{"id":1777,"date":"2023-06-24T13:28:41","date_gmt":"2023-06-24T11:28:41","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=1777"},"modified":"2023-07-03T23:48:26","modified_gmt":"2023-07-03T21:48:26","slug":"aspettando-herbie-hancock-a-umbria-jazz-un-pezzo-di-storia-della-musica-a-cavallo-fra-due-secoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2023\/06\/24\/aspettando-herbie-hancock-a-umbria-jazz-un-pezzo-di-storia-della-musica-a-cavallo-fra-due-secoli\/","title":{"rendered":"Aspettando Herbie Hancock a Umbria Jazz, un pezzo di storia della musica a cavallo fra due secoli"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong><br>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">A volte ci siamo domandati cosa leghi \u00abWatermelon Man\u00bb a \u00abRock It\u00bb, la risposta \u00e8 stata semplice: la perenne voglia di cambiare di Herbie Hancock, il quale domenica 9 luglio sar\u00e0 nuovamente all\u2019Arena Santa Giuliana di Perugia. Herbie Hancock uno sciamano sempre pronto a sciorinare le sue pozioni, un vero mutante genetico del jazz che ha fatto parte di ogni movimento musicale significativo dagli anni \u201960 in poi, a cominciare dall\u2019epico quintetto di Miles Davis. Se il suo contributo fu determinante per l\u2019ibridazione del bop con il jazz elettrico, il funk ed il rock, l\u2019approccio creativo ha continuato travolgere ogni certezza acquista dai suoi predecessori, infrangere le regole e stravolgere le distinzioni di genere, alterando e contaminando l\u2019ortodossia del jazz, ma soprattutto divenendo negli anni un punto di riferimento per tanti esploratori del suono: dal jazz sperimentale alla tecno-dance, dal funk elettronico all\u2019hip-hop. Miles Davis scrisse nella sua autobiografia: \u00ab<em>Herbie<\/em>&nbsp;\u00e8&nbsp;<em>stato il passo successivo a Bud Powell e Thelonious Monk; nessun altro, dopo<\/em>\u00bb. Herbie Hancock, ringrazi\u00f2 col solito piglio umile e scherzoso sottolineando che: \u00ab<em>\u00c8 il jazz, non \u00e8 che io sia una star del cinema di Hollywood<\/em>\u00bb. Ha vinto un Oscar per la colonna sonora di \u00abRound Midnight\u00bb, il miglior film mai realizzato sul jazz e 14 Grammy Award, tra cui quello alla carriera; ha composto la colonna sonora del capolavoro di Michelangelo Antonioni \u00abBlow Up\u00bb, realizzato incursioni nella musica elettronica e, successivamente, anche nell\u2019easy-pop d\u2019alta classifica. Queste furono le sue parole: \u00ab<em>Mi piace scoprire nuove regole in modo da poterle infrangere. Se mi guardo intorno non posso non vedere cosa sta diventando convenzionale, musicalmente parlando. Ho capito come potrei rompere lo schema, da qui l\u2019innovazione, ci\u00f2 che mi fa suonare e andare avanti\u00bb<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Intanto riviviamo insieme l\u2019atmosfera del concerto che Herbie Hancock tenne sempre all\u2019Arena Santa Giuliana di Perugia, gioved\u00ec 14 luglio 2022:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>Herbie Hancock alza un muro tra lui ed il resto di Umbria Jazz. Nonostante l\u2019alto tasso qualitativo degli artisti presenti alla manifestazione, Hancock \u00e8 di un\u2019altra galassia, un punto di riferimento per chiunque ami il jazz moderno. Il pianista ha \u00abbanchettato\u00bb con gli Dei, rappresenta una parte cospicua del catalogo Blue Note, \u00e8 stato decisivo al fianco di Miles Davis, ha visto e sentito cose che noi comuni mortali possiamo solo immaginare. Herbie \u00e8 sorpreso da tanta folla che lo acclama, e sembra sincero quando dice: \u00abGrazie Perugia, Umbria Jazz, ma tutta questa gente \u00e8 davvero qui per me, non \u00e8 che avete sbagliato serata? Io sono solo Herbie Hancock\u00bb. Ironia della sorte, le sue parole, mentre introduce i collaboratori descrivendone i pregi, diventano magnetiche: \u00e8 un pezzo di storia che parla e racconta, potrebbe anche non suonare. Herbie scherza, gioca, libera qualche battuta, non sembra volersi prendere sul serio. Il primo momento da appuntare nella mente ad imperitura memoria \u00e8 l\u2019omaggio al suo fraterno amico Wayne Shorter con una dilatata versione di \u00abFootprints\u00bb contenuta \u00abAdam\u2019s Apple\u00bb del 1966 e che il sassofonista compose quando aveva solo 18 anni. Hancock e compagni stendono la tela a dismisura frugando negli impervi territori del modale spinto: gli assoli sono dilatati, l\u2019ospite d\u2019onore, Terence Blanchard, chiude bene gli spazi e spesso fa da collante in molti interplay. Il trombettista ha sempre confessato il suo amore per Clifford Brown, ma il modo di suonare \u00e8 piuttosto hubbardiano, tant\u2019\u00e8 che se la cava egregiamente quando Hancock sposta il convoglio su un terreno decisamente pi\u00f9 funkified.