{"id":14250,"date":"2026-02-23T07:22:00","date_gmt":"2026-02-23T06:22:00","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=14250"},"modified":"2026-02-15T16:29:59","modified_gmt":"2026-02-15T15:29:59","slug":"treetops-con-aphonia-la-voce-dislocata-nel-paesaggio-strumentale-ipe-ipe-2026","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2026\/02\/23\/treetops-con-aphonia-la-voce-dislocata-nel-paesaggio-strumentale-ipe-ipe-2026\/","title":{"rendered":"Treetops con \u00abAphonia\u00bb: la voce dislocata nel paesaggio strumentale (Ipe Ipe, 2026)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>Un lavoro articolato e ricco di sfumature, nel quale la pluralit\u00e0 degli idiomi non conduce alla dispersione, bens\u00ec a un ordine interno saldo, costruito sulla scorta di competenze solide, sensibilit\u00e0 ricettiva ed immaginazione inventiva.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">La traiettoria dei Treetops approda con \u00abAphonia\u00bb a un esito che attesta maturazione linguistica e piena consapevolezza dell\u2019ordine procedurale, qualit\u00e0 affinate lungo un percorso che gi\u00e0 lasciava presagire un\u2019inclinazione alla ricerca e alla ridefinizione del proprio codice espressivo. Pubblicato da Ipe Ipe in collaborazione con Maladisco Music e sostenuto dal Nuovo IMAIE, il lavoro si presenta quale indagine sulla comunicazione, sui suoi inceppamenti e sulle sue derive, facendo leva su un impianto compositivo che alterna scrittura puntuale e improvvisazione vigilata secondo una logica di equilibrio dinamico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>L\u2019idea generatrice scaturisce da una riflessione maturata dal collettivo romano<\/strong>, il quale avverte l\u2019urgenza di esprimere contenuti concettuali e narrativi in assenza di un cantante stabile. L\u2019introduzione della voce, trattata in forme plurime e talora perturbanti, non risponde a un\u2019esigenza ornamentale, bens\u00ec a una precisa istanza drammaturgica. Melodia cantata, parola parlata, emissione sintetica quasi indecifrabile e simulazione strumentale di un respiro o di un grido concorrono a delineare una fenomenologia del linguaggio che si richiama a disturbi quali afasia, ecolalia, dispnea e altre condizioni relazionali. La voce, sottratta alla centralit\u00e0 lirica tradizionale, viene collocata entro una trama sonora che la sottopone a processi di frammentazione, reiterazione e deformazione, quasi si volesse interrogare il confine tra significante e puro evento acustico. L\u2019assetto del settetto trova concreta realizzazione nell\u2019interazione fra Anna Bielli alla chitarra elettrica e voce, Marco Bedini al sax soprano, Andrea Cardone al sax tenore, Andrea Spiridigliozzi alla chitarra elettrica e classica, Marcello Tirelli alle tastiere e pianoforte, Simone Ndiaye al basso elettrico e synth bass e Luca Libonati alla batteria ed elettronica. La presenza del doppio sax e della doppia chitarra favorisce una scrittura stratificata nella quale le linee dei fiati si dispongono talora in parallelismi modali, talaltra in frizioni intervallari che alludono a pratiche di ascendenza post-bop e a certa scuola contemporanea europea. Le chitarre non si limitano a sostenere l\u2019ordito armonico, piuttosto partecipano alla definizione della geometria timbrica, alternando cellule iterative di matrice funk a campiture dilatate che richiamano sensibilit\u00e0 avant-rock. In questo quadro, l\u2019intervento vocale di Anna Bielli introduce un colore misurato e interiormente articolato, particolarmente percepibile in \u00abMelancholia\u00bb, ove la linea melodica si distende su un disegno armonico che evita risoluzioni prevedibili e preferisce soluzioni oblique.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>La sezione ritmica, sostenuta dal dialogo<\/strong> fra il basso di Simone Ndiaye e la batteria di Luca Libonati, coadiuvata da dispositivi elettronici, elabora pattern che oscillano tra pulsazione serrata e sospensione metrica, con frequenti slittamenti d\u2019accento e sovrapposizioni poliritmiche. L\u2019impiego di VST digitali, batterie elettroniche ed effetti di autotune non risponde a un gusto effettistico, ma amplia lo spettro delle possibilit\u00e0 espressive secondo una concezione additiva della tecnologia che integra, non sostituisce, la competenza strumentale di matrice accademica condivisa dai membri del gruppo. Tale postura rivela un atteggiamento laico nei confronti dell\u2019innovazione, lontano tanto dal feticismo analogico quanto da un entusiasmo acritico per il digitale. Il tracciato di \u00abAphonia\u00bb si articola in undici episodi sonori, ciascuno legato a una specifica declinazione del tema comunicativo. \u00abAfasia\u00bb inaugura il percorso con una scrittura frammentata nella quale cellule tematiche brevi si rincorrono senza approdare a una sintesi immediata, quasi a simulare l\u2019impossibilit\u00e0 di articolare un discorso lineare. \u00abEcolalia\u00bb gioca su reiterazioni motiviche e su un uso della voce che raddoppia e deforma il materiale strumentale, mentre \u00abMemory Box\u00bb, impreziosita dalla partecipazione vocale di Ava Alami, introduce una dimensione pi\u00f9 