{"id":13457,"date":"2025-12-06T18:02:35","date_gmt":"2025-12-06T17:02:35","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=13457"},"modified":"2025-12-06T18:04:15","modified_gmt":"2025-12-06T17:04:15","slug":"solcando-i-luoghi-della-memoria-pat-metheny-allanfiteatro-quercia-del-tasso-di-roma-1980-81-ecm","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2025\/12\/06\/solcando-i-luoghi-della-memoria-pat-metheny-allanfiteatro-quercia-del-tasso-di-roma-1980-81-ecm\/","title":{"rendered":"Solcando i luoghi della memoria: Pat Metheny all&#8217;Anfiteatro Quercia del Tasso di Roma (1980\/81, ECM)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>La mia memoria, ovviamente, non pu\u00f2 ricordare a distanza di quarantacinque anni i dettagli della serata, che ricordo magica come la cornice naturale dove si svolse. Per rinverdire la musica di quel concerto vado a prendere il disco che comprai nel 1980 e lo metto sul piatto.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\/\/ di Marcello Marinelli \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Generalmente si fa riferimento ai luoghi della memoria in relazione ai fatti tragici di questa tribolata umanit\u00e0. In questo caso, per\u00f2, i luoghi della memoria sono i luoghi della mia memoria musicale e mi scrollo di dosso, almeno per la durata di questo scritto, la brutta memoria storica che tanto ci ha fatto soffrire e che ci fa soffrire ancora. Quartiere Monteverde di Roma, teatro Vascello. Dopo aver ritirato i biglietti dello spettacolo di quel geniale performer teatrale che corrisponde al nome di Antonio Rezza, decido di farmi un giretto in una delle pi\u00f9 belle zone di Roma. Raggiungo a piedi il Gianicolo, colle di Roma che non fa parte dei famosi sette colli della capitale perch\u00e9 sorge fuori dalle mura antiche. \u00c8 uno dei luoghi pi\u00f9 panoramici della citt\u00e0 insieme al Pincio e a Monte Mario. Decido di scendere alle pendici del colle verso il quartiere Trastevere seguendo la passeggiata del Gianicolo. Improvvisamente una reminiscenza del tempo che fu: l\u2019Anfiteatro della Quercia del Tasso poco distante, l\u2019indimenticabile festival jazz di fine anni \u201970\/inizi anni \u201980. Il pensiero va al concerto di Pat Metheny del settembre del 1981.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>L\u2019anfiteatro Quercia del Tasso \u00e8 una cavea naturale<\/strong> costruita dai religiosi dell\u2019oratorio San Filippo Neri nel XVII secolo utilizzando la pendenza naturale del luogo, e di fronte si apre il panorama mozzafiato sulla citt\u00e0 eterna. Il nome Tasso \u00e8 in onore al poeta Torquato Tasso che tanto amava quel posto insieme a una miriade di altri cittadini illustri. In passato campeggiava una quercia che dominava il posto, ora ne rimangono solo dei poveri resti recintati. Il posto mi sembra molto pi\u00f9 piccolo di quanto mi ricordavo, ma andando a spulciare tra gli archivi pare che la capienza sia di 400 posti. Il luogo \u00e8 un po&#8217; lasciato andare ed \u00e8 un peccato, ma \u00e8 ancora attivo per gli spettacoli teatrali, evidentemente lo rimettono in sesto per l\u2019estate. La mente ritorna a quella magica serata del settembre del 1981, e pensare che il luogo fu un ripiego di quello originariamente scelto dal Murales e dal Music In che all\u2019epoca organizzavano il Roma Jazz Festival, ovvero le Terme di Caracalla. Il super gruppo era formato da Pat Metheny alle chitarre, da Dewey Redman e Mike Brecker al sax tenore, Charlie Haden al contrabbasso e Jack DeJohnette alla batteria. Ora la mia memoria, ovviamente, non pu\u00f2 ricordare a distanza di quarantacinque anni i dettagli della serata, che ricordo magica come la cornice naturale dove si svolse. Per rinverdire la musica di quel concerto vado a prendere il disco che comprai nel 1980 e lo metto sul piatto. Visto il tanto tempo che \u00e8 passato da allora, non posso che constatare amaramente che l\u2019unico sopravvissuto di quel super gruppo \u00e8 il chitarrista che all\u2019epoca era il pi\u00f9 giovane. Dewey Redman \u00e8 morto nel 2006, Mike Brecker nel 2007, morto troppo giovane, Charlie Haden nel 2014, Jack DeJohnette nell\u2019ottobre del 2025. Non \u00e8 una lugubre lista di lutti, ma solo il normale destino di ogni mortale, e visto che li sto ascoltando in questo momento, il pensiero che mi viene in mente \u00e8 che gli uomini passano ma la musica rimane e li rende immortali, o se preferite, l\u2019immortalit\u00e0 della musica. Cari amici musicisti, che possiate riposare in pace, I love you.