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>La vera sorpresa del set, un autentico valore aggiunto, \u00e8 il chitarrista Lionel Loueke<\/strong>, capace di coniugare un tocco ed un fraseggio ricco di spunti melodici ad un ottimo scat. Hancock lo guarda ammirato (\u00e8 una sua scoperta) e lo asseconda con un comping da accademia del jazz, alternandosi tra pianoforte acustico e varie tastiere, una delle quali impostata come un organo che aggiunge un perfetto PH acido alle performance funk-fusion che, ad un certo punto, iniziano a prendere il sopravvento. Dal canto loro, il contrabbassista James Genused ed il batterista Justin Tyson sembrano a loro agio in questa mutevole giungla di sonorit\u00e0, vocoder e groove sincopati. Il repertorio non risulta facile ed immediato, specie per i tradizionalisti che si sarebbero aspettati i classici della Blue Note. Il pianista decide di camminare ai margini della sua discografia, spesso sul ciglio del burrone, tentando di unire gli estremi, soprattutto il basso elettrico e tutta la strumentazione elettronica creano un\u2019ambientazione che guarda pi\u00f9 al futuro che non al passato, specie quando il Nostro imbraccia la keytar, ossia la tastiera a tracolla. Hancock, per carattere, non si \u00e8 mai guardato indietro e poi nel jazz non conta ci\u00f2 che suoni, ma come lo suoni. Ad onor del vero, questo line-up non perde un colpo, a prescindere dalla scelta dei brani, che forse avrebbe potuto essere pi\u00f9 \u00abruffiana\u00bb, in virt\u00f9 di un\u2019audience assai differenziata. L\u2019estate impazza e c\u2019\u00e8 spazio anche per una fresca fetta di melone. \u00abWatermelon Man\u00bb che, dilatata all\u2019inverosimile offre al gruppo la possibilit\u00e0 di innestare in quell\u2019humus di tutto e di pi\u00f9, lunghi assoli ed ottimi scambi a rotazione. L\u2019entusiasmo cresce ed il \u00abcocomeraio\u00bb diventa il preludio al grande bis finale: una bordata di elettro-funk che scuote l\u2019Arena Santa Giuliana la quale concede una meritata standing ovation. Il trasferimento della sensazione \u00e8 perfettamente riuscito.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Herbie Hancock, ossia Herbert Jeffrey Hancock,<\/strong>&nbsp;nasce il 12 aprile 1940 a Chicago. All\u2019et\u00e0 di 11 anni suona il primo movimento di un concerto di Mozart con la Chicago Symphony Orchestra ed \u00e8 subito un successo: in lui sono gi\u00e0 presenti&nbsp;<em>in nuce<\/em>&nbsp;tutti i talenti del genio che verr\u00e0. Non tarder\u00e0 neppure a formare la sua prima band ed a prendere dimestichezza con il pubblico, abbozzando anche qualche rudimentale composizione. Dopo essersi laureato al Grinnell College in Iowa nel 1960, si unisce al gruppo di Donald Byrd, trasferendosi a New York nel 1961. La sua abilit\u00e0 non comune nel&nbsp;<em>comping<\/em>&nbsp;e gli inusuali assoli in vari gruppi bebop gli aprirono la strada verso una carriera fulminante, che inizi\u00f2 a decollare dopo l\u2019approdo nel gruppo di Miles Davis, con cui collaborer\u00e0 dal 1963 al 1968. A met\u00e0 degli anni \u201960, le continue esplorazioni del quintetto di Davis sulla libert\u00e0 ritmica e armonica stimolarono la creativit\u00e0 del pianista e la sua predisposizione a sperimentare concetti pi\u00f9 audaci rispetto alla media del periodo: soluzioni aritmiche e armonicamente variegate, che getteranno le fondamenta per un suono rivoluzionario nell\u2019ambito del post-bop. La sua formula magica, da sciamano in continua trance creativa, intrisa di funk, elettronica e rock, sortir\u00e0 uno stile che influenzer\u00e0 generazioni di provetti musicisti votati all\u2019alchimia sonora.