{"id":16134,"date":"2026-09-10T00:59:14","date_gmt":"2026-09-09T22:59:14","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=16134"},"modified":"2026-09-10T00:59:18","modified_gmt":"2026-09-09T22:59:18","slug":"antonio-macchia-5tet-illusion-fra-rigore-e-invenzione-dodicilune-2026","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2026\/09\/10\/antonio-macchia-5tet-illusion-fra-rigore-e-invenzione-dodicilune-2026\/","title":{"rendered":"Antonio Macchia 5tet: \u00abIllusion\u00bb fra rigore e invenzione (Dodicilune, 2026)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>Pi\u00f9 che una semplice dichiarazione d\u2019esordio, \u00abIllusion\u00bb lascia intravedere un musicista interessato alla relazione fra controllo compositivo e imprevedibilit\u00e0 esecutiva.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Antonio Macchia affida a \u00abIllusion\u00bb il proprio esordio discografico, scegliendo una formazione raccolta e fortemente connotata dalla presenza della tromba, dal sax di Michele Polga e dal pianoforte di Daniele Gorgone, con Carlo Bavetta al contrabbasso e Pasquale Fiore alla batteria. La partecipazione di David Boato in \u00abRiver Dance\u00bb e \u00abLucky Man\u00bb aggiunge una seconda voce alla sezione degli ottoni, ampliando la tavolozza del quintetto senza alterarne l\u2019identit\u00e0 di fondo. Macchia, diplomatosi giovanissimo in tromba classica e successivamente specializzatosi nel jazz, affronta il proprio debutto con una maturit\u00e0 che deriva anche dalla doppia responsabilit\u00e0 assunta come interprete e compositore, condividendo con Gorgone la paternit\u00e0 delle sei pagine raccolte nell\u2019album.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>La scelta del titolo \u00abIllusion\u00bb conduce a una chiave di lettura<\/strong> che riguarda anzitutto la percezione. L\u2019illusione appartiene infatti a una zona nella quale l\u2019apparenza sonora pu\u00f2 suggerire una direzione mentre la musica ne percorre un\u2019altra, generando quella sottile ambiguit\u00e0 percettiva che nel jazz trova terreno fertile nella relazione fra tema, improvvisazione e variazione. Macchia sembra assumere questa condizione come principio poetico, lasciando che la tromba agisca non soltanto quale voce solistica, ma come punto di osservazione privilegiato entro una materia musicale affidata alla reciprocit\u00e0 dell\u2019ensemble, nel quale ogni componente concorre alla definizione del risultato complessivo. Macchia porta con s\u00e9 la disciplina acquisita nella formazione classica e la libert\u00e0 ricercata nel jazz; Gorgone assume una duplice funzione di pianista e autore; Polga, Bavetta e Fiore completano una sezione capace di sostenere tanto la precisione della scrittura quanto l\u2019apertura improvvisativa. La partecipazione di Boato, infine, aggiunge due ulteriori prospettive all\u2019universo degli ottoni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>\u00abCarpenter\u00bb, composto da Gorgone, pone in primo piano<\/strong> il rapporto fra scrittura pianistica e andamento della sezione ritmica. Il titolo, evocando il mestiere dell\u2019artigiano che lavora una materia secondo precisione e misura, richiama una musica nella quale il dettaglio assume valore strutturale. La presenza del contrabbasso e della batteria consente al pianoforte di mantenere una funzione essenziale nel sostegno armonico e nella definizione delle coordinate entro cui tromba e sax possono intervenire con maggiore libert\u00e0. La title-track, firmata da Macchia, assume invece un rilievo centrale anche per la posizione che occupa nella sequenza. Qui l\u2019idea dell\u2019illusione pu\u00f2 essere ricondotta al rapporto fra ci\u00f2 che l\u2019ascoltatore riconosce e ci\u00f2 che progressivamente gli viene sottratto o modificato. Il jazz, soprattutto quando la scrittura lascia margine all\u2019improvvisazione, vive proprio di questo scarto fra previsione e sorpresa. La tromba di Macchia diventa allora uno strumento privilegiato per governare la soglia fra enunciazione tematica e libert\u00e0 improvvisativa, mentre Polga contribuisce a rendere pi\u00f9 mobile il rapporto fra le due voci melodiche. \u00abColors\u00bb, anch\u2019essa di Macchia, sposta l\u2019attenzione