{"id":14432,"date":"2026-03-03T18:44:54","date_gmt":"2026-03-03T17:44:54","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=14432"},"modified":"2026-03-04T20:15:11","modified_gmt":"2026-03-04T19:15:11","slug":"duke-ellington-con-second-sacred-concert-a-lezione-di-sacro-dal-duca-fantasy-1968","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2026\/03\/03\/duke-ellington-con-second-sacred-concert-a-lezione-di-sacro-dal-duca-fantasy-1968\/","title":{"rendered":"Duke Ellington con \u00abSecond Sacred Concert\u00bb: a lezione di sacro dal Duca (Fantasy, 1968)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>Ellington nella religione cercava l\u2019universalit\u00e0. Proprio per questa profonda convinzione il \u00abDuca\u00bb si sentiva a suo agio e si esibiva in ogni luogo sacro, qualunque fosse la congregazione.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\/\/ di Marcello Marinelli \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Fedele alla mia filosofia taoista, cerco la \u00abvia\u00bb senza utilizzare Google Maps. La mia costante ricerca della \u00abvia\u00bb si muove in molteplici direzioni; una di queste \u00e8 la ricerca della sacralit\u00e0 e della spiritualit\u00e0 dal mio punto di vista di profano, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 nessuna ricerca della \u00abvia\u00bb taoista senza ricorrere agli opposti. Non professo nessuna religione; tuttavia sono curioso di tutte le religioni, per cercare punti di contatto, anche immaginari, e per approfondire i concetti generali che presiedono a ogni religione. Ovviamente qui la ricerca della sacralit\u00e0 \u00e8 in relazione alla musica e, nella fattispecie, alla musica del grande Duke Ellington. Ho questo disco da molti anni ma, in questo momento, cercher\u00f2 di ascoltarlo proprio per afferrare qualche sensazione di spiritualit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Ellington era una persona profondamente religiosa<\/strong>. Le sue radici familiari, da questo punto di vista, erano metodiste e battiste, da parte di madre e di padre. Non ostentava mai la sua religiosit\u00e0, che era per lui un fatto privato; ma chi lo conosceva bene sapeva che andava sempre in giro con una Bibbia. Non era una religiosit\u00e0 ortodossa la sua, non seguiva dogmi e precetti canonici: la sua fede era solo un fatto di rapporto privato con Dio, senza intermediari. La sua concezione religiosa era universalistica, come dovrebbe essere ogni forma di fede, senza steccati o barriere teologiche. Che bello questo nome \u00abuniversale\u00bb. Ellington nella religione cercava l\u2019universalit\u00e0. Proprio per questa profonda convinzione il \u00abDuca\u00bb si sentiva a suo agio e si esibiva in ogni luogo sacro, qualunque fosse la congregazione: episcopali, battisti, metodisti, cattolici, anglicani, presbiteriani; aveva anche rispetto per i suoi musicisti convertiti all\u2019Islam durante la sua carriera, ma nessun musulmano \u00e8 presente nel disco in questione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Non tutte le gerarchie religiose vedevano di buon occhio<\/strong> questo approccio universalistico del \u00abDuca\u00bb, n\u00e9 tantomeno la possibilit\u00e0 di far esibire l\u2019orchestra nei luoghi di culto, perch\u00e9 alcuni religiosi tradizionalisti assimilavano il jazz e il blues alla \u00abmusica del diavolo\u00bb. Per qualcuno l\u2019esibizione dell\u2019orchestra nelle cattedrali era una profanazione; ma, visto che la sua orchestra si esib\u00ec nei luoghi di preghiera, vinsero i religiosi progressisti. Contrariamente alla mia premessa, Duke Ellington non faceva differenza tra musica sacra e musica profana: per lui un buon assolo di tromba onesto o un inno religioso erano sullo stesso piano. Questo concerto (1968) fu preceduto da un primo concerto sacro (1965) e seguito da un terzo (1973); con questa trilogia di concerti sacri Ellington tradusse esplicitamente in musica il suo amore verso Dio, la sua particolare forma di amore. Comunque continu\u00f2, negli anni a venire, a proporre questo repertorio fino alla fine dei suoi giorni (maggio 1974), in centinaia di chiese in giro per il mondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Questo doppio disco inizia con la lode al Signore, \u00abPraise God\u00bb<\/strong>. Inizia con l\u2019orchestra al gran completo per poi fermarsi, dopo dieci secondi, e far emergere la voce di Harry Carney al sax baritono, che tesse le lodi al Signore con trasporto e ispirazione su un ritmo lento. Una caratteristica riconoscibile dell\u2019orchestra del Duca \u00e8 che il pieno orchestrale e gli arrangiamenti superlativi