{"id":1712,"date":"2023-06-21T21:47:53","date_gmt":"2023-06-21T19:47:53","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=1712"},"modified":"2023-07-03T23:47:49","modified_gmt":"2023-07-03T21:47:49","slug":"aspettando-bob-dylan-a-umbria-jazz-qualche-divagazione-rock-di-tipo-free-style","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2023\/06\/21\/aspettando-bob-dylan-a-umbria-jazz-qualche-divagazione-rock-di-tipo-free-style\/","title":{"rendered":"Aspettando Bob Dylan a Umbria Jazz, qualche divagazione rock di tipo free style"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 un momento in cui l\u2019Arena Santa Giuliana di Perugia, \u00abla Scala del jazz mondiale\u00bb, si riempie di figure e sagome aliene alla cultura sonora jazzistica, per diventare un tempio del rock, dove gli officianti ed i devoti hanno ben altre caratteristiche, perfino fisico-somatiche, raramente affini. Nel nostalgismo tipico di una certa generazione permane ancora l\u2019idea antagonista di un rock legato al jazz dal medesimo spirito combattivo e contestatario, ma \u00e8 tutto qui: nel mood e nell\u2019atteggiamento di una generazione, in massima parte oggi alle prese con problemi di sovrappeso e di incontinenza, anche mediatica (<em>abist iniuria verbis<\/em>). Con l\u2019arrivo di Bob Dylan, premio Nobel per la letteratura e massima espressione del \u00abrock scritto\u00bb, prima che suonato e cantato, dove la componente lirico-testuale assume un\u2019importanza superiore al sistema ritmico-armonico, siamo nel campo opposto a quella che potrebbe essere una dimensione jazzistica ideale. Non v\u2019\u00e8 alcun intento polemico in ci\u00f2 che scrivo, pur essendo un storico e uno studioso del jazz moderno, faccio parte anch\u2019io di una certa congrega \u00abfree love and peace\u00bb, la quale ha atteso a lungo una \u00abrisposta nel vento\u00bb che non \u00e8 mai arrivata; soprattutto non \u00e8 in discussione la portata storica di Bob Dylan, n\u00e9 tanto meno la sua partecipazione a Umbria Jazz, che rimane una delle manifestazioni musicali pi\u00f9 importanti del mondo ed una vetrina di primo piano per il jazz che conta in tutte le sue molteplici espressioni. Per dirla in soldoni, anche per me che sono solo perugino di adozione, la presenza di Dylan nella nostra citt\u00e0 \u00e8 (e sar\u00e0) motivo di vanto e di orgoglio. In particolare consiglio a qualsiasi \u00abdisperato erotico stomp\u00bb di tenere a bada le polemiche sfoderando la solita tiritera che Umbria Jazz non \u00e8 pi\u00f9 solo jazz. Tutte fandonie per partito preso. Basta guardare il programma: c\u2019\u00e8 pi\u00f9 jazz a UJ che in tutte le altre manifestazioni italiane messe insieme.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>In taluni casi, bisogna invocare la teoria della relativit\u00e0<\/strong>. Anni addietro, in America, ebbi modo di vedere un concerto di Bob Dylan. Due elementi mi colpirono essenzialmente: in primis non c\u2019era per nulla l\u2019aria dell\u2019evento, la location era alquanto ristretta e gli Americani presenti mi sembravano pi\u00f9 interessati alla recente attivit\u00e0 canora, di tipo crooner, del cantautore del Minnesota, fatta di cover e rifacimenti di evergreen, che non la sua autografa produzione di battaglia, specchio di un momento storico in cui Dylan lanciava invettive e scomuniche ai potenti ed ai governanti del pianeta Terra. In quell\u2019occasione acquistai due album in vinile, \u00abFallen Angels\u00bb e \u00abShadow In The Night\u00bb (che vedete nelle foto in basso), i quali descrivono alcuni degli ultimi passaggi discografici del cantastorie; in seconda istanza, nonostante il carattere sempre spigoloso, il suo approccio con il pubblico, negli USA, era alquanto diretto e