{"id":13983,"date":"2026-01-26T22:39:30","date_gmt":"2026-01-26T21:39:30","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=13983"},"modified":"2026-01-27T00:06:11","modified_gmt":"2026-01-26T23:06:11","slug":"fatata-di-andrea-sabatino-la-tromba-come-voce-narrante-encore-music-2026","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2026\/01\/26\/fatata-di-andrea-sabatino-la-tromba-come-voce-narrante-encore-music-2026\/","title":{"rendered":"\u00abFatata\u00bb di Andrea Sabatino: la tromba come voce narrante (Encore Music, 2026)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\u00abFatata\u00bb non procede per quadri isolati, ma attraverso i capitoli di un\u2019unica storia sonora, nella quale suggestioni letterarie, cinematografiche e visive si depositano senza mai trasformarsi in un semplice ornamento, lasciando che sia la musica stessa a farsi spazio narrativo, memoria e visione.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u00abFatata\u00bb di Andrea Sabatino \u00e8 un lavoro che segna una frattura consapevole all\u2019interno del suo percorso creativo, non per desiderio di discontinuit\u00e0 programmatica, ma per maturazione interna del linguaggio. Edito da Encore Music, l&#8217;album nasce sotto la coproduzione di Roberto Passaro, figura centrale nell\u2019organizzazione del festival <em>Francavilla \u00e8 Jazz,<\/em> affidandosi a un organico coeso nel quale Claudio Filippini governa pianoforte e tastiere, Antonio De Luise, al basso elettrico, presidia il registro grave e Dario Congedo articola una trama ritmica mobile, mai ridotta a semplice funzione di sostegno. La presenza di Badrya Razem in \u00abLife\u00bb, di Francesco Mariozzi al violoncello in \u00abI Remember Ludwig\u00bb e del rapper Done in \u00abFafa\u00bb amplia ulteriormente il perimetro espressivo, arrecando elementi vocali e strumentali che agiscono come veri agenti formali e non come ornamenti episodici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Le dodici composizioni, otto delle quali elaborate direttamente da Sabatino<\/strong>, delineano un impianto narrativo coerente, nel quale gli originali convivono con riletture e collaborazioni. L\u2019impianto del disco non risponde a una logica antologica, ma a una progressione attentamente calibrata, in cui ogni episodio e prepara e rilancia il successivo, mantenendo in bilico fra riconoscibilit\u00e0 tematica e apertura formale. All\u2019interno di un orizzonte che guarda al contemporary jazz, la scrittura del trombettista assorbe suggestioni molteplici: dal jazz moderno alle inflessioni mediterranee, dal funk a presenze della musica colta, senza che tali riferimenti espletino mai la funzione di citazione esterna. L\u2019elettronica, impiegata con misura e intelligenza strutturale, contribuisce a ridefinire il profilo acustico del line-up, intervenendo sulla geometria del suono e sulla percezione spaziale delle parti, piuttosto che limitarsi a una coloritura superficiale. Ne deriva un disegno musicale che si allontana progressivamente dalle consuetudini del jazz pi\u00f9 ortodosso frequentato dall\u2019autore in fasi precedenti, orientandosi verso territori nei quali groove, formulazione ritmica e ricerca armonica dialogano in modo serrato. \u00abFatata\u00bb assume cos\u00ec il valore di una soglia e di punto di passaggio nel quale la scrittura di Sabatino mostra una consapevolezza nuova nel trattamento del materiale tematico. Le linee melodiche, spesso innestate su intervalli ampi e su modulazioni inattese, si annodano a strutture armoniche che privilegiano l\u2019ambiguit\u00e0 funzionale e l\u2019espansione modale, mentre il lavoro ritmico evita la stabilit\u00e0 prevedibile per muoversi lungo micro-scarti e slittamenti metrici. La componente improvvisativa, lungi dal perseguire l\u2019esibizione virtuosistica, agisce come estensione del pensiero compositivo, mantenendo una continuit\u00e0 logica con il tracciato formale di ciascun episodio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Le parole dello stesso Sabatino aiutano a comprendere la matrice intima<\/strong> di questo progetto, nato sotto il segno di una dedica familiare che si traduce in urgenza espressiva: il desiderio di affermare una voce personale, riconoscibile, passa attraverso l\u2019abbandono di canoni consolidati e l\u2019apertura verso paesaggi sonori nei quali rap, funk, pop internazionale e memoria della musica classica coabitano secondo una idea di integrazione e non di sovrapposizione. Tale dichiarazione d\u2019intenti trova riscontro nella sostanza musicale del disco, che rifugge soluzioni di facile presa per privilegiare un&#8217;architettura modulare, atta a sostenere