{"id":15234,"date":"2026-05-22T07:23:00","date_gmt":"2026-05-22T05:23:00","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=15234"},"modified":"2026-05-18T01:41:35","modified_gmt":"2026-05-17T23:41:35","slug":"enter-eller-gianluigi-troversi-con-%ce%b5%ce%bb%cf%80%ce%af%ce%b4%ce%b1-memoria-deviazione-inquietudine-e-liberta-collettiva-dodicilune-2026","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2026\/05\/22\/enter-eller-gianluigi-troversi-con-%ce%b5%ce%bb%cf%80%ce%af%ce%b4%ce%b1-memoria-deviazione-inquietudine-e-liberta-collettiva-dodicilune-2026\/","title":{"rendered":"Enter Eller + Gianluigi Troversi con \u00ab\u0395\u03bb\u03c0\u03af\u03b4\u03b1\u00bb: memoria, deviazione, inquietudine e libert\u00e0 collettiva (Dodicilune, 2026)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>\u00ab\u0395\u03bb\u03c0\u03af\u03b4\u03b1\u00bb non conduce verso approdi definitivi; preferisce lasciare l\u2019ascoltatore dentro una condizione di ricerca permanente, nella quale ogni episodio rappresenta soltanto una possibilit\u00e0 momentanea di orientamento.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Quarant\u2019anni di attivit\u00e0 avrebbero potuto trasformare Enten Eller in un organismo irrigidito dalla propria stessa memoria, condannato a replicare formule riconoscibili e posture linguistiche ormai assimilate dal circuito europeo del jazz creativo. Nulla di tutto questo accade in \u00ab\u0395\u03bb\u03c0\u03af\u03b4\u03b1 (Elpida)\u00bb. Il gruppo guidato da Massimo Barbiero continua invece a custodire una qualit\u00e0 oggi rarissima: l\u2019inquietudine. Non una semplice irrequietezza estetica, quanto una disposizione permanente al rischio, alla deviazione, all\u2019imprevisto come principio strutturale del fare musica. Tale attitudine attraversa integralmente questo nuovo lavoro, alimentando un concept che non ricerca mai stabilit\u00e0 definitiva, preferendo mantenersi in una zona mobile, porosa, refrattaria a qualunque classificazione rassicurante. La presenza di Gianluigi Trovesi assume, in questo quadro, un valore che supera ampiamente la dimensione della collaborazione prestigiosa. Trovesi non compare come ospite decorativo chiamato a certificare autorevolezza culturale; il suo intervento modifica invece l\u2019intera temperatura dell\u2019ensemble, insinuando nel tessuto collettivo quella particolare dialettica fra ironia, memoria popolare e astrazione formale che da decenni costituisce uno degli elementi pi\u00f9 riconoscibili della sua poetica. Le sue ance non cercano mai centralit\u00e0 monumentali. Preferiscono disseminare deviazioni improvvise, piccole incrinature narrative, aperture laterali che costringono il quartetto a ridefinire continuamente il proprio assetto espressivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>\u00abBoule de Suif\u00bb lascia immediatamente percepire questa tensione fertile <\/strong>fra controllo e dispersione. Barbiero organizza la pulsazione mediante una scrittura percussiva frammentata, quasi allusiva, mentre Giovanni Maier fa emergere dal contrabbasso una linea mobile e inquieta, lontanissima da qualunque funzione meramente fondativa. Alberto Mandarini evita il lirismo espansivo tipico di molta tromba europea contemporanea e preferisce una dizione spezzata, fatta di accensioni improvvise, trattenimenti e brusche aperture dinamiche. La chitarra di Maurizio Brunod, sempre attentissima alla qualit\u00e0 del colore sonoro, dissemina armonici, abrasioni e velature elettriche che destabilizzano la percezione tonale senza mai precipitare nel rumore gratuito. L\u2019aspetto pi\u00f9 convincente di \u00ab\u0395\u03bb\u03c0\u03af\u03b4\u03b1\u00bb risiede probabilmente nella capacit\u00e0 del gruppo di mantenere costantemente vivo il rapporto fra scrittura e fase estemporanea. Nessun episodio appare costruito secondo il tradizionale schema tema-assolo-tema, ormai largamente esausto nella produzione jazzistica contemporanea. Enten Eller preferisce sviluppare organismi mobili, nei quali le identit\u00e0 individuali emergono e scompaiono entro una continua ridefinizione collettiva. L\u2019improvvisazione non interrompe la forma: ne diventa piuttosto il principio di trasformazione interna. \u00ab7\/13\u00bb espone con chiarezza tale orientamento. Il titolo suggerisce immediatamente una riflessione sul ritmo come spazio irregolare e instabile. Barbiero e Maier elaborano una scansione asimmetrica che evita qualsiasi compiacimento matematico; il metro irregolare non viene esibito come artificio intellettuale, bens\u00ec assorbito entro un fluire sorprendentemente naturale. Mandarini e Trovesi lavorano allora sulle microfratture del fraseggio, facendo affiorare linee oblique, quasi sghembe, che sembrano continuamente oscillare fra canto popolare deformato e improvvisazione radicale europea. La composizione eponima, \u00abEnten Eller\u00bb, costituisce una sorta di autoritratto implicito del gruppo. Il riferimento kierkegaardiano non appare casuale. L\u2019intera pagina vive infatti su una continua ambivalenza fra impulso lirico e sabotaggio della linearit\u00e0 narrativa. Brunod dispone frammenti chitarristici rarefatti, quasi sospesi sul margine del silenzio, mentre Trovesi inserisce improvvise deviazioni melodiche che sembrano provenire da un altrove folklorico indefinibile. In tale equilibrio precario emerge con forza la qualit\u00e0 forse pi\u00f9 preziosa dell\u2019ensemble: la capacit\u00e0 di conservare una dimensione ludica senza mai sacrificare complessit\u00e0 e rigore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>\u00abAlcides Mood\u00bb accentua invece la componente pi\u00f9 introspettiva del lavoro<\/strong>. Il gruppo attenua il proprio movimento interno, lasciando che siano le