{"id":16097,"date":"2026-09-06T07:08:00","date_gmt":"2026-09-06T05:08:00","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=16097"},"modified":"2026-09-06T14:29:56","modified_gmt":"2026-09-06T12:29:56","slug":"disubbidire-sempre-di-fausto-ferraiuolo-gabriele-mirabassi-larte-di-non-conformarsi-dodicilune-2026","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2026\/09\/06\/disubbidire-sempre-di-fausto-ferraiuolo-gabriele-mirabassi-larte-di-non-conformarsi-dodicilune-2026\/","title":{"rendered":"\u00abDisubbidire sempre\u00bb di Fausto Ferraiuolo \/ Gabriele Mirabassi: l\u2019arte di non conformarsi (Dodicilune, 2026)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>La vera disubbidienza non consiste nel negare una regola, ma nel rifiutare che una regola possa diventare definitiva. Ferraiuolo e Mirabassi affidano a questa idea il loro primo lavoro in duo, con una scelta che assume valore tanto musicale quanto esistenziale.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La scelta di intitolare \u00abDisubbidire sempre\u00bb il primo lavoro discografico realizzato in duo da Fausto Ferraiuolo e Gabriele Mirabassi possiede una precisa valenza poetica e, al tempo stesso, una dichiarata implicazione musicale. L\u2019espressione non allude tanto alla trasgressione intesa come rifiuto delle regole, quanto alla facolt\u00e0 di sottrarsi all\u2019automatismo delle convenzioni ogniqualvolta queste cessino di alimentare l\u2019invenzione. In tale prospettiva la disubbidienza assume una funzione conoscitiva, quasi una disciplina dell\u2019immaginazione che consenta al musicista di mettere in discussione ci\u00f2 che conosce senza rinunciare alla consapevolezza necessaria per farlo. Proprio qui prende consistenza il significato pi\u00f9 interessante del progetto, affidato a due personalit\u00e0 che provengono da esperienze assai differenti e che hanno maturato una comune attenzione per la qualit\u00e0 della scrittura, per la libert\u00e0 improvvisativa e per il valore narrativo del suono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019album nasce dall\u2019incontro avvenuto al Torino Jazz Festival del 2025<\/strong> e porta nel titolo una sorta di dichiarazione d\u2019intenti. Ferraiuolo, pianista e compositore campano di solida formazione jazzistica, e Mirabassi, clarinettista umbro dalla carriera internazionale, non ricercano una semplice successione di interventi solistici, n\u00e9 affidano il rapporto fra i due strumenti alla consueta dialettica fra accompagnamento e frase principale. Il pianoforte dispone di una dimensione armonica e percussiva che pu\u00f2 sostenere, contraddire o deviare la linea melodica, mentre il clarinetto possiede una duttilit\u00e0 che gli consente di passare con naturalezza dal canto all\u2019incisione ritmica, dalla linearit\u00e0 del fraseggio alla rarefazione del suono. La particolare combinazione dei due strumenti apre dunque uno spazio nel quale la composizione pu\u00f2 continuamente misurarsi con l\u2019improvvisazione, senza che l\u2019una venga subordinata all\u2019altra. Mirabassi porta nel progetto una vicenda artistica altrettanto articolata. Il clarinetto, nella sua esperienza, non rimane circoscritto alla tradizione jazzistica, poich\u00e9 la sua attivit\u00e0 lo ha condotto verso la musica classica, la canzone d\u2019autore, il teatro, la danza e le musiche dell\u2019America meridionale. Le collaborazioni con numerosi nterpreti delineano un percorso nel quale il problema dell\u2019identit\u00e0 strumentale assume particolare rilevanza. Il clarinetto di Mirabassi possiede infatti una vocazione melodica che pu\u00f2 dialogare tanto con il linguaggio jazzistico quanto con la vocalit\u00e0, con la musica cameristica e con quelle tradizioni popolari sudamericane che negli ultimi decenni hanno assunto un peso considerevole nella sua ricerca. Il pianoforte di Ferraiuolo acquista, in questo quadro, una responsabilit\u00e0 particolare. La sua esperienza di interprete e compositore. Le esperienze newyorkesi hanno inoltre posto il pianista a contatto con tradizioni differenti, dalla grammatica del jazz afroamericano alla pi\u00f9 avanzata elaborazione pianistica europea. Una simile stratificazione culturale pu\u00f2 riflettersi in una scrittura capace di mantenere riconoscibile il rapporto con la tradizione senza trasformarlo in deferenza filologica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Proprio la natura del duo rende significativa questa complementarit\u00e0.