{"id":13594,"date":"2025-12-23T07:48:00","date_gmt":"2025-12-23T06:48:00","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=13594"},"modified":"2025-12-23T11:17:44","modified_gmt":"2025-12-23T10:17:44","slug":"icon-di-enrico-rava-claudio-fasoli-e-franco-dandrea-influenze-confluenze-e-defluenze-flex-records-1996","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2025\/12\/23\/icon-di-enrico-rava-claudio-fasoli-e-franco-dandrea-influenze-confluenze-e-defluenze-flex-records-1996\/","title":{"rendered":"\u00abIcon\u00bb di Enrico Rava, Claudio Fasoli e Franco D&#8217;Andrea: influenze, confluenze e defluenze (Flex Records, 1996)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\u00ab<\/strong><strong>Icon<\/strong><strong>\u00bb<\/strong><strong> promulga un trattato jazzistico di ragguardevole pregnanza, un&#8217;esemplare dimostrazione di come il jazz possa evolversi e rinnovarsi, pur mantenendo intatta la sua nemesi espressiva.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u00abIcon\u00bb, pubblicato nel 1998, nasce dall&#8217;interazione fra tre figure di rilievo del jazz italiano: Enrico Rava, Claudio Fasoli e Franco D&#8217;Andrea. L&#8217;opera si attesta come un raffinato scandaglio delle possibilit\u00e0 espressive del jazz post-moderno, dove l&#8217;improvvisazione, elemento cardine del genere, si alimenta attraverso una compliance esecutiva strutturata e dinamica. L&#8217;album fu registrato nel novembre 1996 presso il <em>Movin&#8217; Studio<\/em>, situato al 70 di Via Montecchia, a Saccolongo in provincia di Padova, luogo assai rinomato all&#8217;epoca per l&#8217;attrezzatura all&#8217;avanguardia e per aver ospitato numerosi artisti di spicco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Il triunvirato composto da Enrico Rava, Claudio Fasoli e Franco D&#8217;Andrea<\/strong> si distinse per l&#8217;abilit\u00e0 nel saper ruotare intorno al nucleo gravitazionale di un concetto plurale, senza sacrificare l&#8217;inventiva individuale. Rava, tromba e flicorno, era noto per essere latore di un&#8217;aura fonica attenuata e lirica, nonch\u00e9 versatile nel delineare uno spettro emotivo alquanto flessibile. La sua tecnica, sorretta da un fraseggio melodico non gorgheggiante &#8211; alimentata sovente da una sensazione di malinconia e tesa a sondare gli anfratti non convenzionali del sistema armonico, attraverso l&#8217;uso di scale modali &#8211; garant\u00ec una approccio che non solo arricch\u00ec le sue fughe improvvisative, ma stabil\u00ec un un vero e proprio prontuario dialogico con i due sodali, generando frizioni risolte con modalit\u00e0 inaspettate. Claudio Fasoli, sax tenore e soprano, introdusse una versatilit\u00e0 timbrica che gli consentiva di passare da toni pi\u00f9 temperati e melodici a suoni pi\u00f9 diretti e mirati. La sua abilit\u00e0 nel controllare la distribuzione delle pause e nel giocare con le dinamiche gli permise di dare vita a un ordito tematico che si annod\u00f2 con il portato di Rava, propedeutico a un confronto vivace e stimolante. Fasoli, particolarmente abile nel districarsi nelle paludi delle armonie ingarbugliate, innesc\u00f2 un serie di contrappunti che corroborarono ulteriormente il plot narrativo. Franco D&#8217;Andrea, al pianoforte, divenne l&#8217;architrave del trio. La sua procedura strumentale, puntellata da un uso innovativo degli spazi e da un ricco ventaglio di voicings, spazi\u00f2 dal jazz contemporaneo alle influenze classiche. Il pianista altern\u00f2 momenti di potente escavazione emotiva a passaggi pi\u00f9 risolutivi, distillando soluzioni accordali diversificate, atte a supportare e pungolare l&#8217;improvvisazione dei due compagni di viaggio. L&#8217;attitudine di D&#8217;Andrea a tessere armonie divergenti permise a Rava e Fasoli di scandagliare liberamente il parenchima sonoro, mentre con diteggiatura delicata, ma incisiva, aggiunse profondit\u00e0 e opulenza