verso una dimensione percettiva nella quale il colore non va inteso quale semplice sinonimo di timbro, ma come qualit\u00e0 complessiva del suono prodotto dal line-up. La combinazione fra ottoni, pianoforte e sezione ritmica permette una continua ridefinizione delle superfici sonore, con il pianoforte di Gorgone a fornire un riferimento armonico e i fiati impegnati in una dialettica che pu\u00f2 assumere configurazioni differenti a seconda delle esigenze della composizione e dell\u2019improvvisazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>\u00abRiver Dance\u00bb e \u00abLucky Man\u00bb, entrambe firmate da Gorgone,<\/strong> beneficiano della presenza di Boato, che porta nel quintetto una seconda tromba e rende pi\u00f9 complesso il rapporto fra le voci acute. La scrittura a due trombe introduce possibilit\u00e0 contrappuntistiche e foniche che arricchiscono tanto l\u2019enunciazione dei temi quanto le sezioni improvvisate. La seconda voce, soprattutto in un organico privo di strumenti armonici aggiuntivi, modifica sensibilmente la percezione dello spazio musicale, creando risposte, sovrapposizioni e polarit\u00e0 fra le linee melodiche. La conclusione affidata a \u00abJohanna\u00bb, composta da Macchia, riconduce l\u2019ascolto alla dimensione autoriale del trombettista. Dopo il confronto con le composizioni di Gorgone e dopo l\u2019esperienza dell\u2019organico ampliato dalla seconda tromba, questa passaggio assume il valore di un ulteriore punto di osservazione sulla poetica del leader. L\u2019album acquista cos\u00ec una fisionomia che nasce dalla coesistenza di due nuclei compositivi, quello di Macchia e quello di Gorgone, senza che la personalit\u00e0 del quintetto venga sacrificata alla distinzione fra gli autori. Pi\u00f9 che una semplice dichiarazione d\u2019esordio, \u00abIllusion\u00bb lascia intravedere un musicista interessato alla relazione fra controllo compositivo e imprevedibilit\u00e0 esecutiva. La giovane et\u00e0 di Macchia acquista allora un significato secondario rispetto alla qualit\u00e0 della direttrice musicale, poich\u00e9 l\u2019attenzione si concentra sull&#8217;attitudine ad assumere responsabilit\u00e0 autoriali e interpretative gi\u00e0 nel primo lavoro discografico. Il quintetto diventa il luogo privilegiato di questa ricerca, con la tromba posta al centro di un sistema di relazioni nel quale scrittura e e componente estemporanea, memoria formativa e linguaggio jazzistico, individualit\u00e0 e dimensione collettiva concorrono alla fisionomia di un debutto che merita attenzione.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"921\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/AntonioMacchia_Post2-1024x921.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-16136\"\/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pi\u00f9 che una semplice dichiarazione d\u2019esordio, \u00abIllusion\u00bb lascia intravedere un musicista interessato alla relazione fra&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":16135,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[2228,9,26,768,22,2,3,500,6],"tags":[2573,70,81,110,218,49,194,2574,40,270,55,82,71],"class_list":["post-16134","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-contemporary-jazz","category-cultura","category-editoriale","category-hard-bop","category-italian-jazz","category-jazz","category-musica","category-post-bop","category-recensione-dischi","tag-antonio-macchia-5tet","tag-bebop","tag-blues","tag-dodicilune","tag-free-jazz-2","tag-fusion","tag-hard-bop","tag-illusion","tag-jazz","tag-post-bop-2","tag-post-bop","tag-soul","tag-swing"],"jetpack_publicize_connections":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16134","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16134"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16134\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16137,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16134\/revisions\/16137"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/16135"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16134"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16134"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16134"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}