colloquiale, e nessuno fra gli astanti mostrava timore riverenziale nei confronto di cotanto mito della musica del Novecento: la frequentazione reiterata ed il frequente contatto abbassa le difese immunitarie del divismo e dell\u2019isterismo di massa, nonch\u00e9 le barriere architettoniche tra pubblico ed artisti. Avendo visto alcuni concerti jazz nella stesso luogo, mi resi conto che per vedere Dylan avevo pagato quasi il doppio. Cos\u00ec, il costo di un biglietto ti ricorda che, l\u2019oggi ottantaduenne Dylan, \u00e8 sempre Bob Dylan, colui che ha \u00abbussato alle porte del paradiso\u00bb e che quella storia e quel curriculum si pagano. In ogni caso, la mia ricordo americano, riguarda una serata piacevole con un paio di bis ed un uditorio \u00aba conduzione familiare\u00bb, pi\u00f9 in cerca di evasione che di messaggi o di conferme. Eppure, quando un personaggio come Dylan, che si prende il lusso di non ritirare il premio Nobel assegnatogli, perch\u00e9 ha un impegno, nonostante questo atteggiamento apparentemente snob, ti fa capire non che sia una persona scortese, insensibile, incolta ed eccentrica, ma semplicemente distante dalla visione eurocentrica del divismo ostentato perfino sulle passerelle dei festival cinematografici e musical-canori o di un presenzialismo da parvenu fatto di premi, medaglie, coppe e riconoscimenti che appartengono agli uomini e non alle divinit\u00e0. In quel mese di dicembre Dylan aveva disertato la cerimonia del Nobel creando non pochi problemi e dicendo: \u00ab<em>le canzoni non si leggono, si cantano<\/em>\u00bb. Al suo posto, l\u2019amica Patti Smith, la quale aveva memorabilmente cantato \u00abA Hard Rain\u2019s A-Gonna Fall\u00bb in onore dell\u2019allora settaseienne \u00abragazzo di Duluth\u00bb incluso tra i giganti della letteratura. Essendo Bob Dylan un uomo colto ed estremamente inteligente, si present\u00f2 in aprile a ritirare diploma e medaglie ed un assegno di otto milioni di corone svedesi (pari a 820 mila euro) durante una cerimonia strettamente privata in un hotel di Stoccolma. \u00ab<em>Appena ricevuta notizia del premio, mi sono chiesto in che modo le mie canzoni riguardassero la letteratura. Ho voluto riflettere e trovarne il nesso<\/em>\u00bb, cos\u00ec esord\u00ec Dylan nel discorso danese citando Buddy Holly, che vide in concerto poco prima della morte quando l\u2019ex Bobby Zimmermann era ancora teenager: \u00ab<em>Mi guard\u00f2 dritto negli occhi e mi trasmise qualcosa. Non sapevo cosa. E mi diede i brividi<\/em>\u00bb. Sono quegli stessi brividi che Dylan trasmette a pi\u00f9 di una generazione quando egli sale sul palco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Al netto di ogni congettura, Dylan \u00e8 considerato uno dei massimi poeti<\/strong> del Novecento ed annoverato tra i dieci musicisti pop-rock pi\u00f9 importanti di ogni epoca, i quali, al di l\u00e0 del successo discografico, hanno determinato dei cambiamenti epocali nell\u2019ambito della musica contemporanea di tipo ritmico Robert Allen Zimmerman, conosciuto come Bob Dylan, \u00e8 gi\u00e0 nei libri di storia, ogni tanto esce, scende sulla terra ferma e si concede al popolo degli uomini: egli \u00e8 pienamente consapevole che in Europa, come in Italia, bisogna ostentare taluni atteggiamenti e rispolverare la tempra ed carisma di un tempo e, perch\u00e9 no, pure qualche capriccio: il vecchio Bob non vuol vedere telefonini accesi durante i suoi concerti europei (ricordate Keith Jarrett ad Umbria Jazz, qualche anno fa?). E che sar\u00e0 mai, occorrerebbe ringraziarlo! Per i tanti schiavi del touch screan, affetti dalla \u00abSindrome di Steve Jobs\u00bb o dal \u00abMorbo del Gallo Cedrone\u00bb, saranno un paio d\u2019ore di libera uscita dal virtuale. In