniche varie, Geoffrey Copplestone noise e radio vocals e Giampaolo Mattiello percussioni di ogni tipo, non \u00e8 uno di quei lavori consigliabile ai deboli di stomaco, ai melomani-canzonettari, ai fischiettatori di playlist sotto la doccia o ai cercatori di melassa spalmabile sulle orecchie. Parlimo di uno di quei prodotti non facili al primo impatto, ma che danno all&#8217;ascoltatore pi\u00f9 attento la consapevolezza di come si possa distruggere la banalit\u00e0 della musica contemporanea e riportarla in auge sotto una luce diversa e con un maggior numero di ottani a corredo. In \u00abPFAS OFF\u00bb non c&#8217;\u00e8 sentore o il fetore di piattaforma sonora liofilizzata, per contro c&#8217;\u00e8 la rabbia vera di una generazione, pi\u00f9 incognita di una banale X, la quale non esiste nei percorsi ufficiali della prevedibilit\u00e0 mediatica. Un lavoro del genere, registrato quasi in presa diretta al Maelstrom Record Studio di Lozzo Atestino (PD), possiede tutta quell&#8217;aura di precariet\u00e0, (che non \u00e8 un demunutio capitis), tipica dei primi dischi free jazz, le ruvide sonorit\u00e0 degli album punk, la rabbia di certi metallari di provincia, dei rappers pi\u00f9 radicali, degli avanguardisti europei degli anni Settanta, dell&#8217;elettronica giapponese e del tipico minimalismo sperimentale. \u00abPFAS OFF\u00bb \u00e8 un intelligente destrutturazioni dei luoghi comuni di mezzo secolo di musica ed una ricostruzione intelligente in un contenitore adatto ad una contemporaneit\u00e0 estrema e subacquea, pronta ad emergere come un&#8217;Atlandide nascosta, ma che non scende a patti con il mercato o con le lusinghe delle playlist radiofoniche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>\u00abCreesa\u00bb \u00e8 una silurata di energia immersa in una bolgia di effetti speciali<\/strong>, dove il sax di Tiziano Pellizzari tocca delle punte altissime di narrazione, attraverso un suono abrasivo che ricorda a tratti Albert Ayler, il John Coltrane pi\u00f9 estremo, ma anche lo Shorter pi\u00f9 onirico. \u00abMurderredrum\u00bb sviluppa una trascinate atmosfera alla Ian Dury, tra rap e post bop ad effetto punk. \u00abDitch For Mask\u00bb, possiede un&#8217;energia quasi teatrale, mentre il clarinetto basso sembra evocare il fantasma di Eric Dolphy inseguito da una una ridda di percussioni post-tecnologiche. \u00abPfas Off\u00bb ha le stimmate di un ottimo free jazz ornettiano che guarda al futuro con un occhio e l&#8217;altro nello specchietto retrovisore della tradizione. Haiku\u00bb \u00e8 un&#8217;orda metropolitana che si abbatte sul mondo, magnificata da un uno speech cadenzato e scandito da un flessuoso groove, il quale unisce jazz e funk in un morganatico ispirato dalla luna. \u00abMDBF\u00bb appare come una batracomiomachia di suoni urbani dove il sax s&#8217;insinua negli angiporti di una citt\u00e0 in fiamme. \u00abMaak E. Beefheart\u00bb \u00e8 un rap metallurgico che ricorda un rito sacrificale in un mondo fantascientifico, scandito su un breakbeat ipnotico, mentre sagome, automi e zombies si stagliano in lontananza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>\u00abDeviazione\u00bb, tenta una smaterializzazione del costrutto sonoro<\/strong> attraverso il lamento abrasivo del sax che sembra suonare un pentagramma scritto sulla carta vetrata, mentre l&#8217;effettistica sembrerebbe condurre l&#8217;ascoltatore verso un universo parallelo, fino al crescendo finale che assume quasi le sembianze di una rinascita o di un&#8217;emersione dalle viscere della terra. \u00abOne Hundred Live And Die\u00bb, \u00e8 una perfetta combine tra parlato, groove e melodia, che per quanto incastonata in un flusso percussivo sostenuto e senza aria ferma, riesce a ricavarsi momenti piuttosto intellegibili: il suono del sax \u00e8 irrefrenabile e fortemente attrattivo. \u00abJ.Alfared\u00bb si materializza come una sorta di free jazz post nucleare, magnificato da un ottimo sax che si approccia ai luoghi e ai personaggi di un passato ibernato in costrutto armonico sibillino e deformato, ma da ricollocare in uno scenario filmico proiettato verso il futuro. \u00abNo Logo(s)\u00bb \u00e8 un&#8217;escursione dissonante e ayleriana, su un terreno accidentato senza parole e soprattutto, per metafora, no luogo a procedere. \u00abAutograad Togliatti\u00bb ha i tratti somatici di una farsesca iperbole in grado di combinare sonorit\u00e0 che vanno dalle marching band americane e nord-europee fino alle marce militari dell&#8217;ex-Soviet. \u00abJohatsu\u00bb \u00e8 un babele ritmica che porta l&#8217;ascoltatore sull&#8217;estremo lembo del mondo sonoro, mentre le voci s&#8217;intensificano e s&#8217;intrecciano in una molteplicit\u00e0 di linguaggi. In fondo \u00e8 solo il caos e l&#8217;incomunicabilit\u00e0 dell&#8217;era del metaverso e del virtuale all&#8217;ennesima potenza, dove la macchina sostituisce l&#8217;uomo, oramai incapace di amare, sognare e pensare liberamente, ma soprattutto incapace di connettersi alla vita reale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>I Doortri si definiscono \u00aboutsider di provincia\u00bb, ma \u00abPFAS OFF\u00bb <\/strong>\u00e8 un disco fuori dal comune, dalla provincia e dalla regione. Metafore a parte, se un lavoro del genere, non rifinito, ripulito, non ruffiano o levigato, anche se tecnicamente impeccabile, seduce un vecchio hipster come me, non vedo perch\u00e9 non possa irretire migliaia di giovani, soprattutto coloro che si dicono non convenzionali o \u00abgenerazione del vattelappesca\u00bb. Ascoltatelo ed avrete almeno la sensazione di essere usciti per una cinquantina di minuti dall&#8217;omologazione e dalla banalit\u00e0 che ci circonda.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"999\" height=\"691\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Doortri2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2669\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Doortri2.jpg 999w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Doortri2-300x208.jpg 300w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Doortri2-768x531.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 999px) 100vw, 999px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Doortri<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abPFAS OFF\u00bb \u00e8 un intelligente destrutturazioni dei luoghi comuni di mezzo secolo di musica ed&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":2668,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[9,26,18,22,2,3,6,13],"tags":[],"class_list":["post-2667","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-editoriale","category-fusion","category-italian-jazz","category-jazz","category-musica","category-recensione-dischi","category-world-music"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Doortri_Cover-e1694108853521.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2667","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2667"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2667\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2676,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2667\/revisions\/2676"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2668"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2667"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2667"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2667"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}