{"id":13541,"date":"2025-12-16T15:40:24","date_gmt":"2025-12-16T14:40:24","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=13541"},"modified":"2025-12-16T15:41:47","modified_gmt":"2025-12-16T14:41:47","slug":"afrodance-di-amedeo-ariano-un-groove-mediterraneo-in-un-intreccio-afro-funk-jazz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2025\/12\/16\/afrodance-di-amedeo-ariano-un-groove-mediterraneo-in-un-intreccio-afro-funk-jazz\/","title":{"rendered":"\u00abAfrodance\u00bb di Amedeo Ariano: un groove mediterraneo in un intreccio afro-funk-jazz"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\u00abAfrodance\u00bb sancisce l&#8217;idea di un concept che fa leva sulle regole una sintassi jazzistica evolutiva, ma le disattende per i assorbire inflessioni africane ed ispanico-latine avulse didascalismi. Ariano e i fratelli Deidda riescono a fissare l&#8217;asse tematico della melodia al centro, pur aprendo ampi varchi di libert\u00e0 improvvisativa. La pluralit\u00e0 di linguaggi e stilemi adottati diventa cos\u00ec strumento di coesione, non di dispersione, confermando la viva \u00abfermentivit\u00e0\u00bb del jazz italiano contemporaneo.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u00abAfrodance\u00bb raccoglie otto composizioni originali, mettendo in moto un line-up che agisce con coesione e memoria condivisa. La batteria di Amedeo Ariano governa le dinamiche e i microaccenti, lasciando spazio alle interazioni tra pianoforte, fiati, vibrafono e percussioni; il dialogo tra i registri strumentali genera una fisionomia sonora mobile, capace di alternare cantabilit\u00e0 e tensione ritmica. La produzione di Geg\u00e9 Telesforo e Roberto Ramberti mantiene chiarezza dell\u2019immagine musicale, bilanciando le frequenze gravi del basso elettrico e la presenza della batteria con una coloritura complessiva nitida.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>La complicit\u00e0 storica tra i musicisti coinvolti nel progetto<\/strong> consente un andamento narrativo privo di sovraccarico. La melodia rimane il fulcro dell&#8217;azione collettiva, ma viene costantemente riletta tramite variazioni di colore, risposte imitative e piccole deviazioni ritmiche. L\u2019insieme si muove sui binari di una tradizione jazzistica rispettata con consapevolezza, ma incline ad assorbire linee africane e memorie latine senza didascalismi. Il risultato mostra un impianto compositivo ordinato, con passaggi ed intrecci motivici che prediligono la chiarezza della forma, la presenza di nuclei tematici memorabili e un uso accorto dell\u2019armonia come struttura generativa. Le composizioni dei fratelli Deidda aprono percorsi distinti e complementari, dove ogni episodio del disco mostra un equilibrio tra rigore formale e libert\u00e0 improvvisativa, con il flusso tematico costantemente sorvegliato, al fine di evitare ridondanze ed eccedenze melliflue. Il drumming di Ariano orienta gli ingressi degli altri strumenti e regola le dinamiche; la sua versatilit\u00e0 emerge nella capacit\u00e0 di passare da atmosfere swing a pulsazioni afro, da metriche regolari a incastri sincopati, con un controllo delle microdinamiche che rende la batteria strumento narrativo; la carriera del batterista campano, segnata da collaborazioni con figure come George Coleman, Johnny Griffin e Benny Golson e con artisti italiani, quali Lucio Dalla e Gino Paoli, sottolinea una sensibilit\u00e0 ricettiva e una predisposizione a far connettere differenti universi sonori. Non sorprende che nel 2020, Ariano sia stato insignito del titolo di <em>Cavaliere dell\u2019ordine al merito della Repubblica italiana.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>\u00abDon\u2019t Forget This\u00bb di Dario Deidda apre con un riff incisivo<\/strong> che imprime subito un carattere funk. Il basso elettrico guida la struttura tematica con agilit\u00e0, mentre la batteria di Ariano accentua gli spostamenti metrici e i fiati intervengono con risposte brevi e incisive. La scrittura armonica gioca su dominanti arricchite da estensioni, creando un ambiente sonoro energico e ben calibrato. \u00abMcCoy\u2019s Mood\u00bb di Alfonso Deidda rigenera la quartalit\u00e0 tipica di Tyner, con accordi compatti e un pianoforte che lavora su blocchi verticali. Il sax tenore si muove con fraseggi ampi, sostenuto da un drumming che scandisce cicli regolari e lascia emergere la tensione interna. L\u2019atmosfera rimanda al jazz modale, ma con una caratterizzazione che evita la citazione pedissequa. \u00abSweet Memories\u00bb di Sandro Deidda opta per un andamento melodico disteso. La voce del sax tenore diventa lirica, mentre il pianoforte dipana spazi armonici ariosi. La batteria