{"id":2503,"date":"2023-08-27T22:24:33","date_gmt":"2023-08-27T20:24:33","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=2503"},"modified":"2024-06-17T00:06:05","modified_gmt":"2024-06-16T22:06:05","slug":"sara-presentato-in-anteprima-al-roccella-jonica-jazz-festival-il-libro-di-francesco-cataldo-verrina-free-jazz-dischi-anarchia-liberta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2023\/08\/27\/sara-presentato-in-anteprima-al-roccella-jonica-jazz-festival-il-libro-di-francesco-cataldo-verrina-free-jazz-dischi-anarchia-liberta\/","title":{"rendered":"Sar\u00e0 presentato in anteprima, al Roccella Jonica Jazz Festival, il libro di Francesco Cataldo Verrina \u00abFree Jazz: Dischi, Anarchia &amp; Libert\u00e0\u00bb"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>A cura di Vincenzo Fugaldi, critico e giornalista, <\/em><\/strong><em><strong>sar\u00e0 presentato al Roccella Jonica Jazz Festival \/ Rumori Mediterranei, mercoled\u00ec 1\u00b0 settembre, ore 20.00 nella suggestiva cornice del Teatro al castello, \u00abFree Jazz: Dischi, Anarchia &amp; Libert\u00e0\u00bb, il nuovo libro dello scrittore-saggista calabrese, umbro di adozione, Francesco Cataldo Verrina, direttore editoriale di Doppio Jazz.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>\/\/ di Guido Michelone \/\/<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">\u00abFree Jazz: Dischi, Anarchia &amp; Libert\u00e0\u00bb \u00e8 un approfondito saggio di quasi 400 pagine che analizza uno dei periodi pi\u00f9 complessi della storia del jazz moderno, dove il desiderio di \u00ablibert\u00e0\u00bb espressiva si lega alla voglia di cambiamento e di emancipazione degli africani-americani ed il concetto non sempre contemplato di \u00abanarchia\u00bb della forma espressiva rimane incompiuto, nell\u2019impossibilit\u00e0 di un\u2019improvvisazione totale e non prestabilita. La rivoluzione sociale e le lotte dei neri diventano il nutrimento di un\u2019insoddisfazione generalizzata da parte dei musicisti che si oppongono alle rigide strutture melodiche-armoniche tradizionali, mentre la vera rivoluzione politica diventa il sovvertimento del sistema accordale. Come sempre, nello stile del Verrina, i \u00abdischi\u00bb diventano i protagonisti di una storia nella storia, come tante pietre miliari disseminate sulla lunga strada di un racconto su cui s\u2019intrecciano fatti e personaggi, protagonisti, gregari, comparse e comprimari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Una volta Ornette Coleman disse:<\/strong> \u00abLa mia musica inizia dove quella di Charlie Parker finisce\u00bb. Dichiarazione che potrebbe apparire alquanto pretestuosa, ma che nasconde una verit\u00e0 apodittica. Il bop free-form e le avanguardie a volo libero consentirono al jazz una maggiore espressione ed una visione allargata dell\u2019universo musicale di riferimento che, in quello scorcio di anni Sessanta, iniziava a legarsi con sonorit\u00e0 etniche, problematiche razziali, terzomondiste, africanismo multi-ritmico, spiritualismo, elementi delle culture altre, impegno civile e politico, strumenti antichi ed insoliti creando una sorta di melting-pot sonoro non sempre di facile comprensione. Soprattutto la geniale lezione parkeriana venne in qualche modo interrotta dall\u2019arrivo sulla scena di una generazione di musicisti attratti da un linguaggio sonoro ricco di connotazioni extra-musicali, che si riallacciavano ad una spiritualit\u00e0 imbevuta nell\u2019intera esperienza dei discendenti degli schiavi africani nelle Americhe.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Se \u00e8 vero che il free jazz possa essere impegnativo dal punto di vista sonoro e intellettuale<\/strong>, per contro pu\u00f2 essere stimolante ed \u00e8 possibile goderne anzich\u00e9 subirlo. \u00c8 tutta una questione di acclimatazione e di ascolto ripetuto, soprattutto evitando i pregiudizi. La musica di Ornette Coleman, ad esempio, ritenuta incomprensibile nel 1959, se ascoltata oggi sembra tutt\u2019altro che impegnativa, persino un po\u2019 addomesticata. Forse perch\u00e9, grazie all\u2019esposizione ipermediale, le nostre orecchie si sono adattate ad alcuni linguaggi talvolta pi\u00f9 estremi. Oggigiorno la musica atonale \u00e8 onnipresente dovunque, essendo stata usata con buoni risultati, perfino, per creare suspense e tensione nei film. Tuttavia, il free jazz non tendeva ad ottenere un senso dell\u2019ordine e della logica; per non parlare della sorprendente bellezza da cui si viene sopraffatti, una volta che ci si \u00e8 abituati al flusso estatico del costrutto ornettiano. \u00abNon si \u00e8 trattato di un circolo vizioso musicale\u00bb, sostiene Surgal. \u00ab\u00c8 stata una simbiosi. C\u2019\u00e8 molta interazione ed empatia. Si tratta di musicisti che si ascoltano a vicenda\u00bb. In fondo, \u00e8 anche una questione di equilibrio tra libert\u00e0 e disciplina. \u00abL\u2019improvvisazione \u00e8 informata dalla passione e condizionata dalla conoscenza. Per lo stesso motivo per cui i musicisti devono prepararsi, gli ascoltatori devono fare