USA \u00e8 diverso, magari Dylan che suona a quindici miglia da casa, lo puoi incontrare anche al pub, ma da noi arriva il divo non l\u2019uomo. Se paghi per vedere una star, se hai delle aspettative per quello che consideri il concerto della tua vita o un happening taumaturgico e catartico, non puoi pensare al cantastorie con la chitarra che ti culla con una manciata di cover anni Cinquanta, ti sorride e rilascia autografi come Gigi D\u2019Alessio. L\u2019atteggiamento quasi paritetico del pubblico americano con molti divi della musica, dal rock al jazz, stride se paragonato all\u2019atteggiamento da sudditi che, in genere, sostenitori ed appassionati assumono nel vecchio continente, cos\u00ec come il timore riverenziale degli organi di stampa e di tutto un indotto fatto di vecchi e nuovi affiliati. Il divo non pu\u00f2 e non deve essere alla portata di tutti, sebbene Dylan sia uno dei pochi che non ha mai ostentato quegli stupidi atteggiamenti da rock-star, ossia quelle divinit\u00e0 eccentriche che si trasformano in rock-start e partono a tutto naso ed a tutta velocit\u00e0 sulle piste bianche, tra lussi frenati, frequentazioni modaiole ed eccessi sessuali. Bob Dylan a parte le ripetute conversioni dall\u2019acustico all\u2019elettrico o da una religione monoteista all\u2019altra, \u00e8 sempre stato un uomo tranquillo, un padre di famiglia. In tutta verit\u00e0, non \u00e8 proprio un \u00absimpaticone\u00bb accomodante, ma tutto ci\u00f2 non \u00e8 compreso nel prezzo del biglietto. Per non essere banali, diciamo che la fama non rende alcun artista migliore di ci\u00f2 che era al momento della sua iscrizione nelle liste anagrafiche, casomai fama, soldi e successo possono solo renderlo peggiore.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"680\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Denon_Dylan-e1687376638168-1024x680.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1713\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>\u00abDesire\u00bb, l&#8217;album pi\u00f9 venduto di Bob Dylan<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Bob Dylan \u00e8 stato un musicista di successo,<\/strong> oggi vive soprattutto sulla rendita del suo mito (\u00e8 giusto che sia cos\u00ec), capace di muovere folle messianiche, anche se non si \u00e8 mai consumato in estenuanti e logoranti attivit\u00e0 concertistiche. Attualmente si \u00e8 propensi a dimenticare, ma nel corso dei decenni il suo rapporto con la stampa, specie americana ed euro-antagonista, non \u00e8 stato proprio idilliaco. Come accennavo, il passaggio dall\u2019essere l\u2019epitome del folk-singer acustico, del cantastorie, del menestrello e dell\u2019erede di Woody Guthrie, ad una dimensione da rocker elettrico, fu uno scossone, specie per un certo ambiente fatto di scrittori, intellettuali ed artisti a vario titolo, quasi come la svolta elettrica di Miles Davis per il mondo del jazz. In fondo per Dylan si tratt\u00f2 solo di cambiare strumentazioni: la rabbia e la corrosivit\u00e0 dei sui testi rimasero intatti, ma la stampa ed una certa intellighenzia non glielo perdonarono. Furono anni di polemiche soprattutto per quell\u2019enclave di intellettuali snob ed hipster post-beat-geneartion che si era coagulato intorno a personaggi come Ramblin\u2019 Jack Elliott, il quale aveva introdotto il giovane Bob nel giro di Woody Guthrie. Buona parte dell\u2019abilit\u00e0 di Dylan nella stesura dei testi, nacque dal confronto serrato con il vecchio mentore, che non impartiva lezioni, ma consigliava ai suo allievi di \u00abrubare\u00bb osservando ci\u00f2 che lui faceva. La figura di Woody Guthrie \u00e8 stata sicuramente importante per la formazione del Dylan \u00abstoryteller del rock\u00bb. Maestro e fonte di