interviene con delicatezza, sottolineando le sospensioni e favorendo un clima contemplativo locupletato da un lirismo temperato e privo di eccessi retorici. \u00abMy Favorite Strings\u00bb di Dario Deidda rende omaggio alla celebre partitura di Rodgers e Hammerstein II, filtrata attraverso la sensibilit\u00e0 del basso acustico. L\u2019incipit funkified mette in risalto la proattivit\u00e0 fisiologica dello strumento, ad immagine e somiglianza dallo stesso autore. La memoria di Coltrane affiora come riferimento storico, ma il modulo espressivo rimane personale, in posizione mediana tra omaggio e invenzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>La title-track, \u00abAfrodance\u00bb. di Sandro Deidda<\/strong> dispensa costitutivi ritmici di matrice africana. I fiati dialogano con brevi incisi, mentre la batteria frantuma l&#8217;esalazione percussiva, crogiolando a caldo di fondere vernacolo jazzistico e suggestioni etniche, facendo cos\u00ec germinare per partenogenesi creativa un ordito sonoro vibrante e dinamico. \u00abDulce Abuela\u00bb di Alfonso Deidda si affida alla forma del bolero. Vibrafono e flauto traverso costruiscono un\u2019aura fonica delicata, con sfumature che rimarcano la dimensione intimista. La melodia procede con dolcezza, sulle spalle di un accompagnamento discreto che lascia spazio alla cantabilit\u00e0. \u00abTake This Five\u00bb, scritta da Dario e Sandro Deidda, gioca con asimmetrie irregolari. La batteria scandisce pattern complessi, mentre il vibrafono illumina le cadenze con trasparenza. L\u2019interplay tra gli strumenti genera un clima vivace, con un ritmo che mantiene tensione e variabilit\u00e0. \u00abSweet Memories\u00bb e \u00abMy Favorite Strings\u00bb completano il quadro con un equilibrio tra elegia e scaglie di groove metropolitano, evidenziando la versatilit\u00e0 dei musicisti di passare da atmosfere contemplative a momenti di rutilante vitalit\u00e0. In sintesi \u00abAfrodance\u00bb sancisce l&#8217;idea di un concept che fa leva sulle regole una sintassi jazzistica evolutiva, ma le disattende per i assorbire inflessioni africane ed ispanico-latine avulse dal calligrafismo manierato. Ariano e i fratelli Deidda riescono a fissare l&#8217;asse tematico della melodia al centro, pur aprendo ampi varchi di libert\u00e0 improvvisativa. La pluralit\u00e0 di linguaggi e stilemi adottati diventa cos\u00ec strumento di coesione, non di dispersione, confermando la viva \u00abfermentivit\u00e0\u00bb del jazz italiano contemporaneo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"765\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/AmedeoAriano-BW-1024x765.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-13543\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/AmedeoAriano-BW-1024x765.jpg 1024w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/AmedeoAriano-BW-300x224.jpg 300w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/AmedeoAriano-BW-768x573.jpg 768w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/AmedeoAriano-BW.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em><strong>Amedeo Ariano<\/strong><\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abAfrodance\u00bb sancisce l&#8217;idea di un concept che fa leva sulle regole una sintassi jazzistica evolutiva,&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":13542,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[411,29,9,26,15,18,22,2,3,500,6,28],"tags":[1763,1762,70,81,1765,218,49,1764,194,40,270,55,82,71],"class_list":["post-13541","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-afro-cubana","category-bebop","category-cultura","category-editoriale","category-funk","category-fusion","category-italian-jazz","category-jazz","category-musica","category-post-bop","category-recensione-dischi","category-swing","tag-afrodance","tag-amedeo-ariano","tag-bebop","tag-blues","tag-deidda-fratelli","tag-free-jazz-2","tag-fusion","tag-gege-telesforo","tag-hard-bop","tag-jazz","tag-post-bop-2","tag-post-bop","tag-soul","tag-swing"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Amedeo_Arinao_ante.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13541","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13541"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13541\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13546,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13541\/revisions\/13546"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/13542"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13541"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13541"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13541"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}