ascolti reiterati. La personalit\u00e0 strumentale di Sabatino emerge con chiarezza lungo l\u2019intero lavoro. Il colore sonoro della tromba, governato con controllo e sensibilit\u00e0, sostiene un fraseggio fluido, nel quale l\u2019invenzione melodica si accompagna a una notevole lucidit\u00e0 strutturale. La sua eloquenza musicale non risiede soltanto nella brillantezza dell\u2019emissione, ma nella capacit\u00e0 di inserirsi all\u2019interno della trama collettiva, dialogando costantemente con gli altri strumenti e lasciando spazio a una dinamica di ensemble autenticamente condivisa. Le collaborazioni maturate nel corso degli anni con figure di primo piano della scena italiana e internazionale trovano qui una sintesi ideale, tradotta in una scrittura che testimonia una solida formazione e una maturit\u00e0 artistica pienamente acquisita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>\u00abHub\u00bb apre il racconto come un prologo narrativo,<\/strong> luogo di transito pi\u00f9 che di stasi, nel quale la tromba di Sabatino agisce come voce narrante che osserva e organizza lo spazio. L\u2019assetto armonico procede per campi mobili, con centri tonali che si lasciano intravedere senza mai stabilizzarsi, mentre la trama ritmica suggerisce un movimento circolare, quasi una stazione orbitale in cui i materiali tematici sostano per poi ripartire. L\u2019impressione richiama certe sequenze iniziali del cinema di Antonioni, dove l\u2019ambiente precede l\u2019azione e ne determina la postura emotiva, lasciando che il tempo si dilati in una sospensione carica di attesa. \u00ab10.10.10\u00bb di dipana in maniera pi\u00f9 frammentata, mediante la scansione di cellule ritmiche che si rincorrono come pannelli di un fumetto spezzato, nel quale ogni vignetta trattiene un frammento di racconto senza mai offrirne una visione totale. Le tastiere di Filippini disegnano superfici oblique, talvolta taglienti, sulle quali la tromba interviene con linee che sembrano annotazioni marginali, quasi glosse a margine di un testo pi\u00f9 ampio. L\u2019insieme suggerisce una scrittura che procede per ellissi, nella quale il non detto assume un peso strutturale pari a quello esplicitato. Con \u00abFor Avishai\u00bb il discorso si volge verso una dimensione pi\u00f9 raccolta, non come omaggio dichiarativo bens\u00ec come riflessione interna su un certo modo di intendere il rapporto fra melodia e pulsazione. Il basso articola un disegno che ricorda certi chiaroscuri caravaggeschi, nei quali la profondit\u00e0 nasce dal contrasto pi\u00f9 che dall\u2019accumulo, mentre la tromba si muove con passo misurato, lasciando che ogni intervallo risuoni nella sua ambiguit\u00e0. La pagina assume cos\u00ec il carattere di una lettera mai spedita, scritta con attenzione quasi calligrafica. \u00abTatta\u00bb introduce una dimensione pi\u00f9 terrena, affidata a un groove che non cerca l\u2019impatto immediato ma una persistenza sotterranea. Il racconto assume i contorni di una scena urbana, osservata al crepuscolo, dove i movimenti ripetitivi della batteria costruiscono un fondale sul quale i diversi piani sonori entrano e si ritirano. L\u2019immaginario potrebbe rimandare a certe sequenze notturne del cinema di Jim Jarmusch, nelle quali il camminare diventa un atto meditativo e la ripetizione si carica di senso. \u00abI Remember Ludwig\u00bb dischiude una parentesi esplicitamente dialogica con la memoria della musica colta, ma lo fa evitando qualsiasi monumentalit\u00e0. Il violoncello di Francesco Mariozzi non agisce come citazione storicizzata, bens\u00ec come voce interiore che attraversa la struttura, suggerendo una cantabilit\u00e0 trattenuta, quasi schubertiana nel suo procedere per minime variazioni. La tromba si affianca, ascolta e risponde, lasciando emergere un clima di intimit\u00e0 che richiama pi\u00f9 la letteratura del ricordo, alla maniera di Sebald, che non la celebrazione retorica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>\u00abFafa\u00bb segna uno scarto deciso, inserendo la parola,<\/strong> quale elemento ritmico e narrativo. L\u2019intervento di Done non sovraccarica la trama musicale, piuttosto la attraversa come un flusso di coscienza controllato, nel quale il rap assume una funzione quasi prosodica. L&#8217;habitat sonoro, sorretto da un disegno ritmico elastico, suggerisce un montaggio cinematografico rapido, fatto di tagli e sovrimpressioni, come in certi film di Spike Lee dove musica e parola condividono lo stesso spazio semantico. Con \u00abSouth\u00bb il racconto si sposta verso una geografia interiore, pi\u00f9 che reale. Le inflessioni mediterranee emergono come tracce, non come dichiarazioni