ispirazione, Guthrie ha lasciato un\u2019impronta indelebile nella poetica e nella narrativa canora del musicista del Minnesota, soprattutto nelle canzoni pi\u00f9 prossime all\u2019impegno sociale e politico. Ad esempio, le motivazioni del Nobel a Bob Dylan sono le stesse per cui egli ha trovato ispirazione in Guthrie: \u00ab<em>per aver creato una nuova espressione poetica nell\u2019ambito della tradizione della grande canzone americana<\/em>\u00bb. Ovviamente le polemiche fra l\u2019eclettico cantastorie ed i <em>laudatores temporis acti, <\/em>insensibili ai mutamenti dell\u2019artista, non finirono con l\u2019adesione al rock elettrico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Il 15 gennaio del 1976 la Columbia diede alle stampe \u00abDesire\u00bb<\/strong> uno dei dischi pi\u00f9 struggenti, passionali e profondi del cantautore americano. Mr. Robert Allen Zimmerman lasciava l\u2019impegno civile, solo apparentemente, per ripiegare sui sentimenti pi\u00f9 intimi: in \u00abSara\u00bb parla della donna amata, della sua compagna, ma non mancato i riferimenti ai fatti di cronaca e alla vita quotidiana come in \u00abOne More Cup Of Coffee\u00bb. L\u2019impegno pubblico \u00e8 rimarcato dal singolo \u00abHurricane\u00bb che pose all\u2019attenzione la triste vicenda del pugile afro-americano Rubin \u00abHurricane\u00bb Carter condannato ingiustamente per un triplice omicidio avvenuto nel New Jersey a seguito di una sparatoria, il 17 giugno 1966 presso il LaFayette Bar. L\u2019album contiene anche \u00abRomance In Durango\u00bb (ripresa da Fabrizio De Andr\u00e9, come \u00abAvventura a Durango\u00bb), il racconto della tragica storia di Maddalena e Ramon, fuggiaschi per amore, inseguiti ed uccisi dai sicari del di lei marito. L\u2019origine di molte critiche fu \u00abJoy\u00bb la canzone pi\u00f9 estesa dell\u2019album, nonch\u00e9 la pi\u00f9 controbattuta, poich\u00e9 racconta la vita non proprio esemplare di un gangster, Joseph \u00abCrazy Joe\u00bb Gallo, vissuto dal 1929 al 1972. Dylan, in preda ai demoni letterari, ne romanz\u00f2 le gesta, descrivendolo come un fuorilegge con una morale, capace di distinguere il bene dal male, sulla falsariga di Pretty Boy Floyd di Woody Guthrie. Fatto sta che fra polemiche e dibattiti sull\u2019ennesimo presunto \u00abtradimento\u00bb dylaniano, l\u2019album rimase al primo posto della classifica di <em>Billboard 200<\/em> per cinque settimane, in Australia ed in Olanda per tre settimane, raggiungendo il terzo posto nella classifica inglese, in Austria e Nuova Zelanda e la quarta posizione in Norvegia, nonch\u00e9 approdando i primi posti in Germania, Italia e Francia. \u00abDesire\u00bb, a tutt\u2019oggi, rappresenta uno dei maggiori successi in termini di vendite, con il quale Dylan vinse due dischi di platino. L\u2019onda d\u2019urto delle polemiche si scaten\u00f2 nuovamente come una grandinata, quando nel 197\u20199 il cantautore, ebreo di origine, annunci\u00f2 la conversione al Cristianesimo, documentando il tutto con un album permeato da potenti autodaf\u00e9 religiosi e intitolato \u00abSlow Train Coming\u00bb, a cui fece seguito \u00abSaved\u00bb, ossia \u00absalvato\u00bb, titolo che la dice lunga. Dylan veniva dal successo mondiale di \u00abDesire\u00bb, la cui scia positiva era stata gi\u00e0 sfruttata dal live \u00abBob Dylan At Budokan\u00bb, il risultato fu che le classifiche di vendita non risposero positivamente alla sua iperbole religiosa, che in seguito avrebbe rimesso in discussione. I tempi, come cantava proprio lui, stavano cambiando , \u00abTimes Are Changin\u2019\u00bb: \u00ab<em>perch\u00e9 chi perde ora, sar\u00e0 pi\u00f9 tardi a vincere, perch\u00e9 i tempi stanno cambiando<\/em>\u00bb. Bob Dylan, a partire dagli anni Ottanta, divenne un oggetto di culto, una divinit\u00e0 sacrale e dovette accontentarsi di entrare nei libri di storia: roba non da poco, come vincere anche un premio Nobel.