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Negli anni \u201970, dopo i primi esperimenti con Miles Davis<\/strong>, Hancock inizi\u00f2 a dirigere gruppi dediti ad una fusion sperimentale ed aperta a mille soluzioni, cimentandosi con disinvoltura alle tastiere elettroniche, al pianoforte elettrico ed ai sintetizzatori, sviluppando una ragnatela di ritmi ed un arazzo di colorate ed avviluppanti sonorit\u00e0, giocate su linee futuristiche e traiettorie stratificate, che caratterizzeranno alcuni dei maggiori successi jazz-funk come \u00abChameleon\u00bb, incluso suo album pi\u00f9 venduto, \u00abHead Hunters\u00bb del 1973 , fino ad approdare al pi\u00f9 redditizio universo della dance-music con \u00abYou Bet Your Love\u00bb del 1979 e \u00abRockit\u00bb 1983. Se la condivisione, l\u2019improvvisazione e la sperimentazione sono insite nel DNA del jazz, per Herbie Hancock il palco divenne presto la dimensione ideale, per lunghi anni \u00e8 stato una ribalta su cui inscenare la rappresentazione vivente della sua musica, il luogo ideale da cui testimoniare il passato ed anticipare il futuro. In un\u2019intervista al Guardian disse: \u00ab<em>\u00c8 cos\u00ec che ho imparato, da quelli pi\u00f9 vecchi di me. Sono salito sulle spalle dei giganti, e ora \u00e8 il mio turno<\/em>\u00bb. Sin dagli anni Sessanta, con l\u2019evolversi e l\u2019espansione del jazz, le priorit\u00e0 erano cambiate, cos\u00ec come i ruoli dei musicisti, titolari di progetti, nonch\u00e9 dei semplici esecutori, gregari e comprimari. Non sempre c\u2019era bisogno di \u00abattori\u00bb cos\u00ec appariscenti sulla scena. Si consolida l\u2019idea della collaborazione&nbsp;<em>inter pares<\/em>: il perseguimento e l\u2019ottenimento collettivo di un particolare suono divenne importante quanto il virtuosismo individuale, e ci\u00f2 cre\u00f2 notevoli opportunit\u00e0 per \u00abgiocatori di squadra\u00bb molto dotati; musicisti che cercarono di rielaborare e migliorare il vissuto artistico precedente del jazz: Hancock seppe tesaurizzare e rielaborare in breve tempo la sua esperienza di gregario di lusso. Oggi, all\u2019et\u00e0 di 83 anni, Herbie Hancock, leggenda vivente e divinit\u00e0 olimpica del jazz, scender\u00e0 ancora una volta sulla terra a miracolo mostrare, planando sul main stage dell\u2019Arena Santa Giuliana di Perugia, domenica 9 luglio 2023.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"836\" height=\"600\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Herbie_Hancock1.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1779\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Herbie_Hancock1.jpeg 836w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Herbie_Hancock1-300x215.jpeg 300w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Herbie_Hancock1-768x551.jpeg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 836px) 100vw, 836px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em><strong>Herbie Hancock &#8211; Umbria Jazz 202<\/strong><\/em>2<\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/ A volte ci siamo domandati cosa leghi \u00abWatermelon Man\u00bb&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":1778,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[4,9,5,18,2,3,1],"tags":[],"class_list":["post-1777","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concerti","category-cultura","category-eventi","category-fusion","category-jazz","category-musica","category-spettacoli"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/harbie_hancock2.jpeg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1777","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1777"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1777\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1834,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1777\/revisions\/1834"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1778"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1777"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1777"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1777"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}