identitarie, affidate a una modalit\u00e0 che oscilla fra maggiore e minore senza mai scegliere definitivamente. Il risultato rimanda a una pittura di paesaggio filtrata dalla memoria, dove il colore non descrive ma allude, secondo una logica prossima a certi lavori di Nicolas de Sta\u00ebl, dove la forma resta riconoscibile pur dissolvendosi. \u00abRoad To Nazareth\u00bb chiude idealmente il ciclo delle composizioni originali con un andamento quasi itinerante, in cui la forma si costruisce per accumulo progressivo. L&#8217;ordito accordale si srotola come una strada che cambia pendenza e luce, sostenuto da una batteria che lavora per micro-variazioni, evitando qualsiasi retorica epica. L\u2019immagine evocata rimanda pi\u00f9 al viaggio come esperienza trasformativa, caro alla narrativa di formazione, che a una meta simbolica da raggiungere. \u00abStarmaker\u00bb sancisce un cambio di prospettiva, come una sequenza onirica inserita nel racconto principale. La rilettura del materiale di Lou Marini non cerca l\u2019aderenza filologica, bens\u00ec una riscrittura per sottrazione, nella quale le linee vengono alleggerite e rese pi\u00f9 permeabili. Il risultato assume i contorni di un sogno lucido, in cui i contorni restano riconoscibili ma privi di peso specifico. \u00abLife\u00bb, impreziosita dalla voce di Badrya Razem, apre uno spazio lirico nel quale la parola cantata si fonde con la trama strumentale secondo una ratio quasi cameristica. La vocalit\u00e0 non domina, piuttosto galleggia all\u2019interno dell\u2019insieme, suggerendo una dimensione narrativa che riporta alla mente il monologo interiore pi\u00f9 che la canzone in senso stretto. L\u2019effetto complessivo ricorda certe sequenze teatrali di Pina Bausch, dove gesto e suono convivono senza gerarchie. La title-track \u00abFatata\u00bb agisce come fulcro simbolico dell\u2019intero lavoro. Il <em>modus agendi<\/em> di Sabatino e Filippini plana su un&#8217; ampia superficie, sulla quale i materiali precedentemente ascoltati sembrano riflettersi come in uno specchio deformante. La sensazione rievoca una fiaba moderna, priva di moralismi, dove l\u2019elemento fantastico convive con una lucida consapevolezza strutturale. \u00abFatata\u00bb non procede per quadri isolati, ma attraverso i capitoli di un\u2019unica storia sonora, nella quale suggestioni letterarie, cinematografiche e visive si depositano senza mai trasformarsi in un semplice ornamento, lasciando che sia la musica stessa a farsi spazio narrativo, memoria e visione.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/ANDREA-SABATINO-FATATA-PH-DARIO-DISCANNO-ok-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-13985\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/ANDREA-SABATINO-FATATA-PH-DARIO-DISCANNO-ok-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/ANDREA-SABATINO-FATATA-PH-DARIO-DISCANNO-ok-300x200.jpg 300w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/ANDREA-SABATINO-FATATA-PH-DARIO-DISCANNO-ok-768x512.jpg 768w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/ANDREA-SABATINO-FATATA-PH-DARIO-DISCANNO-ok.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Andrea Sabatino Group<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abFatata\u00bb non procede per quadri isolati, ma attraverso i capitoli di un\u2019unica storia sonora, nella&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":13984,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[9,26,15,18,22,2,3,500,6,13],"tags":[332,70,81,1889,1843,218,49,194,40,270,55,82,71],"class_list":["post-13983","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-editoriale","category-funk","category-fusion","category-italian-jazz","category-jazz","category-musica","category-post-bop","category-recensione-dischi","category-world-music","tag-andrea-sabatino","tag-bebop","tag-blues","tag-ecore-music","tag-fatata","tag-free-jazz-2","tag-fusion","tag-hard-bop","tag-jazz","tag-post-bop-2","tag-post-bop","tag-soul","tag-swing"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/ANDREA-SABATINO-FATATA-ok.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13983","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13983"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13983\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13997,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13983\/revisions\/13997"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/13984"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13983"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13983"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13983"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}