risonanze, le pause e le sottrazioni a guidare l\u2019evoluzione della materia sonora. Mandarini scolpisce frasi di notevole eleganza timbrica, evitando accuratamente ogni ridondanza espressiva. Trovesi, dal canto suo, lavora sulle zone periferiche del suono, facendo emergere inflessioni quasi vocali che richiamano certa musica popolare alpina filtrata per\u00f2 da una lucidissima coscienza contemporanea. \u00abNoparietto\u00bb, firmata dallo stesso Trovesi, rappresenta uno dei momenti pi\u00f9 imprevedibili dell\u2019intero disco. L\u2019ironia strutturale tipica del musicista bergamasco attraversa qui l\u2019ensemble senza trasfigurarsi in caricatura. La composizione procede per deviazioni improvvise, piccoli slittamenti metrici, apparizioni melodiche volutamente sghembe che il gruppo accoglie e rilancia con straordinaria elasticit\u00e0. Barbiero mostra ancora una volta una sensibilit\u00e0 notevole nella gestione delle dinamiche collettive, evitando qualsiasi rigidit\u00e0 gerarchica all\u2019interno dell\u2019interplay. \u00abNon lo so\u00bb possiede invece una qualit\u00e0 quasi interrogativa. Il titolo sembra riflettersi direttamente nell\u2019assetto musicale della composizione, continuamente sospesa fra possibilit\u00e0 differenti, senza mai scegliere definitivamente una direzione unica. La scrittura lascia spazio a margini di indeterminazione molto ampi, e proprio da questa instabilit\u00e0 nasce una delle pagine pi\u00f9 intense del lavoro. Maier, in particolare, implementa un fraseggio di rara intelligenza narrativa, capace di suggerire continuamente traiettorie alternative senza mai sovraccaricare il tessuto collettivo. L\u2019incedere quasi rituale di \u00abAquarius\u00bb permette all\u2019ensemble di avvicinarsi temporaneamente a una dimensione pi\u00f9 ipnotica. Alcune cellule ritmiche reiterate da Barbiero producono un effetto circolare che Trovesi e Brunod progressivamente deformano mediante interventi timbrici obliqui, ricchi di attriti armonici e sfumature microtonali. Nulla, tuttavia, assume carattere contemplativo o statico. Anche nei momenti di apparente quiete, il gruppo mantiene viva una sotterranea vibrazione interna. \u00abSud\u00bb, affidata alla scrittura di Walter Leonardi, conclude il percorso lasciando emergere con particolare evidenza la componente mediterranea del progetto. Non si tratta di folklore, n\u00e9 di semplice suggestione geografica. L\u2019idea di Sud che il gruppo lascia affiorare riguarda piuttosto una specifica disposizione culturale all\u2019apertura, alla contaminazione, all\u2019instabilit\u00e0 identitaria. Le linee melodiche sembrano continuamente oscillare fra memoria e trasformazione, fra radice e dispersione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Guido Festinese coglie perfettamente il nucleo profondo dell\u2019operazione<\/strong> quando definisce questo lavoro un viaggio privo di geografia prestabilita. \u00ab\u0395\u03bb\u03c0\u03af\u03b4\u03b1\u00bb non conduce infatti verso approdi definitivi; preferisce lasciare l\u2019ascoltatore dentro una condizione di ricerca permanente, nella quale ogni episodio rappresenta soltanto una possibilit\u00e0 momentanea di orientamento. Dopo quattro decenni Enten Eller continua dunque a sottrarsi alle logiche conservative che spesso impoveriscono le formazioni storiche. La loro musica conserva ancora una qualit\u00e0 abrasiva, inquieta, imprevedibile. Proprio tale refrattariet\u00e0 alla fissazione stilistica rende \u00ab\u0395\u03bb\u03c0\u03af\u03b4\u03b1\u00bb uno dei lavori pi\u00f9 vitali e lucidamente contemporanei emersi negli ultimi anni nel jazz europeo d\u2019avanguardia.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"921\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/EnterEllere_Post2-1024x921.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-15236\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/EnterEllere_Post2-1024x921.jpg 1024w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/EnterEllere_Post2-300x270.jpg 300w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/EnterEllere_Post2-768x691.jpg 768w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/EnterEllere_Post2.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00ab\u0395\u03bb\u03c0\u03af\u03b4\u03b1\u00bb non conduce verso approdi definitivi; preferisce lasciare l\u2019ascoltatore dentro una condizione di ricerca permanente,&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":15235,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[2228,9,26,563,22,2,3,500,6],"tags":[70,81,367,2305,218,49,194,40,270,55,82,71,2304],"class_list":["post-15234","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-contemporary-jazz","category-cultura","category-editoriale","category-free-jazz","category-italian-jazz","category-jazz","category-musica","category-post-bop","category-recensione-dischi","tag-bebop","tag-blues","tag-contemporary-jazz","tag-enter-eller-gianluigi-troversi","tag-free-jazz-2","tag-fusion","tag-hard-bop","tag-jazz","tag-post-bop-2","tag-post-bop","tag-soul","tag-swing","tag-2304"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/EnterEller_Ante2.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15234","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15234"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15234\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15237,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15234\/revisions\/15237"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/15235"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15234"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15234"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15234"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}