all&#8217;iterazione rituale del trio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>L&#8217;interplay deve essere valutato come l&#8217;elemento distintivo di un&#8217;opera<\/strong> che <em>Musica Jazz<\/em>, in una pi\u00f9 recente edizione (2017) allegata alla rivista, defin\u00ec: \u00ab<em>u<\/em><em>n capolavoro perduto del jazz italiano<\/em><em>\u00bb<\/em>. In effetti, parliamo di uno di quei concept di grana finissima che, per inspiegabili motivi, sembrava fosse sparito dai radar. L&#8217;interazione non fu solo una semplice sovrapposizione di stili, ma un vero e proprio opificio proattivo, dove ogni strumento s&#8217;integr\u00f2 perfettamente con gli altri. Rava, con le sue linee melodiche evocative, spos\u00f2 il fraseggio incisivo di Fasoli, mentre D&#8217;Andrea garant\u00ec un supporto armonico che arricch\u00ec l&#8217;intera imbastitura formale e sostanziale. Lo scambio costante di spunti e suggerimenti delle singole parti ingener\u00f2 una conurbazione quasi telepatica, dove ogni attante sulla scena rispose e si adatt\u00f2 alle proposte altrui, dando vita a un sincretismo di tipo olistico. L&#8217;analisi dei singoli episodi dell&#8217;album evidenzia un&#8217;abissale conoscenza delle tradizioni jazzistiche, con influenze che spaziano dal bebop al free jazz, filtrate attraverso una sensibilit\u00e0 squisitamente europea. L&#8217;uso sapiente degli spazi, la ricerca timbrica e la versatilit\u00e0 nel conformare atmosfere evocative conferiscono all&#8217;album una dimensione quasi cinematografica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>\u00abOn Cue\u00bb apre il percorso con un gesto asciutto,<\/strong> quasi un richiamo d\u2019avvio che mette subito in evidenza la qualit\u00e0 dell\u2019ascolto reciproco. Rava affiora con un colore sonoro smussato, Fasoli risponde con un inciso calibrato, mentre D\u2019Andrea dispone accordi spezzati che creano un reticolo armonico mobile. L\u2019episodio non cerca un tema compiuto, preferendo una serie di segnali che stabiliscono la grammatica relazionale del trio, un terreno in cui ogni intervento prepara il successivo e definisce la mobilit\u00e0 del discorso. \u00abApples\u00bb amplia il raggio d\u2019azione con un andamento elastico. Fasoli delinea una linea sinuosa costruita su intervalli ampi, Rava inserisce frasi brevi che si insinuano tra le pieghe del sax, mentre D\u2019Andrea modella un impianto compositivo che alterna voicing aperti a cluster pi\u00f9 compatti. L\u2019evoluzione procede per micro-variazioni, come se i tre stessero attraversando un paesaggio in trasformazione continua, con deviazioni improvvise e ritorni inattesi. \u00abTwo Colors\u00bb, sancisce un esempio magistrale di come distribuire tensione e rilascio attraverso armonie non convenzionali. L&#8217;introduzione presenta accordi estesi e sostituzioni cromatiche che emettono un senso di ambiguit\u00e0 tonale. L&#8217;interplay risulta sottile. Rava e Fasoli conversano mediante un gettito tematico che sembrano parlare il medesimo idioma, seppure con differenti accenti. Entrambi evitano le cadenze tradizionali, mentre D&#8217;Andrea fornisce un tappeto armonico che fluttua, anticipando o ritardando le risoluzioni. Si noti l&#8217;uso di intervalli dissonanti che vengono poi risolti in modo inaspettato, diramando un senso di sorpresa e di immersione emotiva. La title-track, \u00abIcon\u00bb, diviene il cuore pulsante dell&#8217;album, dove l&#8217;interplay raggiunge il suo apice. La struttura apparentemente pi\u00f9 sedimentata risulta segnata da cambi di tempo e di mood, mentre gli spunti accordali includono variazioni audaci e modi che si discostano dal centro tonale. L&#8217;interscambio si manifesta in una vera e propria conversazione amicale: assoli che s&#8217;intersecano e sezioni di contrappunto tra i fiati, mentre il pianoforte di D&#8217;Andrea non si appaga in un comping tradizionale, ma partecipa