{"id":15628,"date":"2026-07-03T07:29:00","date_gmt":"2026-07-03T05:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=15628"},"modified":"2026-07-02T12:57:32","modified_gmt":"2026-07-02T10:57:32","slug":"rooms-di-matteo-sedda-fenomenologia-dello-spazio-pneumatico-e-ibridazione-transdigitale-isulafactory-2026","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2026\/07\/03\/rooms-di-matteo-sedda-fenomenologia-dello-spazio-pneumatico-e-ibridazione-transdigitale-isulafactory-2026\/","title":{"rendered":"\u00abRooms\u00bb di Matteo Sedda: fenomenologia dello spazio pneumatico e ibridazione transdigitale (Isulafactory, 2026)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>Un\u2019opera in cui l\u2019elettronica co-determina il pensiero compositivo e lo spazio si fa suono, offrendo una ridefinizione rigorosa e accademica del concetto di ambientazione e di spazializzazione acusmatica.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">\u00abRooms\u00bb del trombettista Matteo Sedda s affaccia sul panorama contemporaneo sulla scorta di un\u2019articolata indagine speculativa e performativa, collocata programmaticamente all&#8217;intersezione tra le istanze minimaliste del jazz nordeuropeo, la rigorosa ricerca timbrica della <em>musica acusmatica<\/em> e le pi\u00f9 recenti evoluzioni della <em>glitch music<\/em> e dell\u2019<em>ambient cinematico<\/em>. Il lavoro elude le strutture armoniche convenzionali e il binarismo formale per abbracciare una logica del flusso continuo, dove l\u2019atto improvvisativo si spoglia di qualsiasi velleit\u00e0 virtuosistica o sintattica, traducendosi, invece, in puro gesto sonoro e fenomenologico, all&#8217;interno del quale la temporalit\u00e0 viene dilatata e la prassi esecutiva si interroga costantemente sul confine liminale tra determinismo compositivo e aleatoriet\u00e0 algoritmica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Il nucleo ontologico e concettuale del progetto risiede nella concezione della tromba<\/strong> non pi\u00f9 come mero generatore di altezze o veicolo di linearit\u00e0 melodiche tradizionali, ma come vero e proprio dispositivo idraulico-pneumatico, inteso quale estensione corporea del musicista stesso. Attraverso l&#8217;impiego sistematico di tecniche estese e un rigoroso processamento digitale in tempo reale, l&#8217;identit\u00e0 timbrica dello strumento subisce una metamorfosi radicale. Il flusso aereo primigenio, colto nella sua urgenza fisica prima ancora di strutturarsi come nota determinata, assurge a elemento architettonico portante: l&#8217;aria, catturata dai sistemi di ripresa e manipolata istantaneamente, si trasforma in droni cinematici, microritmi e tessiture microtonali. L&#8217;elettronica, di conseguenza, cessa di operare come semplice tessuto d&#8217;accompagnamento o sfondo ornamentale per configurarsi come un ecosistema simbiotico e dinamico, uno spazio compositivo che accoglie, rimodula e rigenera incessantemente la materia acustica. Nonostante l&#8217;elevato grado di astrazione e l&#8217;estesa sintesi granulare operata sui segnali, permane tuttavia una ineliminabile traccia antropica; la percezione costante dell&#8217;atto respiratorio funziona come un&#8217;ancora fenomenologica che vincola l&#8217;astrazione sintetica alla carnalit\u00e0 del gesto esecutivo, stabilendo una tensione dialettica indissolubile tra il corpo del performer e la macchina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Siffatto approccio si riflette sulla macrostruttura dell&#8217;album<\/strong>, il cui itinerario non risponde a una logica di consequenzialit\u00e0 narrativa o teleologica, ma si sviluppa mediante l&#8217;attraversamento di eterotopie e stazioni topologiche differenti, dove ogni traccia delinea una specifica modificazione della percezione spaziale ed emotiva. L&#8217;apertura \u00e8 affidata a \u00abOutside Field\u00bb, che funge da soglia instabile e liminale ai margini della percezione, un territorio in cui il silenzio viene progressivamente colonizzato da micro-eventi sonori quasi impercettibili. Alla rarefazione iniziale risponde la complessit\u00e0 biologica di \u00abBioma\u00bb, episodio in cui si assiste alla generazione di un organismo sonoro pulsante, caratterizzato da stratificazioni macroscopiche e movimenti magmatici interni che mimano i processi evolutivi naturali. La dimensione iterativa e ipnotica trova il suo culmine in \u00abRituals\u00bb, un costrutto che persegue una staticit\u00e0 ipnotica attraverso la reiterazione ostinata di moduli timbrici, evocando una ritualit\u00e0 arcaica e decontestualizzata dalla storia. Il centro speculativo della condotta contrappuntistica si manifesta in \u00abThreads Of Matter\u00bb, in cui frammenti melodici instabili si intrecciano e si dissolvono come filamenti di una tessitura in perenne mutazione morfologica, trattati alla stregua di materia fluida che emerge e scompare nell&#8217;ambiente elettronico. Verso il finale, l&#8217;opera si addentra nei territori della destrutturazione con \u00abEvent Horizon\u00bb, un esperimento di gravit\u00e0 acustica che simula il collasso della materia e conduce l&#8217;ascoltatore verso una dimensione oscura e atemporale. La fragilit\u00e0 intrinseca dell&#8217;evento sonoro viene esaminata in \u00abEphemeral\u00bb, un&#8217;indagine micro-acustica sulla transitoriet\u00e0 e sull&#8217;estetica del residuo, prima che l&#8217;epilogo concettuale di \u00abFrom Behind suggelli\u00bb il disco operando come memoria di uno spazio oramai rimosso, lasciando emergere una presenza distante e residuale che ridefinisce l&#8217;intera esperienza dell&#8217;ascolto come una traccia mnestica sospesa. In ultima analisi, \u00abRooms\u00bb s&#8217;impone nell&#8217;ambito dei linguaggi musicali ibridi come una rilevante testimonianza di ri-funzionalizzazione dello strumento acustico. Matteo Sedda riesce a destrutturare il linguaggio solistico d&#8217;estrazione jazzistica per pervenire a una sintesi transdigitale avanzata, offrendo un\u2019opera in cui l\u2019elettronica co-determina il pensiero compositivo e lo spazio si fa suono, offrendo una ridefinizione rigorosa e accademica del concetto di ambientazione e di spazializzazione acusmatica.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"956\" height=\"719\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Sedda.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-15629\" style=\"aspect-ratio:1.3296283792557198;width:739px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Sedda.jpg 956w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Sedda-300x226.jpg 300w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Sedda-768x578.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 956px) 100vw, 956px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Matteo Sedda<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un\u2019opera in cui l\u2019elettronica co-determina il pensiero compositivo e lo spazio si fa suono, offrendo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":15630,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2},"jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[2228,9,26,843,18,22,2,3,500,6],"tags":[70,81,218,49,194,40,2431,270,55,2430,82,71],"class_list":["post-15628","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-contemporary-jazz","category-cultura","category-editoriale","category-elettro-beat","category-fusion","category-italian-jazz","category-jazz","category-musica","category-post-bop","category-recensione-dischi","tag-bebop","tag-blues","tag-free-jazz-2","tag-fusion","tag-hard-bop","tag-jazz","tag-matteo-sedda","tag-post-bop-2","tag-post-bop","tag-rooms","tag-soul","tag-swing"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Sedda_ante-e1782989477657.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15628","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15628"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15628\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15631,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15628\/revisions\/15631"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/15630"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15628"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15628"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15628"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}