altrettanto\u00bb, sosteneva Cecil Taylor. Albert Ayler eseguiva la sua musica in uno stato di estasi spirituale. Al pari di John Coltrane e Pharoah Sanders usava la meditazione per entrare in contatto con un\u2019entit\u00e0 superiore o trascendente. In genere il sassofonista componeva un frammento di melodia, magari tratto da una canzone popolare o da uno spiritual, per poi trasformarlo in una scultura quasi umana, con lunghe e crude linee di sax che sembravano avocare a s\u00e9 tutto il dolore dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Steve Lacy in un\u2019intervista radiofonica disse:<\/strong> \u00ab<em>Da una parte c\u2019erano tutti i musicisti accademici, gli hard boppers, quelli della Prestige e della Blue Note che facevano cose con una leggera tendenza progressista. Ma quando entr\u00f2 in scena Ornette Coleman, allora fu la fine delle teorie (\u2026) Ricordo che in quei giorni disse, cercando con cura le parole: ci\u00f2 che abbiamo \u00e8 una certa quantit\u00e0 di spazio e ci si pu\u00f2 mettere dentro tutto quel che si vuole. Questa fu la grande rivelazione<\/em>\u00bb. Il free jazz offr\u00ec un altro mezzo di auto-espressione ai jazzisti che cercavano qualcosa che andasse oltre il bebop. Di conseguenza, le loro esplorazioni rivelarono un universo alternativo fino ad allora impensato, i cui suoni inizialmente sembravano astratti, alieni ed ultraterreni ma, che in realt\u00e0, erano una sincera espressione della condizione umana, a cui si aggiunse il chiaro riferimento al contesto politico e sociale dell\u2019epoca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Come l\u2019arte contemporanea ed astratta, il free jazz \u00e8 stato spesso vilipeso<\/strong> dai paladini del mainstream, di solito da coloro che non si sono mai degnati di ascoltarlo con attenzione considerandolo pretenzioso e picaresco nel migliore dei casi, o una specie di obbrobrio nel peggiore. Ci sono altri cultori del jazz, meno ottusi, che percepiscono il free jazz o la musica d\u2019avanguardia come un male necessario e lo ascoltano obtorto collo, mentre per gli irriducibili diventa uno stile di vita. Al netto di qualsiasi congettura, la musica jazz non fu pi\u00f9 la stessa. Free Jazz o Avanguardia? Qualunque sia la terminologia utilizzata o la definizione semantico-linguistica di riferimento, questo saggio tenta di far luce sui musicisti e i dischi che sono stati parte integrante, determinante o accessoria dello sviluppo di quel movimento che, nell\u2019accezione pi\u00f9 larga del termine, viene chiamato free jazz, comprensivo anche di quegli innovatori che, attraverso la loro ricerca o un\u2019idea di cambiamento, sia pure in nuce, ne abbiano favorito la nascita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>Francesco Cataldo Verrina, calabrese, umbro di adozione, saggista, scrittore, copy-writer e DJ e Radio Host, opera da quasi 40 anni nel mondo dei media: ha tenuto corsi di formazione, seminari e workshop sulla comunicazione commerciale presso scuole ed organizzazioni private, e laboratori sulla musica e la radio presso la facolt\u00e0 di Scienze della Comunicazione in qualit\u00e0 di consulente esterno; come conduttore ed autore radio-televisivo, \u00e8 attualmente impegnato in un progetto con un Network TV; ha collaborato con svariate testate giornalistiche ed ha scritto numerosi saggi sulla musica e la pubblicit\u00e0; si occupa di studi e ricerche legate alla nascita e allo sviluppo dei fenomeni musicali e sociali connessi alla cultura afro-americana; ha recensito pi\u00f9 di venticinquemila dischi nell\u2019ambito dei generi musicali contemporanei di matrice \u00abblack\u00bb e pubblicato tredici libri legati alla musica jazz.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"783\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/FreeJazz_Verrina-2-1024x783.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2505\"\/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A cura di Vincenzo Fugaldi, critico e giornalista, sar\u00e0 presentato al Roccella Jonica Jazz Festival&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":2504,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[10,9,26,5,2,3,7],"tags":[],"class_list":["post-2503","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-costume-e-societa","category-cultura","category-editoriale","category-eventi","category-jazz","category-musica","category-recensione-libri"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/Verrina_Feltrinelli_FreeJazz.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2503","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2503"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2503\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6230,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2503\/revisions\/6230"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2504"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2503"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2503"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2503"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}