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Ora, visto il momento di commozione nel ricordo di questi straordinari artisti<\/strong>, non posso che iniziare il mio racconto del disco dalla composizione del chitarrista che compare sulla quarta facciata del doppio album: \u00abEvery Day (I Thank You)\u00bb. Forse fu dedicata a Mike Brecker, un musicista che Metheny ammirava moltissimo. Una ballad che inizia lentamente per poi aumentare di ritmo, per me un capolavoro del jazz moderno. Avr\u00f2 esagerato? Pu\u00f2 darsi! Il suono di Mike Brecker appare cristallino come l\u2019acqua di un torrente di montagna e la commozione riaffiora. Segue l\u2019assolo del chitarrista con il suo tocco vellutato e intimistico e di seguito il solo del sassofonista, ispirato e intenso, e poi di nuovo la chitarra del leader in solitaria (sento nitidamente i polpastrelli che sfregano la tastiera della chitarra). Poi finisce da dove era cominciato, il tema struggente e malinconico, e questo pezzo termina dopo tredici minuti abbondanti di musica. Con una vena nostalgica, in \u00abEvery Day (I Thank You)\u00bb faccio mio il ringraziamento di gratitudine alla musica tutta, a tutti i musicisti di questo disco e non solo. Da qui all\u2019eternit\u00e0: \u00abOgni giorno (ti ringrazio)\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Il disco uno si apre con \u00abTwo Folk Songs (1st and 2nd)\u00bb.<\/strong> Pat Metheny \u00e8 un chitarrista poliedrico e le sue fonti di ispirazione sono molteplici; una di queste \u00e8 la musica country. Proveniente dallo stato del Missouri, le sue radici \u00abmidwest\u00bb riecheggiano. Per alcuni appassionati di jazz queste influenze diverse dalle radici pi\u00f9 propriamente afroamericane sono viste come un limite e il suo stile \u00e8 considerato un ibrido troppo sbilanciato verso la fusion e, per gli appassionati e per i critici intransigenti, Pat Metheny rimane un alieno. Io non la penso cos\u00ec e penso che questo musicista abbia scritto una pagina importante della musica jazz moderna. Le \u00abDue Folk Songs\u00bb sono a ritmo sostenuto e Brecker impazza su questi ritmi per lui inusuali; il suo sax tenore \u2018ulula\u2019 e a proposito di questa parola mi viene in mente la famosa battuta di Martin Feldman in \u00abFrankenstein Junior\u00bb, ossia \u00ab<em>Il lupo ulul\u00e0, il castello ulul\u00ec<\/em>\u00bb, qui per\u00f2 c\u2019\u00e8 l\u2019accento sulla \u00aba\u00bb. Queste due ballate folk non si possono suonare intorno a un fal\u00f2 perch\u00e9 il pezzo \u00e8 energico, sostenuto e intrinsecamente jazz, sebbene non abbia la scansione usuale del jazz. L\u2019assolo di Jack DeJohnette \u00e8 mirabile e un omaggio spaziale a questo monumentale batterista che sapeva come muoversi nei pi\u00f9 disparati contesti. Poi \u00e8 il turno dell\u2019assolo di Charlie Haden, e per lui invece questi erano anche i suoi contesti e ci azzecca come il cacio sui maccheroni essendo lui dello Iowa, altro paese del Midwest. Il pezzo finisce e finisce anche l\u2019atmosfera country evocata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Incredibile ma vero, nella facciata B del primo disco e nella facciata A del secondo<\/strong> si fa un\u2019inversione a \u00abU\u00bb e si celebra un musicista che col country c\u2019entrava come i cavoli a merenda, ovvero il padre putativo del free-jazz, Ornette Coleman. \u201880\/81\u2019 rende l\u2019omaggio evidente, entra in scena Dewey Redman, antico collaboratore di Ornette Coleman al pari di Charlie Haden, e l\u2019atmosfera \u00e8 quella tipica dei gruppi di Ornette Coleman. Il tema, eseguito all\u2019unisono tra il sax e la chitarra, \u00e8 meraviglioso al pari degli assoli. Come si fa a non amare questo pezzo jazz con un Groove pazzesco? Critici sulla musica di Pat Metheny, possiamo concordare su questo pezzo jazz al 100%? Almeno su questo pezzo. Se non considerate jazz questo brano, e soprattutto se non lo considerate bello, dal basso della mia insignificanza vi scomunico sine die, e se rilanciate, come diceva il mitico Mario Magnotta, \u00ab<em>Mi iscrivo ai terroristi<\/em>\u00bb. Vabb\u00e8 non vi scomunicher\u00f2, n\u00e9 mi iscriver\u00f2 ai terroristi, perch\u00e9 la libert\u00e0 \u00e8 sacra. A questo proposito ho letto una recensione di Filippo Bianchi del concerto alla Quercia del Tasso; scrisse citandolo testualmente che \u00ab<em>la musica di Pat Metheny era frigida<\/em>\u00bb. Per quanto mi riguarda, io con la musica di Pat Metheny abbiamo avuto orgasmi plurimi e continuativi, ma questo \u00e8 il mistero dell\u2019individualit\u00e0 e degli orgasmi. In questo pezzo si esalta il sassofonista e