attivamente all&#8217;intelaiatura melodica e accordale, talvolta quasi come un terzo strumento a fiato. Affiorano momenti di improvvisazione collettiva, dove i confini tra solista e accompagnatore sfumano in dissolvenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>\u00ab<\/strong><strong>L&#8217;Age M\u00fcr<\/strong><strong>\u00bb<\/strong><strong> tende ad una maggiore liricit\u00e0,<\/strong> ma non per questo manca di sottigliezze armoniche. L&#8217;uso di progressioni circolari fa appello a stati d&#8217;animo specifici, con un&#8217;enfasi su accordi di settima maggiore o nona, finalizzati a conferire un tocco sognante e brunito. L&#8217;interplay si fa pi\u00f9 contemplativo: gli assoli di Rava, in particolare, appaiono segnati da un fraseggio melodico che si adagia sulle armonie, facendo germinare un flusso continuo ed avvolgente. Fasoli dispensa contrappunti pi\u00f9 morbidi, mentre D&#8217;Andrea utilizza voicing pi\u00f9 aperti e risonanti. \u00abEsteem\u00bb introduce un approccio pi\u00f9 ritmico e giocoso con un&#8217;articolazione pi\u00f9 marcata degli accordi e ritmi sincopati che suggellano un senso di propulsione. L&#8217;assetto relazionale collettivo diventa pi\u00f9 cinetico e mirato ed una reazione pi\u00f9 immediata dei singoli. Le sezioni improvvisative risultano pi\u00f9 brevi ed assertive, con scambi rapidi ed un senso di reciproca stimolazione. D&#8217;Andrea utilizza pattern ritmici pi\u00f9 definiti, fungendo da motore termico per gli interventi dei fiati. Con la conclusiva \u00abEvening\u00bb riemerge un&#8217;atmosfera pi\u00f9 introspettiva e vaporizzata, tra spazi sonori ampi, accordi diluiti e dissonanze che si disintegrano lentamente. L&#8217;interplay sembrerebbe ridotto all&#8217;essenziale, focalizzato sulla qualit\u00e0 del suono e sulla comunicazione estetica, fatto di lunghe note tenute, silenzi carichi di significato e uno ricambio di ruoli estremamente misurato, dove ogni nota assume un peso specifico. Il pianoforte di D&#8217;Andrea con pochi accordi sparsi, configura un senso di inquieta solitudine e di calibrato languore. \u00abTheme For Jessica\u00bb rappresenta il momento pi\u00f9 melodicamente definito. Rava espone un tema ampio, segnato da una curva discendente che si apre poi in un arco ascendente di grande eleganza. Fasoli costruisce un controcanto discreto, quasi un\u2019ombra che segue il movimento principale, mentre D\u2019Andrea sostiene il tutto con accordi di nona e undicesima lasciati risuonare con generosit\u00e0. L\u2019episodio assume il carattere di una meditazione condivisa, dove la continuit\u00e0 del respiro prevale sulla ricerca della sorpresa. \u00abMonti Pallidi\u00bb fotografa un paesaggio pi\u00f9 rarefatto. Fasoli secerne un fraseggio disteso che richiama la verticalit\u00e0 di una cresta rocciosa, Rava interviene con note isolate che misurano la distanza tra i suoni, mentre D\u2019Andrea costruisce un impianto armonico basato su quarte e quinte, evocando ampiezza e luminosit\u00e0 fredda. L\u2019interplay procede con lentezza, lasciando che ogni gesto trovi il proprio tempo di sedimentazione, mentre il silenzio diventa parte integrante della struttura. \u00abAlua\u00bb sposta l\u2019attenzione verso un territorio pi\u00f9 mobile. D\u2019Andrea avvia l\u2019episodio con un pattern irregolare che crea instabilit\u00e0 controllata, Fasoli e Rava tracciano traiettorie che si sfiorano senza sovrapporsi, al punto che l\u2019interazione si sviluppa mediante una serie di micro-sollecitazioni che modificano costantemente la direzione del discorso. L\u2019atmosfera risulta pi\u00f9 astratta, con un uso marcato delle dissonanze e delle sovrapposizioni intervallari, come se il trio stesse esplorando una zona di confine in cui la forma nasce in tempo reale. La reprise conclusiva di \u00abOn Cue\u00bb fa appello al materiale iniziale, ma lo riformula in modo essenziale. Rava e Fasoli riducono