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Chi verr\u00e0, dunque, a vedere l\u2019ottuagenario Bob Dylan all\u2019Arena Santa Giuliana di Perugia?<\/strong> Di certo non il popolo del jazz , ma vedremo torme di ex-ragazzi terribili degli anni Sessanta e Settanta, avvocati brizzolati in libera uscita e senza cravatta, ex-figli dei fiori o ex-antagonisti che mettevano \u00abfiori nei vostri cannoni\u00bb, nostalgici e collezionisti di concerti (di questa categoria parleremo in un\u2019altra occasione). E i giovani? Forse i figli del Web 4.0 potrebbero aver sentito parlare del cantautore di Duluth dai loro genitori, o trovato in casa qualche vecchio vinile del nonno. Il mondo non \u00e8 cambiato molto, (guerre, fame, diaspore, immigrazioni di massa, carestie, dittature, violenza sulle donne, etc.) ed alcune problematiche trattate dal Bob antagonista sarebbero ancora attuali, ma Dylan fa parte di quella generazione \u00abfallimentare\u00bb, ovvio non per colpa sua, che voleva cambiare il mondo con le canzoni e non c\u2019\u00e8 riuscita: molti sono entrati in banca ( Cfr. \u00abCompagno di Scuola\u00bb, A.Venditti) e sono diventati paladini del sistema, sfruttandone appieno i vantaggi, soprattutto la maggior parte sono invecchiati come Dylan e non \u00ab<em>morti prima di diventare vecchi<\/em>\u00bb come recitavano gli Who in \u00abMy Generation\u00bb. Il mio consiglio: se sarete al Santa Giuliana di Perugia al concerto di Bob Dylan, consideratelo come un\u2019apparizione a sorpresa, un regalo della provvida Umbria Jazz: tenendo conto del dato anagrafico potrebbero non esserci altri avvistamenti di questo tipo. Non aspettatevi un guerriero o un tribuno della plebe, fate come gli Americani, consideratelo solo un attempato crooner con la voce roca e un marcato accento sudista, che finisce per somigliare inevitabilmente pi\u00f9 a Tom Waits che a Tony Bennett. Soprattutto non vedrete nessuno camminare sull\u2019acqua, anche se qualcuno prover\u00e0 a \u00abbussare alle porte del paradiso\u00bb (Knockin\u2019 on Heaven\u2019s Door).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Dylan_Shadows-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1715\"\/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Dyla_FalenAngels-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1714\"\/><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/ C\u2019\u00e8 un momento in cui l\u2019Arena Santa Giuliana di&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":1775,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[4,10,9,26,5,2,3,6,23,1,13],"tags":[],"class_list":["post-1712","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concerti","category-costume-e-societa","category-cultura","category-editoriale","category-eventi","category-jazz","category-musica","category-recensione-dischi","category-ristampa-vinile","category-spettacoli","category-world-music"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/bob-dylan.webp","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1712","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1712"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1712\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1833,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1712\/revisions\/1833"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1775"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1712"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1712"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1712"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}