Pat Metheny fa rivivere la grande tradizione della chitarra jazz, da Wes Montgomery a Jim Hall su tutti, e Dewey Redman si esalta nei suoi territori abituali. Con \u00abTurnaround\u00bb l\u2019omaggio a Ornette Coleman \u00e8 diretto, essendo questo blues atipico un suo famoso pezzo. Non poteva mancare un assolo di Charlie Haden su un brano di Coleman. In \u00abOpen\u00bb, improvvisazione collettiva, il brano \u00e8 firmato da tutti i musicisti; il brano di abbondanti quattordici minuti \u00e8 il pi\u00f9 lungo del disco. In questo episodio, in \u00abPretty Scattered\u00bb e in \u00abThe Bat\u00bb suonano insieme Mike Brecker e Dewey Redman. L\u2019atmosfera evoca sempre quella dei gruppi di Ornette Coleman a ritmi incalzanti e sostenuti, tranne \u00abThe Bat\u00bb che si presenta come una ballad dalle atmosfere rarefatte, tipica del Pat Metheny pi\u00f9 lirico e intimista. Talmente affascinato dalla figura di Ornette Coleman, Pat Metheny successivamente, nel 1986, registr\u00f2 un disco insieme, \u00abSong X\u00bb. In quell&#8217;album comparivano anche Charlie Haden e Jack DeJohnette, quando si dice corsi e ricorsi storici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>La vecchia epoca dei primi anni \u201980 con sogni annessi<\/strong> si salda ai sogni nuovi con quel tratto di disincanto che la modernit\u00e0 si porta dietro; \u00abOld And New Dreams\u00bb (vecchi e nuovi sogni) che \u00e8 anche il nome di un gruppo acustico che dal 1976 al 1987 (Dewey Redman, Charlie Haden, Ed Blackwell e Don Cherry) continu\u00f2 a suonare alla maniera di Ornette Coleman perch\u00e9 il sassofonista si era dato all\u2019elettrico con i Prime Time. Il periodo elettrico di Ornette Coleman \u00e8 quanto di pi\u00f9 inascoltabile che io abbia mai sentito e lo dico, avendo sempre apprezzato la svolta elettrica del jazz. Riascoltando i lavori di quell\u2019ultimo periodo ho un moto di fastidio; io cos\u00ec ecumenico che non sono altro, li ho risentiti solo per spirito di documentazione. E a proposito di disincanto e di una certa patina di malinconia, mi avvio con \u00abGoing Ahead\u00bb, ultima traccia del disco e alla fine di questo scritto. Un brano per sola chitarra di Pat Metheny di una bellezza sconfinata, almeno per la mia maniera di intendere i confini e gli sconfinamenti, e non posso che accomiatarmi da come avevo iniziato, ovvero con un tributo alla musica: \u00ab<em>Ogni giorno (ti ringrazio)<\/em>\u00bb, (Every Day (I Thank You).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1000\" height=\"994\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Patmethenyx2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-13460\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Patmethenyx2.jpg 1000w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Patmethenyx2-300x298.jpg 300w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Patmethenyx2-150x150.jpg 150w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Patmethenyx2-768x763.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Dewey Redman, Jack DeJohnette, Pat Metheny, Mike Brecker <br>e Charlie Haden <\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mia memoria, ovviamente, non pu\u00f2 ricordare a distanza di quarantacinque anni i dettagli della&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":16,"featured_media":13459,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[9,745,18,2,3,500,6,13],"tags":[1745,70,81,545,218,49,194,40,1744,270,55,82,71],"class_list":["post-13457","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-ethno-music","category-fusion","category-jazz","category-musica","category-post-bop","category-recensione-dischi","category-world-music","tag-80-81","tag-bebop","tag-blues","tag-ecm","tag-free-jazz-2","tag-fusion","tag-hard-bop","tag-jazz","tag-pat-meheny","tag-post-bop-2","tag-post-bop","tag-soul","tag-swing"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/PatMetheny80_81X2.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13457","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/16"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13457"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13457\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13461,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13457\/revisions\/13461"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/13459"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13457"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13457"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13457"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}