{"id":14887,"date":"2026-04-15T01:52:47","date_gmt":"2026-04-14T23:52:47","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=14887"},"modified":"2026-04-15T01:52:50","modified_gmt":"2026-04-14T23:52:50","slug":"up-del-modern-times-ensemble-costruzione-modulare-e-sensibilita-timbrica-in-una-visione-transnazionale-alfa-music-2026","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2026\/04\/15\/up-del-modern-times-ensemble-costruzione-modulare-e-sensibilita-timbrica-in-una-visione-transnazionale-alfa-music-2026\/","title":{"rendered":"\u00abUP!\u00bb del Modern Times Ensemble: costruzione modulare e sensibilit\u00e0 timbrica in una visione transnazionale (Alfa Music, 2026)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\u00abUP!\u00bb si sostanzia come un lavoro di solida formazione compositiva e di consapevole apertura linguistica, nel quale convergono rigore costruttivo, sensibilit\u00e0 timbrica e una visione produttiva lucidamente orientata.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u00abUP!\u00bb del Modern Times Ensemble, sotto la direzione del chitarrista e compositore Paolo Montrone, s&#8217;impone quale esito maturo di un percorso gi\u00e0 delineato in \u00abConnections\u00bb, ma qui condotto verso un assetto linguistico pi\u00f9 ampio e consapevole. La progettualit\u00e0 non si limita ad ampliare il perimetro espressivo, ma riorganizza l\u2019intero impianto compositivo secondo una logica strutturale pi\u00f9 salda, nella quale scrittura, produzione e visione timbrica convergono in un disegno unitario. L\u2019apporto di figure di primo piano della scena internazionale &#8211; Mike Mainieri, Allen Hinds, Travis Carlton, Donald Barrett, Matt Rohde, Jimmy Bralower e Paul Booth &#8211; non assume mai carattere ornamentale, ma interviene in qualit\u00e0 di elemento catalizzatore, capace di innervare la trama sonora con accenti differenziati e coerenti. A tale costellazione si affiancano Giorgio Alessani, la cui presenza apporta una dimensione narrativa incisiva e sfaccettata, e Mimmo Malandra, il cui intervento si attesta in una zona di confine tra lessico jazzistico e suggestione cinematografica, secondo una scrittura che privilegia l\u2019allusione e la rarefazione del gesto melodico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Il nucleo operativo dell\u2019ensemble<\/strong> &#8211; oltre allo stesso Montrone, affiancato da Ursula Gerstbach, Arcangelo Trabucco, Adam Alesi, Itaiguara Brand\u00e3o, C.J. Rhen, Drew Herter e Tito Planas &#8211; manifesta un\u2019identit\u00e0 fonica definita, sostenuta da una competenza tecnica e da un\u2019esperienza internazionale che si riflettono in una coerenza formale difficilmente eludibile. Le collaborazioni pregresse con contesti di rilievo non funzionano come semplice garanzia di prestigio, quanto piuttosto come terreno di sedimentazione di un linguaggio interiormente articolato. L\u2019andamento musicale si regge su un equilibrio sintattico accuratamente calibrato, nel quale la raffinatezza armonica si coniuga con una pulsazione ritmica elastica e stratificata. Le progressioni accordali, spesso arricchite da estensioni e sostituzioni funzionali, generano un campo armonico mobile, entro cui le linee vocali e i fiati si distribuiscono secondo una tessitura espressiva leggibile, mai congestionata. La sezione ritmica, sostenuta da un interplay accorto tra basso e batteria, modula tra inflessioni soul-funk, articolazioni shuffle e accenti urbani, senza smarrire continuit\u00e0 narrativa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>La chitarra di Montrone, lungi dal limitarsi a un ruolo solistico<\/strong>, assume funzione di regista armonico, orientando la traiettoria fraseologica e suggerendo snodi formali con interventi misurati, talvolta lirici, talaltra pi\u00f9 incisivi, sempre sostenuti da una dizione strumentale nitida. In virt\u00f9 di tale centralit\u00e0, l\u2019ascolto si organizza attorno a un asse narrativo che guida la percezione senza imporre gerarchie rigide. L\u2019orizzonte linguistico accoglie riferimenti riconoscibili &#8211; Steely Dan, Weather Report, Steps Ahead, The Manhattan Transfer, Rickie Lee Jones e Jay Graydon &#8211; che non si traducono in citazione diretta, ma operano come matrice culturale, assimilata e rielaborata secondo un\u2019impronta linguistica autonoma. Tale assimilazione agisce nel dettaglio del fraseggio, nella disposizione delle voci e nella gestione delle dinamiche, senza mai indulgere in mimetismi. Il versante testuale partecipa pienamente alla costruzione semantica dell\u2019opera. Le liriche, sviluppate sulla base di una prospettiva laterale, intrecciano ironia, osservazione critica e una sottile vena surreale, delineando un quadro contemporaneo segnato da iperconnessione e inquietudine, e al contempo attraversato da una persistente dimensione umana. Episodi quali \u00abGolden Key\u00bb e \u00abOumuamua\u00bb evocano scenari cosmici che si riverberano in una scrittura musicale aperta e dilatata, mentre \u00abRoyal Pillow\u00bb e \u00abHeel and Toe\u00bb pennellano ritratti quotidiani filtrati da un registro ironico, sostenuto da una scansione ritmica vivace e da un fraseggio vocale puntuale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>La produzione, distribuita tra Los Angeles, New York, Roma, Vienna, Zurigo e Pescara<\/strong>, trova sintesi nel lavoro di Alessandro Guardia presso gli studi AlfaMusic, con l\u2019eccezione di \u00abSelf Portrait\u00bb, affidata alla regia di Jimmy Bralower. Ne deriva una resa acustica limpida, capace di restituire la complessit\u00e0 dell\u2019organizzazione molecolare senza sacrificare l\u2019immediatezza percettiva. Il profilo acustico si distingue per equilibrio e trasparenza, qualit\u00e0 che consentono a ogni dettaglio di emergere con chiarezza, all\u2019interno di una costruzione modulare che valorizza tanto il gesto individuale quanto la coesione d\u2019insieme. \u00abUP!\u00bb si sostanzia dunque come un lavoro di solida formazione compositiva e di consapevole apertura linguistica, nel quale convergono rigore costruttivo, sensibilit\u00e0 timbrica e una visione produttiva lucidamente orientata.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"927\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/UP_Post2-1024x927.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14889\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/UP_Post2-1024x927.jpg 1024w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/UP_Post2-300x272.jpg 300w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/UP_Post2-768x695.jpg 768w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/UP_Post2.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abUP!\u00bb si sostanzia come un lavoro di solida formazione compositiva e di consapevole apertura linguistica,&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":14888,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[29,850,9,26,15,22,2,409,3,500,6,17,28,13],"tags":[70,81,218,49,194,40,2203,270,55,82,71,2202],"class_list":["post-14887","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-bebop","category-cool-jazz","category-cultura","category-editoriale","category-funk","category-italian-jazz","category-jazz","category-latin-music","category-musica","category-post-bop","category-recensione-dischi","category-rock","category-swing","category-world-music","tag-bebop","tag-blues","tag-free-jazz-2","tag-fusion","tag-hard-bop","tag-jazz","tag-modern-times-ensemble","tag-post-bop-2","tag-post-bop","tag-soul","tag-swing","tag-up"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/UP_ante2.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14887","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14887"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14887\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":14890,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14887\/revisions\/14890"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/14888"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14887"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14887"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14887"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}