convivevano strettamente con le \u00abvoci\u00bb della sua orchestra che fungevano da solisti. Una delle voci caratteristiche era quella del baritono di Harry Carney e quel tipo particolare di \u00abvoce\u00bb contraddistingueva il sound orchestrale: il baritono come voce invocante e l\u2019orchestra come sfondo all\u2019invocazione. Il brano \u00e8 basato sul Salmo 150: \u00abLodatelo con il suono della tromba, lodatelo con l&#8217;arpa e la cetra&#8230; lodatelo con i cembali sonori\u00bb. \u00abSupreme Being\u00bb (Essere Supremo) \u00e8 il pezzo pi\u00f9 strutturato, quasi jazz da camera. Austero, a tratti cupo, senza uno swing riconoscibile: jazz contemporaneo, dissonante, per certi versi spiazzante. Entra in scena poco dopo il coro, che declama un lungo testo di preghiera (\u00abEssere Supremo! Non c&#8217;\u00e8 inizio, non c&#8217;\u00e8 fine, non c&#8217;\u00e8 un \u2018ovunque\u2019, non c&#8217;\u00e8 un \u2018nulla\u2019&#8230;\u00bb). Commenta, tra gli interstizi delle parole del recitato vocale, la tromba di Cootie Williams. Poi l\u2019orchestra tace e il coro rimane da solo nella preghiera. Quindi ricompare l\u2019orchestra che, sommessamente e delicatamente, riprende le fila della musica con svolazzi al clarinetto di Jimmy Hamilton, un\u2019altra delle \u00abvoci\u00bb dell\u2019orchestra. Credo che questo arrangiamento abbia in qualche modo affinit\u00e0 con quelli di Gil Evans; almeno in questo brano me lo ricorda. \u00abHeaven\u00bb chiude la prima facciata del disco 1. Cambia radicalmente l\u2019atmosfera: la cupezza si trasforma in estasi, in gioia pura. In questa traccia il paradiso \u00e8 a portata di mano, anzi d\u2019udito. Fanno la loro comparsa Alice Babs e Johnny Hodges al sax alto. Il sassofonista non \u00e8 solo un\u2019altra voce dell\u2019orchestra, ma forse \u00e8 la \u00abVoce\u00bb per antonomasia; se proprio devo fare una classifica, la Voce numero 1 (lo so, le classifiche sono antipatiche; non avrei dovuto scriverlo, ma l\u2019ho scritto: uno strappo alla regola). La cantante intona: \u00abHeaven, my dream, Heaven, divine, Heaven supreme, Heaven come by\u00bb e, con un finale mozzafiato, fa sentire le sue particolarit\u00e0 canore e la sua incredibile estensione vocale. Questo pezzo fu composto dal Duca pensando proprio alla sua voce. Il leader conobbe la cantante svedese a Stoccolma nel 1963, durante una tourn\u00e9e. La cantante era gi\u00e0 famosa in patria. Venne invitata da Ellington per una registrazione e lui rimase folgorato dalla sua voce, che sembrava avere l\u2019intensit\u00e0 dei fili dell\u2019alta tensione. Da quel momento in poi continu\u00f2 a collaborare col Duca: il classico amore a prima vista. E per caso non sar\u00e0 stato un segno divino il fatto che un nero di Washington abbia incontrato una cantante bianca nordeuropea nei primi anni \u201960, funestati da una serie di episodi in cui il colore della pelle era ancora un problema? La magia della musica. E poi l\u2019ambiente musicale era spesso pi\u00f9 progressista della societ\u00e0 in generale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>\u00abSomething About Believing\u00bb (Qualcosa in cui credere) \u00e8 un dialogo serrato<\/strong> tra orchestra e coro, anzi tra pi\u00f9 cori e cantanti solisti. L\u2019orchestra fa da background ai cori e, quando tacciono, ritorna a primeggiare. Qui la musica \u00e8 d\u2019insieme, molto swing, anche se ogni tanto fa capolino la tromba di Cootie Williams nel suo classico e riconoscibile suono con sordina. Finisce con un tripudio di suoni e voci, con uno stacco finale simultaneo. \u00abAlmighty God\u00bb (Dio onnipotente) \u00e8 un brano cantato da Alice Babs, che si produce in una delle sue acrobazie vocali nel registro alto e dialoga con il clarinetto basso di Russell Procope. \u00c8 meraviglioso questo dialogo tra la sua voce, che raggiunge altezze vertiginose, e il suono profondo del clarinetto basso, con l\u2019orchestra che sottolinea, con un arrangiamento minimale, questa conversazione sonora. Poi il pezzo aumenta di volume, si aggiunge il coro e, sopra il coro, svetta la voce della cantante svedese. \u00abThe Shepherd; Who Watches Over His Flock\u00bb (Il pastore che veglia sul suo gregge) \u00e8 una traccia superlativa, con la tromba di Cootie Williams che incarna il ruolo del pastore che diffonde il verbo al suo gregge. \u00c8 una sorta di \u00abcall and response\u00bb, con la voce solista che predica e il gregge, l\u2019orchestra, che risponde, sottolinea e interagisce. L\u2019arrangiamento, ora scarno ora abbondante, \u00e8 una perla di orchestrazione e la magnificenza del Duca si espande