il fraseggio a pochi segni, D\u2019Andrea lascia cadere accordi isolati che creano una dissolvenza lenta, cos\u00ec il ritorno del titolo iniziale conferisce all\u2019album una cornice circolare. Il discorso non cerca una chiusura risolutiva, preferendo un allontanamento progressivo che suggerisce la continuit\u00e0 del dialogo oltre il perimetro del disco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>L&#8217;esperienza in trio Rava, Fasoli e D&#8217;Andrea attesta un esempio<\/strong> paradigmatico di come differenti componenti timbriche ed armoniche possano avvitarsi in un interscambio fitto e sinuoso al contempo. La loro capacit\u00e0 di comunicare attraverso un preciso codice espressivo, unita ad un&#8217;acclarata comprensione dell&#8217;ortografia jazzistica, sancisce un lavoro che apporta un contributo significativo al panorama del jazz dell&#8217;ultimo scorcio del Novecento. Rava, con il suo inconfondibile lirismo, imprime un&#8217;impronta distintiva, mentre Fasoli, con la sua tecnica mercuriale, dialoga con il trombettista in un&#8217;alternanza di virtuosismi e momenti di penetrante introspezione. Dal canto sui D&#8217;Andrea, esegeta dell&#8217;armonia, cuce una velatura acustica filtrante, presidiata da un solido substrato ritmico. In definitiva, \u00abIcon\u00bb promulga un trattato jazzistico di ragguardevole pregnanza, un&#8217;esemplare dimostrazione di come il jazz possa evolversi e rinnovarsi, pur mantenendo intatta la sua nemesi espressiva. Di certo, l&#8217;album, ancora attualissimo, meriterebbe un posto di rilievo nella vetrina espositiva dei tre musicisti e nel panorama del jazz contemporaneo. Ciononostante il disco risulta introvabile nella sua veste originale. Si consiglia a qualche produttore discografico di acquisirne i diritti, rimasterizzarlo e farne un&#8217;edizione in vinile.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1000\" height=\"990\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/FasoliRavaDAndrea_post.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-13596\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/FasoliRavaDAndrea_post.jpg 1000w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/FasoliRavaDAndrea_post-300x297.jpg 300w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/FasoliRavaDAndrea_post-150x150.jpg 150w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/FasoliRavaDAndrea_post-768x760.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abIcon\u00bb promulga un trattato jazzistico di ragguardevole pregnanza, un&#8217;esemplare dimostrazione di come il jazz possa&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":13595,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[850,9,26,563,22,2,3,500,6,8],"tags":[70,81,1782,1784,218,49,1783,40,270,55,82,71],"class_list":["post-13594","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cool-jazz","category-cultura","category-editoriale","category-free-jazz","category-italian-jazz","category-jazz","category-musica","category-post-bop","category-recensione-dischi","category-storia-del-jazz","tag-bebop","tag-blues","tag-caludio-fasoli","tag-flex-records","tag-free-jazz-2","tag-fusion","tag-icon","tag-jazz","tag-post-bop-2","tag-post-bop","tag-soul","tag-swing"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/fasoliravaDAndrea.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13594","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13594"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13594\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13613,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13594\/revisions\/13613"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/13595"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13594"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13594"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13594"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}