lirica. \u00abHappiness Is\u00bb e \u00abThe Listener\u00bb governano con accortezza la dialettica fra pieno e rarefatto, evitando accumuli superflui e privilegiando una distribuzione calibrata delle masse sonore. \u00abDispnea\u00bb ed \u00abEupnea\u00bb instaurano un rapporto quasi fisiologico con il respiro musicale mediante espansioni e contrazioni dinamiche che suggeriscono un\u2019analogia con il ritmo vitale. Il percorso si completa con \u00abKledia\u00bb e \u00abFinale\u00bb, nei quali l\u2019insieme strumentale raggiunge un equilibrio maturo fra scrittura e libert\u00e0 improvvisativa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Le ascendenze dichiarate dal gruppo,<\/strong> da Mogwai a Daniela Pes, da Radiohead a Snarky Puppy, fino a Bill Frisell, Leprous, Mark Guiliana, I Hate My Village e Weather Report, non si traducono in citazioni dirette, bens\u00ec affiorano come sedimentazioni linguistiche. L\u2019ascoltatore avvertito potr\u00e0 cogliere rimandi a espansioni armoniche di matrice fusion, a climi post-rock costruiti per accumulo graduale e a sensibilit\u00e0 urbane contemporanee; l\u2019insieme mantiene tuttavia una fisionomia riconoscibile, frutto di un lavoro collettivo sorretto da fiducia reciproca e da un esercizio costante di ascolto interno. Il precedente confronto con l\u2019immagine, maturato nella sonorizzazione di \u00abMetropolis\u00bb di Fritz Lang, aveva gi\u00e0 sollecitato il gruppo a misurarsi con una dimensione narrativa extra-musicale. In \u00abAphonia\u00bb tale tensione drammaturgica si trasferisce nel dominio della parola e del suo venir meno, generando un impianto compositivo che interroga il rapporto fra suono e significato, fra emissione e comprensione. La giovane et\u00e0 si membri della compagine non ostacola una gestione accorta delle forme complesse, piuttosto ne alimenta l\u2019energia propulsiva, sostenuta da una dedizione che consente di superare le difficolt\u00e0 organizzative proprie di un ensemble numeroso. Ne deriva un lavoro articolato e ricco di sfumature, nel quale la pluralit\u00e0 degli idiomi non conduce alla dispersione, bens\u00ec a un ordine interno saldo, costruito sulla scorta di competenze solide, sensibilit\u00e0 ricettiva ed immaginazione inventiva. \u00abAphonia\u00bb non si limita ad accostare rock, jazz, funk, fusion ed elettronica, piuttosto li dispone entro un sistema armonico coerente, capace di far dialogare scrittura e improvvisazione senza gerarchie precostituite. In tal modo i Treetops offrono un contributo significativo alla scena romana contemporanea, delineando una prospettiva nella quale la riflessione sul linguaggio musicale procede di pari passo con l\u2019indagine sulle possibilit\u00e0 e sui limiti della comunicazione umana.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-28f84493 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"453\" height=\"566\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/TREETOPS_-0.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14253\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/TREETOPS_-0.jpg 453w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/TREETOPS_-0-240x300.jpg 240w\" sizes=\"auto, (max-width: 453px) 100vw, 453px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"413\" height=\"516\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/TREETOPS_-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14254\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/TREETOPS_-2.jpg 413w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/TREETOPS_-2-240x300.jpg 240w\" sizes=\"auto, (max-width: 413px) 100vw, 413px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Treetops<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un lavoro articolato e ricco di sfumature, nel quale la pluralit\u00e0 degli idiomi non conduce&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":14251,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[9,26,843,15,18,22,2,3,500,6,17,13],"tags":[2004,70,81,218,49,194,2005,40,270,55,82,71,2003],"class_list":["post-14250","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-editoriale","category-elettro-beat","category-funk","category-fusion","category-italian-jazz","category-jazz","category-musica","category-post-bop","category-recensione-dischi","category-rock","category-world-music","tag-aphonia","tag-bebop","tag-blues","tag-free-jazz-2","tag-fusion","tag-hard-bop","tag-ipeipe","tag-jazz","tag-post-bop-2","tag-post-bop","tag-soul","tag-swing","tag-treetops"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Treetops_Aphonia-e1771169043888.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14250","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14250"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14250\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":14258,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14250\/revisions\/14258"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/14251"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14250"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14250"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14250"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}