nell\u2019etere e diffonde la parola del Signore. Che bello questo catechismo sonoro. \u00abIt\u2019s Freedom\u00bb. Non poteva mancare un inno alla libert\u00e0. Qui il suono si espande come la necessit\u00e0 di libert\u00e0 e i cantori del coro e l\u2019orchestra esplodono in un prodigio di energia. C\u2019\u00e8 poi un momento di raccoglimento spirituale, dove rimangono soli i cori per sottolineare la solennit\u00e0 del concetto. Poi si ritorna al tripudio di euforia e di ottimismo in musica. Il sound generale rimanda a un musical. L\u2019arrangiamento \u00e8 variegato tra giubilo e contemplazione. Qui c\u2019\u00e8 veramente una fusione perfetta tra sacro e profano e le voci dei solisti dell\u2019orchestra, qua e l\u00e0, fanno capolino. La libert\u00e0 viene declamata in pi\u00f9 lingue e lo stesso Duke Ellington, con la sua voce profonda e recitante, ne esalta il senso. \u00abMeditation\u00bb. Non c\u2019\u00e8 credo che si rispetti che non esalti la meditazione come manifestazione del divino, e forse ce ne vorrebbe di pi\u00f9 per stemperare gli influssi maligni. In questo brano rimane solo il Duca a meditare e a esplorare, con il suo piano, questo aspetto della trascendenza. I cori e l\u2019orchestra tacciono e il piano si prende la scena. \u00abThe Biggest and Busiest Intersection\u00bb (L\u2019incrocio pi\u00f9 grande e pi\u00f9 trafficato): forse l\u2019incrocio, in senso figurato, \u00e8 il luogo dell\u2019anima. Qui l\u2019orchestra si riprende la scena dopo la parentesi meditativa ed esalta le qualit\u00e0 di composizione e di arrangiamento del leader. Il ritmo \u00e8 sostenuto e la tradizione delle grandi orchestre viene magnificata. \u00abT.G.\u00bb (A Dio vanno i ringraziamenti). Questo ringraziamento in musica vede il piano del Duca accompagnare delicatamente la voce di Alice Babs, che con la sua voce cristallina e i suoi acuti arriva direttamente al cuore del Signore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>\u00abDon\u2019t Get Down on Your Knees to Pray Until You Have Forgiven Everyone\u00bb<\/strong> (Non inginocchiarti a pregare finch\u00e9 non hai perdonato tutti). Qui l\u2019orchestra riprende le redini dello swing e la voce di Tony Watkins cavalca lo swing orchestrale con perizia e convinzione. L\u2019orchestra partecipa al perdono collettivo e, dopo il brano, sfido chiunque a non sentirsi perdonato: lo swing come redenzione. \u00abFather Forgive\u00bb (Padre, perdona). In questo finale l\u2019alternanza tra sacro e profano \u00e8 ancora pi\u00f9 evidente. Qui ci sono la voce recitante di Tom Watkins e il coro, che rendono solenne il perdono, e anch\u2019io, da profano e da fruitore dell\u2019opera, mi unisco al coro generale del \u00abperdono\u00bb: perdonare \u00e8 doveroso e liberatorio. \u00abPraise God and Dance\u00bb (Lodate Dio danzando). L\u2019espressione richiama direttamente il Salmo 150 della Bibbia: \u00abLodatelo con timpani e danze\u2026\u00bb. Nella tradizione ebraico-cristiana la danza non \u00e8 solo divertimento, ma forma di lode corporea, un modo di pregare con tutto il corpo. Con questo brano siamo alla fine della cerimonia sonora e canora e tutti i partecipanti prendono parte in maniera attiva e chiassosa alla conclusione dell\u2019evento. La celebrazione sta volgendo al termine. C\u2019\u00e8 un\u2019energia contagiosa. Sembra che la cerimonia stia virando verso un rito voodoo. Sar\u00e0 una forma di sincretismo musicale? Paul Gonsalves fa un assolo ispirato, poi interviene Cat Anderson (altra voce caratteristica dell\u2019orchestra), che con i suoi sovracuti sovrasta tutti con quel sibilo che, pi\u00f9 divino di cos\u00ec, si muore. C\u2019\u00e8 un crescendo incredibile e la celebrazione termina con un liberatorio \u00abDance\u00bb. Che bello lodare il Signore con la musica, la voce e la danza. Io non so se il Signore ci sia. Ma questa gioia s\u00ec. E mi basta.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"771\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/DukeEllington5-1024x771.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-10269\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/DukeEllington5-1024x771.jpg 1024w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/DukeEllington5-300x226.jpg 300w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/DukeEllington5-768x578.jpg 768w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/DukeEllington5.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Duke Ellington<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ellington nella religione cercava l\u2019universalit\u00e0. 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