<\/strong> Pianoforte e clarinetto appartengono a famiglie strumentali profondamente diverse e dispongono di modalit\u00e0 differenti di articolazione del tempo musicale. Il pianoforte pu\u00f2 simultaneamente produrre armonia, impulso ritmico e linea melodica, mentre il clarinetto lavora prevalentemente sulla continuit\u00e0 della frase, sulla respirazione e sulla plasticit\u00e0 del registro. La scrittura per questi due strumenti richiede quindi un controllo particolarmente accurato degli spazi, delle sovrapposizioni e delle gerarchie fra le parti. La riduzione dell\u2019organico non comporta una semplificazione del materiale, poich\u00e9 ogni intervento assume una maggiore evidenza e ogni scelta armonica pu\u00f2 modificare sensibilmente la percezione dell\u2019insieme. Alla luce del repertorio proposto, i due sodali sembrano privilegiare una concezione della composizione nella quale l\u2019idea musicale conserva una propria riconoscibilit\u00e0 pur lasciando ampio margine alla sua trasformazione interpretativa. \u00abR\u00eaverie\u00bb, \u00ab\u00c0 deux\u00bb e \u00abBerceuse pour Elora\u00bb attengono a differenti posture narrative, mentre la serie delle \u00abDomande\u00bb introduce una particolare dimensione interrogativa che percorre una parte sostanziale dell\u2019album. \u00abDomande che non mi piacerebbe ricevere\u00bb, \u00abDomande a un miliardario\u00bb, \u00abDomande a me stesso\u00bb e \u00abDomande che non otterranno risposta\u00bb non appartengono soltanto alla nomenclatura delle composizioni, ma costituiscono una sorta di sistema concettuale atto conferire al programma una continuit\u00e0 intellettuale. La domanda, infatti, presuppone un interlocutore e implica una possibilit\u00e0 di risposta, anche quando questa venga esplicitamente negata. Nel passaggio da una domanda all\u2019altra, il titolo assume cos\u00ec una funzione quasi drammaturgica, suggerendo differenti destinatari e differenti gradi di esposizione personale. La disubbidienza evocata dal titolo trova proprio qui una possibile traduzione musicale. Tema, armonia, metrica e fraseggio diventano coordinate entro le quali l\u2019improvvisazione esercita una facolt\u00e0 di deviazione. Il valore dell\u2019atto disubbidiente dipende dunque dalla conoscenza di ci\u00f2 che viene modificato. Senza una grammatica precedente, la trasgressione perderebbe gran parte della propria efficacia e si ridurrebbe a semplice arbitrariet\u00e0. La presenza di \u00abImpro debout\u00bb rafforza questa prospettiva. Gi\u00e0 il titolo introduce un elemento di eccentricit\u00e0 rispetto alla nomenclatura tradizionale dell\u2019improvvisazione, un atteggiamento fisico, quasi performativo, nei confronti della pratica musicale. L\u2019improvvisazione assume qui un significato che supera la consueta opposizione fra materiale scritto e libert\u00e0 estemporanea. \u00abBluesol\u00bb, inoltre, porta nel programma una parola fondamentale della tradizione afroamericana, il blues, accostandola a un termine che ne modifica immediatamente l\u2019orizzonte semantico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Un ruolo altrettanto importante appartiene al rapporto fra musica e arti visive<\/strong>. Il disegno di Oswald Tschirtner scelto per la copertina, proveniente dalla collezione Giacosa\u2013Ferraiuolo, non svolge una semplice funzione ornamentale. L\u2019Art Brut, nella vicenda di Tschirtner, permette di interrogare la nozione stessa di linguaggio artistico, sottraendola alle convenzioni accademiche e ai codici condivisi. La vera disubbidienza, allora, non consiste nel negare una regola, ma nel rifiutare che una regola possa diventare definitiva. Ferraiuolo e Mirabassi affidano a questa idea il loro primo lavoro in duo, con una scelta che assume valore tanto musicale quanto esistenziale. Il risultato, almeno nelle premesse progettuali che accompagnano l\u2019album, guarda alla libert\u00e0 non come a un traguardo conclusivo, quanto come a una pratica quotidiana dell\u2019ascolto, della composizione e dell\u2019interpretazione.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"921\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Ferraiuolo-Mirabassi_post2-1024x921.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-16099\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La vera disubbidienza non consiste nel negare una regola, ma nel rifiutare che una regola&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":16098,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[2228,9,26,22,2,3,924,500,6,2229],"tags":[70,81,2564,2563,218,49,194,40,270,55,82,71],"class_list":["post-16097","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-contemporary-jazz","category-cultura","category-editoriale","category-italian-jazz","category-jazz","category-musica","category-musica-dautore","category-post-bop","category-recensione-dischi","category-third-stream","tag-bebop","tag-blues","tag-disubbidire-sempre","tag-fausto-ferraiuolo-gabriele-mirabassi","tag-free-jazz-2","tag-fusion","tag-hard-bop","tag-jazz","tag-post-bop-2","tag-post-bop","tag-soul","tag-swing"],"jetpack_publicize_connections":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16097","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16097"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16097\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16100,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16097\/revisions\/16100"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/16098"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16097"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16097"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16097"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}